Lista dei partecipanti alla Dieta dell'Impero (1792)

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Il Sacro Romano Impero è stato altamente decentralizzato per la maggior parte della sua storia, composto da centinaia di piccoli Stati, molti dei quali gestiti con un certo grado di sovranità indipendente. Anche se nella prima parte del Medioevo, sotto gli Imperatori della Dinastia Salica e gli Hohenstaufen, era relativamente centralizzato, col passare del tempo l'Imperatore ha perso sempre più potere nei confronti dei Principi. La composizione della Dieta imperiale nel 1792, alla fine della storia dell'Impero, ma prima dell'inizio delle guerre rivoluzionarie francesi, fornisce alcuni chiarimenti in merito alla composizione del Sacro Romano Impero in quel momento.

Composizione della Dieta del Sacro Romano Impero nel 1792[modifica | modifica sorgente]

L'anno 1792 è stato poco prima dei grandi cambiamenti ispirati dalle incursioni rivoluzionarie francesi in Germania. L'impero era, a quel tempo, diviso in diverse migliaia di territori immediati (unmittelbar) come le Comunità rurali imperiali e villaggi imperiali, ma solo 300 di questi avevano la Landeshoheit (il tipo speciale di sovranità di cui godono gli stati dell'Impero), e aveva la rappresentanza nella Reichstag (Dieta Imperiale). La Dieta imperiale è stata divisa nei tre cosiddetti collegia: il Consiglio degli Elettori, il Consiglio dei Principi e il Consiglio delle Città. Coloro che hanno ricevuto voti erano gradualmente cambiati nel corso dei secoli, così molti Principi hanno mantenuto più di un voto. Alcuni territori che un tempo avevano mantenuto voti nella dieta, come ad esempio la contea di Waldeck o del Ducato di Jülich-Kleve-Berg, li hanno perduti a causa della estinzione di una vecchia dinastia, o per altri motivi.

Il Consiglio degli Elettori[modifica | modifica sorgente]

Il Consiglio includeva i seguenti otto membri:

Il Consiglio dei Principi[modifica | modifica sorgente]

È ordinato in base all'ordine ufficiale di voto nella Dieta:

Il Banco degli Ecclesiastici[modifica | modifica sorgente]

questi ultimi due erano gruppi di abati minori, che insieme hanno avuto un voto comune. A differenza di coloro che hanno avuto un voto singolo, non sono stati considerati titolari di piena sovranità.

Il Banco (gli scranni) Secolare[modifica | modifica sorgente]

Il Consiglio delle Città[modifica | modifica sorgente]

Il Consiglio delle Libere città imperiali[2] in realtà non era uguale agli altri - il suo voto era solo consultivo. Nel 1792, vi erano 51 Città Libere[3], ancora esistenti negli ultimi anni del Sacro Romano Impero, prima delle conquiste francesi del 1795, ripartite nei rispettivi circoli imperiali di appartenenza, divise tra due Banchi, il Banco del Reno e il Banco della Svevia.

Banco del Reno[modifica | modifica sorgente]

Circolo dell'Alto Reno[modifica | modifica sorgente]

Circolo del Basso Reno - Vestfalia[modifica | modifica sorgente]

Circolo della Bassa Sassonia[modifica | modifica sorgente]

Banco della Svevia[modifica | modifica sorgente]

Circolo di Baviera[modifica | modifica sorgente]

Circolo di Franconia[modifica | modifica sorgente]

Circolo di Svevia[modifica | modifica sorgente]


Composizione dei Collegi con voto collegiale[modifica | modifica sorgente]

I due Banchi del Consiglio dei Principi ciascuno avente singolo voto collegiale. La composizione di ciascuno era la seguente:

I Prelati di Svevia[modifica | modifica sorgente]

I Prelati del Reno[modifica | modifica sorgente]

I Conti del Wetterau costituitisi nel 1565[modifica | modifica sorgente]

I Conti di Svevia, costituitisi nel 1549[modifica | modifica sorgente]

