Liberi Ufficiali

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La prima organizzazione militare clandestina ad autodefinirsi di Liberi Ufficiali (arabo: الضباط الأحرار, al-Ḍubbāt al-Aḥrār), fu quella che in Egitto portò un gruppo di ufficiali delle forze armate, di sentimenti repubblicani e panarabi, a disfarsi della monarchia di re Fārūq, ultimo discendente di Mehmet Ali (Muhammad Ali), da essi ritenuto corrotto e prono ai voleri del Regno Unito che aveva occupato il paese fin dal 1881.

I principali esponenti dell'organizzazione furono il generale Muhammad Neghib, di origine nubiana, e il colonnello Gamāl ‘Abd al-Nāser che riuscirono a portare a compimento il putsch nel 1952.

Dopo di allora quasi tutti gli ufficiali delle forze armate dei vari paesi arabi (che possedevano le competenze tecnologiche, ideologiche e culturali per imprimere un profondo cambiamento alle forme di governo fino ad allora espresse, sostanzialmente condizionate dalla politica voluta dalle potenze, coloniali prima e mandatarie poi, dell'Europa) imitarono quanto avvenuto in Egitto affascinati dal profondo mutamento istituzionale ottenuto senza comportare alcuno spargimento di sangue. Così successe nel 1969 in Libia, con Gheddafi.

Non sempre peraltro questo avvenne, come fu il caso dell'Iraq in cui, il 14 luglio 1958, il generale ‘Abd al-Karīm Qāsim con altri militari appartenenti all'Organizzazione degli Ufficiali Patriottici rovesciò nel sangue la monarchia hascemita di Faysal II (ancora sotto la reggenza di ‘Abd al-Ilāh), con l'uccisione del giovane sovrano e del suo primo ministro, il filo-britannico Nūrī al-Sa‘īd.

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