Letteratura dell'orrore

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Tramite la commistione della realtà quotidiana con elementi di carattere soprannaturale o surreale o tramite l'inserimento inatteso di circostanze non razionali, la narrativa horror ipotizza situazioni che destabilizzano le sicurezze acquisite e suscitano in questo modo nell'animo e nella psicologia del lettore un sovrapporsi di sensazioni di orrore, di repulsione, di spavento o di paura.

Caratteristiche salienti[modifica | modifica wikitesto]

Una narrazione si può definire horror quando, agendo sulla fallacia delle percezioni sensoriali e sulle differenze soggettive della rappresentazione del reale, descrive possibili irruzioni di elementi irrazionali nella vita quotidiana e ne immagina le conseguenze, spesso connotate da reazioni violente e da sviluppi estremi, talora altamente drammatici e tragici.

Il tipico racconto dell'orrore alimenta le paure ancestrali radicate nell'inconscio collettivo dell'essere umano, come quelle:

  • per la morte e per le incognite che si celano nel mistero dell'esistenza,
  • per il buio e per i luoghi inesplorati,
  • per l'isolamento o per la perdita delle relazioni con le persone care,
  • per il sovvertimento delle regole della scienza e della vita sociale

Spesso l'autore del romanzo horror deforma, in modo a volte sensazionalistico e grottesco, le convinzioni presenti nelle fedi religiose, oppure enfatizza i contenuti emozionali e istintivi che si annidano nei rapporti sentimentali o nelle relazioni erotiche.

Alle volte, più banalmente, l'horror fa leva sulle comuni ossessioni e sulle fobie più diffuse nella psiche umana, ed ottiene reazioni forti ed immediate facendo leva:

  • sull'istinto di conservazione,
  • sul disgusto provocato dalla malattia (fisica e mentale) o dalle deformità,
  • sull'angoscia suscitata dalla violenza e dal dolore,
  • sul disagio dovuto a condizioni di vita estrema, esposta alle avversità climatiche,
  • sulla reazione al contatto con certi animali ripugnanti (insetti, serpenti, ecc.).

L'orrore letterario trae origine dalle contrapposizioni violente dei rapporti umani, che vengono spinte ai limiti del paradosso, con percorsi e contenuti a tratti persino grotteschi ed ironici, e quindi in modo analogo, sia pure con maggiori estremismi, ai contenuti tipici del racconto tragico della classicità. Proprio come le cosiddette tragedie dell'orrore della tradizione greca e shakespeariana, il romanzo horror ricava gran parte della sua attrattiva dall'effetto catartico che si genera spontaneamente nel lettore, dopo che questi è stato messo brutalmente a confronto con le sensazioni più forti ed estreme, tali da far apprezzare con sollievo il ritorno all'esistenza normale.

Analogamente alla letteratura poliziesca o gialla, la narrazione horror si serve spesso della tecnica della suspense per mezzo della quale, insinuando progressivamente dubbio o senso di attesa circa gli sviluppi narrativi, determina nel lettore l'ansiogena sensazione di temere e, al tempo stesso, trepidare per la sorte dei personaggi principali e per quelle che saranno le rivelazioni e gli sviluppi presenti nella conclusione del racconto.

Oggetto imprescindibile del racconto horror è la presenza di elementi soprannaturali, senza le quali il racconto, per quanto possa avvalersi di ambientazioni e situazioni tipiche dell'horror oppure determinare effetti psicologici analoghi, non appartiene a questo genere, ma può eventualmente rientrare nella letteratura gialla (thriller o noir).

Origini e sviluppo[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene si trovino episodi di carattere precipuamente orrorifico in opere antichissime (tanto nei poemi epici, quanto negli scritti sacri), la letteratura a carattere orrorifico ha mosso i suoi primi passi significativi come genere autonomo solo con l'avvento del romanticismo e si è alimentata del crescente gusto per il mistero, per il fantastico ed il soprannaturale, radicato soprattutto nei salotti degli intellettuali post-illuministici, quasi come speculazione sorta per reazione all'eccesso di sicurezza derivanti dalle sempre più diffuse scoperte scientifiche.

Non a caso nel corso degli anni il racconto di orrore è diventato spesso lo strumento per lanciare avvertimenti contro la tracotanza del cammino scientifico umano oppure per ribadire la punizione riservata a chi non osserva le direttive dell'etica, civile o religiosa che sia.

Le maggiori opere di questo genere prendono le mosse nell'ambito della produzione letteraria tardo romantica dell'area anglosassone e nordica, e trovano l'apice con la narrativa gotica di autori come Bram Stoker e Mary Shelley o come Edgar Allan Poe, considerato il fondatore di questo genere nell'accezione moderna del termine, e Howard Phillips Lovecraft.
Questi ultimi due sono tuttora considerati i capostipiti dell'evoluzione moderna e contemporanea di questo genere, che grazie anche alle loro opere ha assunto una maggior autonomia ed una dignità letteraria, Poe in un ambito macabro e grottesco, ma al tempo stesso poetico ed evocativo, e Lovecraft in un ambito più prettamente fantastico. I prodotti delle loro immaginazioni e visioni sono divenuti autentiche pietre miliari, basti ricordare i racconti del cosiddetto Ciclo di Cthulhu per quanto riguarda Lovecraft o i Racconti del grottesco e dell'arabesco scritti dal tormentato genio di Poe[1].

