Lepus corsicanus

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Lepre italica
Immagine di Lepus corsicanus mancante
Stato di conservazione
Status iucn3.1 VU it.svg
Vulnerabile[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Euarchontoglires
(clade) Glires
Ordine Lagomorpha
Famiglia Leporidae
Genere Lepus
Sottogenere Eulagos
Specie L. corsicanus
Nomenclatura binomiale
Lepus corsicanus
de Winton, 1898

La Lepre italica[2] (Lepus corsicanus de Winton, 1898), chiamata da alcuni autori Lepre appenninica in maniera impropria (essendo endemica italiana e non caratteristica degli Appennini), è un mammifero lagomorfo della famiglia dei Leporidi.

Veniva un tempo considerata una sottospecie della lepre comune (Lepus europaeus corsicanus): solo in tempi recenti, grazie ad osservazioni morfologiche preliminari a partire dagli anni '80 del XX secolo (Angelici, 1989) alle analisi morfometriche (Palacios, 1996[3]; Lo Valvo et al., 1997[4]; Trocchi et al., 1998[5]; Riga et al., 2001[6], Angelici & Luiselli, 2007) e all'analisi del DNA mitocondriale (Pierpaoli et al., 1999[7]), gli studiosi sono potuti arrivare alla conclusione che si tratta di una specie ben distinta da L. europaeus, dal quale taxon si separò all'incirca tre milioni di anni fa[2].

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della lepre italica.

Fino agli anni trenta del XX secolo, la specie aveva diffusione praticamente continua in tutta l'Italia centro-meridionale, a partire dall'Isola d'Elba, oltre che in Sicilia e Corsica: a seguito dell'introduzione, a fini venatori, di Lepus europaeus in gran parte della penisola, la popolazione di questa specie si è assai frammentata, con popolazioni isolate nelle varie regioni un tempo colonizzate e distribuzione continua solo in ambienti insulari, dove la congenere non è riuscita ad arrivare. La situazione della popolazione corsa della specie, riscoperta recentemente (Scalera & Angelici, 2003) che a dispetto del nome scientifico sarebbe stata introdotta in tempi storici, anche se imprecisati, è attualmente poco conosciuta anche se predominante nei carnieri dei cacciatori rispetto alle altre due specie di lepri presenti (L. europaeus e L. granatensis (Pietri et al., 2011[8]. Sebbene ove possibile la si trova in tutti gli ambienti disponibili, pare prediligere le zone con alternanza di bosco, macchia mediterranea ed aree aperte, anche coltivate. È ben presente anche in praterie di altitudine appenniniche (Angelici & Luiselli, 2001; Angelici & Spagnesi, 2008)

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Nell’insieme la Lepre appenninica appare simile nell’aspetto generale alla Lepre europea, ma ha una forma relativamente più slanciata: infatti, lunghezza testa-corpo, piede posteriore e soprattutto orecchie sono proporzionalmente più lunghe. Per le caratteristiche morfologiche descritte si pensa che la Lepre appenninica abbia una migliore capacità di termoregolazione e un adattamento maggiore al clima caldo degli ambienti mediterranei rispetto alla Lepre europea; per contro è noto che la Lepre europea è bene adattata agli ambienti aperti con clima di tipo continentale (Trocchi e Riga, 2005[9]; Guglielmi et al., 2011[10]). Non vi è dimorfismo sessuale.

Dimensioni[modifica | modifica sorgente]

Misura circa mezzo metro o poco più di lunghezza, per un peso di 3–3,5 kg.

Aspetto[modifica | modifica sorgente]

La specie è assai somigliante all'affine L. europaeus, con la quale viene spesso confusa. La colorazione del mantello differisce da quella della Lepre europea per le tonalità più fulve, specialmente sulle cosce e sul groppone dove la parte distale dei peli di borra è gialliccia anziché grigiastra. Proprio in base ad alcuni caratteri del mantello è possibile distinguere le due specie. Il carattere più facilmente riconoscibile, nell’insieme, è rappresentato da una consistente area bianca ventrale che nella Lepre appenninica si estende sui fianchi; per questa ragione la Lepre appenninica viene anche denominata nel gergo venatorio con l’appellativo di “lepre dalla mezza luna”. Nella Lepre appenninica la colorazione della coscia e del groppone è bruno-ocra-rossiccia mentre nella Lepre europea la colorazione della coscia e del groppone bruno-grigiastra. La nuca e la parte dorsale del collo sono di colore grigio-antracite nella Lepre appenninica a differenza della Lepre europea, in cui sono di colore bruno-rossiccio (ad eccezione dei giovani) (Trocchi e Riga, 2005; Guglielmi et al., 2011)

