Leone VI d'Armenia

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Leone VI d'Armenia
Leone VI d'Armenia
Re armeno di Cilicia
In carica 1374 –
1375
Incoronazione 26 luglio o 14 settembre 1374
Predecessore Costantino VI d'Armenia
Successore Successione fallita
Pretendente al trono:
Giacomo I di Cipro
Nascita Cipro, 1342
Morte Parigi, 29 novembre 1393
Luogo di sepoltura Basilica di Saint-Denis, Francia.
Dinastia Lusignano
Padre Giovanni di Lusignano
Madre Sultana Bagration
Consorte Margherita di Soissons
Figli Maria
Illegittimi:
Guido, Stefano
Firma LeonVSignature.jpg

Leone di Lusignano, noto come Leone VI d'Armenia o Levon VI, chiamato anche Leone V[1], in lingua armena Լեւոն (Cipro, 1342Parigi, 29 novembre 1393), fu un nobile della Casata di Lusignano, ultimo re latino del Regno armeno di Cilicia. Governò dal 1374 al 1375.

Infanzia e gioventù[modifica | modifica sorgente]

Leone era figlio di Giovanni di Lusignano, conestabile e reggente d'Armenia, e di sua moglie, o più probabilmente amante, Sultana Bagration, figlia di Giorgio V di Georgia. Costantino V d'Armenia, per assicurarsi di eliminare tutti i possibili pretendenti al trono, aveva dato ordini di uccidere Leone ed il fratello Boemondo, ma essi fuggirono a Cipro prima che l'assassinio potesse essere compiuto.

Leone venne creato cavaliere dell'Ordine cavalleresco della Spada nel 1360 e siniscalco titolare di Gerusalemme il 17 ottobre 1372.

Re di Armenia[modifica | modifica sorgente]

Leone venne eletto re come successore del suo lontano cugino Costantino VI d'Armenia nel 1373; dopo una breve reggenza di Maria di Corico, vedova di Costantino, Leone lasciò Famagosta nonostante il conflitto in atto tra Cipro e la Repubblica di Genova. Approdato a Corico, riuscì con difficoltà a raggiungere Kozan, che era già stata presa d'assedio dall'emiro musulmano di Aleppo.[2] Leone e la moglie, che aveva sposato a Cipro nel maggio 1369, Margherita di Soissons, figlia di Giovanni di Soissons, vennero incoronati a Kozan il 26 luglio o 14 settembre 1374 con i riti armeni e latini. Il suo diritto al trono venne però contrastato da Ashot e il breve regno di Leone fu caratterizzato da numerose dispute tra le varie fazioni.

Dopo numerose battaglie contro le superiori forze mamelucche, Leone si asserragliò nella fortezza di Kapan ed infine si arrese nel 1375, ponendo così fine a quello che fu l'ultimo Stato armeno fino alla fondazione della Repubblica Democratica di Armenia, esistita tra il 1918 ed il 1920, e della Repubblica d'Armenia nel 1991.[3]

I Mamelucchi portarono Leone VI e la sua famiglia al Cairo e lo posero sotto sorveglianza per diversi anni.[4] Nell'agosto 1377 egli incontrò Jean Dardel, un francescano che si stava recando in pellegrinaggio a Gerusalemme; i due strinsero amicizia e Leone lo assunse come segretario. Dradel ritornò in Europa per perorare la causa di Leone e, nel 1382, riuscì a convincere re Giovanni I di Castiglia a pagare un riscatto, costituito da pietre preziose, seta e uccelli da preda.[4] La moglie di Leone morì al Cairo tra il 1379 ed il 4 luglio 1381.

Vita in Europa[modifica | modifica sorgente]

Leone di Lusignano arrivò malato e in povertà a Medina del Campo; nel 1382 o 1383 il Re di Castiglia lo nominò Signore di Madrid.[5] Giovanni I gli garantì per tutta la vita le città di Madrid, Ciudad Real e Andújar ed un appannaggio annuo di 150 000 maravedí. Leone ricostruì quindi le torri dell'Alcázar Reale.

