Ligera

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La ligèra (o leggera, e anche lingera) è la definizione gergale della microcriminalità presente a Milano fino alla prima metà del XX secolo.

Principalmente composta da ladri, truffatori, rapinatori, piccoli estorsori e papponi (sfruttatori della prostituzione) e marginali in genere, ha poco a che fare con le grandi potenze del crimine organizzato italiano, anche se si può dire che dalle sue file sono usciti criminali del calibro di Renato Vallanzasca, Luciano Lutring, Ugo Ciappina, Bruno Brancher, Sandro Bezzi e Ezio Barbieri.

La ligera è idealmente legata ad un mondo per cosi dire romantico, ed è spesso citata nelle canzoni popolari milanesi, le cui piu famose sono Porta Romana bella e Ma mì.

Alcuni appartenenti alla "ligera" erano detti anche "locch" dallo spagnolo "loco" ossia pazzo, in dialetto milanese inteso come "teppista", la versione meneghina del guappo napoletano. Lo scrittore milanese Cletto Arrighi alias di Carlo Righetti, famoso per aver redatto il vocabolario milanese/italiano per la casa editrice Hoepli, dedicò alcune sue pagine alla figura del "locch" nel romanzo sociale "La canaglia felice"(1885), e nell'opera collettiva "Il ventre di Milano. Fisiologia della capitale morale" (1888).

Lo scrittore comasco ma milanese di adozione, Paolo Valera dedicò tutto il proprio talento nel descrivere la vita dei bassifondi milanesi e, di conseguenza, della "ligera", un'opera fra tutte "Gli scamiciati".

Circa l'origine della parola esistono diverse teorie. Se l'accostamento che appare a prima vista è con l'aggettivo italiano leggero/-a (con allusione alla poca "gravità" dei reati), secondo Sanga (1986: 36-7) è probabile che invece il termine, di origine gergale, vada in realtà accostato ad espressioni come essere della legge "appartenere al mondo dei marginali", e provenga quindi da legge, con un suffisso -era, anch'esso tipico del gergo (si veda ad esempio altrera "altro", gagia > gagera "amante", ecc). Un accostamento ipotizzabile, degno di nota secondo alcuni ricercatori contemporanei dell'area toscana, va ai lavoratori stagionali (minatori, braccianti, migranti) di fine 800, inizi del '900, che viaggiavano con bagaglio "leggero" per lavorare, quel "lavoro occasionale”, percepito come sfruttamento. Negli spostamenti in treno intonavano canti inneggianti alla scarsa voglia di "lavorare da sfruttati" per ciascun giorno della settimana, (canti di tradizione orale sulla “settimana della leggera o lingera” e sul “trenino della leggera”) formando una categoria sociale caratterizzata dal precariato e dal bassissimo reddito.

Il poeta meneghino Delio Tessa dava al termine "lingera" il significato di teppaglia : “Passen tramm ch’hin negher/ gent sora gent... lingera.../ tosann e banch de fera!...” (Delio Tessa, L’è el dì di Mort, alegher! Nove saggi lirici in dialetto milanese, Einaudi, Torino 1988).

Ne Il disperso di Marburg di Nuto Revelli, Einaudi, Torino, 1994, pag. 36, sono definiti “lingere” da due informatori i delinquenti e sbandati che spacciandosi per partigiani depredavano contadini rapivano e derubavano soldati di qualsiasi parte, tedeschi e non.

Imprescindibile anche l’indagine etimologica contenuta nel saggio di Bruno Pianta, La lingera di galleria, in AA.VV., Mondo Popolare in Lombardia: Brescia e il suo territorio, a cura di Roberto Leydi e Bruno Pianta, Silvana Arte, Milano, 1976, pag.75-129 a cui si ispira l’opera a cura di Daniele Bertolini, Alberto Delpero e Felice Longhi, Lingere, Testimonianze di lavoro nei cantieri idroelettrici della Val di Peio, Comitato Fortestrino Vermiglio, Trento, 2006, pp.26-27-28: “Lingera”, “Ligera” o in alcuni testi scritti, con discutibile forma italianizzata, “leggera”, è un termine assai diffuso nel mondo popolare dell’Italia settentrionale, per indicare determinate categorie di persone, ed ha sempre connotazioni negative.

Non esiste un’etimologia sicura: tra le più improbabili, diffuse anche a livello popolare, ricordiamo quelle che la vogliono derivata dall’aggettivo “leggero”, inteso come

  1. persona “leggera”, incostante, senza stabilità psichica e sociale;
  2. “alleggeritore” di portafogli ossia tagliaborse, borsaiolo;
  3. senza soldi, “leggero” di tasca (etimo raccolto nell’alessandrino da Franco Castelli; in quest’area il termine sembra aver acquisito, al volgere del secolo, una connotazione precisamente politica: i socialisti e i partiti della sinistra erano detti della lingera e venivano contrapposti ai partiti conservatori della pesanta.

