Lolito. Una parodia

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Lolito. Una parodia
Autore Daniele Luttazzi
1ª ed. originale 2013
Genere Romanzo
Sottogenere satirico, grottesco, biografico
Lingua originale italiano
Ambientazione Italia (anni 1930 - 2018), Parigi (1952-56), Algeria (anni 1960), Regioni artiche del Canada (1961), Stresa (1963), Svizzera (1963-64), Costa Azzurra (1964), Spagna (1964)
Protagonisti Silvio "Lolito" Berlusconi
Coprotagonisti Barbara "Beba" Borletti
Antagonisti Renato Gallo
Altri personaggi Loretta Borletti; Signora Thyssen-Krupp (il Diavolo)
Preceduto da La quarta necessità

Lolito. Una parodia è un romanzo satirico di Daniele Luttazzi, pubblicato in edicola allegato a il Fatto Quotidiano il 22 febbraio 2013.[1] Il romanzo, scrive nella prefazione un certo Carlo R*ss*ll*, "sotto forma di una confessione spregiudicata, include, senza scrupoli, un profluvio di parole e di situazioni così sconce che neppure il gagliardo filisteo più rotto alle convenzioni moderne riuscirebbe a restarne indifferente." Il libro è collegato idealmente al monologo di Luttazzi che "sconvolse l'immaginario collettivo a Raiperunanotte."[2][3]

Il libro ha venduto 25.000 copie in un solo giorno. Visto il grande successo, il Fatto Quotidiano ne ha approntato una ristampa immediata,[1] esaurita la quale l'editrice Chiarelettere ha pubblicato (maggio 2013) una nuova prima edizione del romanzo per il canale librerie.[4]

Trama[modifica | modifica sorgente]

La storia è una biografia satirico-grottesca e romanzata di Silvio Berlusconi, rappresentato dal protagonista dell'opera, che si fa chiamare appunto Lolito (in una parodia del celeberrimo Lolita di Nabokov).

Lolito, nato in una famiglia benestante e vivace, vive un'infanzia felice insieme al papà e alla mamma. Da piccolo viene istruito dal padre su come diventare un grande imprenditore e dalla madre ad amare gli scrittori russi. Mostra un talento precoce per lo spettacolo e a sei anni viene scritturato come clown in un circo[5]. Poi svolge mille mestieri, fra cui manovale, garzone, lavapiatti, fino a diventare un imbonitore imbattibile vendendo scope elettriche a Piacenza[6]. È nell'ormai subentrato periodo adolescenziale che Lolito, insieme ad amici e compagni di scuola, inizia a pensare morbosamente e disperatamente alle prostitute di viale Monza, a tal punto da esserne sessualmente frustrato[7]. Divenuto adulto e reduce, ma non stanco, delle sue storie galanti ed amorose (che coinvolgono anche ragazze minorenni, di cui egli ricorda soprattutto due gemelle e "la Beba", quest'ultima una metafora dell'Italia[8][9]), Lolito continua la sua ascesa verso il successo, vantando mille mestieri e divenendo imprenditore televisivo, politico e infine Presidente del Consiglio[10]; Presidente segnato da una doppia vita fra sua moglie e le escort, che farà sia di se stesso che del suo Paese un "caso clinico".

L'opera ha la forma di una "confessione spregiudicata,"[11] una memoria difensiva in cui Lolito, narratore inattendibile, si rivolge ai "Signori Giudici" della Corte d'appello del Tribunale di Milano. Lolito, che si presenta come perseguitato giuridico e costantemente al centro dell'attenzione, pieno d'autostima e sicuro di sé, racconta la sua vita, dipingendola come un'avventura dorata e passionale, piena di sesso, amore, profumi, luoghi, circoli letterari e cultura; come recita una nota, "su un imputato di sfruttamento della prostituzione minorile potete sempre contare, per una prosa ornata."[12] Ma "a poco a poco, nella narrazione si insinuano elementi grotteschi che creano orrore,"[8][9] rivelando ipocrisie, sentimenti angosciosi, false amicizie, situazioni oscene, affari loschi e atti terribili, di cui Lolito incolpa il Diavolo, incarnatosi nella Signora Thyssen-Krupp.

