Lina Cavalieri

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Ritratto di Lina Cavalieri, dipinto di Giovanni Boldini

Lina Cavalieri, il cui vero nome era Natalina Cavalieri (Viterbo, 25 dicembre 1874Firenze, 8 febbraio 1944), è stata un soprano e attrice cinematografica italiana.

The Shadow of Her Past (1916)
« Amo gli uomini come amo la vita, come amo la natura, ma penso che, nella maggioranza dei casi, questo compagno della nostra esistenza è assai inferiore a quel che crede o sente di valere. »
(Lina Cavalieri, Le mie verità)

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlia di un architetto marchigiano e di una sarta di Onano (in provincia di Viterbo) di nome Teonilla Peconi, poco dopo la sua nascita si trasferì a Roma con la famiglia: il padre, licenziato a causa delle molestie rivolte alla moglie del suo principale, era caduto in cattive condizioni economiche e Lina fin da bambina fu costretta a dare un aiuto impiegandosi nei più diversi mestieri: fioraia, piegatrice di giornali presso una tipografia ed infine apprendista sarta. L’abitudine della ragazza a cantare durante il lavoro con una notevole voce spinge la madre a ricorrere ad Arrigo Molfetta, che si offre gratuitamente di insegnare qualche canzonetta alla oramai adolescente Lina. A quindici anni debuttò in un teatro di Piazza Navona e del debutto vi è un ricordo scritto di suo pugno nel memoriale "Le Mie Verità".

La popolarità di canzonettista della Cavalieri fu in continua ascesa grazie alla sua bellissima voce, ma anche grazie alla sua notevole bellezza e ad un temperamento focoso. Passò ad esibirsi al teatro Orfeo, per dieci lire al giorno, poi al teatro Diocleziano per quindici lire. Era arrivato il momento di approdare nel regno italiano dei cafè-chantant: Napoli.

A ventun anni, al Salone Margherita, sicuramente il traguardo più prestigioso per una canzonettista del tempo, la Cavalieri raggiunse il primo successo di ampio respiro, ottenendo così il trampolino di lancio per l’Europa. A Parigi, trionfò alle Folies Bérgères cantando un programma di canzoni napoletane accompagnata da un’orchestra completamente femminile, tutte chitarre e mandolini.

La Belle époque fu affascinata dalla sua bellezza e dalla sua grazia. Nonostante le sue origini modeste, aveva il portamento ed i modi della gran dama. Gabriele d'Annunzio le dedicò una copia del romanzo Il piacere (1899) definendola la massima testimonianza di Venere in Terra.

Il debutto[modifica | modifica sorgente]

Giunta al culmine della popolarità, la Cavalieri si trasformò in cantante lirica, debuttando nel 1900 ne La bohème di Giacomo Puccini al Teatro San Carlo di Napoli il 4 marzo dello stesso anno. Ebbe ancora enorme successo e da allora si dedicò alla lirica. Da Napoli le si apre una carriera che la porterà nei più importanti teatri lirici d’Europa e d’America, al fianco di nomi celebri della lirica, quali Enrico Caruso e Francesco Tamagno. I suoi mezzi canori come soprano lirico erano piuttosto limitati, ma al pubblico interessava più vederla che udirla, per la splendida bellezza, l'eleganza del portamento, le acconciature sontuose. Nel puritanesimo della scena lirica, la Cavalieri portava una eccitante atmosfera di raffinata sensualità. Importantissimi gli ingaggi che la Cavalieri ottenne oltreoceano, per la Metropolitan Opera Company e per la Manhattan Opera Company di New York, dove nel 1906 fu protagonista accanto a Enrico Caruso della Fedora di Umberto Giordano e nel 1907 della Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea.

La Cavalieri incarnava l’esatto prototipo di bellezza femminile della sua epoca, una bellezza trasognata e in grado di sottolineare il carattere delle sue eroine; inoltre la sua presenza scenica e la sua recitazione erano notevoli e questo nell’epoca del verismo rappresentava una carta decisiva.

Nel 1914 diede l'addio al teatro, ma non per questo rinunciò a far parlare di sé: negli anni successivi tentò una carriera cinematografica con Manon Lescaut e fino al 1920 interpretò altri sette film; ma sullo schermo non aveva lo stesso carisma che sulla scena.

Nel 1920 diede il suo addio definitivo alle scene dicendo:

« mi ritiro dall'arte senza chiasso dopo una carriera forse troppo clamorosa. »

Nel 1921 si trasferì a Parigi, dove, sfruttando la fama che la circondava, aprì un istituto di bellezza, che cominciò ad essere frequentato da molte signore incuriosite dal mito di una donna che aveva scatenato passioni di ogni tipo, era stata corteggiata da principi e milionari e la cui vita sentimentale aveva dato la stura a molte voci.

