Leontodon

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Dente di leone
Leontodon hispidus W.jpg
Leontodon hispidus
(Dente di leone comune)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Hypochaeridinae
Genere Leontodon
L., 1753
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Hypochaeridinae
Specie
(Vedi: Specie di Leontodon )

Leontodon L., 1753] è un genere di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia Asteraceae, dall’aspetto di piccole erbacee annuali o perenni dalla tipica infiorescenza a margherita gialla.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome del genere (Leontodon) deriva da due parole greche "leon" ( = leone), e "odous" ( = "dente") e si riferisce ai margini dentati delle foglie.[1][2]
Il nome scientifico attualmente accettato è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753 (in realtà la prima denominazione di questo genere risale al 1737, sempre per opera di Linneo[2]).[3]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il portamento
Leontodon tuberosus

I dati morfologici si riferiscono soprattutto alle specie europee e in particolare a quelle spontanee italiane.
L'altezza di queste piante varia da 5 a 60 e più cm (massimo 80 cm). La forma biologica prevalente è emicriptofita rosulata (H ros), ossia sono piante perenni, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e con le foglie disposte a formare una rosetta basale. Sono presenti anche specie con ciclo biologico annuale come terofita scaposa (T scap). La maggior parte di queste piante sono ricoperte da peli stellati.[4][2][5][6]

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono secondarie da rizoma e possono essere di tipo fibroso.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea può essere fittonosa, oppure formata da un rizoma tuberoso fusiforme, ingrossato e a volte disposto in fascetti.
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è uno scapo nudo (afillo) con infiorescenze terminali; per ogni pianta si possono avere fino a 20 steli (o scapi).

Foglie[modifica | modifica sorgente]

In genere queste piante sono provviste di una rosetta basale (le foglie cauline non sono presenti) con foglie disposte in modo patente e piccioli il più delle volte arrossati e alati. La lamina delle foglie è di tipo sinuato-dentato (fino a pennatifida) con perimetro oblanceolato-spatolato con la larghezza massima verso l'apice della foglia; la superficie può essere glabra o altrimenti è sparsamente ricoperta da peli di tipo vario tipo (vedi disegno dei peli più sotto). Dimensione delle foglie: larghezza 1 - 2 cm; lunghezza 5 - 20 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'involucro
Leontodon hispidus

Le infiorescenze sono composte da singoli capolini peduncolati per ogni stelo (gli scapi normalmente sono indivisi). I peduncoli possono essere ingrossati appena sotto l'infiorescenza. I capolini sono formati da un involucro a forma cilindrica o campanulata composto da brattee (o squame) disposte in modo embricato su più serie (usualmente 2) all'interno delle quali un ricettacolo fa da base ai fiori tutti ligulati. Le squame dell'involucro da 16 a 20 possono essere ricoperte da peli simili a quelli delle foglie; la forma delle squame è lineare (talvolta quelle esterne sono lanceolate). Il ricettacolo è nudo, ossia privo di pagliette a protezione della base dei fiori. Diametro dei capolini: 15 - 40 mm. Dimensioni dell'involucro: larghezza 5 mm; lunghezza 10 mm.

Fiori[modifica | modifica sorgente]

I fiori ligulati
Leontodon tuberosus

I fiori da 20 a 30 sono tutti del tipo ligulato[7] (il tipo tubuloso, i fiori del disco, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono tetra-ciclici (ossia sono presenti 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi). I fiori sono ermafroditi e zigomorfi.

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[8]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: di norma il colore delle corolle è giallo; quello dei fiori più esterni può essere più scuro sul lato più esterno. Lunghezza della corolla: 10 - 15 mm.
  • Fioritura: in genere queste piante fioriscono tardi: da luglio all'autunno.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Leontodon hispidus

I frutti sono degli acheni con pappo piumoso. La forma dell'achenio è un po' ristretta all'apice; ha inoltre delle coste oscure (da 10 a 14) percorse da deboli rugosità trasversali. Il pappo è formato da diverse setole semplici o piumose disposte su due serie (quelle esterne sono più brevi). La piumosità delle setole è data dalla presenza di peli secondari persistenti fino alla maturità dell'achenio. Dimensione dell'achenio: 6 – 12 mm.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

