Lorenzo de' Medici

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Lorenzo de' Medici
Lorenzo de' Medici ritratto da Agnolo Bronzino
Lorenzo de' Medici ritratto da Agnolo Bronzino
Signore di Firenze
In carica 1469-1492
Predecessore Piero di Cosimo de' Medici
Successore Piero il Fatuo
Nome completo Lorenzo di Piero de'Medici
Altri titoli Il Magnifico
Nascita Firenze, 1 gennaio 1449
Morte Firenze, 9 aprile 1492
Luogo di sepoltura Sagrestia Nuova, Basilica di San Lorenzo (Firenze)
Casa reale De' Medici
Padre Piero di Cosimo de' Medici
Madre Lucrezia Tornabuoni
Consorte Clarice Orsini
Figli Lucrezia
Piero il Fatuo
Maddalena
Giovanni, futuro Papa Leone X
Luisa
Contessina
Giuliano
Religione cattolicesimo
« Quant'è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza »
(Lorenzo de' Medici, Canti Carnascialeschi, Canzona di Bacco)

Lorenzo di Piero de' Medici, detto Lorenzo il Magnifico (Firenze, 1º gennaio 1449Firenze, 9 aprile 1492), è stato un politico, scrittore, mecenate e umanista italiano, signore di Firenze dal 1469 alla morte, appartenente alla dinastia dei Medici. Lorenzo fu uno degli uomini politici e degli intellettuali più rilevanti del Rinascimento, poeta, statista e membro dell'Accademia neoplatonica.

Infanzia ed esordi[modifica | modifica wikitesto]

L'educazione e la prima giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Lorenzo de' Medici giovane ? (Benozzo Gozzoli, Cappella dei Magi)

Nipote di Cosimo de' Medici, detto il Vecchio, e figlio di Piero di Cosimo de' Medici e di Lucrezia Tornabuoni, Lorenzo nacque il 1º gennaio 1449 a Firenze, nel Palazzo Medici Riccardi[1]. Ricevette una profonda educazione umanistica ed un'accurata preparazione politica da maestri del calibro di Cristoforo Landino e Gentile de' Becchi (per la letteratura volgare), Giovanni Argiropulo (per gli studi su Omero) e Marsilio Ficino (per la filosofia)[2]; la sua naturale predisposizione all'apprendimento e la sua grande intelligenza fecero sì che nel 1466, a soli diciassette anni, Lorenzo entrò a far parte della balia e del Consiglio dei Cento, predisponendosi così alla successione del padre che era di salute cagionevole. Già Cosimo il Vecchio, alla morte nel 1463 di Giovanni, suo secondogenito e zio di Lorenzo, era afflitto dal problema della sua successione. Infatti, vista la pericolante salute di Piero, soprannominato proprio per questo "il Gottoso" (dal nome della malattia che lo affliggeva, la gotta), Giovanni era stato designato successore del padre alla guida del banco medici, lasciando invece la gestione dell'eredità politica (ritenuta meno onerosa) al primogenito Piero il Gottoso. Quando però Giovanni morì, pieno di stravizi, nel 1463, il problema della successione si era nuovamente sollevato a Cosimo, il quale ripose le sue speranze nei due nipoti, Lorenzo appunto e Giuliano[3], come aiutanti e successori del padre infermo. Pertanto, prima di morire, Cosimo raccomandò a Piero loro padre di non trascurare la loro educazione e di considerarli già come uomini, nonostante la loro giovane età[4].

I viaggi[modifica | modifica wikitesto]

Prima di poter farlo entrare nella vita politica cittadina, il padre dovette, per la troppo giovane età di Lorenzo, affidargli alcune missioni a Milano e a Venezia, dove erano due filiali del Banco dei Medici e questo gli diede modo di stringere rapporti con molti dei suoi futuri "colleghi" della scena politica italiana. Il 17 aprile 1465, Lorenzo conobbe Federico I di Napoli, che era di passaggio a Firenze per recarsi poi a Milano per il matrimonio tra Ippolita Maria Sforza e Alfonso II di Napoli.[5] Lorenzo partì per Venezia prima ancora che Federico lasciasse Firenze, passando prima per Ferrara, dove fu accolto dagli Este, e poi proseguendo per la Laguna, dove fu presentato al doge, Cristoforo Moro, e conobbe alcuni patrizi.[5] Finita la sua esperienza veneziana, il Medici si recò a Milano, dove conobbe Francesco Sforza, per poi rientrare con il seguito di Ippolita Maria Sforza e Federico I di Napoli che si recavano nel Regno partenopeo, fermandosi a Firenze per la festa di San Giovanni Battista, il 24 giugno 1465, alloggiando al Palazzo Mediceo. Lorenzo ripartì nel 1466 per recarsi a Roma, dove si trovava un'importante filiale del Banco dei Medici gestita da Giovanni Tornabuoni, fratello di Lucrezia, e quindi zio del Magnifico. Piero il Gottoso diede istruzioni precise di verificare l'andamento della banca, e fu proprio Lorenzo a firmare il contratto che assicurava ai Medici una partecipazione nelle miniere di allume scoperte a Tolfa, vicino Civitavecchia.[6] A Roma Lorenzo conobbe Paolo II e molti esponenti dell'aristocrazia, dietro ordine di Piero suo padre che voleva trovare una moglie per il Magnifico proprio nella nobiltà dell'Urbe per assicurarsi forti alleanze estere. Al viaggio in terra pontificia ne seguì un altro, questa volta alla corte napoletana del Re Ferrante d'Aragona, che ricevette Lorenzo con molte cerimonie prima di concedergli un incontro privato in cui Lorenzo ebbe modo di salutare il sovrano da parte del padre e di descrivergli alcune delle problematiche interne dello Stato mediceo.[7] Al rientro a Firenze, il Magnifico poteva ritenersi soddisfatto dell'esito del suo viaggio, ma la situazione interna dello Stato non permetteva di essere tranquilli.

