Legione spagnola

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« … Viva la muerte… »
(Tenente colonnello José Millán-Astray, 1920)
Legión Española
Emblem of the Spanish Legion.svg
emblema della Legione
Descrizione generale
Attiva Creata il 28 gennaio 1920
Nazione Spagna Spagna
Alleanza NATO
Servizio fanteria
Tipo fanteria leggera
Dimensione 5.000 soldati
Cuartel General Almería, Comando della Legione spagnola
Soprannome La Legión
Patrono Cristo de la Buena Muerte
Motto Novios de la Muerte, Legionarios a luchar, legionarios a morir
Marcia Tercios Heroicos, La Canción del Legionario o El Novio de la Muerte
Mascotte borregos, cabras, jabalíes, depende de la unidad
Battaglie/guerre Guerra del Rif
Guerra civile spagnola
Guerra d'Ifni
Anniversari 20 settembre
Onori di battaglia Sette croci di San Fernando, 22 Medaglie Militari, Croce di Guerra Francese con palma di oro, 22 Croci individuali e 211 Medaglie Militari Individuali.
Sito internet http://www.lalegion.es
Parte di
1 brigata e 2 terci
Comandanti
Comandanti degni di nota José Millán-Astray Terreros
Francisco Franco Bahamonde
Rafael de Valenzuela y Urzaiz
Juan Yagüe Blanco
Simboli
Simbolo EMBLEMALEGION.jpg
Simbolo Legion-esp-oro.svg

[senza fonte]

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La Legione spagnola (in spagnolo Legión Española), in passato Legión Extranjera Española o Tercio de Extranjeros, è un'unità militare scelta dell'Esercito spagnolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu fondata come Tercio de Extranjeros il 28 gennaio 1920 come reggimento composto da stranieri sul modello della Legione straniera francese con un decreto regio (di Alfonso XIII) per rimpiazzare le truppe di coscritti nelle campagne coloniali. Nel 1920 la Spagna stava infatti fronteggiando la peggior rivolta scoppiata nel protettorato del Marocco, guidata da Abd el-Krim.

Fu fortemente voluta dal tenente colonnello di fanteria José Millán-Astray, che ne influenzò e modellò la mistica.[1][2][3] È detta anche "Tercio" ("Tercio" erano i reggimenti della Spagna rinascimentale considerati imbattibili).
Questo in ricordo delle formazioni di fanteria spagnole che nel XVI secolo, al tempo di Carlo V, rovesciarono le nazioni e seminarono il terrore sui campi di battaglia europei.

Il 2 settembre re Alfonso affidò il comando della Legione a José Millán-Astray, che era stato il principale fautore dell'istituzione di questo reggimento. Francisco Franco fu uno dei membri fondatori della Legione e secondo in comando dell'unità. Il 20 settembre arrivò la prima recluta straniera (e questa data viene celebrata ogni anno). All'inizio il nuovo reggimento ebbe sede nel Cuartel del Rey a Ceuta sul Plaza de Colón.
Millán-Astray fa anche rivivere l'antica ideologia crociata, presentando i suoi uomini come artefici di una nuova reconquista contro la civiltà islamica e poi come salvatori della Spagna, in lotta contro il liberalismo laicista e il comunismo.

La Legione combatté in Marocco nella guerra del Rif (1926). Sia le truppe regolari spagnole sia la Legione formarono l'esercito spagnolo in Africa. Nel 1934 sia truppe regolari sia la Legione furono inviate in Spagna dal nuovo governo repubblicano per domare la rivolta di lavoratori scoppiata nelle Asturie.

Nel luglio 1936 sotto la guida del tenente colonnello Juan Yagüe, l'esercito d'Africa si ammutinò e giocò un ruolo molto importante nella guerra civile spagnola, schierandosi dal lato dei nazional-franchisti, sbarcando nel sud della Spagna dove si pose sotto il comando di Francisco Franco che guidava quel settore. I nazionalisti trassero grande vantaggio dalla disciplina e dalla professionalità di queste truppe. Dopo la vittoria dei franchisti nel 1939, la Legione fu ridotta di numero e rimandata nei suoi quartieri in Marocco e quando quest'ultimo divenne indipendente nel 1956, la legione rimase come componente del presidio delle rimanenti enclave spagnole nord-africane.