In Italia le specie di Leontodon sono abbastanza comuni e si trovano ad altitudini variabili fra 0 e 3000 m s.l.m., sia nelle Alpi che negli Appennini. In genere prediligono stazioni aride, zone incolte e ghiaioni, si trovano anche sulle rocce o nelle fessure delle rupi. I Leontodon oltre che in Italia si trovano in Europa, in Asia (Vicino Oriente e aree centrali dell'Asia), in Africa settentrionale e nel Messico. In altre aree (America del Nord, America del Sud e Australia) è considerata specie naturalizzata.[10]Il centro di espansione principale è il bacino del Mediterraneo (parte Occidentale).[2]

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza del genere (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale;, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[11] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[12]). Il genere Leontodon contiene 40-50 specie, una ventina delle quali sono presenti nella flora spontanea italiana.
Tradizionalmente questo gruppo era assegnato alla sottofamiglia "Tubiflore" (tribù "Cicorie")[2]. In tempi più recenti il nome della sottofamiglia è stato cambiato in Cichorioideae ( Juss.) Chevall. e la tribù in Cichorieae Lam. & DC.; inoltre è stata aggiunta una classificazione tassonomica intermedia: quella della sottotribù Hypochaeridinae Less. Questa tassonomia (secondo la classificazione ormai classica di Cronquist) è stata confermata dalle ricerche filogenetiche sul DNA di questi ultimi anni (classificazione APG).
All'interno del genere, soprattutto in riferimento alla flora sponatnea italiana, le varie specie vengono divise tradizionalmente (Adriano Fiori) in cinque sezioni (Kalbfussia, Thrincia, Millina, Scorzoneroides e Apargia) in base a caratteri come il ciclo biologico (annuale o perenne), la morfologia del pappo, dell'achenio e delle radici (ingrossate in tuberi oppure no) e altri caratteri.[2] Attualmente secondo le ultime ricerche filogenetiche (vedi paragrafo seguente) il genere viene suddiviso nelle tre seguenti sezioni (sono indicate solamente alcune specie relative alla flora spontanea italiana):

  • sect. Asterothrix
L. anomalus
L. berinii
L. rosanii
L. crispus
L. incanus
  • sect. Leontodon
L. hispidus
  • sect. Thrincia
L. saxatilis
L. tuberosus


I peli di alcune specie (1.L. hirtus - 2.L. berinii - 3.L. incanus - 4.L. tenuiflorus - 5.L. crispus - 6.L. anomalus - 7.L. hispidus)

L'aspetto dei peli è uno dei caratteri più importanti per riconoscere le varie specie di questo genere. I peli in genere sono del tipo stellato con uno o più raggi, più o meno lunghi e con stipite corto, allungato o ingrossato. La figura a lato (tratta dalla "Flora d'Italia") mostra i peli di alcune specie (i disegni non sono in scala).
Il numero cromosomico delle specie di questo genere è 2n = 8, 12 e 14 con specie diploidi e tetraploidi.[5]

Filogenesi[modifica | modifica sorgente]

Cladogramma parziale della sottotribù Hypochaeridinae

Ricerche recenti[13] hanno dimostrato che il genere Leontodon nella delimitazione tradizionale è polifiletico. In particolare il sottogenere Oporina (vedi cladogramma a lato tratto dallo studio citato, semplificato e raffigurante una parte della sottotribù Hypochaeridinae) è stato portato a livello di genere con il nome di Scorzoneroides Moench[14]

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

Le specie di questo genere sono molto variabili (la sofferta tassonomia di questo gruppo ne è un effetto) a causa anche della presenza della tetraploidia. I caratteri più soggetti a variabilità sono i seguenti:[4]

  • il tipo di peli stellati come la lunghezza dello stipite e il numero dei raggi che possono essere più o meno lunghi o più o meno sottili (L. tenuiflorus);
  • le piante possono essere "pesantemente" pelose o del tutto glabre (L. hispidus);
  • la densità dell'indumento sulle foglie e sulle brattee dell'involucro può variare molto (L. crispus);
  • la forma della lamina delle foglie (L. hispidus);
  • lo scapo può essere indiviso o biforcato (L. anomalus);
  • la dimensione dei capolini (L. hispidus);

Specie spontanee italiane[modifica | modifica sorgente]

