Logica deontica

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Il termine deontico deriva dal participio greco neutro sostantivato "déon" (δέον, genitivo δέοντος), che rimanda al verbo δέι ("è necessario, doveroso").

La logica deontica quindi nel suo significato generico si riferisce al dovere, all'obbligatorietà delle asserzioni prescrittive e viene descritta come disciplina che si contrappone alla logica classica.

La logica deontica, [1] concepita per la prima volta da Ernst Mally nel (1926), è intesa, innanzitutto e per lo più, come logica modale deontica, ossia come ampliamento della logica proposizionale e contrapposta alla logica modale atletica, nasce all’inizio degli anni '50 ad opera di Georg Henrik von Wright, George Kalinowski, Oskar Becker, Amedeo Giovanni Conte.

Il sistema di logica deontica più semplice è il sistema deontico minimale TD di Geog Henrik von Wright, caratterizzato dall'assioma: OP > Pp, che può essere letto: "obbligatorio p implica permesso p".

Oggi la logica deontica si è concentrata sull’aspetto computazionale: i problemi più studiati sono quelli che vedono la logica deontica (concepita non più solo come logica ampliante, ma anche come logica deviante) come strumento per la rappresentazione di conoscenza pratica (ma anche rispetto alle teorie metaetiche, soprattutto quale praxeologia della legislazione umana, etica o legale che sia).

Al di là del calcolo, comunque, la logica deontica pone problemi filosofici di fondazione, riassunti in Deontic Logic. An Overview di Georg Henrik von Wright, dell’inizio degli anni '90. Oltre al generale problema della relazione tra logica e norme, l’aspetto fondazionale più dibattuto è quello del valore logico delle norme, ossia di quale sia il valore che si deve predicare delle norme al posto della verità (p.e. valori quali valido - invalido; oppure: soddisfacente - insoddisfacente, e così via).

La logica deontica ha preso in esame una serie di paradossi che si differenziano per struttura ed enunciazione da quelli presenti nella tradizione filosofica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In Claudio Pizzi alla voce corrispondente dell'Enciclopedia Italiana Treccani l'origine viene riferita a un articolo di G.H. von Wright del 1951

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Evandro Agazzi, La logica simbolica, La Nuova Scuola, Brescia, 1990.
  • Amedeo Giovanni Conte, Filosofia del linguaggio normativo, Giappichelli, Torino, 2001.
  • G. Di Bernardo (ed.), Logica deontica e semantica, Il Mulino, Bologna, 1977.
  • G. Di Bernardo, Introduzione alla logica dei sistemi normativi, Il Mulino, Bologna, 1972.
  • P. Di Lucia, Deontica in von Wright, Giuffré, Milano, 1992.
  • S. Galvan, Logiche intensionali. Sistemi proposizionali di logica modale, deontica, epistemica, Franco Angeli, Milano, 1991.
  • N. Grana, Logica deontica paraconsistente, Liguori Editore, Napoli, 1990.
  • R. Hilpinen, New Studies in Deontic Logic, Reidel, Dordrecht, 1981.
  • Ernst Mally Grundgesetze des Sollens: Elemente der Logik des Willens. Graz: Leuschner und Lubensky, Universitäts-Buchhandlung, 1926, pp. viii+85
  • T. Mazzarese, Logica deontica e linguaggio giuridico, Cedam, Padova, 1989.
  • G. H. von Wright, Deontic Logic, "Mind", 1951, pp. 1 - 15.
  • G. H. von Wright, Deontic Logic. As I See it, "Ratio juris", 1999.
  • G. H. von Wright, Norma e azione. Un'analisi logica, Il Mulino, Bologna, 1989.
  • A. Rossetti, Deontica in Jean-Louis Gardies, CEDAM, Padova, 1997.
  • S. Cremaschi, L'etica contemporanea, Carocci, Roma, 2005.
  • A. A. Martino, A. Chini, Logica, informatica, diritto. Dall'informatica giuridica alle nuove tecniche legislative, Franco Angeli, Milano, 2000.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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