Lepiota cristata

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Lepiota Cristata
Lepiota cristata 20070819w.jpg
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Fungi
Divisione Basidiomycota
Classe Basidiomycetes
Sottoclasse Hymenomycetidae
Ordine Agaricales
Famiglia Agaricaceae
Genere Lepiota
Specie L. cristata
Nomenclatura binomiale
Lepiota cristata
(Bolt.: Fr.) P. Kumm.
Caratteristiche morfologiche
Lepiota cristata
Cappello convesso icona.svg
Cappello convesso
Gills icon.png
Imenio lamelle
Free gills icon2.svg
Lamelle libere
White spore print icon.png
Sporata bianca
Ring stipe icon.png
Velo anello
Immutabile icona.png
Carne immutabile
Mycorrhizal ecology icon.png
Micorrizico
Hazard T.svg
Mortale

Lepiota cristata (Alb. & Schwein. ex Fr.) Kummer

La Lepiota cristata, dal latino "cristatus" ossia "munito di cresta" a causa delle scaglie sul cappello, volgarmente conosciuta come Falsa mazza di tamburo, Bubbola falsa o Cucamela, è un fungo velenoso mortale che provoca una sindrome da intossicazione simile a quella falloidea, a causa delle amanitine che contiene.

Potrebbe trarre in inganno il raccoglitore inesperto in virtù della sua vaga rassomiglianza con la famosa Macrolepiota procera o Mazza di Tamburo, ottimo fungo commestibile da cucinato. La differenza più evidente risiede nelle dimensioni: non andrebbero infatti mai raccolti e consumati funghi del genere Lepiota o Macrolepiota che, da aperti, siano di piccola taglia. In genere, quando si va in cerca di Macrolepiota procera, è buona norma ricordarsi del suo eloquente nome comune inglese Parasol, che non a caso indica le ragguardevoli dimensioni raggiunte da questa specifica specie.

Funghi invece che, per quanto simili nell'aspetto soprattutto a causa della superficie del cappello dissociata in squame irregolari, si attestino su misure di altezza e larghezza contenute, non vanno mai consumati: sono in genere tutti tossici o, come in questo caso, addirittura letali. Altri aspetti che lo rendono riconoscibile ad un occhio più allenato sono il colore biancastro di cappello e gambo, le squame molto evidenti bruno rossastre e il caratteristico odore sgradevole; anche l'anello infero inserito nel gambo può essere un carattere utile per il riconoscimento, così come la sua crescita talvolta cespitosa.

Descrizione della specie[modifica | modifica sorgente]

Cappello[modifica | modifica sorgente]

Dai 20 a 50 millimetri, campanulato conico, poi più aperto e disteso, munito di ottuso e marcato umbone centrale. Superficie liscia e feltrata che presto si dissocia in squame irregolari a partire dal margine, di colore bruno rossiccio o bruno scuro. Il centro del cappello invece rimane unito, non squamato e di colore più scuro, da bruno rossiccio a quasi nero. Al di sotto delle squame dissociate si vede chiaramente il colore biancastro della carne sottostante.

Lamelle[modifica | modifica sorgente]

Le lamelle sono molto fitte, ventricose, di colore bianco (fungo leucosporeo) leggermente ingiallenti o rosate, distaccate dal gambo.

Gambo[modifica | modifica sorgente]

Da 30 a 50 millimetri d'altezza, spessore da 2 a 4 millimetri, cilindrico, prima fistoloso poi cavo, liscio, munito di ampio anello membranaceo evidente ma molto fugace, di colore bianco con riflessi rosati o violetti specie nella parte inferiore.

Carne[modifica | modifica sorgente]

Bianca fioccosa e fragile nel cappello, più fibrosa e rosata nel gambo.

Spore[modifica | modifica sorgente]

Spore bianche in massa, ovali, con sperone laterale, 6-8 x 3-3,5 μm.

Habitat[modifica | modifica sorgente]

Ubiquitaria, vive indifferentemente in boschi, prati, radure, tra l'erba di parchi e giardini, spesso gregaria in piccoli gruppi, talvolta cespitosa; periodo dall'estate all'autunno.

Commestibilità[modifica | modifica sorgente]

Hazard T.svg Velenosa mortale, provoca una sindrome da intossicazione simile a quella falloidea a carico di fegato e reni a causa delle amanitine contenute. Astenersi in tal senso dal raccogliere e cucinare qualunque tipo di Lepiota o Macrolepiota di piccole dimensioni. Un'altra specie velenosa mortale è la Lepiota brunneoincarnata, che con la Cristata condivide, appunto, le ridotte dimensioni. Queste tossine inoltre sono termostabili, quindi non decadono neppure con le alte temperature raggiunte durante la cottura.

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Difficilmente confondibile con Macrolepiota procera a causa delle dimensioni. Tuttavia, in condizioni climatiche ed ambientali particolari, la M. procera si presenta di dimensioni assai ridotte rispetto alla norma e pertanto potrebbe essere anch'essa confusa con questa specie specie. Altre specie di funghi simili sono ad esempio:

  1. Macrolepiota excoriata (edule), che si distingue per la tipica lacerazione della pellicola al margine del cappello e per il gambo sostanzialmente privo di decorazioni ed appena sfumato.
  2. Macrolepiota mastoidea (edule), che però si distingue facilmente per l'umbone aguzzo, il cappello che ricorda una mammella, e la poco evidente decorazione screziata sul gambo.
  3. Chlorophyllum molybdites sin. Macrolepiota molybdites o Lepiota morgani (velenoso), assai simile per dimensioni alla procera ma dalla sporata verdastra e diversamente decorato sul gambo e sul cappello.
  4. Chlorophyllum rhacodes (velenoso da crudo), in particolare quando il cappello è ancora sferoidale, che presenta un deciso viraggio della carne all'arancio e poi al rosso.
  5. Lepiota brunneoincarnata (velenosa mortale), uno fra i più famosi e pericolosi rappresentanti delle Lepiota di piccola taglia dalle quali diffidare; contiene infatti anch'essa tossine analoghe a quelle presenti nelle amanite mortali (Amanita phalloides, Amanita virosa, Amanita verna), e per questo motivo può causare delle intossicazioni letali: non raccogliere quindi "mazze di tamburo" o "bubbole" qualora il diametro del cappello aperto non raggiunga almeno i 12–15 cm.

Nomi comuni[modifica | modifica sorgente]

  • Bubbola Falsa
  • Falsa mazza di tamburo
  • Cucamela

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