Lord spirituali

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I Lord spirituali del Regno Unito, detti anche Pari spirituali, sono 26 vescovi della legittima Chiesa d'Inghilterra che sono anche membri della Camera dei Lord, insieme ai Lord temporali. La Chiesa di Scozia, che è presbiteriana, non è rappresentata dai Pari spirituali. Le chiese anglicane del Galles e dell’Irlanda del Nord non sono più chiese legalmente riconosciute e perciò nessuna delle due è rappresentata nella Camera dei Lord.

Ranghi e titoli[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa d’Inghilterra comprende 44 diocesi, ognuna delle quali è guidata da un vescovo. I vescovi diocesani di Canterbury e York sono anche arcivescovi e pertanto hanno anche il controllo delle loro rispettive provincie. Gli occupanti delle cinque “grandi sedi” di Canterbury, York, Londra, Durham e Winchester sono sempre inclusi nei Pari Spirituali e pertanto sono Lord del parlamento. Il vescovo di Sodor e Man e quello di Gibilterra non siedono mai nella Camera dei Lord, indipendente dalla loro anzianità poiché le loro diocesi si trovano al di fuori della Gran Bretagna. Il primo, tuttavia, siede nel Consiglio Legislativo dell’isola di Man ex officio. Dei rimanenti 37 vescovi, i 21 più anziani siedono nella Camera dei Lord. L’anzianità è determinata dalla totale lunghezza dell’incarico come vescovo diocesano inglese (cioè essa non viene persa con il trasferimento presso un’altra sede).[1]

Teoricamente il potere di eleggere vescovi e arcivescovi spetta al collegio dei canonici della cattedrale diocesana. In pratica, tuttavia, la scelta dei vescovi e degli arcivescovi viene fatta prima delle elezioni. Il primo ministro sceglie tra una serie di candidati proposti dalla Regale Commissione per le Nomine, poi il sovrano prescrive al collegio dei canonici di eleggere la persona nominata come vescovo o arcivescovo

I Pari[modifica | modifica sorgente]

Le istituzioni non sono concordi sul considerare i Lord Spirituali come Pari. Alcuni sostengono che gli arcivescovi e i vescovi siano pari solo nel periodo del loro mandato alla Camera dei Lord, mentre altri sostengono che solo i Lord Temporali siano Pari. Il Debrett’s Peerage and Baronetage, per esempio, afferma inequivocabilmente che “i vescovi diocesani d’Inghilterra all’interno dei Lord sono Pari del regno.”[2] D’altro canto l’Encyclopœdia Britannica del 1911 suggerisce che “i Lord Spirituali non sono ora considerati come Pari.”[3]

Anche durante i primi anni di esistenza dei Pari, la posizione dei vescovi non fu del tutto chiara. Durante il regno di Re Riccardo II, l’arcivescovo di Canterbury dichiarò che “per il diritto e per le consuetudini del Regno d'Inghilterra, allo stato attuale, appartiene all'Arcivescovo di Canterbury, così come ad altri suoi ausiliari, fratelli e compagni Vescovi, Abati, Priori e altri prelati di qualsiasi sorta, il diritto di essere presenti di persona in tutti i Parlamenti del Re in qualità di Pari del Regno”. Tuttavia l’affermazione non fu né confermata, né smentita dal parlamento.

I Lord Spirituali, in un primo momento, si dichiararono del tutto estranei alla giurisdizione delle autorità secolari: la questione della supremazia processuale nella Camera dei Lord non si poneva. Quando l'autorità papale era molto forte, il re non poteva fare altro che ammettere la mancanza di giurisdizione sui prelati. Più tardi, però, quando il potere del papa in Inghilterra venne ridotto, i Lord Spirituali passarono sotto l'autorità delle corti secolari. La giurisdizione delle corti comuni era già stata chiaramente stabilita al tempo di Enrico VIII, che si dichiarò capo della Chiesa d'Inghilterra al posto del papa, mettendo fine al potere politico della Chiesa Cattolica Romana in Inghilterra.[4]