In questo caso l’uso dei due termini in senso di antitesi sociale sembrerebbe avvalorare la tesi di una derivazione etimologica dall’aggettivo; in realtà è probabile che l’antitesi verbale sia stata costruita a posteriori sulla ormai avvenuta identificazione fra “lingera” e l’aggettivo leggero);

  1. minatore esperto, abile nell’uso della mazza “leggera” prima dell’avvento della perforazione a motore (etimo raccolto da Glauco Sanga a Premana).

Un’altra ipotesi di etimo, suggerita da un antiquario piemontese è da lingher, gergo di malavita torinese che significa “pugnale”: per indicare “gente di coltello”. Segnalo anche l’affascinante quanto cronologicamente impossibile etimo indicato da un tassista milanese, che dava per certa la derivazione da Dillinger, il gangster statunitense. Interessante l’ipotesi di relazione col francese (e piemontese) lingerie (biancheria), nel senso di “persone provviste della sola camicia”.

Altri, ricordando anche i termini dialettali lisnù (Lombardia orientale), lisòn (Lombardia occidentale), e analoghi, propongono una relazione con il meridionale lazzarone - lizerone - lingerone. Peraltro, a parte il dubbio dei passaggi fonetici, il termine lazzarone ha attualmente un’ampia diffusione in lombardo, e non ha praticamente subìto trasformazioni (lasarùn e lasarù). Chi sostiene questa relazione, contesta inoltre l’etimo di lazzarone dal Lazzaro del Vangelo (etimo comunemente accettato) ipotizzando invece una parafonia da lacero. In tal modo, i lazzaroni napoletani e la lingera settentrionale significherebbero “gli straccioni”.

Danilo Montaldi, nel suo esemplare volume Autobiografie della leggera considerando il fenomeno nella città di Cremona, identifica sostanzialmente la “leggera” con il proletariato agricolo che, nel processo di inurbamento, rimane emarginato. Il mondo popolare non formula naturalmente una definizione così precisa, ma modifica invece il valore del termine a seconda dell’area in cui esso viene usato. Nei grandi agglomerati urbani, la “ligera” significa, in senso lato, “malavita”; applicato a persona singola significa “piccolo malvivente abituale”: è un “ligera” il ladro d’appartamento, il giocoliere delle tre tavolette, il borsaiolo, il pataccaro. Nelle campagne, in genere, “lingera” o “lingia” indica “ gente che non ha voglia di lavorare”, o almeno non ne ha voglia continuativamente: sbandati, irregolari. Nei testi dei fogli volanti da cantastorie, “leggera” va intesa come connotazione di carattere letterario, che rimanda a modelli picareschi: miserabili ridotti a una fame iperbolica, quintessenza di pitocchi che vivono d’accattonaggio e di espedienti.

In alcuni vecchi canti di origine sicuramente urbana; “ligera” sembra poi essere semplicemente sinonimo di “operaio”, come un ben noto testo milanese che, tradotto in italiano, dice: “E con la cicca in bocca/ e la forma di pan miglio/la povera ligera/ va a portare i mattoni / e con tuti i tram che ci sono/la povera ligera viaggia sempre a piedi...” (Un’altra caratteristica costante della “ligera” è, proverbialmente, di spostarsi sempre viaggiando a piedi).

Che in alcuni testi “ligera” sia sinonimo di “operaio”, o di “bracciante salariato” getta luce su un fatto, a nostro avviso, molto significativo: cioè che i minatori connotano normalmente anch’essi “lingera” con significati negativi (“Le lingere sono quelli che, pur di lavorare di meno, fanno magari i lavori più pericolosi... poi intascano la paga e magari spendono tutto in ciucca e donne... tornano a lavorare proprio quando non ne hanno più, e la storia ricomincia da capo...”), mentre tale connotazione viene completamente a mancare nei loro canti.

Al contrario, nei canti questo termine viene sempre ad evidenziare un orgoglio di mestiere, di una sfida, di protesta”. Secondo Luigi Balocchi, i componenti delle bande agivano non armati ossia “leggeri”. Da: Luigi Balocchi, Il diavolo custode, Meridiano zero, Padova, 2007, pag. 91. È un originale romanzo sul bandito Sante Pollastro, originario di Novi Ligure e collaboratore di molti “ligera” milanesi.