La congiura del 1466[modifica | modifica wikitesto]

L'8 marzo del 1466, sopraggiunse un grave colpo alla stabilità del potere mediceo: la morte improvvisa di Francesco Sforza, duca di Milano e convinto sostenitore della "criptosignoria" medicea. Approfittando del vuoto di potere originatosi a Milano (Gian Galeazzo Maria Sforza, l'erede al trono, era in Borgogna, al momento del decesso del padre), i nemici della casa medicea, primo tra tutti Luca Pitti, in combutta con la famiglia degli Acciaiuoli e con Diotisalvi Nerone (amico di lunga data del padre di Piero, Cosimo) organizzò una congiura contro Piero. I congiurati trovarono il sostegno estero nella casa degli Este, in quanto Marchese di Ferrara inviò a Firenze il fratellastro Ercole I d'Este a capo di 1300 uomini;[8]. Il piano prevedeva che i congiurati avrebbero sorpreso Piero mentre era in viaggio dalla villa medicea di Careggi a Firenze, tragitto che era solito percorrere senza una grande scorta, cosa che avrebbe semplificato ulteriormente i piani. Ma Lorenzo, che aveva preceduto il padre sulla stessa strada, vedendo un gran numero di soldati posizionati, inviò subito un messaggio a Piero, dicendogli di percorrere strade secondarie e nascoste;[9]. Sventato questo primo tentativo, con il tempo Piero riuscì a convincere il Pitti a passare nella fazione medicea, e con l'aiuto di 2000 fanti milanesi inviati da Galeazzo Maria Sforza e dei partigiani medicei, riuscì a cacciare le truppe estensi dalla città. Diotisalvi Neroni, Angelo Acciaiuoli con e figli e Niccolò Soderini furono esiliati, mentre l'Arcivescovo di Firenze Giovanni de' Diotisalvi dovette ritirarsi a Roma.[10]. Luca Pitti, sebbene non subì alcuna persecuzione giudiziaria, venne punito da tutto il popolo fiorentino, che non lo considerò più uno dei suoi maggiori cittadini, ed anzi lo evitava e ne parlava irrispettosamente.

Gli ultimi anni di Piero e l'ascesa di Lorenzo (1466-1469)[modifica | modifica wikitesto]

Molti fuoriusciti fiorentini come il Soderini ed il Neroni si recarono così a Venezia, città nemica dei Medici perché Cosimo il Vecchio, nel 1450, aiutò Francesco Sforza a prendere possesso di Milano, inviandogli truppe e dandogli la sua amicizia.[11] Il Senato veneziano era infuriato con Firenze ed in particolar modo con i Medici perché, come scrive il Guicciardini:

« Di che lui ne acquistò Milano, e nacquene la salute d'Italia: perché, se così non si faceva, i Viniziani si facevano sanza dubio signori di quello Stato, e successivamente in breve di tutta Italia: sì che in questo caso la libertà di Firenze e di tutta l'Italia s'ha a ricognoscere da Cosimo de' Medici »
(Francesco Guicciardini, Storie fiorentine - Dai tempi di Cosimo De' Medici a quelli del Gonfaloniere Soderini, Firenze, 1859, Capitolo I, p. 9)

Fu per questa mancata conquista che i veneziani, incitati dai fuoriusciti, inviarono contro Firenze le truppe guidate dal Capitano Generale Bartolomeo Colleoni; gli eserciti si affrontarono il 25 luglio 1467 nella Battaglia della Riccardina, con i fiorentini coalizzati con Galeazzo Maria Sforza e con il re di Napoli.[12] L'esito della battaglia fu incerto, ma la pace fu proclamata dal Pontefice Paolo II nel febbraio 1468.