Significato[modifica | modifica sorgente]

L'opera ha tre livelli di lettura. Al primo livello, il libro è una satira di Silvio Berlusconi e del berlusconismo attraverso una parodia del celebre romanzo Lolita di Vladimir Nabokov. Al secondo, è una parodia di tutti i libri di Nabokov. Al terzo, il vero libro è il commento in appendice che spiega le tecniche dell'intertestualità moderna, "di cui il romanzo non è che un lussuoso esempio".[9][8].

Il tema del Doppio[modifica | modifica sorgente]

Una nota alla postfazione di Alfonso S*gn*r*n*, attribuita satiricamente a Ghedini, afferma l'importanza del tema del Doppio nella significazione del romanzo:

« Molto bene. Sottolineare inoltre l'evoluzione, durante il racconto, del tema del Doppio. Le gemelle, gli specchi, il teatro, il cinema, il Diavolo, la maledizione del numero pari, le escort, eccetera. Con prudenza, sotto forma di congettura, suggerire che l'individuazione di tali disegni tematici attraverso il corso di una vita dovrebbe essere il vero fine di un processo penale. »
(D. Luttazzi, Lolito. Una parodia, p.525)

Intertestualità[modifica | modifica sorgente]

Al terzo livello di lettura, il libro è un attacco contro due pregiudizi condivisi dai "lettori inattendibili"[13]: quello del realismo referenziale, cioè "credere che una parola abbia lo stesso senso in tutti i contesti in cui è usata",[9] e quello dell'autore originale:[9]

« Come spiega Borges, neppure Omero è originale. Non esiste l’Adamo letterario. Joyce diceva di essere più che contento di passare alla storia come un: “paste and scissor man”, uomo con le forbici, uomo copia e incolla. Per scrivere Ada, Nabokov attinge da Chateaubriand fino ad arrivare a quello che il senso comune considera plagio. »
(D. Luttazzi, Intervista a "il Fatto quotidiano", 21 febbraio 2013)
« In effetti i giorni in cui il plagio era considerato, e spesso giustamente, un "furto letterario" (…) sono passati. Oggi, il plagio è diventato, con la parodia, il pastiche eccetera, solo un altro modo con cui la letteratura è riuscita a trascendere i suoi limiti, a procedere oltre il suo supposto esaurimento (…). Come figura intertestuale, il plagio gioca un ruolo simile a quello della metafora nel discorso (…). Come nella metafora, il significato del plagio è nella implicita giustapposizione di due campi semantici diversi, nel dialogo fra il testo assente e il pre-testo che lo rappresenta e lo impersona, così come nella relazione ambigua che questo stabilisce con il suo nuovo contesto. »
(A.Cancogni, "The Mirage in the Mirror", 1985, cit. in D. Luttazzi, "Lolito. Una parodia", p.493)

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Silvio Berlusconi (Lolito)[modifica | modifica sorgente]

Il racconto presenta i "personaggi vividi di una storia esecranda," a partire dal protagonista, "l'imprenditore spudorato e nello stesso tempo ammaliatore di masse."[11] Lolito "è orribile, è abbietto, è un fulgido esempio di lebbra morale; ma lo contraddistingue un misto di buffoneria e di ferocia che, nel suggerire un'infelicità suprema, contribuisce a rendercelo simpatico" scrive nella prefazione satirica un certo Carlo R*ss*ll*.[14]

Barbara Borletti (Beba)[modifica | modifica sorgente]

Nella metafora del romanzo, "Beba, la Lolita minorenne di Lolito, è l'Italia."[9]

Altri personaggi[modifica | modifica sorgente]

Prefazione[modifica | modifica sorgente]

Il prefatore, Carlo R*ss*ll*. L'avvocato di Lolito, membro del foro di Padova. Nicole, Sabina, Maria Stella, Emilio, Noemi, Ruby, Spinelli, Veronica.

Prima parte[modifica | modifica sorgente]

Cap.1: "Due minorenni iniziali" (le gemelle Annabella e Ada)

Cap.2: Luigi e Rosa Berlusconi. Il fratello più piccolo, Paolo: "era in famiglia una sorta di domestico non retribuito, e tale è rimasto"[15]. Choc, l'illusionista. L'ingegner Otto Otto. La professoressa Poulenc.

Cap.3: La zia Elena. Il dottor Arfilli. La figlioletta di un professore di Urbino. Le gemelle Annabella e Ada.