I Lord Spirituali non riuscirono a essere giudicati alla stregua dei Pari Temporali nella Camera dei Lord. Tuttavia non era chiaro se essi fossero comunque da considerarsi come Pari. Nel 1688 sorse il problema, davanti a una giuria comune, durante il processo a sette vescovi: William Sancroft (Arcivescovo di Canterbury), Sir Jonathan Trelawny (terzo Baronetto e Vescovo di Winchester), Thomas Ken (Vescovo di Bath e Wells), John Lake (Vescovo di Chester), William Lloyd (Vescovo di Worcester), Francis Turner (Vescovo di Ely) e Thomas White (Vescovo di Peterborough). L’accusa riguardava una petizione spedita al re da parte dei vescovi, considerata come diffamazione sediziosa. I vescovi affermavano di avere il diritto di presentare petizioni al sovrano in qualsiasi momento, mentre l’accusa sosteneva che ciò era permesso solo quando il parlamento era in seduta, fatto che non si era verificato al momento della consegna della petizione.[5] Se i vescovi fossero solo Lord del parlamento, e non Pari, il loro diritto di presentare petizioni sarebbe viziato quando il parlamento non è riunito. I Pari, però, erano e sono tuttora Consiglieri del Sovrano, sia che il parlamento sia in seduta, sia che non lo sia, quindi se i vescovi fossero effettivamente dei Pari, sarebbero liberi di inviare petizioni. Poiché in quell’occasione la petizione fu effettivamente inviata e la Corte giudicò i vescovi non colpevoli, sembra fosse scontato che i vescovi venissero considerati Consiglieri della Corona. Tuttavia gli Ordini Permanenti della Camera dei Lord affermano che “i Vescovi per i quali è stato emesso un mandato di comparizione non sono Pari, ma solo Lord del Parlamento.”

Numero[modifica | modifica sorgente]

All'inizio della storia d'Inghilterra, i Lord Spirituali, comprendenti anche gli ecclesiastici minori come gli abati, erano in superiorità numerica rispetto ai Lord Temporali. Tra il 1536 e il 1540, tuttavia, Enrico VIII sciolse i monasteri, eliminando in tal modo i seggi degli abati.[6] Da quel momento in poi i Lord Spirituali formarono una minoranza nella Camera dei Lord.

Oltre alle 21 diocesi più vecchie, quattro delle quali in Galles, Enrico VIII ne creò sei completamente nuove, cinque delle quali sopravvissero, e poi non fu più creata alcuna nuova sede per quasi tre secoli. Il numero dei Lord Spirituali si attestò a 26 per tutto questo tempo.

Tradizionalmente i vescovi della Chiesa di Scozia sedevano nel Parlamento Scozzese, ma furono esclusi nel 1638 in seguito alla Riforma scozzese. Oggi non ci sono più vescovi nella Chiesa di Scozia nel senso tradizionale del termine e tale Chiesa non ha mai inviato membri a occupare seggi nella Camera dei Lord a Westminster.

Ai vescovi e agli arcivescovi della Chiesa d'Irlanda fu concesso il diritto di sedere nella Camera dei Lord irlandese come Lord Spirituali. In seguito essi ottennero la rappresentanza nella Camera dei Lord a Westminster dopo l'unione di Irlanda e Gran Bretagna nel 1801. Potevano partecipare alle sedute camerali quattro ecclesiastici della Chiesa d’Irlanda alla volta, un arcivescovo e tre vescovi, ed essi assumevano l’incarico a rotazione al termine di ogni sessione parlamentare che normalmente durava circa un anno. Tuttavia, dal 1871 la Chiesa d'Irlanda non fu più ufficialmente riconosciuta, e da quel momento in poi cessò di essere rappresentata dai Lord Spirituali.

