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Libro dell'Esodo

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Antico Testamento
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Progetto Religione
uso tabella
« Dio disse a Mosè: "Io sono colui che sono!". Poi disse: "Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi" »   (Esodo 3,14)

L'Esodo (ebraico שמות shemòt, "nomi", dall'incipit; greco Έξοδος èxodos, "uscita", latino Exodus) è il secondo libro della Torah ebraica e della Bibbia cristiana.

Mosè con la tavola dei dieci comandamenti, opera dello Spagnoletto.

È scritto in ebraico e, secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva, ad opera di autori ignoti, è collocata al VI-V secolo a.C. in Giudea, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte (vedi Ipotesi documentale), costituendo il primo nucleo attorno al quale si sarebbe venuta a comporre la scrittura della Bibbia.

È composto da 40 capitoli. Nei primi 14 descrive il soggiorno degli Ebrei in Egitto, la loro schiavitù e la miracolosa liberazione tramite Mosè, mentre nei restanti descrive il soggiorno degli Ebrei nel deserto del Sinai. Il periodo descritto è tradizionalmente riferito al 1300-1200 a.C.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Ipotesi documentale.

Secondo la tradizione ebraica e molte confessioni religiose cristiane più legate alla lettera del testo biblico, il libro dell'Esodo sarebbe stato scritto da Mosè in persona.

La maggioranza degli esegeti moderni ritiene che tutto il Pentateuco sia in realtà una raccolta, formatasi in epoca post-esilica, di vari scritti di epoche diverse.
Secondo questa teoria, nota come ipotesi documentaria, la composizione letteraria del libro sarebbe avvenuta nel corso dei secoli fino alla redazione del documento sacerdotale, che avrebbe inglobato versioni precedenti elaborate dalla tradizione Jahwista ed Elohista.

Le differenze stilistiche e di vocabolario hanno portato gli studiosi a supporre che su una parte consistente jahwista si siano col tempo incardinate unità letterarie eterogenee, riscontrabili ad esempio nell'incipit 1,1-1,5, nei capitoli 25-29 e 35-40.

Contenuto[modifica | modifica wikitesto]

Il libro dell'Esodo è chiaramente suddiviso in tre grandi sezioni, corrispondenti ai tre momenti della narrazione.

La prima, corrispondente ai capitoli 1,1-15,21, comprende il racconto dell'oppressione degli Ebrei in Egitto, la nascita di Mosè, la fuga del patriarca a Madian e la scelta divina, il suo ritorno in Egitto, le dieci piaghe e l'uscita dal paese.

La seconda sezione 15,22-18,27 narra del viaggio lungo la costa del Mar Rosso e nel deserto del Sinai.

La parte conclusiva 19,1-40,38 riguarda l'incontro tra Dio e il popolo eletto, mediante le tappe fondamentali del decalogo 20,2-17 e del codice dell'alleanza 20,22-23,19, seguito dall'episodio del Vitello d'oro e dalla costruzione del Tabernacolo.

Aspetti storici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Esodo (evento).

L'inquadramento storico degli episodi narrati nell'Esodo ha da sempre posto notevoli problemi agli esegeti veterotestamentari. Mentre da una parte vi è stato, in passato, un filone di ricerca che ha tentato di dimostrare la veridicità della Bibbia mettendolo in relazione alle scoperte archeologiche (vedi Werner Keller)[1], dall'altra, proprio sulla base dei risultati di più recenti ricerche archeologiche, si è via via sviluppato un filone che ha messo in crisi la storicità del racconto biblico[2].

Aspetti religiosi[modifica | modifica wikitesto]

I temi teologici affrontati nel libro dell'Esodo ne fanno uno dei fulcri della dottrina religiosa espressa nel Pentateuco.

