Listeriosi

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La listeriosi è una malattia infettiva, trasmessa in genere con gli alimenti, che si manifesta sporadicamente in forma conclamata.

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

L'incidenza è molto bassa, di appena 7 persone su un milione, le tipologie più a rischio sono soprattutto i neonati e le persone che hanno superato la sesta decade di età. I soggetti che hanno immunodeficienze sono più vulnerabili. Si manifesta in genere in gravidanza o in soggetti immunodepressi e pur trasmettendosi per via alimentare non dà sintomatologie gastroenteriche ma manifestazioni generali quali la setticemia o la meningite purulenta o infezioni intrauterine o fetali. In gravidanza ha una sintomatologia subdola, simil influenzale, con gravi ripercussioni sul feto.

Modalità di infezione[modifica | modifica sorgente]

L'infezione avviene per ingestione di determinati prodotti, soprattutto crudi, ma anche per contatto diretto e nel processo di macellazione di animali infetti.

Eziologia[modifica | modifica sorgente]

È causata da Listeria monocytogenes: batterio Gram positivo, aerobio, dotato di grande mobilità capace di produrre alcune tossine.

L'azione patogena sembra da ricondursi all'azione intracellulare di questi batteri che penetrano nel vacuolo endosomico successivamente lisato ad opera della Listeriolisina O. Alcuni lipidi presenti nella parete cellulare hanno la capacità di alterare i processi metabolici della cellula parassitata mentre il gliceride A sembra richiamare nel luogo dell'infezione un elevato numero di monociti. La proteina Act- A sembra essere in grado di polimerizzare l'actina che forma un specie di coda all'estremità batterica che gli conferisce la capacità di muoversi e di infettare altre cellule.

Sintomatologia[modifica | modifica sorgente]

Fra i sintomi e i segni clinici (a seconda della tipologia), ritroviamo: febbre alta, endocardite, osteomielite, colecistite, peritonite, meningite, paralisi dei nervi cranici, perdita motoria.

Esami[modifica | modifica sorgente]

La diagnosi più che sulla sintomatologia si basa sull'isolamento del germe nel sangue o nel liquido cefalorachidiano o nel liquido amniotico.

I cibi incriminati sono vari: latte non pastorizzato, formaggi freschi, insaccati, verdure contaminate. Si manifesta anche negli animali, in particolare bovini, caprini ed ovini.

Terapia[modifica | modifica sorgente]

Si somministra ampicillina (2g per endovena) con l'aggiunta di un aminoglicoside, eritromicina 10 mg/kg al giorno per la forma da dermatite. In molti casi la malattia ha un esito infausto. Una valida profilassi è rappresentata dalla cottura del cibo.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Research Laboratories Merck, The Merck Manual quinta edizione, Milano, Springer-Verlag, 2008. ISBN 978-88-470-0707-9.
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