Litote

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Le classicisme - et par là j'entends: le classicisme français - tend tout entier vers la litote. C'est l'art d'exprimer le plus en disant le moins. »
(André Gide, Billets à Angèle, 1921)

La litòte (dal greco antico litótēs, "semplicità" e "attenuazione", da litós "semplice") è una figura retorica che consiste nel dare un giudizio o fare un'affermazione adoperando la negazione di una espressione di senso contrario. Può avere intento di attenuazione o enfasi, ma anche di eufemismo o ironia.

Un esempio di litote è dire "non mi sento troppo bene", per dire "mi sento male", in questo caso con valore intensivo[1].

Esempi letterari[modifica | modifica sorgente]

Un esempio di litote è la definizione che Alessandro Manzoni dà di Don Abbondio ne I promessi sposi[2]:

« Don Abbondio (il lettore se n’è già avveduto) non era nato con un cuor di leone »
(Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi)

Un altro esempio di litote si ha in Foscolo, nel sonetto A Zacinto:

« ... onde non tacque   [cioè parlò]

le tue limpide nubi e le tue fronde
l'inclito verso di colui che l'acque
cantò fatali ... »

(Foscolo, A Zacinto)

Un altro esempio di litote è in Kafka:

« ..e con le altre persone delle relazioni che cambiano sempre, che non durano mai... »
(Franz Kafka, La metamorfosi)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Serianni, Grammatica italiana, ed. UTET-De Agostini, 2010, ISBN 978-88-6008-057-8, p. 504.
  2. ^ Alessandro Manzoni,I promessi sposi, Torino, Einaudi-Gallimard, 1995, pag. 15.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

letteratura Portale Letteratura: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di letteratura