Litote

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La litote è una figura retorica che consiste nel dare un giudizio usando il termine contrario preceduto dalla negazione. È diversa dall'eufemismo che è attenuazione del negativo tecnicamente ottenuta tramite la negazione del positivo.

Ad esempio è non una litote ma un eufemismo la frase: "Quell'uomo non è un genio", per indicare che è una persona stupida.

La litote è per così dire "positiva" nel risultato: affermare "questa non è una pessima idea" significa approvarla. Generalmente però viene usata per rafforzare un giudizio problematico, lasciando affiorare in superficie la natura ... non semplice della realtà che si sta definendo.

La differenza tra LITOTE e EUFEMISMO sta in una pura questione algebrica. Facciamo degli esempi:

NON EQUO è un chiaro EUFEMISMO: cioè, letteralmente, locuzione benevola in cui l'incontro di NON, negazione, con EQUO, aggettivo positivo, è un modo per attenuare una notazione negativa nel risultato ---> [(+ x -) = -].

NON INIQUO è una evidente LITOTE: qui l'incontro tra NON, negazione, e INIQUO, aggettivo negativo, peraltro contrario rispettivo di EQUO, è enunciazione indiretta di una notazione positiva nel risultato---> [(- x -) = +].

La differenza algebrica tra questi due sistemi espressivi sembra sottile ma è piuttosto fondativa visto che le due strutture di pensiero, meccanismi ben diversi nel funzionamento, portano a formulazioni espressive opposte.

Un esempio tipico di eufemismo è probabilmente la definizione che Alessandro Manzoni dà di Don Abbondio nei Promessi sposi:

  • Don Abbondio (il lettore se n'è già avveduto) non era nato con un cuor di leone (per dire gentilmente che era un pusillanime, un pauroso, un codardo).

Un buon esempio di litote si ha in Foscolo, nel sonetto A Zacinto:

... onde non tacque
(= parlò, ammesso che la parola sia positiva e il silenzio negativo)
le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque
cantò fatali ..."

A loro si aggiunge Alberto Moravia, che in ogni suo scritto (saggio o romanzo che fosse) ricorre molto spesso alla LITOTE tanto da fare di questa figura retorica un tratto distintivo del proprio stile compositivo, mostrandola come unica forma possibile di nominazione del proprio tempo, per svelarne la natura contorta, contraddittoria, paradossale, e dopotutto socialmente sleale: una lezione che vale più che mai anche ora.

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