Il 17 giugno 1970 unità della Legione spararono e uccisero 11 dimostranti indipendentisti nel quartiere di Zemla a El-Aaiun (nel Sahara occidentale, cioè la Spagna sahariana). L'incidente, passato alla storia come Intifada di Zemla giocò un ruolo molto importante nello spingere il movimento anti-coloniale Sahrawi alla lotta armata che dura anche oggi, sebbene la Spagna avesse da tempo abbandonato il territorio, passandolo al Marocco.

Dal 1980 al 2001 non fu più ammesso l'arruolamento di stranieri. Successivamente, dopo la fine della coscrizione obbligatoria nell'esercito spagnolo, il reclutamento di stranieri ricominciò, ma soltanto da Paesi latinoamericani o altre ex colonie spagnole (Guinea Equatoriale). Dal 1999 sono state ammesse anche le donne.

Missioni[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni la Legione spagnola è stata presente in Bosnia (nella missione NATO Sfor) e nella recente guerra in Iraq, dislocata a Najaf insieme alle truppe di El Salvador fino a quando non è salito al governo José Luis Rodríguez Zapatero, che ha dato seguito alle sue promesse elettorali di ritirare le truppe dall'Iraq. Nel 2005 fu anche impiegata in Afghanistan come parte della forza NATO ISAF.

Attualmente la Legione partecipa soprattutto alle missioni di pace della NATO.

BOEL-GOE: le forze speciali legionarie[modifica | modifica wikitesto]

Le Operazioni speciali nella Legione spagnola ebbero i suoi antecedenti nelle SOE, le Sezioni Operazioni Speciali, quando, verso il 1970, queste unità furono organizzate nei Tercios Sahariani, una per ogni Bandera. Elitrasportate, fin dall'inizio, ebbero come missione principale la lotta di contro-guerriglia nel Sahara Spagnolo nei confronti del Fronte Polisario, missione che compirono in maniera efficace causando perdite tra le file degli insorti. Così simultaneamente, nel 1975, i Tercios del nord Africa organizzarono proprie SOE, portando un totale di 8 unità di questo tipo, 2 per Tercios, nel Corpo.

L'entusiasmo e la tenacia dell'ispettore della Legione, il generale D. Tomas Pallas Sierra, portò alla creazione nel 1981 di un'unità, consistente in una Compagnia, (UOEL- Unidad de Operaciones Especiales de la Legión) comandata dal capitano D. Ricardo Castillo Algar. Visti gli ottimi risultati operativi, il generale Pallas pretese la formazione nella Legione di una Bandera de Operaciones Especiales (BOEL) composta da un numero sufficiente di sottufficiali formati OES, richiesta che, tra il 1983-1984, si formalizzerà in un corso OES su base esclusivamente legionaria tenuto presso la città di Ronda.

Il 17 maggio 1985, la Bandera fu nominata UOEL, Unità Operazioni Speciali della Legione, entrando così a far parte del 4º Tercio "Alejandro Farnesio". Nel gennaio 1996, ai sensi del NG 6/94 EME, la Bandera fu incorporata nella Forza di intervento rapido (FAR) dell'esercito spagnolo. Dopo aver ricevuto diverse intestazioni dalla sua creazione, il reparto prese definitivamente il nome del cavaliere legionario Juan Maderal Oleaga, ultimo soldato caduto nella campagna del Ifni-Sahara, e il numero XIX in quanto ultima Bandera istituita della Legione.

Nel giugno 2002 il reparto fu distaccato dalla Legione, posto alle dipendenze del Comando delle operazioni speciali dell'esercito e trasferito nella città di Alicante, diventando il XIX Grupo de operaciones especiales "Maderal Oleaga". Fin dalla sua nascita, prima come UOEL poi come BOEL, oggi come GOE, ha partecipato a numerose esercitazioni congiunte e combinate nelle operazioni in Bosnia ed Erzegovina, Albania, Kosovo, Afghanistan e Iraq.

Reclutamento[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della storia della Legione i suoi ranghi sono stati composti in maggioranza dagli spagnoli, mentre gli stranieri ammontano al 25% circa. Questi venivano arruolati presso il Banderìn Central de Enganche de la Legión a Leganés presso Madrid trasferito poi a Ronda.

Dal 1987, la Legione perdeva l'appellativo di "Straniera" in quanto aveva smesso di accettare gli stranieri che fino al 1980 cambiando il suo nome in Legione spagnola.