La tassonomia di questo genere negli ultimi tempi ha subito più di qualche modifica e non tutti i botanici concordano su un'unica lista di specie. La tabella seguente collega i vari nomi delle specie di Leontodon dalla pubblicazione della "Flora d'Italia" (1980) del botanico italiano Sandro Pignatti alle più recenti checklist italiane e straniere (sono prese in considerazione solamente le specie della flora spontanea italiana):

"Flora d'Italia" Checklist of the Italian Vascular Flora[15] Global Compositae Checklist[16] EURO MED - PlantBase Checklist Database[17]
(?) L. apulus (Fiori) Brullo L. apulus L. apulus
L. anomalus Ball L. anomalus L. anomalus L. anomalus
L. autumnalis L. L. autumnalis Scorzoneroides autumnalis (L.) Moench S. autumnalis
L. berinii (Bartl.) Roth L. berinii L. berinii L. berinii
L. cichoraceus (Ten.) Sanguin L. cichoraceus Scorzoneroides cichoriacea (Ten.) Greuter S. cichoriacea
L. crispus Vill. L. crispus subsp. crispus L. crispus L. crispus
L. helveticus Merat L. helveticus Scorzoneroides helvetica (Mérat) Holub S. helvetica
L. hispidus L. L. hispidus L. hispidus L. hispidus
L. hispidus L. subsp. dubius (Hoppe) Hayek L. scaber Miel. L. dubius (Hoppe) Poir. L. dubius
L. hispidus L. subsp. hyoseroides (Welw.) Beck L. hyoseroides Rchb. L. hyoseroides L. hyoseroides
L. hispidus L. subsp. siculus (Guss.) Strobl. L. siculus (Guss.) Nyman L. siculus L. siculus
L. incanus L.Schrank L. incanus L. incanus L. incanus
L. intermedius Hunter, P. & R. L. intermedius L. intermedius L. intermedius
L. leysseri (L.) Schrank L. saxatilis Lam. subsp. saxatilis L. saxatilis Lam. L. saxatilis
L. montanus Lam. L. montanus Scorzoneroides montana (Lam.) Holub S. montana
L. muelleri (Sch.-Bip.) Ball L. muelleri (Sch.-Bip.) Fiori subsp. muelleri Scorzoneroides muelleri (Sch.Bip.) Greuter & Talavera S. muelleri
L. rosanii (Ten.) DC. L. rosanii L. rosanii (?) L. rosanii
L. tenuiflorus (Gaudin) Rchb. L. incanus (L.) Schrank subsp. tenuiflorus (Gaudin) Hegi L. tenuiflorus L. tenuiflorus
L. tuberosus L. L. tuberosus L. tuberosus L. tuberosus
L. villarsii (Willd.) Loisel. L. rosanii (Ten.) DC. (?) L. hirtus L. L. hirtus

Per meglio comprendere ed individuare le varie specie del genere (solamente per le specie spontanee della flora italiana) l’elenco seguente utilizza in parte il sistema delle chiavi analitiche (vengono cioè indicate solamente quelle caratteristiche utili a distingue una specie dall'altra).[4]

