Lingua olandese

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Olandese
(Nederlands)
Parlato in Paesi Bassi, Belgio (Fiandre), Suriname, Curaçao, Aruba, Sint Maarten, Francia (minoranza nazionale nelle Fiandre francesi), Germania (tra il confine con i Paesi Bassi e la regione della Ruhr), Indonesia, Stati Uniti, Australia e Canada
Persone circa 23 milioni (inoltre 16 milioni in Sudafrica ed in Namibia parlano l'afrikaans, strettamente imparentato)
Classifica 37
Tipo SVO + SOV + VSO
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Germaniche
  Occidentali
   Olandese
Statuto ufficiale
Nazioni Unione europea Unione europea

Paesi Bassi Paesi Bassi
Belgio Belgio (Fiandre, Bruxelles-Capitale)
Suriname Suriname
Curaçao Curaçao
Aruba Aruba
Sint Maarten Sint Maarten
Regolato da Nederlandse Taalunie (Unione della Lingua Olandese)
Codici di classificazione
ISO 639-1 nl
ISO 639-2 (B)dut, (T)nld
ISO 639-3 nld  (EN)
SIL nld  (EN)
Estratto in lingua
Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, art. 1
Alle mensen worden vrij en gelijk in waardigheid en rechten geboren. Zij zijn begiftigd met verstand en geweten, en behoren zich jegens elkander in een geest van broederschap te gedragen.
Map Dutch World scris.png
Distribuzione geografica dell'olandese
Area di diffusione della lingua olandese in Europa
Mappa dei dialetti parlati in Benelux

L'olandese (nome nativo: "Hollands"), o anche nederlandese/neerlandese (nome nativo: "Nederlands"; IPA: /ˈne:dərlɑnts/Pronuncia[?·info]) è una lingua sovraregionale (ufficialmente Algemeen Beschaafd Nederlands - nederlandese colto comune) che, insieme all'inglese, al tedesco, all'afrikaans e al frisone, appartiene al gruppo delle lingue germaniche occidentali[1].

È diffusa come lingua materna e ufficiale nei Paesi Bassi e nel Belgio (insieme al francese e al tedesco), dove è ufficiale nelle Fiandre e nella Regione di Bruxelles-Capitale (quest'ultima ufficialmente bilingue, sebbene per l'88% francofona[2]); è improprio, anche se di uso corrente, parlare di "lingua fiamminga". Fuori dall'Europa l'olandese costituisce la lingua ufficiale dello stato sudamericano del Suriname (ex colonia dei Paesi Bassi), dove negli ultimi decenni si è evoluta da lingua seconda a lingua principale degli abitanti. È inoltre ufficiale, e parlata in questo caso come lingua seconda, nei territori caraibici del Regno dei Paesi Bassi: Aruba e Curaçao dove la lingua materna è il papiamento e Sint Maarten dove la lingua materna è l'inglese.

La Nederlandse Taalunie (Unione della lingua nederlandese) è un'organizzazione internazionale fondata nel 1980 allo scopo di raccogliere i territori aventi in comune la lingua olandese: ne fanno parte i Paesi Bassi (comprese le dipendenze caraibiche), la Comunità fiamminga del Belgio e, dal 2004, il Suriname.

Piccole minoranze linguistiche di lingua olandese sono riscontrabili anche nelle Fiandre francesi (Nord-Passo di Calais)[3][4].

In Indonesia la lingua ha un certo rilievo dal punto di vista storico (l'Indonesia fu possedimento dei Paesi Bassi per circa tre secoli, dal XVII secolo, fino al 1949) ed è importante soprattutto per ragioni archivistiche e giuridiche.

È da ricordare che la lingua afrikaans, parlata in Sudafrica e in Namibia (sia come lingua materna da parte della popolazione di origine boera e dalla maggioranza di quella di origine mista, sia, come lingua seconda, da larga parte della popolazione sudafricana), è una derivazione diretta dell'olandese del Seicento, da cui si è evoluto parallelamente in modo autonomo. Le sue particolarità grammaticali (mancanza quasi totale di coniugazioni del verbo e dell'imperfetto, negazione doppia, un solo genere grammaticale) e lessicali (l'introduzione di un discreto numero di parole derivanti da dialetti africani) ne hanno fatta una lingua a sé stante, ma l'apprendimento fluente dell'olandese è molto semplice per un locutore di afrikaans e le due lingue presentano un buon grado di mutua intelligibilità.