Un esemplare di lepre italica.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Poco si sa circa le abitudini di questi animali, in quanto fino a poco tempo fa considerati una sottospecie della Lepre europea e perciò non studiati esaurientemente a vantaggio di studi sul comportamento della specie nel suo insieme: tuttavia, si ritiene che le sue abitudini, sia riproduttive che comportamentali, non siano molto differenti da quelle della congenere, con la quale spesso viene confusa, soprattutto dai cacciatori.
La Lepre appenninica necessiterebbe di una protezione stringente poiché specie ad areale ristretto e poiché sono ancora scarsissime le conoscenze sulla sua biologia, ecologia e reale distribuzione. Come evidenziato in un recente studio condotto in Lazio (Guglielmi et al., 2011) le popolazioni di questa specie ivi presenti risultano frammentate e isolate, talvolta a carattere relittuale, e a densità molto basse, fatta eccezione per alcune popolazioni come quella del comprensorio tolfetano. Pietri e collaboratori (2011) hanno messo in evidenza l'ibridazione della Lepre appenninica con la Lepre europea, fatto che pone in serio rischio il mantenimento dei geni nativi di questa specie endemica italiana. Le più recenti conoscenze sulla biologia di questa specie sono state raccolte durante un recente workshop nazionale sulla conservazione della specie (Riga e Scalisi, 2012)[11]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Lepus corsicanus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.1, IUCN, 2014.
  2. ^ a b Spagnesi M., De Marinis A.M. (a cura di), Mammiferi d'Italia - Quad. Cons. Natura n.14, Ministero dell'Ambiente - Istituto Nazionale Fauna Selvatica, 2002.
  3. ^ Palacios F. 1996. Systematic of the indegenous hares of Italy traditionally identified as Lepus europaeus Pallas 1778 (Mammalia: Leporidae). Bonn. Zool. Beitr., 46: 59-91.
  4. ^ Lo Valvo M., Barera A., Seminara S. 1997. Biometria e status della Lepre appenninica (Lepus corsicanus de Winton 1898). Il Naturalista Siciliano, IV, 21: 67-74.
  5. ^ Trocchi V., Riga F., Toso S., Spagnesi M. 1998. La Lepre italica (Lepus corsicanus De Winton,1898) si conferma una buona specie. Atti II Congresso Italiano di Teriologia. i Mammiferi in Italia: status, tendenze e implicazioni gestionali. Varese, 1998. Riassunti
  6. ^ Riga F., Trocchi V., Toso S. 2001. Morphometric differentiation between the Italian hare (Lepus corsicanus De Winton, 1898) and European brown hare (Lepus europaeus Pallas, 1778). Journal of Zoology, 253: 241-252.
  7. ^ Pierpaoli M., Riga F., Trocchi V., Randi E. 1999. Species distinction and evolutionary relationship of the italian hare (Lepus corsicanus De Winton, 1898) as described by mitochondrial DNA sequencing. Mol. Ecol. 8 (11): 1805-1817.
  8. ^ Pietri C., Alves P.C., Melo-Ferreira J. 2011. Hares in Corsica: high prevalence of Lepus corsicanus and hybridization with introduced L. europaeus and L. granatensis. Eur. J. Wildl. Res.: DOI 10.1007/s10344-010-0430-9
  9. ^ Trocchi V., Riga F. (a cura di), 2005. I Lagomorfi in Italia. Linee guida per la conservazione e la gestione. Min. Politiche Agricole e Forestali – Ist. Naz. Fauna Selvatica, Documenti tecnici, 25: 128 pp.
  10. ^ Guglielmi S., Properzi S., Scalisi M., Sorace A., Trocchi V., Riga F., 2011. La Lepre italica nel Lazio: status e piano d’azione. Edizioni ARP, Roma; 80 pp.
  11. ^ Riga F. e Scalisi M. (a cura di), 2012. Atti del Workshop nazionale sulla conservazione della Lepre italica: azioni locali per la strategia nazionale. Edizioni ISPRA, Roma. 151 pp

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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