Nel XIX secolo la Chiesa d'Inghilterra iniziò gradualmente a rimettere sotto esame le diocesi. Tuttavia un aumento dei seggi dei vescovi non era da considerarsi una strategia politicamente vantaggiosa, e quindi furono adottate delle strategie per prevenirlo. Nel 1836 fu fondato il primo nuovo vescovato, quello di Ripon, il quale fu bilanciato dalla fusione dei vescovati di Bristol e Gloucester, anche se questi ultimi erano destinati a essere nuovamente divisi. Inoltre fu prevista la creazione del Vescovato di Manchester, la quale venne posticipata con l’intento di fondere prima i vescovati di Saint Asaph e Bangor, fatto che però non si verificò mai. Ciò nonostante nel 1844 l’Atto del Vescovato di Mancester andò comunque avanti con uno stratagemma alternativo per mantenere il limite di 26 vescovi nella Camera dei Lord, ovvero la clausola dell'anzianità che si è mantenuta fino ad oggi.

Nel 1920, con l'indipendenza della Chiesa del Galles dalla Chiesa d'Inghilterra e il suo conseguente disconoscimento ufficiale, i vescovi gallesi smisero di essere designati per l’inclusione nei Lord Spirituali.

I 26 Lord Spirituali attualmente rappresentano poco meno del 4% del totale dei membri della Camera dei Lord.

Politica[modifica | modifica sorgente]

Anche se i Lord Spirituali non hanno alcuna affiliazione di partito, non si siedono sui seggi dei parlamentari indipendenti. I loro posti sono sul lato dei membri del Governo e, come tali, si trovano sul lato destro del trono a significare che, di tutti i membri della Camera dei Lord, essi sono i più fedeli alla Corona. In una seduta al completo i vescovi occupano quasi tre file. La fila di seggi anteriore dei Lord Spirituali è appena distinguibile dalle altre in quanto è l'unica nella Camera dei Lord con i braccioli alle due estremità, sottolineando il loro status unico.

Riforma della Camera dei Lord[modifica | modifica sorgente]

Con la proposta di riforma della Camera dei Lord sotto il Governo di coalizione del 2011, si sono delineate due proposte. La prima prevede l’elezione dell’80% dei Lord e la nomina del restante 20%, mentre la seconda prevede l’elezione del 100% dei Lord. In quest’ultimo caso i Lord Spirituali cesserebbero di esistere, in quanto essi non ricoprono una carica elettiva. Nel primo caso, invece, rimarrebbero 12 vescovi della Chiesa d’Inghilterra nella Camera dei Lord riformata. Tale numero includerebbe cinque “Lord Spirituali nominativi”, cioè gli Arcivescovi di Canterbury e York e i Vescovi di Durham, Londra and Winchester, i quali hanno il diritto di sedere nella Camera dei Lord ex officio, e sette “Lord Spirituali ordinari”, ovvero vescovi scelti dalla Chiesa stessa in totale autonomia. La riduzione da 26 a 12 vescovi avverrebbe in modo graduale: rimarrebbero fino a 21 vescovi nel periodo 2015-2020 e fino a 16 nel periodo 2020-2025. Il mandato dei Lord Spirituali ordinari coinciderebbe con la durata di ciascuna legislatura e la Chiesa pertanto dovrebbe nominare i propri vescovi al servizio del parlamento durante ciascun periodo elettorale.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Attualmente la presenza dei Lord Spirituali è in contrasto con il 56% dei cittadini britannici, i quali vogliono che i vescovi non abbiano alcuna influenza politica sulla Camera dei Lord.[7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Diocesi della Chiesa d'Inghilterra
  2. ^ Peerage & Baronetage (148th ed.), Debrett’s, 2011
  3. ^ Hugh Chisholm (ed.), Encyclopædia Britannica (11th ed.), Cambridge University Press, 1911
  4. ^ Kenneth O. Morgan (ed.), The Oxford Illustrated History of Britain, OUP, 1984, p.246
  5. ^ Guy Bedouelle, La storia della Chiesa, Jaca Book, 1993, p. 211
  6. ^ Kenneth O. Morgan (ed.), The Oxford Illustrated History of Britain, OUP, 1984, p.249
  7. ^ "Religious Representatives in the House of Lords", Briefing from the British Humanist Association, 2011

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]