Olandese, nederlandese o neerlandese?[modifica | modifica sorgente]

Questa lingua è comunemente nota in lingua italiana, già a partire dal Seicento, come olandese. Questa definizione, così come nella sua traduzione in molte lingue indoeuropee, è dovuta dal predominio commerciale e culturale sul resto dei Paesi Bassi della regione costituita dalle due attuali province che formano l'Olanda. In precedenza gli italiani si riferivano spesso a questa lingua denominandola fiammingo, a causa del più antico prevalere della cosiddetta Fiandra Belga, situata nella metà settentrionale del Belgio e opposta alla Vallonia di lingua francese, che costituisce invece la metà meridionale. La capitale Bruxelles, geograficamente situata nelle Fiandre, è invece un'isola ufficialmente bilingue francese/olandese, sebbene a larga maggioranza francofona (85-90%).

Per quanto olandese sia il termine italiano più comunemente usato per indicarla, questo può dar luogo ad ambiguità interpretative. Secondo una parte di fonti, con olandese (nome nativo:Hollands) si identifica il solo il dialetto olandese, parlato ovvero nella regione geografica dell'Olanda[1][5]; invece secondo altre fonti è semplicemente un sinonimo di nederlandese riflettendo il fatto che il linguaggio standard (Algemeen Beschaafd Nederlands) è ampiamente basato sul dialetto olandese[6][7].

La traduzione italiana più foneticamente aderente all'originale Nederlands sarebbe lingua nederlandese o neerlandese (quest'ultimo un adattamento ottocentesco del francese néerlandais), anche se questi termini vengono usati molto raramente e per lo più in ambito accademico, essendo, storicamente di uso comune in italiano identificare con il termine Olanda, attraverso una sineddoche, tutti i Paesi Bassi, in modo del tutto similare a quanto avviene con il termine Inghilterra, spesso utilizzato per indicare tutto il Regno Unito. Parimenti la lingua ufficiale di questo paese come "lingua olandese" e l'aggettivo olandese viene applicato nell'identificare prodotti o altre cose originarie o tipiche dei Paesi Bassi, come la loro nazionale di calcio per esempio.[8]

È da notare come a partire dagli anni novanta del Novecento alcune Università italiane hanno modificato il nome dell'insegnamento impartito in "Lingua e Letteratura Nederlandese", altre in "Lingua e Letteratura Neerlandese", mentre altre ancora mantengono la denominazione di "Lingua e Letteratura Olandese e Fiamminga".

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il primo documento in questa lingua è comunemente ritenuto un testo del XII secolo le cui prime parole sono Hebban olla vogala, ma vi sarebbero altre attestazioni ben anteriori[9].

L'olandese deriva dal francone, la lingua degli antichi franchi, che invasero la Gallia dandole il loro nome, ma non la lingua, poiché il francese, l'erede della parlata galloromanza, ebbe scarsissime influenze dalla lingua del popolo germanico dei franchi. L'olandese, facendo parte delle lingue germaniche occidentali, presenta notevoli somiglianze sia con i dialetti del Nord della Germania che con la lingua inglese, ma, avendo l'inglese subito durante il Medioevo forti influenze normanne e norrene, modificando così profondamente la propria struttura grammaticale e il proprio lessico, l'olandese risulta oggi non immediatamente intelligibile da parte di un anglofono.

