Leonardo Garilli

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« Dico la verità: sono contento di essere piacentino.[1] »
(Leonardo Garilli)

Leonardo Garilli (Piacenza, 6 gennaio 1923Milano, 30 dicembre 1996) è stato un imprenditore e dirigente sportivo italiano, presidente del Piacenza Football Club dal 1983 al 1996.

Imprese[modifica | modifica wikitesto]

Laureato in ingegneria meccanica presso il Politecnico di Milano, ha legato il suo nome come imprenditore al mondo della distribuzione del gas metano. Iniziò l'attività seguendo la costruzione di impianti in città e nella provincia[2], e a metà degli anni cinquanta allargò la propria attività acquisendo appalti dalla società milanese Sodigas[2][3].

Nel 1975 acquisì il pacchetto di maggioranza della Camuzzi, società milanese attiva nella distribuzione del gas metano[2][4], e ne estese il raggio d'azione alla gestione dell'acqua (rifornimenti e depurazione) e ai servizi per l'ambiente[2]. Nel 1979 la Camuzzi inglobò la Società Nazionale Gazometri, cambiando denominazione in Camuzzi Gazometri[4]: sotto la guida di Garilli (che si occupava della parte tecnica) e del suo braccio destro Ruggiero Jannuzzelli (parte finanziaria)[5], la società divenne una holding internazionale[2], estendendo i propri interessi soprattutto al mercato argentino a partire dal 1992[6]. Alla fine del 1996 la Camuzzi era il primo distributore privato italiano per gas e acqua, con 1600 miliardi di fatturato e tremila dipendenti[7].

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Pur non essendosi mai occupato di calcio in precedenza[8][9], nel luglio 1983 acquistò il Piacenza Calcio[10], che versava in condizioni economiche e sportive poco favorevoli. La squadra era infatti retrocessa dalla Serie C1 alla Serie C2, ed era a concreto rischio di fallimento, tanto che le istituzioni cittadine, nella persona del sindaco Stefano Pareti, ne avevano richiesto l'aiuto[11]. Garilli stesso era intenzionato ad intervenire, avendo già deciso in precedenza di "fare qualcosa per la mia città"[9].

Affiancato da uomini di fiducia della Camuzzi per la parte organizzativa[12] (il vice presidente Mario Quartini era capo del personale alla Camuzzi[13]), e da esperti di calcio per quella tecnica (come il talent scout Giuseppe Brolis[14] e l'allenatore Titta Rota), Garilli diede inizio ad un lungo periodo di stabilità societaria, restando al timone della società fino alla morte, nel 1996. Oltre ad avviare una politica di rigore finanziario, creò per primo una struttura societaria efficiente, che era sempre mancata alla società piacentina[15], e puntò sulla ricostruzione del settore giovanile[9].

Sotto la sua presidenza, inoltre, il Piacenza raggiunge numerosi traguardi sportivi: conquista immediatamente la promozione in Serie C1[10] e, dopo tre stagioni, torna in Serie B, categoria dalla quale mancava dal 1976, rimanendovi per due stagioni consecutive[16]. Nel 1993, infine, la squadra allenata da Luigi Cagni approda per la prima volta in Serie A[17].

Personaggio schivo[18] (al punto da non voler essere chiamato presidente ma ingegnere[9][19][20] e dal disertare sistematicamente lo stadio[21]), ha segnato con la sua personalità gli anni della sua presidenza, diventando molto amato dai suoi collaboratori[19] e dalla tifoseria piacentina. Negli anni della Serie A avallò la politica del Piacenza senza stranieri portata avanti dal direttore sportivo Gian Pietro Marchetti[9][18][22], motivandola con la necessità di non appesantire il bilancio con il rischio di fallire l'investimento[9]. A differenza di molti presidenti non interferì mai nella gestione tecnica della squadra[19][23]: in tredici anni di presidenza avvicendò l'allenatore solo nel campionato di Serie B 1988-1989, sostituendo Enrico Catuzzi con Attilio Perotti[24].

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Il 30 dicembre 1996, mentre si trovava negli uffici della Camuzzi a Milano, fu colpito da infarto: morì prima di arrivare all'ospedale di San Donato Milanese[18][25]. Ai funerali, presieduti dal Vescovo di Piacenza-Bobbio Luciano Monari, partecipò una folla di piacentini, a testimoniare l'affetto per la figura dell'Ingegnere[23]. Alla sua memoria è stato intitolato il vecchio stadio Comunale, fino ad allora chiamato Stadio della Galleana (dal nome del quartiere nel quale si trova)[20][26].

Alla guida del Piacenza e del gruppo Camuzzi sono subentrati i figli, Stefano e Fabrizio, suoi stretti collaboratori fin dagli anni ottanta[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pasquali, p.216
  2. ^ a b c d e Pasquali, p.217
  3. ^ Consegna riconoscimento alla Schola Cantorum di Podenzano Piacenza24.eu
  4. ^ a b Camuzzi International chiudel il 2006 con un fatturato a +37% Pambianconews.com
  5. ^ Ruggeomassimo Jannuzzelli: barche, diporto, lusso, ovvero lavoro e iniziativa Specchioeconomico.com
  6. ^ a b Camuzzi, un impero per due, Il Corriere della Sera, 5 gennaio 1997, pag.16
  7. ^ Pasquali, p.228
  8. ^ Pasquali, p.221
  9. ^ a b c d e f Garilli, il grande sogno di un presidente atipico, Libertà, 26 giugno 2012, pag.41
  10. ^ a b Stagione 1983-1984 Storiapiacenza1919.it
  11. ^ Pasquali, p.223
  12. ^ Pasquali, p.232
  13. ^ Gentilotti, p.22
  14. ^ Pasquali, p.231
  15. ^ Gentilotti, p.23
  16. ^ Stagione 1987-1988 Storiapiacenza1919.it
  17. ^ Stagione 1992-1993 Storiapiacenza1919.it
  18. ^ a b c Morto Garilli, l’uomo del miracolo Piacenza, Il Corriere della Sera, 31 dicembre 1996, pag.36
  19. ^ a b c Piacenza, il calcio a metano, Il Corriere della Sera, 10 maggio 1995, pag.41
  20. ^ a b Stagione 1996-1997 Storiapiacenza1919.it
  21. ^ Gentilotti, p.59
  22. ^ Pasquali, p.229
  23. ^ a b Pasquali, p.279
  24. ^ Stagione 1988-1989 Storiapiacenza1919.it
  25. ^ Pasquali, p.277
  26. ^ Gli stadi del Piacenza Storiapiacenza1919.it

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Sandro Pasquali, Il sogno Piacenza continua, Piacenza, TIP.LE.CO, 2001.
  • Paolo Gentilotti, Sergio Gavardi, Piacenza: i colori del sogno, Sperling&Kupfer, 1994.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]