Leontopithecus caissara

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Leontocebo dalla testa nera
Leontopithecus caissara.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Superordine Euarchontoglires
(clade) Euarchonta
Ordine Primates
Sottordine Haplorrhini
Infraordine Simiiformes
Parvordine Platyrrhini
Famiglia Cebidae
Sottofamiglia Callitrichinae
Genere Leontopithecus
Specie L. caissara
Nomenclatura binomiale
Leontopithecus caissara
Lorini & Persson, 1990

Il leontocebo dalla testa nera o leontocebo di Superagui (Leontopithecus caissara Lorini & Persson, 1990) è un primate platirrino della famiglia dei Cebidi.

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Appena dopo la scoperta, si pensò che questi animali fossero endemici dell'isola di Superagui, nello stato brasiliano di Paraná: successive ricerche ne hanno accertata la presenza anche nella parte continentale del Paese, in un'area di circa 18.000 ettari che si estende anche nel vicino stato di San Paolo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Misura circa 72 cm di lunghezza, di cui più di metà (43 cm) spettano alla coda, per un peso di circa 600 g.

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Il pelo è nero su collo, arti e coda, mentre il resto del corpo è di colore dorato: attorno alla testa il pelo si allunga a formare una sorta di criniera.
Le mani sono prive di pollici opponibili, mentre le dita sono lunghe ed affusolate, dotate di unghie simili ad artigli.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di animali diurni, che durante la notte riposano in cavità dei tronchi d'albero: anche durante le ore più calde del giorno cercano riparo nel folto della vegetazione, dove rimangono in stato d'inattività fin quando la temperatura non si fa più fresca. Per evitare che eventuali predatori terrestri (jaguarundi, uroni, ocelot) localizzino i punti dove questi animali si riposano, essi tendono a variarli periodicamente.
Vivono in gruppi di 2-11 individui, formati da una coppia che tollera nel proprio territorio unicamente i propri figli di parti precedenti.
È una delle specie di mammiferi più rare del mondo: si stima che la popolazione selvatica di questi animali non superi le 300 unità.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta di animali perlopiù frugivori, ma non disdegnano di integrare la dieta con altro materiale di origine vegetale (foglie, fiori) e animale (insetti, piccoli rettili)

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

La stagione riproduttiva va da settembre a marzo: vengono dati alla luce solitamente due gemelli, che nascono già provvisti di pelo e con gli occhi aperti. È il padre, coadiuvato dai propri figli più anziani, a portare i cuccioli durante gli spostamenti, lasciandoli alla madre ogni due-tre ore per la poppata. I cuccioli vengono svezzati attorno ai tre mesi d'età e raggiungono la maturità sessuale a un anno e mezzo se femmine, a due anni se maschi.

La speranza di vita di questi animali è stimata attorno ai 25 anni in cattività.

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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