Dialetti[modifica | modifica sorgente]

Nella lingua olandese, esistono anche diversi dialetti. Questi sono[10]:

Altre varianti locali dell'olandese sono il Bildts, parlato attualmente da circa 6000 persone nella municipalità di Het Bildt e l'Urkish molto distintivo e con influenze ebraiche ed inglesi, parlato nella ex isola di Urk dalla comunità locale, isolata dalla terraferma prima del prosciugamento dei polder del Flevoland. La lingua frisone (Frysk) ed il basso sassone dei Paesi Bassi (Nederlaands Leegsaksisch), parlate nel nord-est dei Paesi Bassi, non vengono comunemente considerate dialetti dell'olandese ma lingue a parte. Il frisone cittadino (Stadsfries) è da alcuni autori considerato un dialetto olandese mentre da altri sia un dialetto olandese che un dialetto frisone essendo derivato dalla lingua parlata a patire dal XV secolo dalla borghesia colta delle città frisoni, obbligata a conoscere sia l'olandese che il frisone. Altre varianti sono l'olandese del Suriname parlato nella ex colonia con influenze lessicali locali, l'olandese del New Jersey ormai scomparso e parlato fino agli inizi del XX secolo e l'olandese di Pella ancora in uso a Pella in Iowa e parlati dagli immigrati olandesi negli Stati Uniti, e l'afrikaans lingua diffusa in Sud Africa e Namibia che si sviluppò fra i coloni boeri alla fine del XVII secolo.

L'alfabeto e gli accenti[modifica | modifica sorgente]

L'olandese è scritto in alfabeto latino ed utilizza un carattere aggiuntivo oltre a quelli dell'alfabeto standard, il digramma IJ. Ha una percentuale relativamente elevata delle lettere doppie, sia vocali che consonanti, a causa della formazione di parole composte e per distinguere i molti suoni vocalici della lingua. Un esempio di cinque lettere doppie consecutive è la parola voorraaddoos (contenitore di provviste).

La dieresi (in olandese: trema) è utilizzato per rimarcare le vocali che devono essere pronunciate separatamente. Nella recente riforma linguistica, nelle parole composte (escluso il caso di prefissi o suffissi), la dieresi è stata sostituita da un trattino, ad esempio zeeëend (anatra marina) è oggi scritto zee-eend.

L'accento acuto si trova principalmente nei prestiti linguistici come nella parola café, ma può essere utilizzato anche per differenziare due forme della stessa parola. Il suo uso più comune è per differenziare l'articolo indeterminativo een (uno) dal numero één (uno).

L'accento grave è utilizzato per specificare la pronuncia ad esempio nelle parole (cosa in forma interrogativa) o bèta e in prestiti linguistici quali caissière (cassiera) o après-ski (doposci). Nella recente riforma linguistica, l'accento grave è stato sostituito da quello acuto come segno di vocale breve, ad esempio wèl è stato cambiato in wél.

Altri diacritici quali ad esempio il circonflesso può riscontrarsi in prestiti linguistici soprattutto dal francese. Così come si possono riscontrare i caratteri Ç, ç, Ñ o ñ in rari casi di prestiti linguistici dallo spagnolo o dal portoghese.

La lingua ufficiale è determinata dalla Wet schrijfwijze Nederlandsche taal (Legge sulla scrittura della lingua olandese; approvata in Belgio nel 1946 e nei Paesi Bassi nel 1947 e basata su una revisione linguistica del 1944; entrambe emendate dopo una revisione del 1995 ed un'altra del 2005). La Woordenlijst Nederlandse taal (lista delle parole in lingua olandese), comunemente conosciuta come het groene boekje (il libretto verde) a causa del colore della sua copertina, è normalmente accettata come spiegazione informale della legge.

Grammatica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grammatica olandese.

Regole essenziali dell'ortografia

L'ortografia olandese (in cui, a differenza del tedesco, non si utilizzano le maiuscole per indicare sistematicamente i sostantivi, tranne in casi particolari, come in italiano) si basa fondamentalmente sulla suddivisione dei vocaboli in sillabe.

In olandese abbiamo dunque due tipi di sillabe:

  • sillabe chiuse: sillabe che terminano con una consonante
  • sillabe aperte: sillabe che terminano con un dittongo o una vocale.

È perciò importante rispettare le seguenti regole:

Le vocali a, e, o, u quando hanno un suono lungo sono rappresentate da due lettere in una sillaba chiusa ed una lettera in una sillaba aperta.

Quando le stesse vocali a, e, o, u hanno un suono breve, si ritrovano in una sillaba chiusa.