Cap.5: Heinz von Lichberg, insegnante di scherma. Il Diavolo, incarnato nella Signora Thyssen-Krupp.

Cap.6: Ghedini.

Cap.7: L'Emilio, il ruffiano abbronzato[16]. Tamara, una escort. Ruby ("ero convinto fosse la nipote di Mubarak"[17]). Gianni Letta.

Cap.8: Carla Dall'Oglio, la prima moglie. Il tassista Carminati.

Cap.9: Madame Edith, "la maitresse più famosa di Pigalle"[18]. Il dottor Aloisio Walzer e suo fratello Antonio. Il professor Giovanni Borvis.

Cap.10: Uno zio di Stresa. Una ragazza in treno. Manuela, "la bella cameriera della carrozza ristorante". Mario, un vecchio falegname di Biandrate. Loretta Borletti, "un pezzo di malanno sulla cinquantina"[19]. Barbara (Beba) Borletti, "la stessa fanciulla che avevo amato, in duplice copia, a Riccione"[20].

Cap.12: La signorina Simonetti, tata di famiglia.

Cap.14: Il dottor Corazza, dentista. Don Verzé.

Cap.17: La Virginia e la Valeria, due ragazzine. La signora Gallo.

Cap.18: I coniugi Gallo, "geometra comunale lui, ricca di famiglia lei"[21]. Prete Gianni, il parroco, "una dose massiccia di cloroformio bipede"[21]. La signorina Murri. Andrea e Franca Arpinati. I Verdacchi. Giulia Romeo, "una moracciona incantevole", nipote di Franca Arpinati.

Cap.19: Gigi Borletti, defunto marito di Loretta.

Cap.20: Maria Ramperti e suo marito, il tenente Bonifazi.

Cap.22: Il dottor Marcora.

Cap.23: Davide Longhi, proprietario della Lancia Flaminia 2600 che ha investito, uccidendola, Loretta.

Cap.27: Personale dell'Hotel Mirana a Montreux: facchino asmatico, concierge, Bertani, cameriera orientale. Un misterioso tizio in blazer blu pavone. ("Non è uguale, ma proprio sputato, al dottor Corazza?"[22])

Cap.28: Monsignor Marchetto, "l'ambizioso vescovo di New York"[23]. Un individuo equivoco in clergyman.

Cap.32: Adriano G******* ("un teppista, ma affascinante, che farà strada"[24]). Vanessa Soncini, amica di campeggio di Beba.

Seconda parte[modifica | modifica sorgente]

Cap.1: M'sieur Melampo, direttore del Museo delle bambole a Basilea. La custode del Museo. La Badessa.

Cap.3: L'amico Cesare, "che era una specie di avvocato"[25]. Graziella, insegnante all'Accademia di Belle Arti di Torino.

Cap.4: Il professor Augusto Gayda, nonno materno di Graziella. La signorina Ongaro, direttrice dell'educandato femminile "Boncompagni".

Cap.5: Le signorine Lesseri e Orobici, vicine di casa a Torino. La vicina a Est, massaia zitella, "di gran lunga la più pericolosa, con quel suo fratello ispettore di pubblica sicurezza"[26] La signora Bolaffi, domestica.

Cap.8: Gaia Maroni, amica di Beba. Cappotto Largo e Giubbotto Blu, due adolescenti innamorati di Beba. Il commendator Nord, vicino di casa. Il professor Scipione Aldrovandi, preside dell'Accademia di Belle Arti di Torino.

Cap.9: Serena, Linda, Eva, Carmen, Alessandra: amiche di Beba.

Cap.14: Fedele Confalonieri ("era, già allora, un pianista con i controfiocchi: il suo stile ricordava, secondo gli invidiosi, quello di Primo Carnera"[27]) Madame Perova, cantante. L'impresario Paone. Un giovanotto matto, pianista ("un semplice vestito nero che pareva suggerire discretamente un qualche lutto segreto"[28]). Box, il cane bassotto della Orobici.

Cap.16: Un boss di Marsiglia. Un vecchio barbiere a Fleury.

Cap.18: Il misterioso "ispettore Clouseau". "Douglas D'Artagnan", attore.

Cap.20: Mogol e Patty Pravo. Un bizzarro sconosciuto.