Numerose sono le contemporanee contaminazioni della letteratura horror, tanto da rendere difficile a volte distinguerla da filoni come il thriller (talora accomunato all'horror per l'uso della suspense e per la presenza di descrizioni di estrema violenza, ma privo di elementi soprannaturali) o il fantasy (nell'ambito delle più importanti opere fantasy non mancano quasi mai sviluppi tipici dell'horror) o la fantascienza (questo in riferimento a opere in cui sono presenti alieni, tendenzialmente dall'aspetto orripilante e mostruoso spesso fortemente ostili agli umani, e a innovazioni tecnologiche e biologiche in grado di provocare mutazioni terrificanti ai corpi).

Archetipi della letteratura horror[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso dei decenni, la narrativa horror è venuta a caratterizzarsi mediante figure archetipiche e ricorrenti:

  • il vampiro, che incarna la figura del "predatore", di chi esercita sulle proprie vittime una forma di predominio violento, che sottopone a schiavitù morale e fisica il debole e il pavido, ma che è anche un simbolo perverso dell'aggressività sessuale e della seduzione più morbosa. I capostipiti letterari di questo archetipo horror sono Il Vampiro di John Polidori e Dracula di Bram Stoker. In tutta la prima metà del Novecento, il vampiro ha trovato grande fortuna nel cinema, per poi essere riscoperto anche a livello letterario in opere significative come Io sono leggenda di Richard Matheson, Le notti di Salem di Stephen King, Intervista con il vampiro di Anne Rice, capostipite quest'ultimo di una lunga saga letteraria. Nel primo decennio del 2000 la figura del vampiro torna al centro dell'attenzione letteraria e mediatica, con particolare popolarità tra i giovani, grazie alla saga iniziata con il romanzo Twilight (appartenente al genere fantasy) di Stephenie Meyer e ad un'opera di inconsueta verosimiglianza come Lasciami entrare dello svedese John Ajvide Lindqvist: in entrambe queste opere, tuttavia, il vampiro diventa un personaggio positivo, capace di instaurare radicate relazioni sentimentali con normali esseri umani. Sono in qualche modo riconducibili all'archetipo del vampiro anche altre due tipologie ricorrenti di personaggi orrorifici:
  • il demone, che anche in questo caso simboleggia una forma di predominio aggressivo, ingiusto, vorace e distruttivo, spesso perpetrato a danno di persone deboli ed innocenti (molte volte si tratta di donne, o di bambini e comunque di persone molto giovani, e pertanto più vulnerabili). Presente in tutte le principali tradizioni religiose, tanto pagane quanto monoteiste, il demone letterario trova un importante antesignano nel Lucifero dell'opera teatrale La tragica storia del Dottor Faust di Christopher Marlowe (e nelle numerose varianti del tema della tentazione demoniaca che sono state prodotte nei secoli a seguire). A questo archetipo si rifanno anche le vicende relative ai fenomeni di possessione diabolica, che traggono spunto da episodi biblici ed hanno avuto particolare successo nella seconda metà del Novecento, con la pubblicazione di romanzi divenuti celebri come L'esorcista di William Peter Blatty, Rosemary's Baby di Ira Levin, Il presagio di David Seltzer, tutte opere che rispecchiano una sorta di reazione ai tentativi di affrancamento della società moderna dalla pressione degli imperativi etici legati alla fede religiosa;
  • lo stregone e lo scienziato pazzo. Pur essendo raramente causa principale ed immediata di orrore, l'archetipo dello stregone o dello scienziato è l'artefice delle situazioni paurose in cui si sviluppano molte trame dei romanzi di questo genere. Esso simboleggia la tracotanza della conoscenza, il fallimento del presunto dominio del sapere e delle arti. L'associazione tra stregone e paura alimenta la diffidenza dell'uomo comune per chi è ritenuto detentore di segreti ineffabili ed inarrivabili. Discendente diretto delle temute streghe che venivano arse sui roghi dalla Santa Inquisizione medievale per annullare gli effetti dei loro malefici, ma anche del leggendario Merlino del ciclo arturiano, come si è detto lo stregone della letteratura horror riveste ruoli analoghi a quelli del vampiro (nelle lingue mitteleuropee il termine strigoi individua entrambi). Lo scienziato pazzo trova l'esempio letterario più celebre nel medesimo dottor Frankenstein del capolavoro di Mary Shelley.
  • il licantropo o lupo mannaro, simbolo sia di instabilità psicologica (non a caso soggetto, come molti malati di mente, all'influsso delle fasi lunari), sia dell'incontrollabile dominio delle pulsioni e degli istinti ferini, mai del tutto sopiti nell'uomo, che in molti casi prendono quindi il sopravvento sulla mente razionale. È figura leggendaria presente, come il vampiro, in tutte le culture umane, anche le più primitive. Una variante letteraria del lupo mannaro è il mutevole e duplice personaggio al centro del romanzo Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson. Sebbene sia presente nella letteratura (essendo, tra l'altro, una delle possibili incarnazioni fisiche del vampiro) il lupo mannaro è una figura dell'horror che ha finora avuto miglior fortuna soprattutto al cinema.
  • il mostro o creatura informe, dalla morfologia animalesca oppure "mutaforma", può essere il prodotto di esperimenti scientifici, della ribellione della natura o di influssi extraterrestri, oppure è l'abitatore di recessi ancora non conosciuti del mondo reale. In questa tipologia di archetipo ricorrente dell'horror, il cui capostipite sono senza dubbio il Golem della tradizione ebraica mitteleuropea ed il "mostro" di Frankenstein di Mary Shelley possono rientrare anche la mummia, Mr. Hyde, lo yeti, il mostro della palude, l'animale preistorico, l'alieno, e così via. Una variante moderna di questo archetipo è:
  • lo zombie, ovvero il morto vivente; anche questo personaggio si ricollega alla leggenda del vampiro, ma in epoca più recente lo zombie ha assunto un'identità propria ed è diventato più specificamente un corpo umano privo di mente, mosso da incontenibili istinti cannibaleschi, capace di suscitare particolari reazioni di ripulsa proprio perché, come simulacro vivente di un uomo privo dell'anima e della ragione, esso rappresenta una morbosa e grottesca dissacrazione del culto per i defunti, presente in modo trasversale in tutte le tradizioni e religioni umane. Proprio per questo è ricorrente nelle storie che riguardano gli zombie l'attacco da parte di persone care, tornate alla vita in questa versione inebetita e dissennata, parodia grottesca dell'essere vivente. Lo zombie viene introdotto, nell'era moderna, dal romanziere americano Richard Matheson: l'umanità mutante descritta nella sua opera seminale Io sono leggenda prende le mosse dal vampiro, ma con varianti tali da ispirare, alcuni anni dopo la sua pubblicazione, la realizzazione del film La notte dei morti viventi, dove l'archetipo dello zombie trova la sua configurazione definitiva e ancora attuale.