Ma dopo la fine della coscrizione obbligatoria, l'esercito spagnolo dal 2001 ha riaccettato stranieri, ma solamente di origine ispanica (soprattutto dall'America centrale e meridionale), residenti in Spagna, precisamente dell'Argentina, Bolivia, Costa Rica, Colombia, Cuba, Cile, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Panamá, Paraguay, Perú, Repubblica Dominicana, Uruguay e Venezuela, nonché della Guinea Equatoriale, compresi tra i 18 e i 28 anni, sia uomini e dal 1999 anche donne.
La ferma volontaria è di 2 o 3 anni fino ad un massimo di 6. Le selezioni dei candidati avvengono oggi presso il Centro de selección de la Delegación de Defensa a Madrid.

Il capitano Millan Astray, fondatore della Legiòn

Addestramento[modifica | modifica wikitesto]

La formazione di base dura 4 mesi e si svolge a Caceres o Cadice. Essa comprende competenze di base militare tipiche della fanteria, come l'addestramento alle marce forzate e un rigoroso percorso di guerra. Dopo il secondo mese, la recluta firma un contratto di 2 o 3 anni. Dopo aver terminato la formazione di base la recluta viene distaccata presso uno dei quattro tercios o altre unità della Legione. Qui, riceve una formazione ulteriore e inoltre apprende l'addestramento formale alla marcia tipica della tradizione legionaria.

Organizzazione[modifica | modifica wikitesto]

La Legione è composta da una brigata di 5.000 uomini suddivisi in quattro tercio ed è alle dirette dipendenze dello stato maggiore spagnolo. È oggi dislocata nelle enclave spagnole in Nord Africa di Ceuta e Melilla, ma anche a Ronda e Almería nella Spagna del sud.

Legionari in parata

La Legione resta un'unità d'élite molto disciplinata, cui uomini sono sottoposti ad addestramenti durissimi e anche brutali. La Legione ha avuto, dal 1979 al 2002, anche un'unità speciale conosciuta come BOEL (Bandera de Operaciones Especiales de la Legión o Unità per operazioni speciali della Legione) che era composta da circa 500 uomini addestrati a ogni tipo di operazione (anche quelle antiterroristiche), oggi invece l'unità è stata ridotta a Grupo de operaciones especiales "Maderal Oleaga" di stanza ad Alicante ed ha cessato la sua appartenenza operativa alla Legione.

I riferimenti storici della Legione sono antichi, ovvero fa risalire le proprie origini ai "Tercios de Flandes y Italia", delle campagne rinascimentali della fine del Cinquecento. Simbolo di questo legame sarà da un lato il fatto che tutti i Tercios della Legione assumeranno il nome di condottieri di quella epoca come Gonzalo Fernández de Córdoba per il primo "Gran Capitan", il secondo sarà intitolato a Fernando Álvarez de Toledo terzo "Duque de Alba", il terzo a "Don Juan de Austria", infine il quarto a "Alejandro Farnesio", duca di Parma, dall'altro con il simbolo della balaestra, dell'archibugio e dell'alabarda incrociate.

Legionari in Iraq

Campagne militari[modifica | modifica wikitesto]

Legionari durante una sfilata

Legionari celebri[modifica | modifica wikitesto]

Legionari d'origine spagnola o straniera[modifica | modifica wikitesto]

  • José Millán-Astray
  • Francisco Franco
  • Sisto Enrico di Borbone-Parma
  • Nacho Vidal (attore pornografico)
  • José Manuel Lara, atleta golfista.
  • Carlos Micó España, giornalista e scrittore spagnolo.
  • Federico Angulo Vásquez (1893-1938), politico socialista, prestò servizio dal 1921 al 1923 in Marocco.
  • Serafín Ferro, attore spagnolo si arruolò nel 1936.
  • Oskar Dirlewanger, generale delle SS e criminale nazista, si arruolò nel 1937 per poi transitare nella Legione Condor.
  • Nikolai Shinkarenko Brusilov, poeta e scrittore russo, aderì all'esercito russo bianco in esilio del generale Vrangel e nel 1936 fu tenente nella IX Bandera della Legione.
  • Grigori von Lamsdorff (1913-1950). Nato in una nobile famiglia russa di origine tedesca riparata a Parigi nel 1920, quindi francese di adozione, von Lamsdorff aderì all'esercito russo bianco in esilio del generale Vrangel e con lo scoppio della guerra civile spagnola si arruolò nella XV Bandera della Legione come alfiere. Combatté nell'esercito francese fino alla capitolazione del 1940 per poi aderire a quello nazista e all'esercito russo di liberazione del generale Vlasov [1].
  • Gabriel Diáz Sánchez (1918-2003). Ex volontario nella Divisione azzurra spagnola nella campagna nazista di Russia, nel 1947 si arruolò nella Legione. Sergente nel 1955 e promosso tenente nel 1967, si congedò nel 1971. Figura emblematica del Corpo, fu collaboratore-redattore della rivista: "La Legión", curandone la parte storica.
  • Martin Bradley inglese di Richmond, classe 1931, pittore di professione. Si arruolò nella Legione nel 1961 in seguito ad una delusione amorosa per disertare poco dopo.
  • Hans Joachim Fiebelkorn (classe 1948). Disertore dell'esercito federale tedesco, ex membro della Legione, legato alla "internazionale neonazista" è stato consulente per la polizia politica del dittatore paraguaiano Alfredo Stroessner. Ha lavorato in Bolivia, braccio destro del criminale nazista Klaus Barbie, come istruttore militare e organizzato la guardia personale di Roberto Gomez Suarez, "il padrino" della mafia e trafficante di cocaina in Bolivia. Proprietario a Santa Cruz de la Sierra del locale "Bavaria", noto ritrovo di ex nazisti. È stato coinvolto dalla magistratura italiana nelle indagini relative alla strage di Bologna del 2 agosto 1980, dove 85 persone sono morte a causa di una bomba posta alla stazione ferroviaria[4][5][6].
  • Enrique San Francisco, attore spagnolo si arruolò nel 1975.