Cap.21: La signora Butirro, proprietaria della Pensiòn Butirro a Madrid. Il dottor Casares. Maria Rosaria, infermiera, trans. Josè Lizzarrabengoa, basco, fidanzato della Butirro.

Cap.23: Il dittatore Francisco Franco. Il professor Brandimarte, giovane uranista.

Cap.24: La piccola Ketty.

Cap.26: Riccardo Wagner, marito di Beba.

Cap.32: La zia Vera. Il geometra Gallo. Personaggi del racconto di Gallo: Catia, il vigile Pezcoller, Beppe, Maurizio, il dottore, Andrea Arpinati, uno sconosciuto elegante.

Postfazione[modifica | modifica sorgente]

Alfonso S*gn*r*n*.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

La struttura dell'opera è una parodia della struttura di Lolita (prefazione, prima parte, seconda parte, postfazione) e allo stesso tempo di Fuoco pallido (prefazione, testo, commento al testo).

Tempi del racconto[modifica | modifica sorgente]

Infanzia in famiglia agiata fino ai sei anni (Milano, 1936-1942, cap.2, pp. 12-3). Millanta mestieri diversi, fra cui clown in un circo olandese (Parigi "occupata dagli amabili nazisti", 1942-3, p.14). Diventa imbonitore imbattibile vendendo scope elettriche a Piacenza (primavera 1951, p.15). Raggira vedova credulona in miseria, scopre prostitute in viale Monza (Milano, primavera 1951, pp. 15-20). A 16 anni inizia l'università alla Sorbona, a vent'anni diventa tombeur de femmes (Parigi, 1952 - autunno 1956, p.20). Prima autentica avventura romantica, con le due gemelline (Gabicce e Riccione, agosto 1951, cap.3, pp. 21-5). "(...) in un certo modo magico e fatale, Lolito cominciò con le gemelle siamesi." (cap.4, pp. 25-6).

Gli anni universitari a Parigi (1952-6, cap.5, p.27). Apologia dell'utilizzatore finale di escort minorenni (pp. 28-31). Parodia grottesca di Proust (pp. 32-4). Apologia del ventennio berlusconiano (pp. 34-9). Il drago e le fanciulle (2010, Villa Certosa, pp. 39-40). Patto con l'elegante signora Thyssen-Krupp, il Diavolo (Casoria, sera d'aprile, pp. 40-45). Il destino di quelle ragazze (cap.6, p.48) Il book fotografico del ruffiano abbronzato, l'Emilio (cap.7, pp. 48-52). Nuovo incontro con la Thyssen-Krupp (Montecitorio, pp. 52-3). Sposa Carla, sedute spiritiche, routine matrimoniale, separazione (1965-1985, cap.8, pp. 54-9). Ricoveri psichiatrici, allucinazione dell'angelo (Italia, circa 1961, cap.9, pp. 61-6). Viaggio in treno verso Stresa (1963, cap.10, pp. 67-88). Seduce cameriera del vagone ristorante con racconto rocambolesco della sua guerra partigiana contro i comunisti (Milano, pochi anni dopo la caduta del fascismo, pp. 72-83). Trova alloggio presso la signora Loretta Borletti, si innamora della figlia minorenne, Barbara (Beba), si confida con il proprio Moleskine (pp. 89-116). Atto sessuale dissimulato con Beba sul divano in salotto (cap. 13). Beba parte per il campeggio estivo (cap. 15). Lolito trova lettera d'amore di Loretta, decide di sposarla "al solo scopo di poter fare icché volevo con la sua bambina" (pp. 129-136). Matrimonio con la Borletti. Conosce i suoi amici, tra cui i coniugi Arpinati, Andrea e Franca. Routine matrimoniale (cap.18 e 19 pp. 136-144). Pianifica di uccidere la Borletti durata una nuotata nel lago, ma all'ultimo momento desiste (cap.20, pp. 145-156). Fa esperimenti su di lei con sonniferi (p.160). La Borletti scopre il Moleskine e affronta Lolito: "Sei un MOSTROOOO!" (cap.22, p.162). La Borletti muore investita da un'auto (pp. 162-171). Lolito va a prendere Beba al campeggio, le dice una bugia sulla madre, la porta con sé a Montreux. Scendono all'Hotel Mirana. (pp. 172-214). Primo atto sessuale completo con Beba. "E volete sapere la verità? Fu lei a sedurmi." (cap.29, p.214).