Pronuncia[modifica | modifica sorgente]

Consonanti[modifica | modifica sorgente]

Carta IPA delle consonanti olandesi
Bilabiali Labiodentali Alveolari Postalveolari Palatali Velari Uvulari Glottidali
Occlusive p b t d k g1 ʔ 2
Nasali m n ŋ
Fricative f v 3 s z 3 ʃ ʒ 4 x ɣ 3 ʁ 5 ɦ
Approssimanti ʋ 6 j
Laterali l

Dove i simboli appaiono in coppia, quello di sinistra rappresenta la consonante sorda e quello di destra la consonante sonora.

Note:

  1. [g] non è un suono originario olandese e appare solo nei prestiti stranieri come goal o come variante articolatoria del fonema /k/ a contatto con consonanti sonore o dell'approssimante /j/.
  2. [ʔ] in olandese non è un fonema separato, ma è inserito prima della vocale iniziale all'interno delle parole dopo /a/ e /ə/ e spesso anche all'inizio di una parola.
  3. In alcuni dialetti, in particolare quello di Amsterdam, le fricative sonore sono pronunciate come sorde: /v/ viene pronunciata [f], /z/ viene pronunciata [s] e /ɣ/ viene pronunciata [x].
  4. [ʃ] e [ʒ] non sono fonemi originari olandesi e si riscontrano in prestiti stranieri, come show (spettacolo) e bagage (bagaglio). Sono di solito realizzati rispettivamente [sj] e [zj]. Comunque, la sequenza dei fonemi /s/ + /j/ viene pronunciata /ʃ/, per il fenomeno della coarticolazione, in parole come huisje (casetta) o meisje (bambina, ragazza), e, allo stesso modo, la sequenza -tje o -dje (come in hondje) si pronuncia /tʃə/ o /tçə/ e -nje (come in oranje) si pronuncia /ɲə/. Nei dialetti dove la /j/ si fonde con la /s/ o la /z/ (/zj/) spesso è realizzato [sj].
  5. La realizzazione del fonema /r/ varia da dialetto a dialetto. Nell'olandese standard, /r/ è realizzato [r]. In alcuni dialetti viene realizzato con la fricativa uvulare sonora [ʁ], con una vibrante uvulare [ʀ] o anche con un'approssimante alveolare /ɹ/.
  6. La realizzazione del fonema /ʋ/ varia considerevolmente nei vari dialetti dei Paesi Bassi o del Belgio. Al sud, Belgio incluso, a volte è pronunciato [w]. Al nord, principalmente nei Paesi Bassi, viene pronunciato quasi come [v].
  7. La laterale /l/ si velarizza in /ɫ/ quando si trova dopo una vocale: elk (ogni) /ɛɫk/.

Peculiarità e tratti tipici:

  • tutte le consonanti in posizione finale di parola perdono la sonorità. Ad esempio stad (città) si pronuncerà /'stat/.
  • al contrario di quanto accade in italiano, le consonanti doppie non hanno un suono lungo.
  • le parole di origine straniera vanno pronunciate come nella lingua da cui derivano. Pertanto restaurant (ristorante) derivante dal francese va letto /Rɛ'stɔRã/.
  • la lettera c viene pronunciata /k/ se precede una consonante (h esclusa) oppure le vocali a, o ed u, mentre si pronuncia /s/ davanti ad e, i ed y. Ad esempio, conflict (conflitto) si legge /'konflikt/ invece cent (centesimo) si legge /'sent/.
  • la doppia c è pronunciata /ks/ davanti a vocali palatali: accijns (dazio) si legge /'aksɛins/.
  • il digramma ch viene reso con la fricativa velare sorda /x/. Ad esempio lach (riso, risata) si pronuncia /'lax/. Nel nord dei Paesi Bassi il punto di articolazione può essere uvulare: /laχ/
  • la lettera g va pronunciata con la fricativa velare sonora /ɣ/. Ad esempio goud (oro) si pronuncia /'ɣaut/. Molti parlanti, specialmente al nord dei Paesi Bassi, la pronunciano sorda: /xaut/ o /χaut/.
  • la lettera j va pronunciata come la i semivocalica italiana in "piede". Ad esempio jager (cacciatore) si legge /'ja:ɣər/. Nelle parole di origine straniera la pronuncia varia fra /j/, /ʒ/ e /dʒ/.
  • la lettera h è sempre aspirata: huis (casa) si pronuncia /'ɦœʏs/.
  • la lettera s viene pronunciata come in "sole", mentre la z come la s in "base". Un'eccezione sono i numeri zestig e zeventig, nei quali la z si pronuncia /s/ nell'olandese standard (ma nei composti come vierenzestig (64) la z si pronuncia normalmente /z/).
  • la w si legge /v/, ma se succede ad una u si legge come la u in "buono" (/w/). Per esempio wiskunde (matematica) si legge /vi'skœndə/ mentre Nassouwe (Nassau) si legge /nɑ'sauwə/.
  • la v si pronuncia approssimativamente come una /f/. Ad esempio vampier (vampiro) si pronuncia più o meno come /'fampi:r/. In realtà, nell'articolare la pronuncia di questa consonante, si verifica un contatto solo parziale tra l'arcata dentale superiore e il labbro inferiore, e non totale, come nella corrispondente pronuncia labiodentale italiana.
  • il trigramma sch va letto /sx/ o /s/ se si trova a fine parola. Ad esempio school (scuola) si legge /'sxo:l/, mentre fantastisch (fantastico) si legge /fɑ'nta:stɪs/.
  • il digramma ng trascrive la nasale gutturale /ŋ/. Ad esempio koning (re) si legge /'ko:nɪŋ/. Si legge invece come /n/+/ɣ/ nel caso di composti come aangeven /'a:nˌɣe:vən/ o in cognomi di origine frisone come Kruizinga o Huizinga.
  • la nasale del suffisso -en spesso non è pronunciata: geven (dare) /'ɣe:və/.

L'articolo[modifica | modifica sorgente]

L'articolo determinativo

  • L'articolo determinativo è de //, con pronuncia irregolare, per il singolare maschile e femminile e per tutti i plurali. I nomi che rientrano in questa classe sono detti comuni o di genere comune (de-woorden).
  • L'articolo determinativo per il singolare neutro è het /(h)ət/, con pronuncia irregolare. I nomi che rientrano in questa classe sono detti neutri o di genere neutro (het-woorden).
  • Esistono anche nomi che rientrano in entrambe le classi ed altri che, a secondo dell'uso di de e het, assumono significati diversi.

L'articolo è una parte del discorso invariabile, infatti i casi si formano analiticamente, abbinando cioè l'articolo ad una preposizione (come in italiano). Si dirà perciò het boek van de jongen (il libro del ragazzo) e ik geef het boek aan de jongen (do il libro al ragazzo). Ma in alcune frasi idiomatiche o nei nomi di alcune città, si sono conservate le antiche declinazioni sintetiche (come in tedesco o in latino), quali i genitivi des e der e il dativo singolare den. Ad esempio, in naam der koningin (in nome della regina), op den duur (alla lunga) e Den Haag (L'Aia).

L'articolo indeterminativo

L'articolo indeterminativo per tutti i nomi singolari è een (/e:n/). Nel plurale non esistono articoli indeterminativi. Non si mette mai un articolo davanti alle parole indeterminative. Ad esempio, boeken (dei libri).

Il comparativo[modifica | modifica sorgente]

Come in tedesco (mentre in inglese solo per gli aggettivi monosillabi), si aggiunge il suffisso sintetico -er agli aggettivi.

Esempio: rijk ['rɛɪk] (ricco) - rijker ['rɛɪkər] (più ricco -rispetto a qlcs/qlcn-)

Tuttavia ci sono vocaboli irregolari che al comparativo hanno una forma differente, come:

goed [ɣu:t] - buono (che al comparativo diventa beter, conservando quindi il suffisso comparativo -er, ma cambiando il tema radicale).

Il superlativo[modifica | modifica sorgente]

Il superlativo si forma aggiungendo il suffisso sintetico -st all'aggettivo di grado positivo.

Esempio:

rijk → rijkst.

Naturalmente, esistono delle eccezioni. Ad esempio, goed [ɣu:t] diventa best, conservando il suffisso superlativo -st, ma cambiando la radice.