Legionari d'origine italiana[modifica | modifica wikitesto]

Ceuta, 1986 circa. In primo piano il cabo primero Massimo Testa de Andres alias Andrea Ghira della 3ª Cia, IV Bandera del 2º Tercio "Duque de Alba"

Secondo la ricerca del tenente colonnello Don Miguel Ballemilla y Garcìa de Gamarra contenuta nella tesi di laurea, "La Legión 1920-1927", si attesta che gli stranieri, arruolati in questo periodo relativo alla sanguinosa campagna in Marocco contro la Repubblica del Rif di Abd el-Krim, furono 3.875, il 20.89% della forza totale consistente in 19.379 legionari, mentre il resto era composto di volontari nazionalità spagnola. La nazionalità più rappresentata fu quella portoghese seguita da quella tedesca, cubana, francese e italiana con 53 legionari l'1.38%[7].

Poche centinaia i volontari italiani che hanno prestato servizio nella Legione, se escludiamo il periodo della guerra civile spagnola del 1936-1939, dove militarono numerosi volontari connazionali sotto mentite spoglie ma con l'autorizzazione delle autorità militari italiane, nell'Aviazione Legionaria del Tercio o nei Sommergibili Legionari.

Il numero esatto degli italiani arruolatisi in quel periodo nel Tercio non si potrà mai precisare a causa dei nomi di copertura e poi perché le perdite della Legione furono semplicemente spaventose.

L'arruolamento nella Legione era aperto a tutti gli uomini, spagnoli o stranieri, dai 15 ai 45 anni, e qualche storico sostiene che furono circa 10.000 i legionari italiani arruolatisi "per la vittoria della Croce minacciata dalle barbarie e dai sacrilegi comunisti"[8].

Cabo primero Massimo Testa de Andres alias Andrea Ghira

Citiamo i casi più noti:

"La Legión": la rivista del Corpo[modifica | modifica wikitesto]

La Legione spagnola dispone di un proprio organo di stampa, il trimestrale "La Legión". È un giornale venduto esclusivamente per abbonamento e viene pubblicato presso la caserma "Alvarez de Sotomayor" a Viator.

Il primo bollettino associativo della Legione fu pubblicato il 17 luglio del 1958 ed era una rivista mensile. Nel febbraio 1995 passò ad una tiratura bimestrale e nell'aprile del 1997 a trimestrale con un costo di 4.80 euro per l'abbonamento annuale.

La Redazione è composta da operatori specializzati nei testi, nella grafica, nell'impaginazione, nelle fotografie, nell'uso delle più moderne apparecchiature. Il giornale di ottimo livello grafico e redazionale riporta la vita spicciola delle unità legionarie, le missioni internazionali, le unità speciali e biografie di ex legionari, episodi storici ed altro.

Ideale[modifica | modifica wikitesto]

Fin dalla sua nascita, la Legione, come tutti i corpi d'élite, ha sempre coltivato il culto della battaglia e del coraggio di fronte alla morte. Essa sostiene, tramite il duro addestramento e le tradizioni, di ridurre la naturale paura della morte favorendo così gli atti eroici.