Lunghe peregrinazioni in tutta la Svizzera ("Sguìzzera", seconda parte, capp. 1-3, pp. 233-66). Si stabiliscono a Torino. Iscrive Beba all'educandato femminile Boncompagni (pp. 270-282). Fa sesso con amiche di Beba (pp. 288-89). Riceve avances da Gaia, amica di Beba. "la Beba stava forse facendo la mezzana?" (pp. 290-92). Problemi scolastici di Beba. La preside crede che Beba sia inibita sessualmente e invita Lolito a permetterle più libertà coi ragazzi (pp. 292-98). Beba a scuola s'appassiona al teatro e alla recitazione (pp. 303-05). Lolito le fa prendere lezioni di pianoforte da Fedele Confalonieri: "era, già allora un pianista con i controfiocchi: il suo stile ricordava, secondo gli invidiosi, quello di Primo Carnera" (p.305). Racconto della storia fra Fedele e la celebre cantante Caterina Perova (fine anni '50, cap. 14, pp. 305-19): "ha presente la Ruby, Signor Giudice? Era la figlia della Perova." (p.319). Primi sospetti su Beba, litigio furioso, riappacificazione, Beba dichgiara di voler lasciare la scuola (pp. 319-29). Di nuovo in viaggio, stavolta verso la Spagna. Soste a Nizza, Marsiglia, Fleury. Sospetta di essere seguito e che Beba lo stia tradendo (pp. 329-42). Giungono in Spagna. Sempre tallonati da una Citroen celeste. In albergo a Barcellona, incontro inquietante con tipo misterioso con maschera di Paperino (p.342-3). A Zaragoza sorprende Beba parlare con uno sconosciuto in impermeabile. Il giorno dopo riesce a seminare la Citroen celeste. Sosta a El Frasno, arrivo a Calatayud (pp. 346-8). Vanno al cinema, dove proiettano un film di spionaggio ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. (pp. 348-51). Di notte gli rubano l'auto. Beba sparisce per un'ora, poi ricompare, raccontando bugie (pp. 346-57). Noleggiano una Due Cavalli e ripartono. Sono seguiti da una Peugeot 404 (p.358-60). In una ridente località della Mancia, le insegna a giocare a tennis. Incontro con due turisti italiani: Mogol e Patty Pravo (pp. 360-65). Sosta a Guadalajara, arrivo a Madrid. Scendono alla Pensiòn Butirro. Beba sta male, viene ricoverata. Lolito ha una tresca con Maria Rosaria, un'infermiera trans. (pp. 366-73). Dopo qualche giorno, Lolito scopre che Beba ha lasciato l'ospedale (pp. 376-77). Lolito parte in cerca di Beba e dello sconosciuto con cui se n'è andata. Ripercorre a ritroso il tragitto, da Madrid a Fleury. Trova tracce del loro passaggio, ma la ricerca è infruttuosa (pp. 377-83). A Torino segue un'altra pista e incontra il professor Brandimarte. Altro buco nell'acqua. Affida l'incarico a investigatore privato. Nulla di fatto. (p.383-88).

Lascia Torino e si stabilisce a Milano. Si sposa con Carla. "Il matrimonio mi stava corrompendo." Entra in scena la piccola Ketty. (1963-72, pp. 388-90). Viaggi con Ketty (1972-74, p.392). Va con lei a Montreux, torna a Milano (p.393-96). Riceve lettera da Beba: si è sposata con un certo Riccardo Wagner, è incinta e ha bisogno di soldi (ottobre 1972, pp. 396-8). Da un indizio, Lolito capisce che Beba è a Torino. La trova, si accorge che Riccardo non è l'uomo che sta cercando, le fa confessare il nome del vecchio amante segreto. Lei glielo rivela, ma lo ricatta. Quando Lolito se ne va, sconfitto, ma avendola perdonata, una signora afferma che i coniugi Wagner "si sono uccisi una settimana fa" (pp. 398-419). Lolito torna a Stresa per trovare il geometra Gallo. Lo rintraccia grazie al dottor Corazza. Affronta Gallo. Questi nega ogni addebito, poi ammette qualcosa e cerca di distrarlo con un racconto pieno di suspense, cercando quindi di coglierlo di sorpresa, ma Lolito, dopo una colluttazione e un inseguimento, gli spara uccidendolo (pp. 419-64). Apologia dell'omicidio (p.465). Incontro con i corrotti amici di Gallo, fra cui il capo della polizia (pp. 466-469). Epilogo. Mentre torna in auto verso Milano, decide che, avendo già ignorato le leggi del codice penale, può anche ignorare quelle del codice della strada. Nel finale misterioso, a un incrocio, "nessuno, se non un me stesso più vecchio, era lì a vedermi mentre wpnphCv m'mooqxqDmFADq, tra gli squarci di luce dell'oleoso fogliame" (ottobre 1972, p.469).

