Lockheed X-17

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Lockheed X-17
Lockheed X-17
Lockheed X-17
Informazioni
Funzione Missile sperimentale a combustibile solido
Produttore Stati Uniti Lockheed
Nazione di origine Stati Uniti Stati Uniti
Dimensioni
Altezza 12,3 m (40 ft 4 in)
Diametro
  • primo stadio: 0,79 m (2 ft 7 in)
  • secondo stadio: 0,43 m (2 ft 5 in)
  • terzo stadio: 0,25 m (0 ft 9,7 in)
Massa
Stadi 3
Cronologia dei lanci
Stato
Basi di lancio
Volo inaugurale maggio 1955
Primo stadio
Propulsori 1 endoreattore a solido Thiokol XM20 Sergeant
Spinta 48 000 lb, 213 kN
Tempo di accensione
Propellente
Secondo stadio
Propulsori 3 endoreattori a solido Thiokol XM19 Recruit
Spinta 33 900 lb ciascuno, 150 kN ciascuno
Tempo di accensione
Propellente
Terzo stadio
Propulsori 1 endoreattore a solido Thiokol XM19E1 Recruit
Spinta 35 950 lb, 160 kN
Tempo di accensione
Propellente
Il Lockheed X-17 sulla sua piattaforma di lancio

Il Lockheed X-17 fu un missile statunitense sperimentale a tre stadi a combustibile solido. Venne ideato per provare gli effetti dell'alto numero di Mach (velocità molte volte superiori a quelle del suono) al rientro nell'atmosfera terrestre.

Storia del progetto[modifica | modifica sorgente]

L'X-17 fu anche usato come razzo impulsore durante l'operazione Argus per la serie di tre prove ad alta quota di esplosioni nucleari condotte nel sud Atlantico nel 1958.[1]

Il 24 aprile 1957 l'X-17 raggiunse la velocità di 9 000 miglia orarie (14 000 km/h) sulla base aerea di Patrick.[2]

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

Il primo stadio dell'X-17 portava il missile ad una quota di 27 km (17 miglia) prima di spegnersi. Il razzo procedeva quindi per inerzia fino ad una quota di 160 km (100 miglia) prima di abbassare il muso per l'operazione di rientro. A questo punto il motore del secondo stadio entrava in funzione seguito successivamente dal terzo.

  • Apertura alare: 2,3 m (7 ft 7 in)
  • Velocità_max: Mach 14,5
  • Raggio_azione: 217 km (135 miles)
  • Tangenza: 400 km (250 mi)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Carey Sublette, Operation Argus tests, Nuclear Weapon Archive, 20 settembre 1997. URL consultato l'11 gennaio 2008.
  2. ^ E. Emme, ed., Aeronautics and Astronautics, 1915-1960, pag. 85.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dennis R. Jenkins, Tony Landis; Jay Miller, American X-Vehicles: An Inventory—X-1 to X-50 (NASA Special Publication), Monographs in Aerospace History, No. 31, Centennial of Flight, Washington, DC, NASA History Office, giugno 2003, OCLC 52159930. URL consultato il 21 marzo 2013.
  • (EN) Jay Miller, The X-Planes: X-1 to X-45, Midland, Hinckley, 2001, ISBN 1-85780-109-1.
  • Aerei gennaio-febbraio 2001, Dossier 1, Parma, Delta editrice, 2001.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]