Matrimoni[modifica | modifica sorgente]

È difficile distinguere tra verità e leggende il numero di proposte di matrimonio ricevute, ben ottocentoquaranta secondo alcuni. I matrimoni effettivi raggiunsero il numero di cinque, senza durare a lungo. Il primo celebrato a Pietroburgo nel 1899 con il Granduca Eugenio di Luchtenberg, dal quale divorziò in fretta dopo la richiesta di lasciare la vita teatrale. Anche il secondo matrimonio, a Lisbona nel 1900 con il re del Kazan, finì in un divorzio in seguito all’identico rifiuto di Lina di rinunciare al canto e al teatro. Pare che il sovrano fosse disperato a tal punto che, sposata una sosia della Cavalieri, si diede all’alcool e morì a soli quarant’anni, dopo aver espresso la volontà di essere sepolto a Firenze, la città preferita dalla «sua» Lina. Il terzo marito fu Robert E. Chanler, un ricchissimo americano conosciuto nel 1907 durante le rappresentazioni di Fedora al Metropolitan. Chanler era convinto di tenere a sé l'artista per tutta la vita grazie alle sue ricchezze, ma anche lui venne liquidato in una settimana per aver pensato di trasformare la cantante in una moglie. Un’immensa quantità di beni, comprendente addirittura tre palazzi, trasmigrò prima del divorzio dal patrimonio dell’americano nelle mani della Cavalieri. Solo il compagno d’arte Pietro Muratore, sposato nel 1914, riuscì là dove altri avevano fallito, farle cioè abbandonare il teatro.

Lina Cavalieri ed Enrico Caruso. Dopo il bacio appassionato fra i due al termine del duetto d'amore in Fedora, gli americani la soprannominarono The Kissing Primadonna

Il 26 luglio del 1927 divorziò però anche da quest’ultimo per sposare Giuseppe Campari, che le fu accanto al momento del ritorno in Italia e nella vecchiaia.

I suoi ammiratori[modifica | modifica sorgente]

Tra i tanti gustosi aneddoti sulle follie maschili che accompagnarono il successo della Cavalieri, all’inizio del ’900 vi fu quello di Davide Campari, figlio di Gaspare, cui si deve la creazione del celebre aperitivo. Innamoratosi della cantante, per giustificare le fughe al suo seguito, Davide usò con la famiglia un abile stratagemma, quello della ricerca di contatti esteri per smerciare il prodotto. Nei suoi viaggi il giovane Campari instaurò davvero proficui rapporti con il mercato estero, ma, a quanto pare, non ottenne mai il favore della sua stella.

Un’altra presenza importante nella folta schiera degli appassionati fu il famoso designer Piero Fornasetti. Il viso serigrafato che ricorre nelle realizzazioni di Fornasetti, e che costituisce la cifra distintiva delle sue opere, altro non è che un ritratto di Lina Cavalieri preso da una rivista del tardo ’800.

Il principe russo Alessandro Bariatinsky le regalò una collana di smeraldi così lunga che, nonostante i tre giri intorno al collo, ricadeva comunque sul suo ventre.

Un duca siciliano si offrì per due mesi come suo autista pur di starle accanto ma dovette desistere perché, come spiegò in una sua lettera, «è folia sperare di essere amato da voi, che non pensate e non vivete adesso che per la vostra arte».

La morte[modifica | modifica sorgente]

Negli ultimi anni della sua vita Lina Cavalieri visse nella villa Cappucina presso Rieti, dove aveva raccolto i numerosi cimeli della sua vita professionale, in compagnia del suo unico figlio. In quel periodo dettò al giornalista Paolo D’Ariani le sue memorie. L’avvento della seconda guerra mondiale impedì all’azienda cinematografica Paramount di fare un film sulla vita della nota cantante e costò la vita alla Cavalieri che morì nella sua villa di Firenze, dietro al Poggio Imperiale, in occasione di un bombardamento aereo Alleato il 8 febbraio del 1944.

La sua vita fu rievocata da Gina Lollobrigida nel film La donna più bella del mondo (1955).

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Attrice[modifica | modifica sorgente]

Film su Lina Cavalieri[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Lina Cavalieri, Le mie verità, redatte da Paolo D'Arvanni, Roma, Soc. An. Poligr. Italiana, 1936;
  • Vincenzo De Angelis, Lina Cavalieri e Gabriele D'Annunzio, Roma, Fratelli Palombi, 1955;
  • Vittorio Martinelli, L'avventura cinematografica di Lina Cavalieri, S.l., s.n., 1986;
  • Franco Di Tizio, Lina Cavalieri, la donna più bella del mondo. La vita 1875-1944, prefazione di Dacia Maraini, Chieti, Ianieri, 2004.

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