Il valore salvifico della liberazione dall'oppressione egiziana, l'istituzione della Pasqua, la teofania sul Sinai, con la trasmissione dei dieci comandamenti e la codificazione dell'alleanza tra Dio e il popolo eletto costituiscono a vari livelli alcuni dei temi centrali delle religioni ebraica e cristiana. Non a caso San Paolo nella Prima lettera ai Corinti 10,1-4 sottolinea il parallelismo tra il passaggio del mar Rosso e il battesimo e tra l'episodio della manna nel deserto e l'eucaristia.

L'intervento divino nella storia di Israele e la sua rivelazione, intermediata dalla figura centrale di Mosè, culminano nel significato teologico della terra promessa quale dono di salvezza per la fede e l'obbedienza del popolo scelto da Dio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Keller, Werner (1956), La Bibbia aveva ragione. Milano: Garzanti. ISBN 88-11-54866-7.
  2. ^
    « The quest for the historical Moses is a futile exercise. He now belongs only to legend »
    (John Van Seters. «Moses», in Encyclopedia of Religions vol. 9. New York, MacMillan, 2005, p. 6199)
    « I tre periodi più antichi, invece, dall'età detta dei Patriarchi (da Abramo, il più antico antenato, a Giuseppe) all'età mosaica alla Conquista e poi al tempo dei Giudici, sono certamente finzioni bibliche. »
    (Cristiano Grottanelli. La religione d'Israele prima dell'Esilio in Ebraismo (a cura di Giovanni Filoramo). Roma-Bari, Laterza, 2007)
    « Alla storicità delle figure dei Patriarchi, e dei relativi racconti che troviamo nella Genesi, nemmeno gli studiosi più tradizionalisti credono più; l'Esodo dall'Egitto, la marcia attraverso il deserto e la conquista della Palestina (la terra di Canaan) sono stati negati da alcuni studiosi, mentre coloro che accettano una qualche credibilità storica non sono d'accordo fra loro quanto alla datazione, alla portata e al contesto degli eventi che propongono di collegare al racconto biblico dell'Esodo e dei libri connessi e del libro dei Giudici »
    (Cristiano Grottanelli. La religione d'Israele prima dell'Esilio in Ebraismo (a cura di Giovanni Filoramo). Bari, Laterza, 2007)
    « Nel corso degli ultimi due secoli la critica biblica ha dapprima smantellato la storicità della creazione e del diluvio, poi quella dei Patriarchi, (poi sempre seguendo l'ordine cronologico) quella dell'Esodo e della conquista, di Mosè e di Giosuè, del periodo dei Giudici e della Lega delle 12 tribù arrestandosi al regno unito di David e Salomone considerato sostanzialmente storico [...] La più recente critica al concetto stesso di regno unito ha messo in crisi totale il racconto biblico. »
    (Mario Liverani Oltre la Bibbia, Roma-Bari, Laterza, 2009, pp. VII-VIII)
    « New layers would be added to the Exodus story in subsequent centuries- during the exile in Babylonia and beyond. But we can now see how the astonishing composition came together under the pressure of a growing conflict with Egypt in the seventh century BCE. The saga of Israel's Exodus from Egypt is neither historical truth nor literary fiction. It is a powerful expression of memory and hope born in a world in the- midst of change. The confrontation between Moses and pharaoh mirrored the momentous confrontation between the young King Josiah and the newly crowned Pharaoh Necho. To pin this biblical image down to a single date is to betray the story's deepest meaning. Passover proves to ,be not a single event but a continuing experience of national resistance against the powers that be. »
    (Israel Finkelstein e Neil Asher Silberman. The Bible Unearthed : Archaeology's New Vision of Ancient Israel and the Origin of Its Sacred Texts. NY, Free Press, 2002. pp.70-1)
    « Current scholarly consensus based on archaeology holds the enslavement and exodus traditions to be unhistorical. »
    (Moshe Greenberg e S. David Sperling, Encyclopedia Judaica, vol. 6, NY, Gale, 2007, p.622)

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