Ufficiali Liberi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da Liberi Ufficiali)
Vai a: navigazione, cerca
Se hai problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Da sinistra: ʿAbd al-Laṭīf Baghdādī, Gamāl ʿAbd al-Nasser, Ṣalāḥ Sālem, ʿAbd al-Ḥakīm ʿĀmer

La prima organizzazione militare clandestina ad autodefinirsi di Liberi Ufficiali (arabo: الضباط الأحرار, al-Ḍubbāt al-Aḥrār),[1] fu quella che in Egitto nel 1952 portò un gruppo di ufficiali delle forze armate, di sentimenti repubblicani e panarabi, a disfarsi della monarchia di re Fārūq, ultimo discendente di Mehmet Ali (Muhammad Ali), da essi ritenuto corrotto e prono ai voleri del Regno Unito che aveva occupato il paese fin dal 1881.

I principali esponenti dell'organizzazione furono il generale Muhammad Neghib, di origine nubiana, e il colonnello Gamāl ʿAbd al-Nāser che riuscirono a portare a compimento il putsch prendendo il potere.

Dopo di allora quasi tutti gli ufficiali delle forze armate dei vari paesi arabi (che possedevano le competenze tecnologiche, ideologiche e culturali per imprimere un profondo cambiamento alle forme di governo fino ad allora espresse, sostanzialmente condizionate dalla politica voluta dalle potenze, coloniali prima e mandatarie poi, dell'Europa) imitarono quanto avvenuto in Egitto affascinati dal profondo mutamento istituzionale ottenuto senza comportare alcuno spargimento di sangue. Così successe nel 1969 in Libia, con Mu'ammar Gheddafi.

Non sempre peraltro questo avvenne in modo incruento, come fu il caso dell'Iraq in cui, il 14 luglio 1958, il generale ʿAbd al-Karīm Qāsim con altri militari appartenenti all'Organizzazione degli Ufficiali Patriottici rovesciò nel sangue la monarchia hascemita di Faysal II (ancora sotto la reggenza di ʿAbd al-Ilāh), con l'uccisione del giovane sovrano e del suo Primo ministro, il filo-britannico Nūrī al-Saʿīd.

[modifica] Note

  1. ^ In esteso in arabo: حركة الضباط الأحرار المصريين, Ḥarakat al-Ḍubbāt al-Aḥrār al-Miṣriyyīn}, ossia "Movimento degli Ufficiali Liberi egiziani".

[modifica] Bibliografia

  • Paolo Minganti, L'Egitto moderno, Milano, Sansoni, 1959
  • Massimo Campanini, Storia dell'Egitto contemporaneo. Dalla rinascita ottocentesca a Mubarak, Roma, Ed. lavoro, 2005

[modifica] Voci correlate

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti
Altre lingue