L'avverbio[modifica | modifica sorgente]

In olandese, gli avverbi sono invariabili e per alcuni avverbi di qualità si usano i corrispondenti aggettivi.

Es: goed = buono

Zij spreken goed = Essi parlano bene.

Il verbo[modifica | modifica sorgente]

I verbi olandesi si dividono in tre categorie: forti, deboli e irregolari. Ecco elencate le loro caratteristiche.

I verbi forti formano il preterito (o imperfetto) e il participio passato modificando la radice, per un processo detto apofonia (modifica del suono vocalico radicale, a seconda dei tempi verbali). Si dividono in sette classi, che possono avere a loro volta due tipi ciascuna, a seconda della vocale radicale dell'infinito (la settima classe, riunendo verbi di diversa provenienza, presenta però alcune tradizionali peculiarità):

  • № CLASSE (APOFONIE): INFINITO - IMPERFETTO SING. - IMPERFETTO PLUR. - PARTICIPIO PASSATO
  • 1ª classe (ij - ee - e - e): kijken - keek / keken - gekeken (guardare)
  • 2ª classe/A (ui - oo - o - o): sluiten - sloot / sloten - gesloten (chiudere)
  • 2ª classe/B (ie - oo - o - o): kiezen - koos / kozen - gekozen (scegliere)
  • 3ª classe/A (i - o - o - o): vinden - vond / vonden - gevonden (trovare)
  • 3ª classe/B (e - o - o - o): zenden - zond / zonden - gezonden (mandare/spedire)
  • 4ª classe (e - a - a - o): nemen - nam / namen - genomen (prendere)
  • 5ª classe/A (e - a - a - e): geven - gaf / gaven - gegeven (dare)
  • 5ª classe/B (i - a - a - e): zitten - zat / zaten - gezeten (sedere/sedersi)
  • 6ª classe/A (a - oe - oe - a): dragen - droeg / droegen - gedragen (portare/indossare)
  • 6ª classe/B (e - oe - oe - o): zweren - zwoer / zwoeren - gezworen (giurare)
  • 7ª classe/A (# - ie - ie - #): vallen - viel / vielen - gevallen (cadere)
  • 7ª classe/B (# - i - i - #): hangen - hing / hingen - gehangen (pendere)

I verbi deboli formano l'imperfetto aggiungendo:

  • -de alla radice del verbo che termina per consonante sonora;
  • -te alla radice del verbo che termina per consonante sorda.

I verbi deboli formano il participio aggiungendo:

  • il prefisso ge- in tutti i casi (a meno che la radice del verbo non presenti un prefisso inseparabile come be, ge, ver, ont, o anche door, over, voor non accentati);
  • il suffisso -d alla radice del verbo che termina per consonante sonora;
  • il suffisso -t alla radice del verbo che termina per consonante sorda.

I verbi irregolari non fanno uso di queste regole e si declinano in modo diverso.

Ad esempio:

  • zijn - was / waren - geweest (essere)
  • gaan - ging / gingen - gegaan (andare)
  • eten - at / aten - gegeten (mangiare)
  • komen - kwam / kwamen - gekomen (venire)

Verbo essere, tempo presente

  • zijn [zɛɪn] (essere)
  • ik ben [ɪk'bɛn]
  • jij bent [jɛɪ'bɛnt] (la -t desinenziale cade sempre quando s'inverte il verbo, ad esempio nella frase interrogativa: ben jij?)
  • hij, zij, het is [hɛɪ, zɛɪ, (h) ət'ɪs]
  • wij zijn [vɛi'zɛɪn]
  • jullie zijn [ˌjœʟi:'zɛɪn]
  • zij zijn [zɛɪ'zɛɪn]

La forma di cortesia, U (sempre maiuscolo), può prendere sia la seconda che la terza persona singolare: U bent/is

  • hebben ['hɛbən] (avere)
  • ik heb [ɪk'hɛp]
  • jij hebt [jɛɪ'hɛpt]
  • hij, zij, het heeft [hɛɪ/ zɛɪ/ (h) ət'he:ft]
  • wij hebben [vɛɪ'hɛbən]
  • jullie hebben [ˌjœʟi:'hɛbən]
  • zij hebben [zɛɪ'hɛbən]

