Libertà e segretezza della corrispondenza

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La libertà e segretezza della corrispondenza è un diritto fondamentale riconosciuto al cittadino.

Disciplina della libertà e segretezza della corrispondenza[modifica | modifica wikitesto]

Fondamenti normativi[modifica | modifica wikitesto]

La Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali stabilisce, al comma 1 dell'art. 21 (Libertà di espressione), che ogni persona ha (...) libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza considerazione di frontiera. Tuttavia, la garanzia della Convenzione sembra essere ristretta, dal momento che questo e altri articoli riguardanti i diritti della persona contengono un riferimento alla possibile limitazione della libertà.

L'art. 15 della Costituzione italiana[modifica | modifica wikitesto]

La Costituzione italiana ha introdotto la nozione di libertà e segretezza della corrispondenza per la prima volta nello Stato italiano, superando così la visione dello Statuto Albertino che la escludeva. La Costituzione del 1948 supera inoltre la "vecchia" visione di corrispondenza, allargandola a ogni mezzo di comunicazione. L'art. 15 Cost. contiene un principio supremo e recita:

La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.

Diritti e libertà[modifica | modifica wikitesto]

I principi contenuti nell'art. 15 sono i seguenti:

  • i soggetti titolari del diritto sono cittadini e stranieri, persone fisiche, giuridiche e formazioni sociali; sono tutelati anche i minorenni
  • oggetto del diritto è la corrispondenza, che viene interpretata in modi diversi:
    • la dottrina prevalente ritiene che il termine "corrispondenza" non sia limitato a quella in forma epistolare, ma sia un concetto più ampio, riferibile a ogni forma di comunicazione.
    • un'altra parte della dottrina considera "corrispondenza" solo quella epistolare, intesa come qualsiasi invio chiuso, ad eccezione dei pacchi, e qualsiasi invio aperto che contenga comunicazioni aventi carattere attuale e personale (Codice Postale), cioè biglietti postali, cartoline postali e lettere. Requisito degli invii è quello di essere stati preventivamente sottoposti, da parte del mittente, a precauzioni per evitarne la lettura a terzi (es. sigillare la busta).
  • ogni altra forma di comunicazione è la cosiddetta clausola aperta, cioè la possibilità, espressa dall'Assemblea costituente, che la norma si adattasse nel tempo a seconda dei mezzi di comunicazione che si fossero resi disponibili con lo sviluppo tecnologico. In questo senso, è rilevante la definizione data dalla Legge sulla criminalità informatica (L. n. 547/1993): per corrispondenza si intende quella epistolare, telegrafica o telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza; comunicazione è poi anche qualunque altra trasmissione a distanza dei suoni, immagini o altri dati.
  • caratteristiche obbligatorie della "comunicazione":
    • attualità, cioè i confini temporali della comunicazione: essa comincia quando un soggetto manifesta la comunicazione, cioè diventa mittente; finisce con la ricezione da parte del destinatario
    • determinatezza o determinabilità del destinatario
    • la segretezza, per cui l'art. 15 si distingue dall'art. 21 in quanto la comunicazione è rivolta a uno scambio interpersonale e non alla collettività (a prescindere dal mezzo usato). Un modello opposto è fornito da chi sostiene che l'art. 15 copra solo i messaggi in forma non conoscibile da terzi, mentre non tutela le comunicazioni "aperte" (attribuendo quindi importanza al mezzo scelto).

Problematiche aperte[modifica | modifica wikitesto]

Oggi è molto discussa la distinzione che intercorre tra l'art. 15 e l'art. 21 della Costituzione. Ci sono inoltre situazioni in cui vale la dottrina di minoranza, secondo cui il mezzo assume un certo rilievo. Con le nuove tecnologie, infatti, non basta più la determinatezza o determinabilità del destinatario a caratterizzare l'art. 15, principalmente a causa della convergenza multimediale. In questo caso può infatti sussistere la contemporaneità di situazioni opposte, come nei sistemi di videoconferenza: una comunicazione interpersonale con un numero alto di destinatari.
Altri requisiti sono quindi:

  • l'infungibilità del destinatario, per cui esso è determinato e non casuale (requisito proprio della corrispondenza, ma inesistente ad es. nel video on demand)
  • la delimitazione dei destinatari (quando siano numerosi ma infungibili) da parte del mittente, manifestando la sua intenzione di selezionarli

Riserve di legge e di giurisdizione[modifica | modifica wikitesto]

L'art. 15 Cost., al secondo comma, chiama in causa il sistema noto delle riserve. In questo caso è presente una doppia riserva, di legge e di giurisdizione, ma si differenzia dagli artt. 13 (libertà personale) e 14 (libertà di domicilio) per l'assenza della possibilità di intervento straordinario dell'autorità di pubblica sicurezza. Per questo la riserva di giurisdizione si dice "assoluta", rendendo il giudice l'unico soggetto in grado di limitare la libertà di corrispondenza.
Per quanto concerne la riserva di legge, anch'essa è assoluta, per cui spetta a una legge formale (cioè prodotta con procedimento parlamentare) dello Stato stabilire con precisione i campi e le modalità di intervento giudiziario, in mancanza della quale spetta al giudice decidere sulla limitazione.

Intercettazione[modifica | modifica wikitesto]

L'intercettazione è formalmente una limitazione della segretezza della corrispondenza. La Corte costituzionale è intervenuta sulla materia con la sentenza n. 34/1973, in cui stabiliva che il potere di intercettazione è riconosciuto al magistrato (e non alla polizia), previo controllo dell'effettiva necessità di ricorrere alla limitazione per reprimere gli illeciti penali (controllo di legittimità). Inoltre, oltre alla motivazione, il giudice deve stabilire durata ed eventuale proroga dell'intercettazione.

Il Codice di procedura penale dedica una sezione alle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni. L'art. 267, in particolare, stabilisce che l'autorizzazione è data con decreto motivato quando vi sono gravi indizi di reato e l'intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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