Leonardo Bianchi

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Leonardo Bianchi (San Bartolomeo in Galdo, 5 aprile 1848Napoli, 13 febbraio 1927) è stato un neurologo, psichiatra e politico italiano.

sen. Leonardo Bianchi
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Senato del Regno d'Italia
Leonardo Bianchi
Luogo nascita San Bartolomeo in Galdo
Data nascita 5 aprile 1848
Luogo morte Napoli
Data morte 13 febbraio 1927
Professione Medico
Legislatura XXV

Fu, inoltre, parlamentare e Ministro della Pubblica Istruzione. Si laureò in medicina e chirurgia all'Università di Napoli.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L’infanzia[modifica | modifica wikitesto]

Leonardo Bianchi nacque a San Bartolomeo in Galdo il 5 aprile del 1848. Sin dalla tenera età, con gli insegnamenti del padre Vincenzo Bianchi prima, e quelli del prete di San Bartolomeo dopo, Leonardo Bianchi fu istruito secondo un'educazione classica. In questo periodo, infatti, il giovane Bianchi cominciò ad appassionarsi alla letteratura e alle arti classiche: un amore che non sarà mai abbandonato nel corso della sua intera vita. Dopo aver appreso le basi della conoscenza classica dal prete di San Bartolomeo, egli continuò la sua istruzione secondaria nella vicina Benevento per poi iscriversi alla facoltà di medicina della Università di Napoli. Si laureò in medicina e chirurgia nel gennaio del 1871[1].

La vita e gli incarichi universitari[modifica | modifica wikitesto]

Il giovane Bianchi, dopo aver conseguito la laurea, fu assistente in diversi istituti scientifici e in vari ospedali sino al 1876, data in cui acquisì la libera docenza in elettroscopia. Nel 1877 Leonardo Bianchi divenne libero docente in patologia speciale medica e l’anno seguente divenne docente in clinica medica all'Università di Napoli.

A soli 31 anni Bianchi divenne professore ufficiale di clinica medica all’Università di Cagliari. Dopo tre anni il giovane professore fu nominato assistente del Prof. Giuseppe Buonomo, direttore della clinica delle malattie nervose e mentali annessa al manicomio di S. Francesco di Sales,uno dei più importanti manicomi di Napoli[2]. Grazie a questa esperienza, sotto la guida del professore Buonomo, incominciava a nascere in lui l’amore per quella scienza, la psichiatria, che in breve avrebbe fatto passi da gigante con l’ausilio del suo ingegno. Nel 1883 Bianchi fondò il periodico “La Psichiatria” prima diretto dal professore Buonomo e in seguito posto sotto la direzione dello stesso Bianchi.[3] Nel 1888 Leonardo Bianchi divenne professore ufficiale della cattedra di psichiatria nell’Università di Palermo. Nella capitale siciliana il professor Bianchi rimase solo fino al 1890 quando, morto Giuseppe Buonomo, fu chiamato come suo successore nella Università Partenopea; la sua crescente fama lo portò a ricevere nel frattempo anche la nomina a direttore del manicomio di San Francesco di Sales. Accettati entrambi gli incarichi, quello di professore ufficiale di psichiatria e quello di direttore del manicomio provinciale, si impegnò in una profonda riforma di entrambe le istituzioni.

Nel 1892 Bianchi si affacciò alla vita politica ricoprendo per la prima volta il ruolo di deputato al Parlamento italiano: da lì a poco sarebbe divenuto un punto di riferimento della politica italiana. Essendo, oramai, una delle personalità più influenti del Meridione, Leonardo Bianchi continuò ad accrescere la sua fama con la pubblicazione della sua opera più famosa “Trattato di Psichiatria” che, tradotto in molte lingue, divenne un libro di riferimento per la Psichiatria dell’epoca. Inoltre Bianchi fu nominato, per ben due volte, Rettore Magnifico dell’Università di Napoli nell’anno accademico 1902-03 e nell’anno 1911-12. Fu tra i fondatori, a Roma, della Società italiana di neurologia insieme a Enrico Morselli, Eugenio Tanzi, Giovanni Mingazzini, Ernesto Belmondo, Rosolino Colella, Giuseppe D'Abundo, Arturo Donaggio, Camillo Golgi, Ernesto Lugaro, Camillo Negro, Giovanni Battista Pellizzi, Sante De Sanctis, Augusto Tamburini e Silvio Tonnini[4]. Bianchi nel 1910 abbandonò la direzione del manicomio provinciale di Napoli per dedicarsi totalmente agli studi prediletti di clinica[5]. Morì nel 1927 durante un convegno all'Università, per un improvviso attacco di angina pectoris. Venne soccorso da Giuseppe Moscati, morto anch'egli nello stesso anno e poi proclamato Santo dalla chiesa.

A lui venne intitolato il manicomio provinciale di Napoli, costruito a Capodichino secondo quanto egli stesso aveva suggerito, poi divenuto ospedale psichiatrico dell'Azienda sanitaria locale Napoli 1 e, infine, a seguito della Legge Basaglia del 1978, avviato alla chiusura e definitivamente dismesso sotto la direzione di Fausto Rossano nel decennio 1995-2005.

