Leon Brittan

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Leon Brittan

Commissario europeo per il Commercio e le Relazioni con l'America settentrionale, l'Australia, la Nuova Zelanda, il Giappone, la Cina e la Corea[1]
Durata mandato 1995 –
16 settembre 1999
Presidente Jacques Santer
Manuel Marín
Predecessore Leon Brittan (Commercio)
Hans van den Broek (Relazioni esterne)
Successore Pascal Lamy (Commercio)
Chris Patten (Relazioni esterne)

Commissario europeo per gli Affari Economici Esterni e la Politica Commerciale
Durata mandato 1993 –
1995
Presidente Jacques Delors
Predecessore Frans Andriessen
Successore Leon Brittan

Commissario europeo per la Concorrenza e le Istituzioni Finanziarie
Durata mandato 1989 –
1993
Presidente Jacques Delors
Predecessore Peter Sutherland
Successore Karel van Miert

Leon Brittan, Barone Brittan di Spennithorne (Londra, 25 settembre 1939) è un politico britannico. È stato più volte membro del governo britannico e commissario europeo.

Infanzia e formazione[modifica | modifica sorgente]

Brittan nacque da una famiglia di origini lituane ed ebraiche.

Venne educato alla prestigiosa scuola privata "Haberdashers' Aske's Boys' School"[2]. Frequentò l'università presso il Trinity College di Cambridge. A Cambridge fu presidente della "Cambridge Union Society" e segretario dell'Associazione dei conservatori dell'università di Cambridge.

Cominciò la sua carriera professionale come avvocato.

Carriera politica[modifica | modifica sorgente]

Nel 1966 e nel 1970 Brittan si candidò alle elezioni generali per conto del Partito conservatore, concorrendo nel collegio di North Kensington, ma non venne eletto. Riuscì ad entrare in Parlamento con le elezioni generali del febbraio 1974, eletto nel collegio di Cleveland e Whitby[2]. Nel 1976 divenne uno dei portavoce dell'opposizione conservatrice.

Membro del governo[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1979 e il 1981 fu ministro di stato all'interno dell'Home Office[2].

Nel 1981 venne nominato segretario del tesoro ed entrò a far parte del gabinetto di governo[2]. Dopo essere stato rieletto nel collegio di Richmond alle elezioni del 1983, Brittan venne nominato segretario di stato per gli interni[2]. Nel 1985 venne nominato segretario di stato per il commercio e l'industria[2].

Si dimise il 24 gennaio 1986 in seguito allo scandalo Westland riguardante l'industria elicotteristica britannica e alle divisioni che lo scandalo comportò all'interno del governo[3][4]. Rimase a far parte della Camera dei Comuni fino al 1989[2].

Commissario europeo[modifica | modifica sorgente]

Nel 1989 Brittan venne nominato commissario europeo ed entrò a far parte della Commissione Delors II come commissario per la concorrenza e le istituzioni finanziarie e vicepresidente.

Nel 1993 mantenne la carica di vicepresidente ed ottenne la delega agli affari economici esterni ed alla politica commerciale nell'ambito della Commissione Delors III.

Nel 1995 entrò a far parte della Commissione Santer come vicepresidente e commissario per il commercio e le relazioni con l'America settentrionale, l'Australia, la Nuova Zelanda, il Giappone, la Cina e la Corea[1]. Quando la Commissione Santer venne costretta alle dimissioni nel 1999, Brittan fece parte della commissione transitoria presieduta da Manuel Marín e cessò il proprio mandato alla metà di settembre del 1999. Uno dei membri del gabinetto di Brittan era Nick Clegg, dal 2010 vicepremier britannico[5].

Attività di consulenza[modifica | modifica sorgente]

Brittan è vicepresidente della banca di investimenti UBS AG, direttore non esecutivo di Unilever e membro del comitato consultivo internazionale di Total[2].

Nell'agosto 2010 Brittan è stato nominato consigliere commerciale del governo Cameron, con un incarico semestrale[3].

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Nel 1978 Brittan venne nominato Queen's Counsel[2].

Nel 1989 venne nominato cavaliere[2].

Nel 2000 venne nominato barone di Spennithorne e nel 2001 Deputy Lieutenant per il North Yorkshire[2].

È membro del Consiglio privato di sua maestà.

Vita personale[modifica | modifica sorgente]

Brittan è sposato. La moglie ha due figlie ed è stata nominata Dama di commenda dell'Ordine dell'Impero Britannico nel 2004.

Il fratello di Leon Brittan è Samuel Brittan, giornalista finanziario e commentatore economico per il Financial Times.

Brittan è parente di Malcolm Rifkind e Mark Ronson[6].

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Nel romanzo Primo fra tutti (First Among Equals) di Jeffrey Archer pubblicato nel 1984 Brittan viene citato come Cancelliere dello Scacchiere nei tardi anni Ottanta. Nella realtà, Brittan non ricoprì mai tale incarico.

Predecessore Commissario europeo per la Concorrenza e le Istituzioni Finanziarie Successore Flag of Europe.svg
Peter Sutherland 1989 -1993 Karel van Miert
Predecessore Commissario europeo per gli Affari Economici Esterni e la Politica Commerciale Successore Flag of Europe.svg
Frans Andriessen 19931995 Leon Brittan
Predecessore Commissario europeo per il Commercio e le Relazioni con l'America settentrionale, l'Australia, la Nuova Zelanda, il Giappone, la Cina e la Corea[1] Successore Flag of Europe.svg
Leon Brittan (Commercio)
Hans van den Broek (Relazioni esterne)
1995 - 16 settembre 1999 Pascal Lamy (Commercio)
Chris Patten (Relazioni esterne)
Predecessore Commissario europeo
del Regno Unito
Successore Flag of the United Kingdom.svg
Arthur Cockfield
Stanley Clinton Davis
1989-1999
con Bruce Millan fino al 1995
con Neil Kinnock dal 1995
Neil Kinnock
Chris Patten

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c La delega di Brittan era comprendeva anche Hong Kong, Macao e Taiwan.
  2. ^ a b c d e f g h i j k (EN) Biografia di Leon Brittan, Industry forum. URL consultato il 19 luglio 2011.
  3. ^ a b (EN) Ex-Home Secretary Lord Brittan made trade adviser, BBC News, 19 agosto 2010. URL consultato il 19 luglio 2011.
  4. ^ (EN) Lettera di dimissioni di Leon Brittan, Margaret Thatcher Foundation, 24 gennaio 1986. URL consultato il 19 luglio 2011.
  5. ^ (EN) Biografia di Nick Clegg, Partito Liberaldemocratico. URL consultato il 19 luglio 2011.
  6. ^ (EN) The man Amy and Lily go to when they want a hit, The Sunday Times, 27 gennaio 2008. URL consultato il 19 luglio 2011.

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