linus (rivista)

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linus
Stato Italia Italia
Lingua italiano
Periodicità mensile
Fondazione aprile 1965
Sede via De Amicis, 43, Milano
Editore Baldini Castoldi Dalai editore
Direttore Stefania Rumor
ISSN 1120-4419
 

linus (scritto tutto in minuscolo) è una rivista italiana di fumetti, fondata da Giovanni Gandini nell'aprile del 1965. Per il nome della testata, la scelta è caduta sul personaggio di Linus van Pelt, uno dei protagonisti dei Peanuts, celebri strisce presentate sulle pagine del periodico.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1972 la direzione passa al giornalista e scrittore Oreste del Buono, OdB per gli estimatori, e linus conquista una posizione assolutamente centrale nel panorama del fumetto e della cultura giovanile italiana. Nel 1981 la direzione passa a Fulvia Serra e in seguito ad altri.

Oltre a presentare molti fumetti statunitensi ed europei, ha anche portato avanti, sulle sue pagine, discussioni sull'atmosfera politica del momento. Hanno scritto sulle pagine di linus autori quali Michele Serra, Pier Vittorio Tondelli, Stefano Benni, Alessandro Baricco.

Tra i fumetti che ha presentato nella sua storia, si ricordano oltre i sopracitati Peanuts, anche la versione disegnata da Alberto Breccia dell'Eternauta, Bristow, B.C., Beetle Bailey, Big Sleeping, Bobo, Calvin & Hobbes, Corto Maltese, Dick Tracy, Dilbert, Doonesbury, The Boondocks, Get Fuzzy, The Dropouts, Jeff Hawke, Cul de Sac, le tavole satiriche di Jules Feiffer, Krazy Kat, Li'l Abner e Fearless Fosdick, Maakies, Monty, Il Mago Wiz, Pogo, il Popeye di Segar, Valentina di Guido Crepax, i fumetti di Andrea Pazienza e Kako di Flora Graiff.

Tra gli autori satirici, si ricordano Altan, Angese, Perini, Bertolotti e De Pirro, Vauro, Renato Calligaro.

Inoltre sulle pagine dei supplementi di linus hanno fatto il loro esordio in Italia i supereroi Marvel, con un paio di episodi dei Fantastici Quattro a metà degli anni sessanta.

Nel 1985, per i venti anni della rivista, esce l'almanacco Il meglio di linus, a cura di Fulvia Serra e Claudio Castellacci.

Con il passaggio al nuovo secolo, linus si è aperta anche alla dimensione della rete, con la pubblicazione della rubrica Digital Graffiti e l'apertura di un blog.

Attualmente il mensile è diretto da Stefania Rumor, già caporedattore della testata da molti anni.

La casa editrice ha comunicato, il 28 maggio 2013, la temporanea sospensione della rivista, dovuta a una serie di problemi, ma ha anche ribadito la volontà di proseguirne la pubblicazione[1][2]. Il 10 giugno successivo, la Dalai Editore ha annunciato il ritorno in edicola della rivista il 5 luglio successivo[3].

Il supplemento alterlinus[modifica | modifica wikitesto]

alterlinus (scritto tutto in minuscolo) è stato un supplemento della rivista linus. Sulle sue pagine per dodici anni sono comparse alcune tra le più grandi firme del fumetto mondiale.

Il suo primo numero uscì nel gennaio del 1974 composto da 132 pagine con dorso piano e costava 1.000 lire.

La definizione scelta fu: "mensile di viaggi e d'avventura"; direttore responsabile: Oreste del Buono; art director: Fulvia Serra.

Il primo numero iniziò col fumetto Ulisse di Omero-Lob-Pichard.

Nel gennaio del 1977 cambia nome in alteralter (scritto tutto in minuscolo) ed inizia a collaborare Sergio Toppi; il numero è composto da 108 pagine con dorso piano. Due anni dopo, nel gennaio del 1979, iniziano a collaborare Altan e Bretécher; il numero è sempre composto da 108 pagine ma adesso con dorso curvo, pagine graffettate di misura leggermente inferiore sia in altezza che in larghezza e costo aumentato a 1.500 lire.

Fino a dicembre del 1979 il supplemento venne quasi sempre stampato in bianco e nero (tranne qualche racconto di Richard Corben).

A gennaio 1980 la redazione attua un esperimento editoriale cambiando l'impaginazione e spezzando in due la rivista. Da una parte vi erano 32 pagine a colori, unite fra loro in una specie di dazibao e stampate sia sul fronte che sul retro; nell'altro fascicolo altre 32 pagine in bianco e nero, graffettate e con un unico, lungo racconto.

Il referendum istituito per valutare il nuovo formato è categorico (5000 no contro 205 sì) e dopo soli quattro numeri, con l'edizione di maggio-giugno 1980 anno 7 n. 5-6, si ritorna alla precedente impaginazione, portando le pagine a 84, aumentando il prezzo a 2.000 lire, venne però incrementato anche il numero delle pagine a colori fino a circa la metà delle pagine totali della rivista.

Significativo della confusione che regnava in quel frangente il fatto che il numero successivo, che avrebbe dovuto essere quello di luglio 1980, riporta la scritta giugno 1980 anno 7 n. 7 ed è seguito dal numero di agosto 1980 anno 7 n. 8.

Dal numero di agosto 1981 Fulvia Serra diviene capo redattore responsabile. A gennaio 1982 la rivista riduce leggermente le dimensioni, la copertina è in carta patinata.

Nel gennaio del 1983 la rivista torna ad avere il dorso pieno. Nel 1985 cambia formato (ingrandendosi), cambia nome diventando il grande ALTER ogni numero è a soggetto e la sua periodicità diviene trimestrale. Escono numerati solo il primo e il secondo; quest'ultimo ha avuto anche una ristampa con copertina diversa per il circuito libreria. Il numero 3 non è mai uscito e difatti la terza uscita appare senza numero in copertina; con questa terza uscita di ottobre-dicembre 1986, cessa le pubblicazioni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comunicato della casa editrice
  2. ^ "Linus" chiude, la crisi morde i fumetti. L'editore: "Ci fermiamo temporaneamente" - Repubblica.it
  3. ^ http://www.bcdeditore.it/linus-ritorna-in-edicola/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paola Maria Farina, La rivista «Linus». Un caso editoriale lungo quasi mezzo secolo, Cargeghe, Documenta, 2013.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]