Gran parte di questo obiettivo è raggiunto attraverso un indottrinamento delle truppe, che comprende ciò che è noto come la "mistica legionaria" simboleggiata nella sua forma finale dal "Credo legionario", ossia un codice composto da dodici norme di comportamento redatto da José Millán-Astray[14], e gli insegnamenti del Bushidō giapponese.

Tradizioni della Legione[modifica | modifica wikitesto]

  • Soprannomi: i legionari sono chiamati Caballeros Legionarios (cavalieri legionari) e, dopo l'arruolamento femminile del 1999, Damas Legionarias (dame legionarie) e si considerano come i «fidanzati della morte» (los novios de la muerte);
  • Grido di guerra: "Viva la muerte!" (Viva la morte!), "A mí la legión!" (A me la Legione!) e "Legionarios a luchar, legionarios a morir!" (Legionari pronti al combattimento, legionari pronti alla morte!)"[15] · [16];
  • Particolarità: i legionari sono autorizzati a portare la barba folta e i tatuaggi che notoriamente rappresentano le insegne delle unità del Corpo o scene di guerra; inoltre per gli uomini, la camicia viene indossata aperta sul petto per simboleggiare l'esposizione del cuore alla morte;
  • Passo cadenzato: il passo di marcia della Legione è molto veloce, da 160 a 190 passi al minuto, rispetto a quello delle unità dell'esercito spagnolo che consiste in 90 passi al minuto o in generale di quelli europei;
  • Mascotte: la mascotte della Legione è un caprone, sinonimo di forza e costanza;
  • Processione religiosa: nel corso della Settimana santa, il corpo di Gesù crocifisso, abitualmente portato sulle spalle, viene portato dai legionari con le braccia, al fine di provare la loro forza e la loro resistenza fisica.

Denominazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Tercio de Extranjeros (1920 – 1925)
  • Tercio de Marruecos (1925)
  • El Tercio (1925 – 1937)
  • La Legión (1937 – attualmente)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Millán-Astray diede alla Legione una particolare ideologia che evocava le tradizioni imperiali e cristiano-cattoliche della Spagna. Per esempio fu adottata un'unità reggimentale chiamata tercio, in ricordo delle formazioni di fanteria spagnole che nel XVI secolo, al tempo di Carlo V, rovesciarono le nazioni e seminarono il terrore sui campi di battaglia europei. Millán-Astray fece anche rivivere l'antica ideologia crociata, presentando i suoi uomini come artefici di una nuova Reconquista contro la civiltà islamica e poi come salvatori della Spagna, in lotta contro le malvagità del liberalismo democratico e del comunismo. Fu lui a coniare i motti Viva la morte e A me la Legione.
  2. ^ SPA15-343 Cultura e civiltà del mondo ispanico, Southwestern University
  3. ^ Unità speciali durante la guerra civile spagnola
  4. ^ Luca Savonuzzi, Strage di Bologna: sospetti su Barbie, il "Boia di Lione", articolo del quotidiano la Repubblica dell'11 maggio 1984.
  5. ^ Fausto Cattaneo, Operazioni sotto copertura. Come ho infiltrato i cartelli della droga, 2010
  6. ^ Narcotráfico y Política
  7. ^ (ES) Miguel Ballemilla y Garcìa de Gamarra, La Legión 1920-1927, tesi di laurea, anno 2010.
  8. ^ Emanuele del Medico, All'estrema destra del padre: tradizionalismo cattolico e destra radicale, 2004.
  9. ^ a b Guido Olimpio, Era tra i legionari del Tercio, i "fidanzati della morte", articolo del quotidiano "Corriere della Sera" del 30 ottobre 2005.
  10. ^ (ES) Alcofar Nassaes e José Louìs, Renato Zanardo, el italiano más condecorando de la guerra de España.
  11. ^ (ES) Juanma Romero, Los crimines del "novio de la muerte", articolo di www.interviu.es del 14 novembre 2005.
  12. ^ (ES) Asesino italiano Andrea Ghira se alistó en la Legión en 1976, articolo di www.terranoticias.terra.es del 31 ottobre 2005.
  13. ^ (ES) El asesino italiano enterra en Melilla se alistó en la Legión en 1976, articolo di El Pais del 1º novembre 2005.
  14. ^ (ES) Millán Astray, José. "La Legión". V.H. Sanz Calleja, Editores e Impresores. Madrid 1923
  15. ^ (EN) Unités spéciales de la guerre civile espagnole
  16. ^ (EN) SAC 1921-1945, université de l'Oregon

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Franzo, Viva la Muerte. Il Tercio dalle origini ai giorni nostri, edizioni Novantico, collana Asiland, Torino, 2007.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]