Il busto di Lorenzo, National Gallery of Art, Washington

Mentre veniva portata avanti stancamente questa guerra, il padre provvide a presentare Lorenzo (il più dotato dei due fratelli per intelligenza e carisma) come suo legittimo successore alla guida della famiglia. Poco dopo la fallita congiura, il gottoso pose il diciassettenne Lorenzo al suo posto nella balìa e nel consiglio dei cento..[13].

Il governo (1469-1492)[modifica | modifica wikitesto]

I primi anni (1469-1477)[modifica | modifica wikitesto]

Le riforme istituzionali[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte del padre, avvenuta il 2 dicembre 1469 per emorragia cerebrale, Lorenzo, appena ventenne, insieme al fratello Giuliano, assunse il potere su Firenze. Giuliano, riconoscendone le qualità superiori, lasciò immediatamente i compiti di governo al fratello. Lorenzo non accettò ufficialmente il potere, volendo essere considerato un semplice cittadino di Firenze pur praticamente accentrando nelle proprie mani il potere della città e dello stato. Benché fosse pari al nonno per tatto politico, Lorenzo manifestò apertamente la sua aperta ambizione politica, suscitando reprensioni e timori da parte degli altri magnati.[14]

Nel periodo dal 1469 al 1472 riformò completamente le istituzioni statali[13], sopì tutte le rivalità tra famiglie e risolse tutti i problemi familiari in modo da diventare supremo arbitro in ogni questione. Il rafforzamento della famiglia Medici fu determinato dal Magnifico grazie alla costituzione, in seno alle istituzioni repubblicane, del Consiglio maggiore (luglio 1471)[13], mentre rafforza il Consiglio dei Cento conferendogli l'autorità di promulgare leggi senza l'interferenza degli organi popolari.

La guerra contro Volterra[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1472 Lorenzo, spinto sia da motivazioni economiche che politiche, decise di muovere guerra contro Volterra. Infatti, il Medici intendeva acquisire le ricche risorse minerarie del comune, mentre dall'altra intendeva rafforzare il prestigio interno ed estero della Repubblica di Firenze sottomettendo un comune importante della toscana. La guerra, repentina, terminò il medesimo anno con il sacco della città, ad opera del marchese di Monferrato. Per controllare meglio la città, Lorenzo decise di costruire un imponenente castello, simbolo dell'oppressione fiorentina.[15]

La Congiura dei Pazzi (1478)[modifica | modifica wikitesto]

L'ostilità di Sisto IV e dei Pazzi[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante i successi in politica estera, il rafforzamento interno e la politica di magnificenza condotta da Lorenzo (di cui si tratterà in altra sede), il potere della famiglia Medici era temuto e ostacolato sia da nemici interni che esterni. Infatti, papa Sisto IV entrò in collisione con Lorenzo in quanto questi si opponeva all'occupazione di Imola e Faenza da parte delle truppe pontificie. Sul piano più strettamente famigliare, il nipote del papa, Girolamo Riario, intendeva conquistare la Toscana per ritagliarsi una propria signoria privata.[16] Il piano folle fu sconsideratamente preso in considerazione il Papa (del cui nipote si fidava ciecamente), e pertanto cominciò a tessere la propria ragnatela di intrighi prendendo contatti con i principali nemici di Lorenzo, i Pazzi, e coinvolgendo l'arcivescovo di Pisa Francesco Salviati. Questi, intimoriti del crescente potere di Lorenzo e del sovvertimento di alcune strutture repubblicane, attuarono il loro piano omicida nella primavera del 1478, aiutati da un poderoso esercito pontificio pronto ad intervenire lungo i confini con Firenze[16]

Signoria di Firenze
De' Medici
Coat of arms of the House of Medici.svg

Cosimo il Vecchio
Piero il Gottoso
Lorenzo il Magnifico
Piero il Fatuo
Giovanni, papa Leone X
Giuliano, duca di Nemours
Figli
Lorenzo, duca di Urbino
Figli
Giulio, papa Clemente VII
Ippolito
Figli
Alessandro, duca di Firenze
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Il terribile 26 aprile[modifica | modifica wikitesto]

Un primo tentativo di eliminazione fisica dei due giovani Medici fu tentato il giorno 25 aprile, quando Jacopo de' Pazzi pensò di avvelenare le pietanze riservate a Lorenzo e Giuliano. Giuliano, però, ebbe un'indisposizione che non gli permise di partecipare al ricevimento, e costringendo così i congiurati ad agire in modo diverso.[17]. L'occasione si ripresentò il giorno successivo, cioè il 26 aprile 1478, data in cui ricadeva la celebrazione della Pasqua. Mentre stavano ascoltando la messa in Santa Maria del Fiore, al momento dell'elevazione dell'ostia consacrata, i due fratelli furono aggrediti: Giuliano fu colpito a morte dal sicario Bernardo Bandini, mentre Lorenzo, ferito in modo lieve, si salvò riparandosi in sagrestia aiutato da alcuni amici tra cui il Poliziano. Le sorti di Lorenzo furono alla fine determinate dalla sollevazione popolare in suo favore: al grido di "palle! palle" (in allusione alle palle poste sullo stemma dei Medici), il popolo si diede contro i congiurati.[18], mentre il gonfaloniere Petrucci, dopo aver saputo della congiura, arresta un gruppo di congiurati presenti in Palazzo Vecchio, guidati proprio dall'arcivescovo Salviati.

