Losa

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Copertura in lose contemporanee in un alpeggio di Quincinetto

La losa (anche detta pioda o beola) è una lastra di pietra, generalmente utilizzata in edilizia come tegola o per la pavimentazione.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo il linguista Pierre-Yves Lambert il termine losa deriverebbe dal celtico lausa.[1]

Nel dictionnaire de la langue française noto come Littré (1867) il termine lause è fatto derivare dall'antico termine provenzale lauza, « lastra, pietra piatta ».

In occitano lausa sta a indicare le pietra piatta usata come copertura per i tetti oppure per lastricare; il diminutivo è lauseta, l'accrescitivo lausàs, mentre lausar indica l'operazione di lastricare o coprire un tetto di lose e il lausaire è colui che compie tali operazioni.[2]

Anche in piemontese lòsa indica una lastra di pietra piana e sottile.[3]

Materia prima[modifica | modifica wikitesto]

Tetto in lose (dettaglio)

Le rocce dalle quali vengono ricavate le lose sono di natura scistosa, ovvero fratturabili lungo il piano orizzontale e quindi relativamente facili da suddividere in lastre. A seconda dell'area vengono utilizzati per la produzione delle lose materiali diversi quali ortogneiss (ad esempio in Piemonte[4]), serpentini scistose (ad esempio in Valtellina[5]) o anche ardesia, come in Liguria[5]. Nella Bassa Valle valdostana, caratterizzata da rocce eclogitiche, sono presenti le antiche cave delle varietà "granito verde argento" e "losa di Courtil" per ricavare i lastroni di marmo eclogiticito adatti a coperture, rivestimenti e pavimentazioni.[6]

Messa in opera[modifica | modifica wikitesto]

La copertura di un tetto con le lose avviene tradizionalmente in tre fasi distinte: posizionamento, squadratura e fissaggio. L'artigiano sceglie le pietre più grandi per coprire le file più basse, risalendo poi verso l'alto sugli spioventi del tetto con le lastre di dimensioni minori. Dopo essere stata posizionata in modo che risulti sovrapposta alle pietre sottostanti per almeno una quindicina di cm la pietra viene squadrata con una mazzetta da muratore in modo da smussarla lateralmente. Infine con un trapano vengono praticati due fori in prossimità del bordo nei quali sono inseriti dei chiodi metallici per il fissaggio. Nel caso il fissaggio con chiodi non venga effettuato è necessario aumentare l'area di sovrapposizione tra le lose contigue;[3] a volte le lose vengono fissate non con chiodi ma con grappe metalliche[7].

La posa del tetto[modifica | modifica wikitesto]

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Un tipico tetto di lose a Salers (Cantal, Francia)

Le lose vengono tradizionalmente utilizzate nelle aree dove esiste una disponibilità di materia prima o, in generale, nelle quali il costo delle tegole laterizie risulta maggiore di quello delle lose stesse.

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'altopiano dei Vosgi, tra il dipartimento omonimo e quello dell'Haute-Saône, si utilizzano come lose lastre di arenaria localmente chiamete « laves ».[8]

A Viens, nel dipartimento della Vaucluse, sono ancora presenti granai del XVII e XVIII secolo con tetti a due falde coperti di lose calcaree poggiate su volte a botte.[9]

In Borgogna le lastre di copertura dei tetti in lose poggiano direttamente sulla volta o sono sostenute da travature in legno. L'appoggio diretto sulla volta è in genere limitato ad edifici secondari.[10]

In Savoia come nell'Alta Moriana e nell'Alta Tarantasia per molti anni la copertura in lose è stata prescritta per legge in tutte le nuove costruzioni; a fronte di tale obbligo era però previsto un contributo economico del dipartimento e dei comuni.

Italia[modifica | modifica wikitesto]

La copertura in lose del forte di Bard

In Valle d'Aosta per molti anni la copertura in lose è stata prescritta per legge in tutte le nuove costruzioni; a fronte di tale obbligo era però previsto un contributo economico da parte della regione autonoma. Tale obbligo a partire dal 2012 è rimasto solo nelle zone classificate come centri storici e in genere dove ciò sia prescritto dagli strumenti urbanistici in vigore.[11]

La diffusione delle coperture in lose nelle Alpi piemontesi è testimoniata, tra l'altro, da una serie di toponimi di centri abitati (es. Losa, Luserna San Giovanni[12]...), di montagne (Monte Losetta, Cima delle Lose ...) o di valichi (Passo delle Lose[13], Colle della Losa[14]...).