Monumento dell'artista Fulvio Rosapane a San Bartolomeo in Galdo

Il medico e maestro[modifica | modifica wikitesto]

Leonardo Bianchi aveva mostrato di avere una forte personalità sin da quando era assistente del professore Buonomo, tanto da riuscire, in poco tempo, a creare intorno a sé il primo vero nucleo di studiosi italiani di psichiatria consentendo, così, la nascita di un grande interesse nei confronti di una scienza relativamente nuova. Il Bianchi, quando divenne direttore del manicomio di Sales, fu il protagonista di una profonda e radicale riforma[6]. La prima importante innovazione del Maestro riguardò la rieducazione del personale medico, soprattutto per quanto riguarda l’introduzione di un acceso senso di responsabilità nella gestione del rapporto medico-paziente. La seconda e importante innovazione del professore Bianchi fu l’abolizione della camicia di forza, considerato strumento di tortura inadatto alla cura dei pazienti e al rispetto della loro umanità. In questo stesso periodo il professor Bianchi riuscì a compiere importantissime conquiste in ambito medico. Pose l’accento, infatti, sulla funzionalità delle diverse aree del mantello cerebrale e fece molte innovazioni sui centri motori del cervello, sulle compensazioni funzionali della corteccia cerebrale, sulle degenerazioni sperimentali nel cervello e nel midollo spinale[7]. Il massimo contributo del pensiero di Bianchi in ambito medico fu proprio legato alle compensazioni cerebrali e alle sue numerose indagini sulla funzione dei lobi frontali. Secondo il maestro il lobo frontale è una fusione fisiologica di tutti i prodotti sensoriali e motori elaborati nelle altre province cervicali, sede rispettivamente di speciali funzioni sensoriali e motrici[8]. Bianchi, inoltre, fu il primo a diagnosticare la sindrome parietale individuando, così, una nuova forma clinica. Bianchi darà il suo contributo fondamentale anche in altri importanti ambiti come quelli della sordità verbale, della demenza afasica, dell’epilessia e del delirio acuto.

Bianchi fu il primo italiano a pubblicare un articolo sul celebre Brain, la rivista che tuttora è considerata la più importante in materia di Neurologia. Nel 1895, infatti, Leonardo Bianchi espose sulla famosa rivista la teoria dei lobi frontali con la traduzione in inglese fatta personalmente dal Prof. De Vatteville.

Il politico[modifica | modifica wikitesto]

Leonardo Bianchi fu eletto per la prima volta come deputato al Parlamento italiano nel 1892 grazie agli elettori del collegio di San Bartolomeo in Galdo[9]. Fu un forte oppositore alla politica di Crispi e si avvicinò ai gruppi democratici che sedevano all’opposizione. Nell'elezione successiva, però, Bianchi non fu confermato come deputato: fu sconfitto dal suo avversario nel collegio di san Bartolomeo. Fu, invece, nuovamente eletto deputato nel 1897 nel collegio di Montesarchio. Questa sua seconda legislatura fu caratterizzata da un forte attivismo soprattutto nell’ambito della scuola e della cultura. Importante fu, anche, l’alto contributo che egli portò alla Camera nell’analizzare importanti temi della legislazione sociale. Famoso è stato, infatti, il suo interessamento nei confronti del regolamento della prostituzione ritenuto insufficiente per tutelare le minorenni. Il 28 marzo del 1905 Leonardo Bianchi fu incaricato dal re di reggere il dicastero della Pubblica Istruzione nel ministero presieduto da Leone Fortis[10]. Bianchi, ottenuto questo importante incarico, promosse una radicale riforma dell’organizzazione scolastica italiana. Grazie al suo lavoro fu istituita per la prima volta la cattedra di Psicologia Sperimentale in tutte le facoltà di Filosofia del Regno; istituì la Cattedra delle malattie del lavoro a Milano e quella di Antropologia Criminale a Torino in onore di Cesare Lombroso. Bianchi si impegnò, inoltre, in un tentativo radicale di riforma delle scuole medie e favorì la diffusione della cultura primaria in tutti i territori del regno, soprattutto in quelli in cui imperversava l’analfabetismo. La sua azione politica è stata, però, prevalentemente incentrata nell’esaltazione dell’arte e delle scienze; egli salutò con forte entusiasmo il marmo che a Roma ricorda Victor Hugo e il marmo che ricorda Goethe. Celebre, a questo proposito, è la frase di Bianchi:

« i geni non appartengono a nessuna Nazione poiché essi appartengono all’Umanità e Roma può accoglierli tutti.[11] »
(L.Bianchi)

Altra importante opera che fu propugnata da Bianchi fu la costruzione di una ferrovia che avrebbe collegato Napoli con la regione pugliese e molisana attraverso i monti dell’appennino sannitico. Fu, poi fautore, insieme al governo di un’energica lotta contro la malaria, l’alcolismo e la sifilide. Bianchi ebbe grandi risultati soprattutto nella lotta contro la malaria; egli, infatti, attraverso bonifiche e rimboschimenti riuscì a estirpare la malattia da molti territori italiani. La sua crescente importanza nella politica italiana del 1900 si legge nelle considerazioni che molti colleghi faranno sulla sua personalità:

« Leonardo Bianchi è una delle figure più simpatiche ed autorevoli della camera italiana. Quando egli si leva a parlare, è subito circondato da una folla di deputati, che accorrono intorno a lui da tutte le parti della camera, senza distinzioni di parti. La sua parola lucida, colorita e persuasiva conquista e mantiene anche per delle ore sempre desta l'attenzione dell'assemblea[12] »
(on.Edoardo Cimorelli)

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« Sommo saper e dolcissimo carattere insieme congiunti danno risalto alla nobile figura di Leonardo Bianchi[13] »
(Luigi Luzzatti)

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Il politico durante il conflitto mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Scoppiato il conflitto europeo nel 1914, il Bianchi si schierò tra gli interventisti, propugnando, quindi l’entrata in guerra dell’Italia[14]. Durante la guerra Bianchi svolse un ruolo attivo nella cura dei reduci e nell’organizzazione di ospedali militari. Nel 1916 caduto il ministero di Salandra gli successe un ministero nazionale guidato da Paolo Boselli, il quale chiamò Bianchi come ministro senza portafoglio e gli furono delegate le opere di previdenza sociale e la riorganizzazione della salute mentale. Finita la guerra, il re Vittorio Emanuele III su invito di Giovanni Giolitti lo nomina senatore del Regno.

Il rapporto con il fascismo e la candidatura al Nobel[modifica | modifica wikitesto]

Leonardo Bianchi in tutta la sua carriera politica di liberale si schierò sempre nelle file dei partiti democratici e, da senatore a vita del Regno d'Italia, osteggiò il Fascismo, i suoi rappresentanti ed il suo Duce. In risposta a questa sua opposizione, nel 1925 Benito Mussolini diede il non gradimento del Governo italiano alla candidatura di Leonardo Bianchi al conseguimento del Premio Nobel per la medicina, proposta dall’Accademia di Stoccolma, precludendogli la possibilità di vittoria[15].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Bianchi ricevette nel corso della sua esistenza innumerevoli onorificenze, ma quella che egli stesso riteneva più importante fu, certamente, la Gran Croce dell’Ordine Mauriziano che il re gli concesse per propria volontà.

Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone dell'Ordine della Corona d'Italia

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Sulla paralisi spinale spastica. Napoli : Detken, 1882.
  • Critica e Riforma delle farmacie. Torino : Tip. G. Candeletti, 1885.
  • La emiplegia : Saggio di fisio-patologia del cervello, con particolare considerazione alla localizzazione dei focolai distruttivi. Napoli : Tip. L'unione di Gaetano Micillo, 1886.
  • Semeiotica delle malattie del Sistema nervoso. Milano : F. Vallardi, pref. 1891.
  • In causa d'impotenza : [perizia].Napoli : Tip. Di Gennaro Maria Priore, 1898.
  • Su le idee fisse : Lezione (Clinica psichiatrica della r. Università di Napoli) Firenze : Tip. Luigi Niccolai, 1899.
  • Trattato di psichiatria, ad uso dei medici e degli studenti. Napoli : V. Pasquale,1905.
  • Contributo alla conoscenza dell'isterismo. Milano : F. Vallardi, 1912.
  • Sul significato dell'area corticale del lobo frontale, la cui eccitazione produce dilatazione della pupilla. Roma : Società romana di antropologia, 1916
  • Trattato di psichiatria : ad uso dei medici e degli studenti. Napoli : Idelson, 1924.
  • Eugenica, igiene mentale e profilassi delle malattie nervose e mentali. Napoli : casa ed. Libr. V. Idelson, 1925

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Leonardo Bianchi, Ottorino Fragola, 1917. Pag. 15
  2. ^ Ibid. Pag 20
  3. ^ Ibid. Pag. 22
  4. ^ Giorgio Zanchin, Giuseppina Salomone, Profilo Storico della Società Italiana di Neurologia in "100 anni della Società italiana di Neurologia Collana Quaderni di Neurologia", Siena, Tipografia Senese, gennaio 2011, pag. 9.
  5. ^ Ibid. Pag. 32
  6. ^ Ibid.Pag.25
  7. ^ Ibid.Pag 28
  8. ^ Ibid. Pag29
  9. ^ Ibid. Pag 45
  10. ^ Ibid. Pag. 51
  11. ^ Ibid. Pag.56
  12. ^ Ibid.Pag. 41
  13. ^ Ibid.Pag. 42
  14. ^ Ibid. Pag.64
  15. ^ G. Villone, Discorrendo con Leonardo Bianchi in Folia/Follia a cura di G. Villone e M. Sessa, Editrice gaia, 2010, Pagg. 83-89

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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

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Vittorio Emanuele Orlando 28 marzo - 22 dicembre 1905 Errico De Marinis