La vendetta contro i congiurati[modifica | modifica wikitesto]

La vendetta contro i Pazzi e i loro alleati fu terribile, diventando così un esempio contro chi avesse mai voluto, in futuro, voluto minare il potere mediceo sulla città. Infatti, Lorenzo procedette ad una serie di impiccagioni (quella dell'arcivescovo Salviati) e di esecuzioni in Piazza della Signoria (Jacopo de Pazzi, Francesco de Pazzi). Degli altri membri della famiglia, soltanto Guglielmo fu risparmiato, in quanto marito di Maddalena, sorella del Magnifico. In quanto congiunto degli esecutori del fallito colpo di stato, però, fu costretto all'esilio perpetuo.[19].

La guerra antimedicea (1478-1480)[modifica | modifica wikitesto]

Il genio politico di Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

Fallita dunque la congiura dei Pazzi, il Papa, sdegnato dal trattamento riservato ai congiurati, scomunicò Lorenzo, si alleò con Ferdinando I di Napoli e con la Repubblica di Siena contro la stessa Firenze, alleata di Milano e di Venezia. L'alleanza fiorentina fu sconfitta dal Re di Napoli nella cosiddetta Guerra de' Pazzi. Nel 1479, immediatamente dopo la fine dell'Assedio di Colle Val d'Elsa (che di fatto concluse le operazioni belliche), Lorenzo si recò coraggiosamente a Napoli di propria persona per trattare con Ferdinando I, riuscendo nell'impresa di convincerlo delle sue ragioni e ottenendo il ritiro delle sue truppe dalla Toscana, staccandolo dalla lega con il Papa. Al ritorno in città, Lorenzo fu salutato dai Fiorentini come salvatore della patria.[20] Nel 1480 Sisto IV, rimasto isolato, offrì la pace a Firenze, mentre Girolamo Riario, sfumata l'ipotesi di impadronirsi del potere a Firenze, ottenne la signoria di Forlì. Il successo dell'impresa diplomatica di Lorenzo lo consacrò come vero e proprio deus ex machina dell'equilibrio degli stati italiani. Difatti, se non ci fosse stato quest'atto di coraggio da parte del Medici, l'Italia sarebbe sprondata nuovamente in quelle guerre fratricide che avevano dissanguato la Penisola prima della Pace di Lodi del 1454 e favorito, così, le mire espansionistiche di vicini minacciosi quali il Regno di Francia. Niccolò Machiavelli, nelle sue Storie fiorentine così giudica il trionfo mediceo[20]:

« Tornò pertanto grandissimo, se n'era partito grande, e fu con quella allegrezza della città ricevuto, che le sue grandi qualità e freschi meriti meritavano, avendo esposto la propria vita per rendere alla sua patria la pace »

Gli anni '80[modifica | modifica wikitesto]

Il rafforzamento interno[modifica | modifica wikitesto]

Forte di questi successi Lorenzo, approfittando del momento favorevole, strinse il potere nelle sue mani istituendo il Consiglio dei Settanta[21], organo di governo formato da fedelissimi della famiglia che diminuì l'autorità dei Priori e del Gonfaloniere di giustizia. Era necessario infatti, dopo il gravissimo pericolo causato dalla congiura dei Pazzi, di stringere ancora di più a sé il governo della città, sempre però rimanendo un primus inter pares. Lorenzo, infatti, ebbe l'accortezza di non esporsi eccessivamente alla luce del sole, lasciando ai suoi uomini il compito di guidare ufficialmente Firenze.

Girolamo Savonarola (Ferrara, 1452 - Firenze, 1498). Domenicano, priore di S.Marco dal 1491, il Savonarola fu estremamente feroce nelle sue prediche contro il rilassamento dei costumi, deprecando fortemente la corruzione pontificia e il paganesimo umanista, il cui emblema era proprio Lorenzo de'Medici.