Molto nota per la produzione di lose è la pietra di Luserna, usata come materiale da costruzione da tempi remoti ed estratta in varie da cave situate tra la Val Pellice e la Valle Po.

Una simile copertura era adoperata per i rifugi dei pastori sulle montagne dell'Appennino centrale (Abruzzo e Molise); il materiale utilizzato erano lastre di pietra calcarea, tipica della zona.

Spagna[modifica | modifica wikitesto]

In Spagna esistono parecchi piccoli centri abitati caratterizzati dalla arquitectura negra - ad esempio nei pressi di Guadalajara - nei quali vengono utilizzate lose per la copertura dei tetti nonché pietre di diversa natura per la costruzione di muri portanti delle case. Tradizioni architettoniche simili sono presenti anche nei dintorni di Granada, sui Pirenei e nelle zone montane della Galizia.

Altri usi[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che come per coprire i tetti e come pavimentazione le lose, scaldate in genere con brace o fiamma viva, vengono utilizzate come piastra di cottura per carni o altri tipi di cibo.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La langue gauloise, Pierre-Yves Lambert; éditions Errance, 1994
  2. ^ Vocabulaire occitan-français de l'architecture rurale en pierre sèche, in L'architecture vernaculaire rurale, 1980
  3. ^ a b Rifacimento tetto in lose, Laboratorio Ecomusei; scheda su www.ecomuseiemestieri.it (consultato nel giugno 2012)
  4. ^ Infopietra - dizionario, www.pietreesassi.com (consultato nel giugno 2012)
  5. ^ a b La soluzione di natura: il tetto in pietra, associazione marmisti Lombardia, www.tettopietra.com (consultato nel giugno 2012)
  6. ^ Francesco Prinetti, Andar per sassi. Le rocce alpine fra natura e cultura. Valle d'Aosta, Canavese, Valsesia, Quart (AO), Musumeci, 2010, p. 79, ISBN 978-88-7032-857-8.
  7. ^ Vedi fotografia
  8. ^ Le site de la lave de grès pagesperso-orange.fr (consultato nel giugno 2012)
  9. ^ Les granges de Viens (Vaucluse) : étude architecturale et morphologique, www.pierreseche.com (consultato nel giugno 2012)
  10. ^ Les couvertures de laves, Maurice Berry e Pierre-Claude Fournier; Les Monuments historiques de la France, Parigi, 1959, No 1, gennaio-marzo, pagg. 26-30.
  11. ^ Cade l'obbligo dei tetti in pietra di losa in Valle d'Aosta. Penalizzazioni per i Comuni che non adeguano in "Prgc" al "Ptp" , articolo del 13 aprile 2012 on-line su www.12vda.it (consultato nel giugno 2012)
  12. ^ Questioni di nomi e di terre (dalla A alla M), articolo del 2004 on-line su www.lancora.com (consultato nel giugno 2012)
  13. ^ Passo delle Lose www.vettenuvole.it (consultato nel giugno 2012)
  14. ^ Colle della Losa www.inalto.org (consultato nel giugno 2012)
  15. ^ Barbecue, www.guidaconsumatore.com (consultato nel giugno 2012)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Les toits de lauses en Ardèche, Haute-Loire et Lozère, Michel Carlat in L'architecture rurale en pierre sèche, tomo 2, 1978, pagg. 88-93
  • Les toits de lauses du plateau de Crémieu et le dernier couvreur spécialisé dans ce genre de toiture, Michel Carlat in Evocations, Bulletin du Groupe d'études historiques et géographiques du Bas-Dauphiné, anno 21, 1978, num.4, pagg. 125-131
  • Les toitures de lauses, Robert Guinot in Périgord-Magazine, num.197, giugno 1982, pagg. 8-9

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]