Secondo Carlo Parpanesi, la parola leggera deriva dal fatto che gli orfani, miserabili e vagabondi, indossavano indumenti leggeri inadatti al clima rigido di Milano, apparivano, pertanto, “leggeri”. Da: Carlo Parpanesi, I miserabili di Milano, Edizioni della Carpa, Milano, 1971, pag. 87. Si tratta di una notevole e mai ristampata opera autobiografica che ripercorre la vita dell’autore dalla nascita nel 1897 fino al 1947 circa. L’autore, rimasto orfano molto presto, costretto ai lavori più umili sin dalla più tenera infanzia, descrisse la Milano dei bassifondi con crudo realismo di stampo dickensiano. Parpanesi raccolse il testimone di Paolo Valera, anch’esso grande esploratore dei bassifondi milanesi fra tardo ‘800 e inizi del ‘900, la cui opera più famosa, Gli scamiciati, ispirò anche celebri canzoni milanesi, scritte o interpretate da famosi artisti come Walter Valdi, Enzo Jannacci, Ornella Vanoni, Giorgio Strehler, Giorgio Gaber, Nanni Svampa ed anche da interpreti meno famosi ma altrettanto incisivi e caratteristici come Teresio Pochini noto come “Renzo dei Navilii”.

Fra gli scrittori vanno ricordati i milanesi Giovanni Testori e Umberto Simonetta, autori di culto abili nel descrivere le fasi di cambiamento sociale di Milano negli anni del boom, anni che videro la lenta e progressiva estinzione della "ligera".

A rendere palese il rinnovato interesse per la vecchia mala milanese, un noto locale enoteca di via Padova è stato denominato proprio "Ligera" mentre Ligera 73 è il nome di una simpatica rock band milanese.

[modifica] Bibliografia

  • Danilo Montaldi, Autobiografie della leggera, Torino, Einaudi, 1961
  • Glauco Sanga, "Postille gergali al DELI", Atti del Sodalizio Glottologico Milanese 27 (1986), Milano 1987, pp. 30-39
  • Carlo Lucarelli, Milano calibro 9 in Storie di bande criminali, di mafie e di persone oneste, 1a ed., Einaudi, 2008, pp. 66-118. ISBN 978-88-06-19502-1
  • Bruno Pianta, La lingera di galleria, in AA.VV., Mondo Popolare in Lombardia: Brescia e il suo territorio, a cura di Roberto Leydi e Bruno Pianta, Silvana Arte, Milano, (1976), pp.75-129
  • Carlo Parpanesi, I miserabili di Milano, Edizioni della Carpa, Milano, 1971, pag. 87
  • Luigi Balocchi, Il diavolo custode, Meridiano zero, Padova, 2007, pag. 91
  • Delio Tessa, L’è el dì di Mort, alegher! Nove saggi lirici in dialetto milanese, Einaudi, Torino 1988
  • Nuto Revelli, Il disperso di Marburg, Einaudi, Torino, 1994, pag. 36
  • Daniele Bertolini, Alberto Delpero e Felice Longhi, Lingere, Testimonianze di lavoro nei cantieri idroelettrici della Val di Peio, Comitato Fortestrino Vermiglio, Trento, 2006, pp.26-27-28.
  • Luciano De Maria, Vita di un bandito, Edizioni Biografiche, 2004.
  • Franco Di Bella, Italia Nera, Sugarco, 1960
  • Umberto Giovine, Il banditismo in Italia nel dopoguerra, Bompiani, 1974.
  • Michele Augias, CONTRO storia di Ugo Ciappina rapinatore e martire - Con preambolo sulla storia del libro. 1968
  • Paolo Valera, Gli scamiciati: seguito alla Milano sconosciuta, Milano 1880, 1881 e 1992
  • Paolo Valera, Milano sconosciuta (con lettera all'autore dell'avvocato Francesco Giarelli), Milano 1879 e 1880.
  • Paolo Valera, 'Milano sconosciuta e Milano moderna: documenti umani illustrati, Milano 1898.
  • Paolo Valera, Milano sconosciuta, Milano 1912 e 1922.
  • Paolo Valera, Milano sconosciuta rinnovata, arricchita di altri scandali polizieschi e postribolari, Milano 1923 e 1931.
  • Paolo Valera, Milano sconosciuta, rinnovata, Milano 1967 (riedita 1976, 1999, 2000).
  • Paolo Valera, I miserabili di Milano, Milano 1908.
  • Carlo Parpanesi, I miserabili di Milano, Edizioni della Carpa, Milano, 1971
  • Giulio Confalonieri, BARBONI A MILANO, NUOVA ACCADEMIA, Milano 1965.
  • Alberto Bevilacqua, La Pasqua rossa, Einaudi, Torino, 2003.
  • Antonio Curti, LA GIORNADA DEL LOCCH (LA GIORNATA DEL TEPPISTA), MILANO, QUINTERI EDITORE, 1916.
  • Luciano De Maria, Vita di un bandito.Dalla rapina di via Osoppo al Caso Calvi (introduzione di Piero Colaprico), NDA, Rimini, 2011.
  • Nicola Erba, "Criminali" o "ribelli"? Banditi a Milano: la Banda Barbieri-Bezzi e la rivolta di San Vittore del 1946", da "Storia in Lombardia", Franco Angeli, 2009, fascicolo 3: http://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Riviste.asp?IDArticolo=37981
  • Vedi pubblicazioni del Settore ricerca etnomusicologica dell'Ass. Cult. "la leggera" (FI)

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