L'alleanza con Innocenzo VIII[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1484, il vecchio Sisto IV scomparve. Nel successivo conclave, fu eletto il cardinale genovese Giovanni Battista Cybo, che assunse il nome pontificale di Innocenzo VIII. Con il nuovo pontefice, uomo di scarsa levatura politica, i Medici si legarono ancora di più al papato, grazie alla stima che il Santo Padre aveva per il Magnifico. Quest'ultimo, infatti, era convinto che solo l'alleanza tra Firenze, Napoli e lo Stato della Chiesa avrebbe tenuto gli stranieri lontani dal suolo italiano. Approfittando dell'amicizia personale con il Papa, Lorenzo ottenne che il figlio Giovanni (futuro Leone X ricevesse la berretta cardinalizia all'età di tredici anni, nel concistoro del 9 marzo.[22], e che la figlia Maddalena de'Medici sposasse nel 1488 il figlio legittimato del papa, Francesco Cybo.[23]

Gli ultimi anni: Girolamo Savonarola[modifica | modifica wikitesto]

L'autorità acquisita dal Magnifico subì un colpo d'assestamento a causa dello zelo religioso e penitenziale del frate domenicano Girolamo Savonarola. Ferrarese, il Savonarola fu chiamato in un primo momento nel 1482 dal Magnifico, attratto dalla sua fama di abile oratore. Davanti però agli insuccessi che il frate raccolse, Lorenzo accettò ben volentieri che questi si allontanasse da Firenze, città a cui sarebbe stato nuovamente destinato nel 1490. Le motivazioni del richiamo sono da addurre all'influenza del filosofo neoplatonico Giovanni Pico della Mirandola, fortemente attratto dalle tematiche catartiche e apocalittiche sviluppate durante i soggiorni bolognesi e ferraresi di quegli anni.[1] Il ritorno del frate (che diventerà nel 1491 Priore del Convento di San Marco[24]) segnò un inizio di turbamento emotivo per il Magnifico, accusato di essere il corruttore dei costumi fiorentini con il suo paganesimo classicheggiante e di aver soppresso le libertà repubblicane. Nonostante ciò, Lorenzo rimase sempre imperturbabile di fronte all'inflessibilità morale del domenicano, del quale condivideva, probabilmente, la necessità di riforma della Chiesa.[25]

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Nella primavera del 1492[25] Lorenzo de'Medici sentì declinare fortemente la sua salute, già minata dalla piaga ereditaria della famiglia Medici, la gotta. Benché non soffrisse quanto il padre Piero, Lorenzo andò incontro prima alla morte a causa della gangrena causata da un'ulcera, complicanza che causò un rapido deterioramento fisico. Infatti, si ritiene che la causa diretta della morte fosse dovuta alla perforazione dello stomaco e ad una peritonite.[22] Trasportato alla Villa di Careggi, Lorenzo il Magnifico si spense all'età di soli 43 anni, circondato dai suoi amici più cari (Agnolo Poliziano, Pico della Mirandola), dai parenti e con i conforti religiosi impartiti proprio dal Savonarola.[25].

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Lorenzo ebbe una relazione con la nobile fiorentina Lucrezia Donati. Nel 1468, all'amore personale Lorenzo dovette rinunciare, per sposare per questioni dinastiche la patrizia romana Clarice Orsini, figlia di Jacopo, esponente della potentissima famiglia Orsini; sebbene non l'avesse mai incontrata, Lorenzo accettò il suo destino, e nel mese di dicembre del 1468 i due si scambiarono la promessa di unirsi. Fatto che avvenne il 4 giugno 1469, con festeggiamenti grandi e spettacolari.[26] Lorenzo trattò sua moglie sempre con grande rispetto e tenendola sempre in grande considerazione. I due ebbero in tutto dieci figli, alcuni dei quali di primaria importanza per la storia dell'Italia rinascimentale e di Firenze.

Nome Nascita Morte Note
Lucrezia 4 agosto 1470 novembre 1553 Sposò Jacopo Salviati
Due gemelli senza nome marzo 1471 marzo 1471 Morti poco tempo dopo il parto
Piero 15 febbraio 1472 28 dicembre 1503 sposò Alfonsina Orsini
Maddalena 24 luglio 1473 dicembre 1528 Sposò Franceschetto Cybo
Contessina Beatrice 23 settembre 1474 settembre 1474 Morta poco tempo dopo il parto
Giovanni 11 dicembre 1475 1º dicembre 1521 Cardinale, poi Papa Leone X
Luisa 25 gennaio 1477 luglio 1488 Promessa sposa a Giovanni il Popolano, morì nell'adolescenza
Contessina 16 gennaio 1478 29 giugno 1515 Sposò Piero Ridolfi
Giuliano 12 marzo 1479 17 marzo 1516 Duca di Nemours, sposò Filiberta di Savoia

Lorenzo nella memoria dei contemporanei[modifica | modifica wikitesto]

« Natura non produrrà mai più un simile uomo »
(Caterina Sforza, signora di Imola, appena seppe della morte di Lorenzo il Magnifico)
Gli Stati Italiani nel 1494, alla vigilia della discesa di [[Carlo VIII di Valois]], re di Francia. L'incapacità del figlio di Lorenzo, Piero il Fatuo e le ambizioni di Ludovico il Moro causarono lo sconvolgimento della politica dell'equilibrio di Lorenzo.