  • Gruppo 1B: le radici delle piante sono sottili;
  • Gruppo 2A: gli scapi di queste piante sono eretti e robusti; la superficie delle foglie è ricoperta da peli forcati; gli acheni interni hanno un pappo di peli piumosi e un breve becco, quelli esterni hanno un pappo ridotto ad una coroncina cartilaginea; tutti gli acheni sono lisci;
  • Gruppo 2B: tutti gli acheni hanno lo stesso pappo con peli piumosi (almeno all'inizio della fruttificazione);
  • Gruppo 3A: le foglie hanno un contorno debolmente sinuoso o sono intere e comunque ruvide; il pappo è formato da setole piumose solamente nei capolini immaturi (in seguito i peli di 2º ordine cadono, e le setole sono semplici);
  • Gruppo 3B: lo scapo è indiviso portante un solo capolino; il pappo è formato da setole piumose disposte su 2 serie (quelle esterne sono più brevi di quelle interne) con peli secondari persistenti fino alla maturità dell'achenio;
  • Gruppo 4A: la superficie delle foglie è ricoperta da peli con stipite allungato e con 2-molti brevi raggi apicali;
  • Leontodon hirtus L. - Dente di leone di Villars: l'altezza varia da 7 a 30 cm; il ciclo biologico è perenne; la forma biologica è emicriptofita rosulata (H ros); il tipo corologico è Nord Ovest Mediterraneo; l'habitat tipico per queste piante sono gli incolti, i bordi delle vie e i pendii aridi ; la distribuzione in Italia è relativa al solo territorio continentale fino ad una altitudine compresa tra 100 e 1400 m s.l.m..
  • Leontodon rosanii Ten. (DC.) (alcune checklist[18] non riconoscono l'autonomia di questa specie e la considerano un sinonimo di Leontodon hirtus L.): simile alla specie Leontodon hirtus ma scarsamente pelosa, oppure con peli a 2 raggi apicali; la distribuzione di questa pianta in Italia è relativa al centro e al sud (escluse le isole), mentre al nord ha una presenza discontinua.
  • Gruppo 4B: le foglie sono ricoperte da peli di aspetto diverso oppure sono glabre;
  • Gruppo 6A: sullo scapo sono presenti 0 - 2 squame; le foglie sono glabre con contorno da sinuoso-dentato a pennato-partito; i capolini sono penduli prima dell'antesi; i fiori periferici possono essere arrossati; il colore del pappo è bianco sporco o brunastro;
  • Gruppo 6B: (questo gruppo di specie fino a poco tempo fa erano descritte all'interno della specie Leontodon hispidus) sullo scapo sono presenti 0 - 2 squame; le foglie sono ricoperte da peli con 3 - 4 raggi apicali e con una lamina a forma da sinuato-dentata a profondamente pennato-partita; i capolini sono penduli prima dell'antesi; i fiori periferici possono essere arrossati; il colore del pappo è bianco sporco o brunastro;
  • Leontodon hyoseroides Welw. ex Rchb.: simile alla specie Leontodon hispidus, ma con foglie glabre profondamente incise fin alla nervatura; la distribuzione in Italia è relativa solamente al nord.
  • Leontodon dubius (Hoppe) Poir.: simile alla specie Leontodon hispidus, ma con habitus particolarmente lussureggiante e ispido con capolini grossi e lunghi scapi fino al doppio delle foglie.
  • Leontodon siculus (Guss.) Nyman: simile alla specie Leontodon hispidus, ma con foglie quasi intere e con sinuosità poco profonda e con molti densi peli stellati (a 2 - 3 raggi) e stipitati; lo scapo e l'involucro sono quasi glabri; diametro dell'involucro 15 - 18 mm; frutti acheni grossi di 10 - 15 mm; distribuzione prevalente in Sicilia.
  • Gruppo 5B: l'habitus di queste piante è erbaceo di tipo rosulato con radici fittonose verticali;
  • Gruppo 7A: la lamina delle foglie è intera o leggermente sinuato-dentata;
  • Gruppo 8A: gli scapi sono semplici o ramosi; l'aspetto della pianta è pulverulento a causa di brevi peli stellati con 4 è più raggi apicali;
  • Leontodon berinii (Bartl.) Roth - Dente di leone di Berini: l'altezza varia da 10 a 20 cm; il ciclo biologico è perenne; la forma biologica è emicriptofita rosulata (H ros); il tipo corologico è Endemico; l'habitat tipico per queste piante sono i greti dei torrenti, le aree alluvionate e i banchi di ghiaia; la distribuzione in Italia è relativa al Nord-Est fino ad una altitudine di 1100 m s.l.m..
  • Gruppo 8B: gli scapi normalmente sono indivisi; le foglie si presentano con un indumento di peli molli;
  • Leontodon incanus (L.) Schrank - Dente di leone biancheggiante: i peli delle foglie sono stellati in modo regolare con 4 raggi apicali lunghi come o più dello stipite; l'altezza varia da 20 a 40 cm; il ciclo biologico è perenne; la forma biologica è emicriptofita rosulata (H ros); il tipo corologico è Orofita - Est Alpico/Carpatico; l'habitat tipico per queste piante sono le rocce alterate, i ghiaioni sfasciati e i pascoli aridi; la distribuzione in Italia è relativa al Nord-Est fino ad una altitudine compresa fra 400 e 2100 m s.l.m..
  • Leontodon tenuiflorus (Gaudin) Rchb. - Dente di leone insubrico: i peli delle foglie sono stellati in modo regolare con 2 - 3 raggi apicali lunghi meno dello stipite (raramente queste piante sono glabre); l'altezza varia da 25 a 40 cm; il ciclo biologico è perenne; la forma biologica è emicriptofita rosulata (H ros); il tipo corologico è Endemico; l'habitat tipico per queste piante sono le fessure delle rocce e i pendii soleggiati; la distribuzione in Italia è relativa al Nord-Est fino ad una altitudine compresa fra 200 e 1400 m s.l.m..
  • Gruppo 7B: il contorno della lamina è da grossolanamente dentato a pennato-partito;
  • Leontodon intermedius Hunter, P. & R. - Dente di leone garganico: le foglie hanno un aspetto vellutato con un fitto indumento di peli stellati con 4 raggi apicali lunghi quanto lo stipite; l'altezza varia da 5 a 15 cm; il ciclo biologico è perenne; la forma biologica è emicriptofita rosulata (H ros); il tipo corologico è Endemico; l'habitat tipico per queste piante sono le rupi e le fessure calcaree; la distribuzione in Italia è relativa al Sud fino ad una altitudine compresa fra 400 e 2100 m s.l.m..
  • Leontodon crispus Vill. - Dente di leone crespo: le foglie si presentano ruvide con peli rigidi con 3 raggi all'apice (i raggi sono sempre più brevi dello stipite); l'altezza varia da 20 a 40 cm; il ciclo biologico è perenne; la forma biologica è emicriptofita rosulata (H ros); il tipo corologico è Sud Europeo; l'habitat tipico per queste piante sono i pascoli aridi, le garighe e i gli incolti; la distribuzione in Italia è comune su tutto il territorio (isole escluse) fino ad una altitudine di 1200 m s.l.m..
  • Leontodon apulus (Fiori) Brullo: in Italia si trova solo in Campania e in Puglia.