La forma di cortesia può prendere sia la seconda che la terza persona singolare: U hebt/heeft

  • zullen ['zœʟən] (questo verbo, aggiungendo un infinito alle forme declinate, forma un futuro verbale - es. ik zal hebben, io avrò)
  • ik zal [ɪk'zɑʟ]
  • jij zult (zal) / U zult (zal) [jɛɪ/ y'zœʟt (zɑʟ)]
  • hii, zij, het zal [hɛɪ/ zɛɪ/ (h) ət'zɑʟ]
  • wij zullen [vɛɪ'zœʟən]
  • jullie zullen [ˌjœʟi:'zœʟən]
  • zij zullen [zɛɪ'zœʟən]

Per la forma di cortesia, è più utilizzata la seconda persona singolare: U zult (zal)

  • Attenzione! Per tutti i verbi (sia irregolari che regolari) la -t finale della 2ª persona singolare cade quando s'inverte il verbo col soggetto e ciò accade nei periodi interrogativi e nelle espressioni enfatiche o esclamative.

Esempi:

Heb je een pen? → Hai una penna?

Morgen kom je niet. → Domani tu non vieni.

  • Attenzione! In olandese, la persona U è la forma di cortesia, come il Lei in italiano. U deve essere utilizzato con la 2ª/3ª pers. singolare, identiche in tutti i verbi, tranne in "hebben" e "zijn", che utilizzano rispettivamente "heeft"/"hebt" (il primo più frequente) e "bent"/"is" (il primo molto più frequente).

Esempio:

Heeft/Hebt u een pen? → Ha (lei) una penna?

  • Il passato prossimo si costruisce:

a. col presente indicativo di "hebben"

oppure

b. col presente indicativo di "zijn"

più, in entrambi i casi, il participio passato del verbo in fondo alla frase. La scelta fra i due ausiliari si basa sul grado di agentività del soggetto, in modo analogo all'italiano. Esempio:

a. Ik heb dat verhaal verteld. (= Ho raccontato quella storia)

b. Hij is in Rotterdam geweest. (= È stato a Rotterdam)

Analisi del periodo[modifica | modifica sorgente]

Affinché si comprenda meglio il modo in cui l'olandese forma le frasi, bisogna avere qualche rudimento di analisi del periodo, perché in questa lingua le proposizioni dipendenti si costruiscono in modo diverso dalle principali.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Nederlandese in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 15 dicembre 2013.
  2. ^ Articolo de La Stampa
  3. ^ Harald Haarmann, Soziologie und Politik der Sprachen Europas, dtv, München, 1975, ISBN 3-423-04161-7; p. 281
  4. ^ Claus Jürgen Hutterer, Die germanischen Sprachen, Wiesbaden, 1987, ISBN 3-922383-52-1; p. 258
  5. ^ Grazia Gabrielli (a cura di), Dizionario A-Z in Dizionario della lingua italiana, Milano, Carlo Signorelli Editore [1989], 1993, p. 1322, ISBN 88-434-0077-0.
  6. ^ Eduard Dolusic in Hugh Chisholm (a cura di), Dutch language in Encyclopædia Britannica, XI edizione, Cambridge University Press, 1911.
  7. ^ Nuovo vocabolario italiano illustrato, 1ª ed., Firenze, RCS Sansoni Editore S.p.A., 1978, p. 657, ISBN non esistente.
  8. ^ L'aggettivo olandese viene spesso utilizzato per indicare la nazionale di calcio dei Paesi Bassi. Questa "imprecisione" è anche comune nei Paesi Bassi, tanto che una canzone Hup Holland Hup, scritta nel 1950 e ritornata popolare per il campionato europeo di calcio 1988, viene considerata un inno non ufficiale della nazionale stessa.
  9. ^ (EN) History of Dutch Language (Storia della lingua olandese) in www.dutchlanguage.info. URL consultato il 28 dicembre 2013.
  10. ^ Dialetti dell'olandese, www.olandese.org. URL consultato il 26 dicembre 2013.

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