L'esclamazione della fiera Signora di Imola può essere usata come archetipo per esplicare lo stato di desolazione che si generò negli animi per la morte del Medici. La scomparsa del Magnifico fu vista infatti come un evento infausto dalla maggior parte dell'intellighenzia politica italiana, non soltanto per la liberalità e la saggezza dell'appena scomparso signore di Firenze, ma anche perché venne meno il fautore di quella politica dell'equilibrio instauratasi tra gli Stati della penisola con la Pace di Lodi del 1454. Appena due anni dopo la sua morte, infatti, la politica spregiudicata del Duca di Milano Ludovico il Moro gettò l'Italia nelle mani dei francesi prima e degli stranieri dopo, sancendone la fine dell'indipendenza. Davanti a queste sciagure, ben Machiavelli scrisse:

« ...restata la Italia priva del consiglio suo, non si trovò modo per quegli che rimasono né di empiere né di frenare l'ambizione di Lodovico Sforza, governatore del duca di Milano. Per la quale, subito morto Lorenzo, cominciorono a nascere quegli cattivi semi i quali, non dopo molto tempo, non sendo vivo chi gli sapesse spegnere, rovinorono e ancora rovinono la Italia »
(Niccolò Machiavelli, Istorie Fiorentine VIII, 36)

Non diversamente Francesco Guicciardini delinea l'importanza politica che rivestiva la figura del Magnifico:

« la quale (Firenze, n.d.a) sí come in vita sua, raccolto insieme ogni cosa, era state felice, cosí doppo la morte sua cadde in tante calamità ed infortuni, che multiplicorono infinitamente el desiderio di lui e la riputazione sua »
(Francesco Guicciardini, Storie Fiorentine, cap.IX)

Nonostante la visione più municipale offertaci dal Guicciardini, emerge comunque il preannuncio apocalittico dei futuri disastri cui andrà incontro la città, ormai priva della saggezza e dell'abilità diplomatica di Lorenzo. Non tutti però piansero la morte del Medici. I seguaci di Savonarola, i cosiddetti piagnoni, videro nella sua dipartita la fine della tirannia in cui era caduta Firenze, e la possibilità di redimerla moralmente dopo la diffusione della cultura umanistica di stampo paganeggiante promossa dall'entourage del Magnifico.

Lo splendore del Magnifico Lorenzo[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di magnificenza[modifica | modifica wikitesto]

L'appellativo con cui Lorenzo de'Medici è passato alla storia, cioè quello di Magnifico, ha una forte connotazione filosofica che affonda le proprie radici nella cultura classica greca e latina. Delineata prima da Aristotele nella sua Etica eudemia e poi ripresa da Seneca nel De Vita Beata.[1], la Magnificenza diventa la pratica dell'esercizio della ricchezza personale finalizzata allo sviluppo del bello e dell'utile per la propria comunità, come delineato già dal Ficino e da Cristoforo Landino. Pertanto, la promozione delle arti a Firenze e la sua politica di esportazione dei brillanti artisti, quali Leonardo da Vinci, era una politica di potenza e di splendore che accresceva l'importanza politica di Firenze.

Lorenzo "mecenate" privato e pubblico[modifica | modifica wikitesto]

Delineare brevemente quanto abbia avuto importanza l'impronta culturale voluta dal Magnifico non è impresa semplice. Lorenzo arrivò, infatti, ad incarnare il significato stesso del rinascimento. Liberale, gaudente, accorto, intelligente e votato sinceramente alla missione umanistica, Lorenzo invitò letterati ed artisti presso il Palazzo di Via Larga, trovando in lui un mecenate intelligente e ricettivo. Tra gli umanisti che frequentarono la sua corte ricordiamo: Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Angelo Poliziano e Luigi Pulci. Lorenzo arricchì la biblioteca di famiglia, inviando gli studiosi che frequentavano la sua corte a far ricerche di manoscritti preziosi, in Italia e fuori. Sistemò la sua collezione di statue antiche presso il Giardino di San Marco, di sua proprietà e vi fondò un'esclusiva scuola per giovani artisti, riconosciuta come la prima Accademia d'arte d'Europa, dove studiò fra gli altri un giovanissimo Michelangelo.[27] Membro, a partire dal 1470, della commissione incaricata di rinnovare l'assetto artistico di Palazzo Vecchio, gli Operai del Palagio, Lorenzo ebbe contatti diretti con i maggiori pittori del tempo: Antonio Pollaiolo, Filippino Lippi e Sandro Botticelli, lavorarono per lui, come anche lo scultore Andrea del Verrocchio e l'architetto Giuliano da Sangallo. Alcuni fogli dei codici vinciani mostrano poi studi per consulenze militari e ingegneristiche, richieste probabilmente da Lorenzo. Lorenzo de' Medici fu anche protettore e compagno del compositore fiammingo Heinrich Isaac, che istruì i suoi figli.[28] È significativo ricordare come la politica culturale di Lorenzo non fosse rivolta soltanto alla gloria privata, ma anche alla città di Firenze e allo stesso territorio della Repubblica di Firenze. Tra gli interventi più celebri da ricordare si ricorda l'apertura dell'Università di Firenze, dove istituisce una cattedra di greco antico (l'unica in Europa e vi fa chiamare una schiera di dotti bizantini grazie ai quali fu realizzata la prima edizione a stampa dell'Odissea di Omero.[27].. Oggetto di particolare attenzione del Medici fu anche la città di Pisa: su invito del Magnifico, fu riaperta l'Università di Pisa nel 1472, rivitalizzando la vita culturale dell'antica nemica di Firenze.[27].