Specie della zona alpina[modifica | modifica sorgente]

Delle quindicina di specie spontanee della flora italiana solo 8 vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla distribuzione delle specie alpine[19].

Specie Comunità
vegetali
Piani
vegetazionali
Substrato pH Livello trofico H2O Ambiente Zona alpina
L. berinii 3 collinare
montano
Ca - Si neutro medio secco B5 Alpi Orientali
L. crispus 9 collinare
montano
Ca basico basso arido F2 G3 tutto l'arco alpino
(escl. VC VA NO)
L. hirtus 12 collinare
montano
Ca basico basso arido F2 G3 IM CN TO
L. hispidus 11 da collinare
a nivale
Ca - Si neutro medio medio F2 F3 F5 tutto l'arco alpino
L. incanus 9 collinare
montano
subalpino
Ca basico basso arido F2 I1 Alpi Centrali e Orientali
L. saxatilis 11 collinare Ca - Si acido medio medio B2 B5 B7 F3 VC NO BG e Alpi orientali
L. tenuiflorus 9 collinare
montano
Ca basico basso arido C2 F2 I1 Alpi Centrali e Carnia
L. tuberosus 9 collinare Ca - Ca/Si basico basso secco B1 F1 F2 G6 BG
Legenda e note alla tabella.

Substrato con “Ca/Si” si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili); vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province).
Comunità vegetali: 3 = comunità delle fessure, delle rupi e dei ghiaioni; 9 = comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche; 11 = comunità delle macro- e megaforbie terrestri; I1 = boschi di conifere; 12 = comunità delle lande di arbusti nani e delle torbiere;
Ambienti: B1 = campi, colture e incolti; B2 = ambienti ruderali, scarpate; B5 = rive, vicinanze corsi d'acqua; B7 = parchi, giardini, terreni sportivi; C2 = rupi, muri e ripari sotto roccia; F1 = praterie rase xerofile mediterranee; F2 = praterie rase, prati e pascoli dal piano collinare al subalpino; F3 = prati e pascoli mesofili e igrofili; F4 = prati e praterie magre rase; F5 = praterie rase subalpine e alpine; G3 = macchie basse; G6 = arbusteti mediterranei, macchie e garighe; I1 = boschi di conifere;