Relazioni intertestuali[modifica | modifica sorgente]

Il testo del romanzo è un esempio delle tecniche dell’intertestualità moderna.[9] Una delle note specifica:

« Nabokov (...) credeva che uno scrittore russo moderno dovesse incessantemente mettere alla prova l'intera tradizione, togliendo di mezzo nozioni ammuffite e sviluppando potenzialità che per qualche motivo erano state trascurate. (...) La sfaccettata strategia intertestuale di Nabokov (...) tende ad appropriarsi delle trame, dei personaggi, delle tecniche narrative dei grandi prosatori russi (...) investendoli di nuovi significati e di nuove funzioni. (...) In Risata nel buio gioca con la trama del racconto di Tolstoy Il diavolo, denudandolo del suo intento moralistico; in Disperazione "migliora" Il sosia e Note dal sottosuolo di Dostoevskij; e in una serie di racconti "riscrive" Checov e Bunin. (...) I pastiches di Nabokov spesso mescolano autori e stili diversi per mostrare gli errori estetici da cui sono accomunati »
(Dolin (2005) Nabokov as a Russian writer, in The Cambridge Companion to Nabokov pp. 59-61, citato in D. Luttazzi, Lolito. Una parodia, p.495)

Crittografia[modifica | modifica sorgente]

Il romanzo contiene quattro messaggi criptati da decodificare. Il primo è al termine del capitolo 30 (prima parte):

« (...) acciaio mogano celeste celeste nero! »
(D. Luttazzi, Lolito. Una parodia, p.398)

Il secondo costituisce l'ultima frase del capitolo 26 (seconda parte):

« Gli alibi raccolti, zuzzurelloni o neghittosi, erano disposti al mormorio, e finalmente ricominciai a nascondermi con astuzia. »
(D. Luttazzi, Lolito. Una parodia, p.398)

Il terzo è nell'ultima frase del romanzo:

« Ma quel giorno nessuno, se non un me stesso più vecchio, era lì a vedermi mentre wpnphCv m’mooqxqDmFADq, tra gli squarci di luce dell’oleoso fogliame. »
(D. Luttazzi, Lolito. Una parodia, p.469)

Il quarto è nella nota 7 del capitolo 20 (prima parte):

« 91062513011210242101025052423011220112102025119241126 »
(D. Luttazzi, Lolito. Una parodia, p.499)

Riferimenti letterari[modifica | modifica sorgente]

L'opera abbonda di riferimenti a scrittori che Nabokov ammirava (Flaubert, Tolstoj, Checov, Joyce, Proust, Kafka, Bely, Poe, Shakespeare, Stevenson, H.G.Wells, Lewis Carroll), detestava (Mann, Eliot, Dostoevskj, Freud), o di cui non parlò mai, tra i quali Heinz von Lichberg,[8][9] il giornalista nazista che nel 1916 scrisse un racconto intitolato Lolita. Il critico Michael Maar parla di "criptoamnesia" per spiegare il debito testuale di Nabokov dal racconto di von Lichberg.[29]

Il quinto capitolo contiene una parodia grottesca de Alla ricerca del tempo perduto, rivista alla luce di una perversione masturbatoria di Proust stesso.[30][31] L'apologia del ventennio berlusconiano, sempre nel quinto capitolo, contiene una parodia verbatim dell'articolo di Giuliano Ferrara Non sarà un verdetto grottesco a cancellare Silvio dalla storia.[32][33]

La postfazione, scritta da un certo Alfonso S*gn*r*n*, contiene una parodia di Eros e Priapo di Gadda.