Lorenzo letterato[modifica | modifica wikitesto]

L'emblema di Lorenzo il Magnifico con gli anelli di diamante intrecciati e il motto Semper (Biblioteca Medicea Laurenziana)

Lorenzo, benché operasse nel solco tracciato già a suo tempo dal nonno Cosimo e dal padre Piero, ebbe una peculiarità unica all'interno della famiglia Medici: l'essere a sua volta un artista. Lorenzo era infatti innamorato della cultura e della poesia e si compiaceva di sperimentarne ogni forma, per il sottile piacere intellettuale che probabilmente ne traeva. La sua estrema varietà di generi, modelli letterari, toni e stili rende molto difficile il compito di individuare una fisionomia unitaria nella personalità di Lorenzo, grazie anche alla polimorfa compagnia di letterati che aveva al suo fianco, i cui componenti spaziavano dai sofisticati umanisti Pico della Mirandola e Ficino ai rappresentanti della tradizione popolare, quali Luigi Pulci. La produzione laurenziana, infatti, è articolata in una serie di composizioni e generi talvolta contrastanti per toni e tematiche: si passa dalla tradizione cortese toscana fusa ormai con il background classicheggiante, a quella religiosa e teatrale. Influenzato già dall'ambiente letterario fiorentino non soltanto umanista, ma anche volgare, forgiò nel Magnifico un animo artistico polivalente capace di passare dai toni popolari (bastino come esempi la Nencia da Barberino o i celebri Canti carnascialeschi) a quelli elevati della sacra rappresentazione, sulla scia di quel movimento di rinnovamento morale promosso dal Savonarola.[29] La produzione del Magnifico, pertanto, è intrisa fortemente di una vena realistica che si discosta dal puro intellettualismo culturale dell'elite umanistica e filosofica, per affondare le proprie radici nella dimensione quotidiana della Firenze di fine quattrocento.

Sulla base di queste premesse, si può capire quali fossero gli autori a cui il Magnifico intendeva rifarsi. In primo luogo, alle tre corone fiorentine Dante, Petrarca e Boccaccio, divenuti già da decenni vanto della città di Firenze e modelli di somma vivacità espressiva e grazia stilistica. Del Boccaccio, per l'esattezza, riprende la dimensione popolana che emerge ne La Nencia de Barberino,basata sul genere letterario della satira del villano che affonda le proprie radici nella dimensione feudale e cortese[30]. L'influenza classica è di stampo invece prettamente filosofico: dal Ficino infatti apprende la concezione dell'amore di stampo neoplatonico..[22]. Per quanto riguarda la produzione religiosa (la Rappresentazione di San Giovanni e Paolo), i modelli si rifanno a quelli della sacra rappresentazione avviata da Antonino Pierozzi con l'ausilio di intellettuali del calibro Feo Belcari e Antonio di Matteo di Meglio.[31]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Raccolta Aragonese - la sua attenzione per la cultura sfociò in questa raccolta di testi poetici dal Duecento ai suoi tempi, con l'intento di provare l'apporto dei lirici toscani sulla produzione in volgare. Fu preparata dal Poliziano e data in dono al re Ferdinando I di Napoli, in occasione della rischiosa avventura del 1480.


Giovanni di Ser Giovanni, detto Lo Scheggia, particolare tratto dal Cassone Adimari. La dimensione cavalleresca e cortese era presente presso l'ambiente aristocratico fiorentino, benché la città avesse un regime repubblicano. Si noti il Battistero di San Giovanni sullo sfondo.

Alla tendenza idealizzante di questi ultimi scritti si contrappone il realismo di una tradizione più "borghese", comica e burlesca. In ciò venne molto influenzato dal Pulci che in un primo periodo fu l'intellettuale più apprezzato nella cerchia medicea.

  • Caccia col falcone
  • Uccellagione di starne
  • Beoni
  • Nencia da Barberino (di dubbia attribuzione) - riprende il tema della "satira del villano", trattando il personaggio del contadino nella sua tipica rozzezza, semplicità e villania. È una parodia del tema del pastore innamorato.
  • Corinto
  • Canzoni a ballo
  • Canti carnascialeschi - destinati ad essere cantati con accompagnamento musicale durante il carnevale, fra questi ricordiamo la celebre Canzona di Bacco
  • Selve d'amore - due libri contraddistinti dall'uso degli strambotti e altre opere di importanza minore.