Specie Europee-Mediterranee[modifica | modifica sorgente]

In Europa e nell'areale Mediterraneo (Africa settentrionale e coste mediterranee del Vicino Oriente) oltre alle specie appartenenti alla flora spontanea italiana sono presenti le altre seguenti specie:[20]

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

L'entità di questa voce ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[21]

  • Apargia Scop.
  • Asterothrix Cass.
  • Antodon Neck.
  • Baldingeria F.W.Schmidt
  • Colobium Roth
  • Crenamon Raf.
  • Dens-leonis Ség.
  • Hemilepis Schltdl.
  • Microderis DC.
  • Thrincia Roth.
  • Virea Adans.

Generi simili[modifica | modifica sorgente]

Un genere simile a Leontodon è il genere Picris L.. Quest'ultimo si distingue dal primo soprattutto per l'infiorescenza multipla (parecchi capolini in corimbo). Il nuovo genere affine Scorzoneroides Moench si distingue con difficoltà dal Leontodon in quanto oltre che dalle analisi del DNA, la diversità maggiore si ha nei tricomi delle foglie (i peli sono semplici o eventualmente biforcati).

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie di Leontodon.

Usi[modifica | modifica sorgente]

L'interesse economico per queste piante è quasi nullo. Da un punto di vista alimentare, in primavera, quando le foglie sono ancora tenere possono essere usate come insalata o cotte come quelle del genere affine Taraxacum. Le radici torrefatte possono essere usate come surrogato del caffè. Altrimenti l'uso più comune è quello nel giardinaggio per formare motivi ornamentali nelle aiuole o lungo i muri soprattutto nei giardini alpini o rocciosi.[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Botanical names. URL consultato il 28 ottobre 2012.
  2. ^ a b c d e f g Motta 1960, op. cit., Vol. 2 - pag. 652
  3. ^ The International Plant Names Index. URL consultato l'8 novembre 2012.
  4. ^ a b c Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 242
  5. ^ a b Kadereit & Jeffrey 2007, op. cit., pag. 197
  6. ^ eFloras - Flora of North America. URL consultato il 12 novembre 2012.
  7. ^ Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 12
  8. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  9. ^ Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 1
  10. ^ The Taxonomicon & Systema Naturae 2000. URL consultato il 13 novembre 2012.
  11. ^ Judd 2007, op. cit., pag. 520
  12. ^ Strasburger 2007, op. cit., pag. 858
  13. ^ Rosabelle Samuel, Walter Gutermann, Tod F. Stuessy, Claudete F. Ruas, Hans-Walter Lack, Karin Tremetsberger, Salvador Talavera, Barbara Hermanowski e Friedrich Ehrendorfer, Molecular phylogenetics reveals Leontodon (Asteraceae, Lactuceae) to be diphyletic in American Journal of Botany 93 (8): 1193–1205, 2006.
  14. ^ Greuter, W., Gutermann, W. & Talavera, S, "A preliminary conspectus of Scorzoneroides (Compositae, Cichorieae) with validation of the required new names" in Willdenowia 36: 689–692, 2006.
  15. ^ Conti et al. 2005, op. cit., pag. 119-120
  16. ^ Global Compositae Checklist. URL consultato l'11 novembre 2012.
  17. ^ EURO MED - PlantBase. URL consultato l'11 novembre 2012.
  18. ^ Global Compositae Checklist. URL consultato il 10 novembre 2012.
  19. ^ Aeschimann et al. 2004, op. cit., Vol. 2 - pag. 630-634
  20. ^ EURO MED - PlantBase. URL consultato il 13 novembre 2012.
  21. ^ The Taxonomicon & Systema Naturae 2000. URL consultato il 13 novembre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Norbert Kilian, Birgit Gemeinholzer and Hans Walter Lack, Cichorieae – Chapter 24 in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 248, ISBN 88-506-2449-2.
  • D. Aeschimann, K. Lauber, D.M. Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 634.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F. Conti, G. Abbate, A. Alessandrini, C. Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 119-120, ISBN 88-7621-458-5.
  • Kadereit J.W. & Jeffrey C., The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VIII. Asterales. Pag 197, Berlin, Heidelberg, 2007.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta., Milano, Federico Motta Editore. Volume 2, 1960, pag. 652.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]