Secondo padre Mariana, Leone lasciò la Castiglia per la Francia dopo la morte del suo protettore nel 1390; Federico Bravo afferma invece che egli lasciò la penisola iberica dopo due anni di governo e, cinque anni più tardi, i madrileni ottennero la revoca della signoria da parte di Giovanni I. Leone VI si recò apparentemente a Parigi nel giugno 1384 e ottenne il castello di Saint-Ouen ed una consistente pensione da re Carlo VI di Francia.[4] Egli tentò di far riconciliare la Francia con l'Inghilterra, che in quel momento stavano combattendo la Guerra dei cent'anni, con il fine di organizzare una nuova crociata[3] e ottenere aiuto per recuperare le sue terre, ma l'incontro che egli organizzò nel 1386 tra Boulogne e Calais non fu coronato dal successo.[4] Tra il 1389 ed il 1392 Leone continuò ad effettuare missioni diplomatiche in Inghilterra.

Morte[modifica | modifica sorgente]

Tomba di Leone VI presso il Convento dei Celestini

Leone VI non riuscì mai a recuperare il proprio trono e morì a Parigi il 29 novembre 1393; i suoi resti vennero sepolti nel Convento dei Celestini, vicino a piazza della Bastiglia a Parigi, il secondo luogo di sepoltura reale più importante dopo Sain-Denis. Il prestigioso convento era collocato nei pressi della residenza di Leone, l'Hôtel des Tournelles, a sua volta vicino all'Hôtel Saint-Pol, residenza preferita di Carlo V e Carlo VI nella zona di Le Marais.

I funerali di Leone VI vennero celebrati in pompa magna e la sua tomba fu monumentale, collocata nel coro della chiesa, ma il convento venne profanato durante la rivoluzione francese.[3] Dopo la rivoluzione, la sua pietra tombale venne recuperata dall'archeologo Alexandre Lenoir, il quale la collocò nel suo museo dei monumenti francesi nell'Abbazia di Saint-Denis. Nel 1815, all'epoca della Restaurazione, venne costruito un nuovo cenotafio per Leone VI all'interno della basilica reale di Saint-Denis, dove giacciono i più importanti rappresentanti della monarchia francese.

L'effigie sulla lapide, opera di un artista anonimo, è di grande realismo e qualità, e si ritiene che sia stata eseguita mentre Leone VI d'Armenia era ancora in vita;[4] Leone tiene in mano uno scettro (ora rotto) e i globi, simbolo dei grandi principi. La pietra tombale reca la seguente iscrizione, in francese:

(FR)
« Cy gist tres noble et excellent prince Leon de Lizingnen quint roy latin du royaume d'Armenie qui rendit l'ame a Dieu a Paris le XXIXe jour de novembre l'an de grace M.CCC.IIIIXX.XIII. Priez pour luy[6] »
(IT)
« Qui giace il molto nobile ed eccellente Principe Leone di Lusignano V, re Latino del regno di Armenia, che morì a Parigi il 29° giorno di Novembre dell'anno di Grazia M.CCC.IIIIXX.XIII. Pregate per lui »
(Iscrizione originale del XIV secolo)

Discendenza e successione[modifica | modifica sorgente]

Egli ebbe una figlia legittima, Maria di Lusignano (1370 circa – Il Cairo, prima del 4 luglio 1381), premorta ai genitori, e due figli illegittimi:

Alla sua morte il titolo di Re d'Armenia venne rivendicato dal distante cugino di Leone, Giacomo I di Cipro.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Leone era indicato come «Leone V, Re di Armenia» sul suo sigillo personale (SIGILUM LEONIS QUINTI REGIS ARMENIE; Mutafian, p. 90) e come «Leone di Lusignano il Quinto» nell'iscrizione in medio-francese sul suo cenotafio (Leon de Lizingnen quint).
  2. ^ Mutafian, p.89
  3. ^ a b c Mutafian, p.90
  4. ^ a b c d e Mutafian, Leon V
  5. ^ Jesús Callejo, Un Madrid insólito: Guía para dejarse sorprender, Editorial Complutense, 2001, pp. 39-40, ISBN 84-7491-630-5; il libro parla di Leone come Leone V d'Armenia, dal momento che Leone I d'Armenia non è contato come re da alcuni autori
  6. ^ www.armenie-mon-amie.com

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Re armeno di Cilicia Successore
Costantino VI d'Armenia 1374-1375 Successione fallita
Pretendente al trono:
Giacomo I di Cipro