Opere religiose[modifica | modifica wikitesto]

Alle opere precedenti fanno singolare contrasto altri componimenti di carattere religioso: i Capitoli, parafrasi di testi biblici, le Laude, che si collegano alla tradizione romana sin dal Duecento, e la Sacra rappresentazione dei Santi Giovanni e Paolo.

  • Capitoli
  • Laude
  • Sacra rappresentazione dei Santi Giovanni e Paolo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Lorenzo de' Medici nell'Enciclopedia Treccani
  2. ^ Carlo Arrivabene Valenti Gonzaga, I poeti italiani, Londra, 1855, Epoca IV, p. 153
  3. ^ William Roscoe, Vita di Lorenzo de' Medici, detto Il Magnifico tradotta dal Cavalier Gaetano Macherini, Tomo I, Pisa, 1816, pp. 54-55
  4. ^ William Roscoe, op.cit, Tomo I, pp. 66-67
  5. ^ a b Ingeborg Walter, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, p. 45
  6. ^ Ingeborg Walter, op. cit., p. 47
  7. ^ Ingeborg Walter, op. cit., p. 49
  8. ^ William Roscoe, op. cit., p. 79
  9. ^ Emanuele Repetti, Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana, Firenze, 1835, Volume II, p. 184
  10. ^ William Roscoe, op. cit., p. 81
  11. ^ Francesco Guicciardini, Storie fiorentine - Dai tempi di Cosimo De' Medici a quelli del Gonfaloniere Soderini, Capitolo I, Firenze, 1859, p. 9
  12. ^ Emanuele Repetti, op. cit., pag. 185
  13. ^ a b c Enciclopedia Italiana.
  14. ^ Franco Cesati, I Medici, storia di una dinastia europea, p. 66.
  15. ^ Storia di Volterra.
  16. ^ a b Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, pp. 37-38
  17. ^ Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, pp. 38-39
  18. ^ Congiura dei Pazzi
  19. ^ Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, Mandragora, Firenze, 1999, p. 40
  20. ^ a b Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, p. 42
  21. ^ Palazzo Medici Riccardi.
  22. ^ a b c Leone X in Enciclopedia dei Papi.
  23. ^ Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, p. 45
  24. ^ Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, p. 46
  25. ^ a b c Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, p. 47
  26. ^ Alle fastose nozze di Lorenzo de' Medici con Clarice Orsini, nel 1469, vennero consumati all'incirca diciassette quintali fra dolciumi e confetti, vedi: Fonte
  27. ^ a b c Franco Cesati, I Medici - storia di una dinastia europea, pp. 44-45
  28. ^ Claudio Gallico, L'Età dell'Umanesimo e del Rinascimento, Torino, Edt, 1991.
  29. ^ Giuseppe Ferroni, Storia della Letteratura Italiana - vol.IV, la Letteratura dell'Umanesimo, p. 42
  30. ^ Giuseppe Ferroni, Storia della Letteratura Italiana - vol.IV, la Letteratura dell'Umanesimo, p. 43
  31. ^ Paola Ventrone, La sacra rappresentazione fiorentina, ovvero la predicazione in forma di teatro.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ivan Cloulas, Lorenzo il Magnifico, Salerno editore, Roma 1986
  • Cecilia M. Ady, Lorenzo de' Medici e l'Italia del Rinascimento, Mondadori, Milano 1994 ISBN 88-04-45176-9
  • Antonio Altomonte, Il Magnifico. Vita di Lorenzo de' Medici, Bompiani, Milano 2000 ISBN 88-452-9060-3
  • Jack Lang, Il Magnifico. Vita di Lorenzo de' Medici, Mondadori, Milano 2003 ISBN 88-04-49519-7
  • Ingeborg Walter, Lorenzo il Magnifico e il suo tempo, Donzelli, Roma 2005 ISBN 88-7989-921-X
  • Maurizio Gattoni, Sisto IV, Innocenzo VIII e la geopolitica dello Stato Pontificio (1471-1492), Roma, Edizioni Studium 2010, ISBN 978-88-382-4124-6
  • Marcello Vannucci Il Magnifico racconta: nelle pagine di un segreto diario di Lorenzo rivivono gli splendori della corte medicea: amori, arte e politica di un secolo stupendo visti attraverso l'occhio del suo più straordinario protagonista, Roma 1991
  • Marcello Vannucci I Medici: una famiglia al potere, Roma 1987
  • Franco Cesati, I Medici, storia di una dinastia europea, Mandragora, Firenze, 1999
  • Giuseppe Ferroni, Storia della Letteratura Italiana - vol.IV, la Letteratura dell'Umanesimo, Mondadori, Milano, 2006

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Predecessore Signore di fatto di Firenze Successore
Piero il Gottoso 1469-1492 Piero il Fatuo