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| Leica M3 |
| Tipo: |
a telemetro |
| Formato: |
35 mm |
| Pellicola: |
135 mm |
| Modalità: |
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| Innesto obiettivi: |
intercambiabili Leitz |
| Mirino: |
a telemetro |
| Otturatore: |
{{{otturatore}}} |
| Esposimetro: |
no |
| Sensibilità dell'esposimetro: |
|
| Tempi: |
da 1 s a 1/1000s + posa B |
| Tempi meccanici: |
tutti |
| Bracketing: |
no |
| Profondità di campo: |
|
| Blocco dell'esposizione: |
no |
| Esposizioni multiple: |
no |
| Flash integrato: |
no |
| Tempo di sincro-flash: |
|
| Presa sincro P/C: |
no |
| Accessori: |
{{{accessori}}} |
| note: |
{{{note}}} |
La Leica M3, la cui produzione è iniziata nel 1953, è la capostipite di una serie di macchine fotografiche a telemetro, nelle quali la messa a fuoco avviene in un mirino separato dall'obiettivo e l'angolo di ripresa viene automaticamente definito da una serie di cornicette settate automaticamente a seconda dell'ottica montata. Innovativo per quei tempi l'attacco a baionetta, il cui brevetto è scaduto nel 2003, e di questa cosa hanno subito approfittato Zeiss Ikon, Voiglander ed Epson. Non avendo le limitazioni tipiche delle reflex, che devono fare il conti con uno specchio a ridosso della pellicola, ha permesso di ottenere risultati fotografici di assoluta eccellenza, dovuti anche alla scuola di ingegneria ottica bavarese. È una macchina robustissima e praticamente indenne da guasti, ed è ancora, nella sua evoluzione, utilizzatissima con focali corte, nel ritratto a luce ambiente e nel reportage. Il limite di questa macchina sta nel avere un mirino ottico che "vede" al massimo un 50 mm, per cui è stata quasi subito affiancata dalla M2, di fatto identica, ma con un mirino più agevole che visualizza anche i 35 mm, focale molto usata nel reportage. Estremamente costosa, ma prodotta con una precisione meccanica da orologio svizzero, è stata il cavallo di battaglia della Leica fino ai tardi anni '60, quando è stata sostituita dalla Leica M4.
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