Autori e opere dell'horror contemporaneo[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà del Novecento vedono la luce alcune opere che contengono in sé i più importanti paradigmi dell'horror moderno e possono essere annoverate tra i titoli più significativi del genere. Tra esse:

Tra i più importanti autori della contemporaneità, lo scrittore forse più significativo nel genere è l'americano Stephen King, autore di numerosi best seller divenuti con il tempo oggetto di studio, al punto da aver meritato all'autore una posizione di rilievo anche nella storia letteraria non strettamente collegata a questo genere.

Tra gli altri autori di lingua inglese meritevoli di menzione, per aver prodotto importanti lavori horror, si segnalano anche:

Nella letteratura francese, si possono segnalare:

Nella letteratura italiana contemporanea, si può segnalare:

Il romanzo horror in Italia[modifica | modifica wikitesto]

In Italia si registrano episodiche escursioni in questo genere da parte di autori solo raramente interessati alla narrativa fantastica, come Luigi Pirandello, Dino Buzzati, Mario Soldati.

Tra gli scrittori contemporanei, si sono dedicati con prevalenza al genere horror autori come Eraldo Baldini (Gotico Rurale), Valerio Evangelisti (con i romanzi dei cicli dedicati all'inquisitore Nicolas Eymerich e a Nostradamus, che si collocano ai margini tra il romanzo storico, la fantascienza e l'horror), Gianfranco Nerozzi (Il cerchio muto, del 2009), Tiziano Sclavi (creatore del noto personaggio a fumetti Dylan Dog), Danilo Arona, Alda Teodorani[2][3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il Terrore Cosmico da Poe a Lovecraft - La paura dell'ignoto dall'abisso dell'anima al caos cosmico in a cura di Sandro D. Fossemò. URL consultato il 24 febbraio 2010.
  2. ^ Giù, nel delirio Granata Press, 1991; Giù nel delirio, Specchi di sangue; Soluzione finale, in Le radici del male (Granata Press, 1993); Fiore Oscuro (Il Minotauro,1995); Il segno di Caino (Datanews, 1996); Labbra di Sangue (Datanews, 1997); Organi (Stampa Alternativa, 2002); Cruautés (Naturellement, Francia, 2002); Le Radici del Male (Addictions 2002); Belve (Addictions, 2003); Incubi (Halley Edizioni, 2005). I sacramenti del male Mondadori (collana Il Giallo Mondadori presenta, 2008)
  3. ^ Roberta Mochi, Libri di sangue - l'horror italiano di fine millennio, Ed. Larcher, 2003 Valerio Evangelisti, "E altri", il caso Alda Teodorani, in Sotto gli occhi di tutti, Ed. L'Ancora del Mediterraneo, 2004; AA.VV., Vivere per uccidere, Ed. Calusca, 1997, Luca Scarlini, Lo stato delle cose, Ed. Oedipus, 1997

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