â====I Conti di Franconia costituitisi nel 1641====

I Conti di Vestfalia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Data secondo Martin Dallmeier e Martha Schad: Das fürstliche Haus Thurn und Taxis. Friedrich Pustet, Regensburg 1996, ISBN 3-7917-1492-9, S. 60.
  2. ^ In origine c'era una distinzione giuridica e storica tra "città imperiali" e "città libere":
    • le città imperiali erano propriamente quelle non soggette ad un feudatario, ma direttamente all'imperatore del Sacro Romano Impero, poiché avevano ottenuto da questi l'immediatezza imperiale.
    • le città libere erano invece generalmente state soggette ad un principe vescovo (ma ad esempio la città di San Gallo era stata soggetta al potere dell'abate dell'omonima abbazia, o ancora Herford era stata soggetta al potere dell'omonima abbazia femminile) nei primi secoli dopo il 1000, ma erano riuscite a liberarsi dal potere temporale di questi e ad ottenere una certa autonomia, nonché poi anche alcuni privilegi (per esempio l'esenzione da determinati tributi o dall'obbligo di fornire soldati in caso di guerra).
    Tutte queste caratteristiche ponevano le libere città imperiali a un livello di parità rispetto ai principi dell'impero, e le differenziavano invece dalle città sottoposte a un dominio feudale di qualsiasi natura, che equivaleva a un livello intermedio di governo interposto tra l'imperatore e la città stessa. Sino al XVI secolo le prime erano dette appunto città imperiali (ted. Reichsstädte), le seconde città libere (ted. freie Städte); in ogni caso, soprattutto in origine, non tutte le città imperiali erano necessariamente "libere", e non tutte le città libere erano anche "imperiali". Nelle diete imperiali tutte queste città trovarono congiuntamente rappresentanza nel collegio delle città libere e imperiali, dando origine, nell'uso comune, al termine di "libera città imperiale"; col tempo dunque la distinzione originaria andò sempre più sfumando finché non ebbe più importanza.
  3. ^ Il numero massimo di città imperiali si raggiunse nella prima metà del XVI secolo; nei documenti (tedesco 'Reichsmatrikel') della dieta di Worms del 1521, ne sono attestate 85.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Val Rozn, "The Secular Voices in the Council of Princes (Fürstenrat) of the Imperial Assembly (Reichstag) in 1582" (1999–2009)
  • (DE) Gerhard Köbler, Historisches Lexikon der deutschen Länder. Die deutschen Territorien und reichsunmittelbaren Geschlechter vom Mittelalter bis zur Gegenwart. C.H. Beck, Munich, 1999 (6. Auflage), ISBN:3-406-44333-8
  • (DE) Valentino Frichtern, Ritter-Lexikon. Johann Friedrich Gleditsch, Leipzig 1742
  • (DE) Carl Wilhelm von Lancizolle: Uebersicht der deutschen Reichsstandschafts- und Territorialverhältnisse vor dem französischen Revolutionskriege, der seitdem eingetretenen Veränderungen und der gegenwärtigen Bestandteile des deutschen Bundes und der Bundesstaaten. Dümmler, Berlin 1830 (Digitalizzato)
  • (DE) Gerhard Oestreich, E. Holzer: Übersicht über die Reichsstände. In: Bruno Gebhardt (Begr.), Herbert Grundmann (Hrsg.): Handbuch der Deutschen Geschichte. Band 2. Von der Reformation bis zum deutschen Absolutismus. 9. Auflage. Ernst Klett Verlag, Stuttgart 1973, S. 769–784, ISBN 3-8002-1013-4
  • (DE) Valentin Trichter: Curiöses Reit-, Jagd-, Fecht-, Tantz- oder Ritter-Exercitien-Lexicon. Johann Friedrich Gleditsch, Leipzig 1742
  • (DE) Heinz Angermeier, Das Alte Reich in der deutschen Geschichte. Studien über Kontinuitäten und Zäsuren, München 1991
  • (DE) Karl Otmar Freiherr von Aretin, Das Alte Reich 1648–1806. 4 vols. Stuttgart, 1993–2000
  • (DE) Peter Claus Hartmann, Kulturgeschichte des Heiligen Römischen Reiches 1648 bis 1806. Wien, 2001
  • (DE) Georg Schmidt, Geschichte des Alten Reiches. München, 1999
  • (DE) Gerhard Taddey (Hrsg.): Lexikon der deutschen Geschichte. Personen, Ereignisse, Institutionen. Von der Zeitwende bis zum Ausgang des 2. Weltkrieges. 2. überarbeitete Auflage. Kröner, Stuttgart 1983, ISBN 3-520-80002-0, S.1022f.
  • (DE) Rudolf Hoke: Österreichische und deutsche Rechtsgeschichte. 2. verbesserte Auflage. Böhlau, Wien u. a. 1996, ISBN 3-205-98179-0, S. 152–154 (Böhlau-Studien-Bücher).
  • (DE) Axel Gotthard: Das Alte Reich. 1495–1806. 4. durchgesehene und bibliographisch ergänzte Auflage. Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 2009, ISBN 978-3-534-23039-6, S. 21f. (Geschichte kompakt).
  • (DE) Waldemar Domke, Die Viril-Stimmen im Reichs-Fürstenrath von 1495 - 1654, Breslau 1882.
  • (EN) James Bryce, The Holy Roman Empire. ISBN 0-333-03609-3
  • (EN) Jonathan W. Zophy (ed.), The Holy Roman Empire: A Dictionary Handbook. Greenwood Press, 1980
  • (EN) George Donaldson, Germany: A Complete History. Gotham Books, New York 1985
  • (EN) Joachim Whaley, Germany and the Holy Roman Empire, Volumes 1 and 2, OUP, 2011

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]