Riferimenti musicali[modifica | modifica sorgente]

L'opera contiene molti riferimenti alla musica, sia leggera che classica. Una nota alla citazione de "Il ragazzo della via Gluck" commenta:

« Formule vuote cui ricorrevano i sussiegosi parolieri di una volta, che pensavano di poter spiegare tutto con le canzoni. »
(D. Luttazzi, Lolito. Una parodia, p.509)

"La mia vita cominciò come l'erba, come il fiore" ("Vent'anni", Massimo Ranieri) (p.12)

"Que reste-t-il de nos amours" (Charles Trenet) (p.14)

"Circus Polka For a Young Elephant" (Igor Stravinsky) (p.14)

"Nuoto per ore, tenendo a bada gli squali con vecchie canzoni di Teddy Reno" (p.39)

"Un'altra primavera chissà quando verrà" ("Erba di casa mia", Massimo Ranieri) (p.48)

"Tra gli alberi una stella, la notte s'è schiarita, il cuore innamorato sempre più. Sempre più." ("La prima cosa bella", Nicola di Bari) (p.106)

"La luna è ferma nel cielo, la lucciola sul melo" ("Chitarra suona più piano", Nicola di Bari) (p.112)

"Bada bambina, bada bambina, già signorina sei; per ogni donna ci vuole un uomo accanto." ("Bada bambina", Little Tony) (p.119)

"(...) seguitavo, come in un sogno, a ripetere con lei le parole della canzone, nel blu dipinto di blu, e a strisciare con mano felice, ben oltre il punto consentito dalla decenza, la gamba di lei accesa di sole, più in alto del sole ed ancora più su, mentre il mondo pian piano svaniva lontano laggiù." ("Volare", Domenico Modugno) (p.121)

"Eternità, spalanca le tue braccia: io sono qua, accanto alla felicità che dorme." ("Eternità", Camaleonti) (p.148)

"Incontrammo un banco di persici che cantavano, in uno scintillio di pinne, La Cucaracha." ("La Cucaracha", canzone tradizionale messicana) (p.151)

"(...) compositore francese che aveva affermato di aver bisogno, per esprimere il silenzio in musica, di tre bande militari (...)" (Riferimento a Marcellin Desboutin, 1823-1902)

"In fila per tre col resto di due." ("44 gatti", Barbara Ferigo, Zecchino d'oro 1967)

"(...) avevo la chiave nel pugno, e la spada nel cuore." ("La spada nel cuore", Little Tony) (p.203)

"Non ti sveglierò, oh no, no, no, perché tu sorridi. Un bel sogno forse ora c'è, dietro le ciglia chiuse." ("Eternità", Camaleonti) (p.211)

"Suona chitarra che è l'ora: l'oraaaaa di darle tutto i bene che ho nel cuore, di dirle addio per sempre o perdonare, e amarla come un altro non sa fare." (Chitarra suona più piano", Nicola di Bari) (p.215)

"Chitarra suona più piano: qualcuno può sentire." ("Chitarra suona più piano", Nicola di Bari) (p.216)

"(...) un grande prato verde (...)" ("Un mondo d'amore", Gianni Morandi) (p.217)

"È una gavotta di Giovanni Lully, risalente al periodo di Luigi XIV (...)" (p.239)

"Perché continuano a costruire le case, e non lasciano l'erba, non lasciano l'erba, non lasciano l'erba? Eh no, se va avanti così, chissà come finirà." ("Il ragazzo della via Gluck", Adriano Celentano) (p.278)

"E che fa dudu-dudù-dudu-dudù- Du..." (jingle pubblicitario caramelle Dufour, anni '60) (p.283)

"Accompagnarla in pieno pomeriggio al Vigorelli di Milano, sotto un sole insopportabile, per il concerto di un gruppo di scalmanati d'Oltremanica (duemila lire)." (Riferimento al concerto dei Beatles a Milano, giugno 1965) (p.287)

"(...) attorno al pianoforte, cui era seduto un giovanotto matto (naso affusolato, palpebre sporgenti, un semplice vestito nero che pareva suggerire discretamente un qualche lutto segreto) il quale batteva sui denti dello strumento con la velocità di un dattilografo." (Riferimento a Lelio Luttazzi.) (p.307)

"Ich weiss nicht, zu wem ich gehöre" (Marlene Dietrich) (p.317)

"...no. Mi stavo sbagliando. Chi ho visto non è, non è la Beba." ("Non è Francesca", Lucio Battisti) (p.322)

