Lingua ge'ez

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Ge'ez (Gheez, ግዕዝ Gəʿəz)
Parlato in Africa orientale
Periodo V secolo a.C. - XIV secolo d.C.
Classifica estinta
Tipo VSO
Filogenesi Lingue afro-asiatiche
 Lingue semitiche meridionali
  Lingue semitiche dell'Etiopia
   Lingue semitiche dell'Etiopia settentrionale

La lingua ge'ez (o gheez, geez, propriamente gə'əz) è una lingua semitica, oggi estinta, parlata nell'Impero d'Etiopia fino al XIV secolo.

Con una certa approssimazione si potrebbe dire che essa è per l'amarico, idioma ufficiale dell'odierna Etiopia, ciò che il latino rappresenta per l'italiano (in realtà i linguisti rilevano che non si può trattare di filiazione diretta dal ge'ez all'amarico come dal latino all'italiano). Attualmente è ancora usata come lingua liturgica della Chiesa ortodossa etiopica ed eritrea[1], e della comunità Beta Israel ("falascià", cioè etiopi di religione ebraica), nonché dalla Chiesa cattolica etiope[2][3]. Anticamente veniva parlata nella regione dei Tigrè.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Il Ge'ez è classificato come linguaggio semitico meridionale ed è dunque affine al linguaggio del Regno di Saba. Evolve da un precedente linguaggio proto-semita etiope anticamente usato nelle iscrizioni reali durante il Regno di Dʿmt (che utilizzavano però i caratteri dell'antico alfabeto musnad). Le prime iscrizioni in alfabeto ge'ez sono datate all'incirca V secolo a.C. La produzione letteraria in Ge'ez, invece, inizia più propriamente con la cristianizzazione dell'area, nel IV secolo, durante il regno di Ezana di Axum.

Suddivisioni conosciute[modifica | modifica wikitesto]

  • Axumese (o Lesan-Ghaaz, Lesana-Gheez) era la lingua del regno etiopico
  • Lesan-Mutzaph era la lingua scritta (da sinistra verso destra)

Si ricorda anche il dialetto di Kamara presso Goa.

Opere note in lingua ge'ez[modifica | modifica wikitesto]

  • Arganona Weddase

o Arpa di lode, nota anche con il nome di Arganona Denghel Maryam o Arpa della Vergine Maria. Si tratta di un poema scritto intorno al 1440 da Giorgio l'Armeno (dove Armeno potrebbe avere il significato di pagano, gentile, dall'etiopico arreme). Il poema sarebbe stato scritto su richiesta del re Zar'a Yakob (1443-1468). Si tratta di un libro liturgico diviso in sette parti, una per ogni giorno della settimana.

Talvolta citato come Chebra Neghèst o Chebra nagast, dove si parla della storia della regina di Saba, del Re Salomone e dell’Arca dell’Alleanza.

Testo apocrifo dell'Antico Testamento.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Io eritreo cappellano a Milano e Chiesa Ortodossa Etiopica Tewahedo a New Westminster
  2. ^ Comparative grammar of the semitic languages pag.23
  3. ^ The Catholic Encyclopedia, Volume V: Ethiopia

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Evans De Lacy O'Leary, Comparative grammar of the semitic languages, Routledge, 2000
  • E. A. Wallis Budge, A History of Ethiopia: Nubia and Abyssinia, Anthropological Publications, 1970.
  • Marius Chain, Ethiopia (in M. Donahue, The Catholic Encyclopedia, Volume V, Robert Appleton Company 1909) [1].
  • J. D. Perruchon e Richard Gottheil, The Jewish Encyclopedia, 1901-1906 [2].
  • August Dillmann, Chrestomathia Aethiopica, Leipzig, 1866.
  • August Dillmann, Lexicon linguæ Æthiopicæ cum indice Latino, Lipsiae, 1865.
  • Wolf Leslau, Comparative Dictionary of Geez (Classical Ethiopic): Geez-English, English-Geez, with an Index of the Semitic Roots, Harrassowitz, 1987. ISBN 3-447-02592-1.
  • Antoine Thompson d' Abbadie, Catalogue raisonné de manuscrits éthiopiens L'Imprimerie impériale, 1859, originale alla University of Michigan

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