"Impazzisco senza te, e ogni notte ti rivedo accanto a me." ("Se bruciasse la città", Massimo Ranieri) (p. 326)

"Eine Kleine Sehnsucht" (Marlene Dietrich) (p.349)

"con capelli biondi da accarezzare (...) e labbra rosse sulle quali morire" ("Dieci ragazze", Lucio Battisti) (p.363)

"Ormai non c'è più strada che mi porti indietro, amore, sai perché? Nel cuore del mio cuore non ho altro che te." ("Rose rosse", Massimo Ranieri) (p.364)

"Alouette, gentile alouette, alouette je te plumerai." ("Alouette", canzone popolare francese per bambini) (p.379)

"Ecco come entrò in scena la piccola Ketty." ("Piccola Katy", Pooh) (p.390)

"D'amore non si muore e non mi so spiegare perché muoio per te, Beba." ("Rose rosse", Massimo Ranieri) (p.411)

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

In una nota al capitolo 22 (seconda parte), Luttazzi rivela che la tecnica con cui vengono assassinati i monaci nel libro di Umberto Eco Il nome della rosa (pagine dei codici avvelenate, chi si umetta il dito per voltarle muore) ha un precedente nel film di Dino Risi Il giovedì (1963), dove il piccolo Robertino racconta al padre (Walter Chiari) un film giallo in cui l'assassino uccide avvelenando le pagine di un libro: chi si leccava l'indice per voltarle, moriva.

« E' divertente immaginare, alla H.G. Wells, che il piccolo Robertino nel 1963 avesse visto al cinema proprio il film che fu tratto, nel 1986, dal libro di Eco. »
(D. Luttazzi, Lolito. Una parodia, pp. 514-15)

Luttazzi ha scoperto che Vasily Zhernosekov, maestro elementare e rivoluzionario, il quale parlava al piccolo Nabokov "di umanità e libertà, e dei mali della guerra e della triste (ma interessante, pensavo io) necessità di far saltare in aria i tiranni", e che sotto Lenin fu internato in un campo di lavoro da cui riuscì a fuggire, in una foto esibisce un segno segreto massonico. Luttazzi ha creato una pagina web dedicata a questo materiale.[34][35]

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Lolito. Una parodia Il Fatto Quotidiano
  2. ^ Quarta di copertina
  3. ^ Raiperunanotte - Daniele Luttazzi
  4. ^ Lolito su chiarelettere.it
  5. ^ (p.14)
  6. ^ (p.15)
  7. ^ (p.16)
  8. ^ a b c d Luttazzi Is Back! - Il comico desaparecido pubblica "Lolito", 2 anni di scrittura su Berlusconi Dagospia
  9. ^ a b c d e f g h intervista per Malcolm Pagani de "il Fatto quotidiano", 21 febbraio 2013 [1]
  10. ^ (p.29)
  11. ^ a b risvolto di copertina
  12. ^ pp. 476-7, nota 3 al cap.1
  13. ^ Alfred Appel jr (1975) Nabokov [2]
  14. ^ prefazione, p.6
  15. ^ (p.12)
  16. ^ (pp. 48-52)
  17. ^ p.52
  18. ^ (p.60)
  19. ^ (p.90)
  20. ^ (p.94)
  21. ^ a b (p.140)
  22. ^ p.199
  23. ^ (p. 204)
  24. ^ p.219
  25. ^ (p.267)
  26. ^ (p. 279)
  27. ^ p.305
  28. ^ p.307
  29. ^ articolo di Christopher Caldwell, New York Times magazine, 23 maggio 2004 [3]
  30. ^ William C. Carter (2002) Marcel Proust: A Life pp. 610-11
  31. ^ pp. 32-4
  32. ^ Giuliano Ferrara Non sarà un verdetto grottesco a cancellare Silvio dalla storia, il Giornale, 28/10/2012
  33. ^ cap.5, pp. 37-9
  34. ^ note, p.517
  35. ^ pagina web creata da Daniele Luttazzi, 21 dicembre 2012 [4]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Opere parodiate[modifica | modifica sorgente]

Romanzi e racconti[modifica | modifica sorgente]

Giornalismo[modifica | modifica sorgente]

Saggistica citata[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia aggiuntiva[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]