La canzone del Piave

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La leggenda del Piave, conosciuta anche come la canzone del Piave, (inno nazionale italiano dal 1943 al 1946) è una delle più celebri canzoni patriottiche italiane. Il brano fu scritto nel 1918 dal maestro Ermete Giovanni Gaeta (noto con lo pseudonimo di E.A. Mario). Nel dicembre del 1935 donò anche le prime cento medaglie d'oro ricevute, come riconoscimento per la canzone, dai comuni del Piave, da associazioni di combattenti, e da privati cittadini, come oro alla Patria insieme con le fedi sua e della moglie[1].

I fatti storici[modifica | modifica sorgente]

I fatti storici che ispirarono l'autore risalgono al giugno del 1918 quando l'Austria-Ungheria decise di sferrare un grande attacco sul fronte del Piave per piegare definitivamente l'esercito italiano, già reduce dalla sconfitta di Caporetto. La Landwehr (l'esercito imperiale austriaco) si avvicinò pertanto alle località venete delle Grave di Papadopoli e del Monte Montello, ma fu costretta ad arrestarsi a causa della piena del fiume. Ebbe così inizio la resistenza delle Forze armate del Regno d'Italia che costrinsero gli Austro-ungarici a ripiegare.

Il 4 luglio del 1918, la 3ª Armata del Regio Esercito Italiano occupò le zone tra il Piave vecchio ed il Piave nuovo. Durante lo svolgersi della battaglia morirono 84.600 militari italiani e 149.000 militari austro-ungarici. In occasione dell'offensiva finale italiana (Battaglia di Vittorio Veneto), avvenuta nell'ottobre del 1918, il fronte del Piave fu nuovamente teatro di scontri tra l'Austria-Ungheria e l'Italia. Dopo una tenace resistenza iniziale, in concomitanza con lo sfaldamento politico in corso dell'Impero, l'imperial-regio esercito si disgregò rapidamente e gli Italiani poterono tranquillamente sfondare le linee nemiche.

La composizione[modifica | modifica sorgente]

La leggenda del Piave fu composta nel giugno 1918[2] subito dopo la battaglia del Solstizio, e ben presto venne fatta conoscere ai soldati dal cantante Enrico Demma (Raffaele Gattordo)[3]. L'inno contribuì a ridare morale alle truppe italiane, al punto che il generale Armando Diaz inviò un telegramma all'autore nel quale sosteneva che aveva giovato alla riscossa nazionale più di quanto avesse potuto fare lui stesso: «La vostra leggenda del Piave al fronte è più di un generale!»[4]. Venne poi pubblicata da Giovanni Gaeta con lo pseudonimo di E. A. Mario il 20 settembre del 1918[5], a guerra ormai ultimata.

Il testo e la musica, che fanno pensare ad una canzone patriottica con la funzione di incitare alla battaglia, hanno l'andamento colto e ricercato di altre canzoni che già avevano fatto conoscere Giovanni Gaeta nell'ambiente del cabaret; sue sono anche Vipera, Le rose rosse, Santa Lucia luntana, Profumi e balocchi. La funzione che ebbe La leggenda del Piave nel primo dopoguerra fu quello di idealizzare la Grande Guerra; farne dimenticare le atrocità, le sofferenze e i lutti che l'avevano caratterizzata.

Il testo[modifica | modifica sorgente]

Le quattro strofe - che terminano tutte con la parola "straniero" - hanno quattro specifici argomenti:

  1. La marcia dei soldati verso il fronte (appare come una marcia a difesa delle frontiere, ma tecnicamente fu l'Italia ad aggredire l'impero asburgico)
  2. La ritirata di Caporetto
  3. La difesa del fronte sulle sponde del Piave
  4. L'attacco finale e la conseguente vittoria

Nella prima strofa, il fiume Piave assiste al concentramento silenzioso di truppe italiane, citando la data dell'inizio della Prima Guerra mondiale per il Regio esercito italiano. Ciò avvenne la notte tra il 23 e 24 maggio 1915, quando L'Italia dichiarò guerra all'Impero asburgico e sferrò il primo attacco contro l'Imperial regio Esercito austro-ungarico, marciando dal presidio italiano di Forte Verena dell'Altipiano di Asiago, verso le frontiere orientali. La strofa termina poi con l'ammonizione: Non passa lo straniero, riferita, appunto, agli austro-ungarici.

Tuttavia, come racconta la seconda strofa, a causa della disfatta di Caporetto, il nemico cala fino al fiume e questo provoca sfollati, profughi da ogni parte. La terza strofa racconta del ritorno del nemico con il seguito di vendette di ogni guerra, e con il Piave che pronuncia il suo "no" all'avanzata dei nemici e la ostacola gonfiando il suo corso, reso rosso dal sangue dei nemici. Nell'ultima, si immagina che una volta respinto il nemico oltre Trieste e Trento, con la vittoria tornassero idealmente in vita i patrioti Guglielmo Oberdan, Nazario Sauro e Cesare Battisti, tutti uccisi dagli austriaci.

Le varianti del testo[modifica | modifica sorgente]

All'epoca della prima stesura di questo brano, si pensava che la responsabilità per la disfatta di Caporetto fosse da attribuire al tradimento di un reparto dell'esercito.[6] Per questo motivo, al posto del verso "Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento" vi era la frase "Ma in una notte triste si parlò di tradimento". In seguito, durante il regime fascista fu appurato che il reparto ritenuto responsabile era invece stato sterminato da un attacco con gas letali; si pensò così di eliminare dalla canzone il riferimento all'ipotizzato tradimento,[7] considerato non solo impreciso storicamente ma anche sconveniente per il regime.[8]

La melodia è orchestrata da bande musicali istituzionali e non, specialmente in occasione delle celebrazioni per la Festa della Repubblica, in occasione del 25 aprile e del 4 novembre. Questi versi e la loro solenne, seppur a tratti adulterata, rievocazione storica, fecero sì che da più parti si levasse la richiesta di adottarlo come inno nazionale, cosa che avvenne solo dal 1943 al 1946,[9] quando La Canzone del Piave divenne l'inno nazionale dello stato italiano.[10] La melodia fu poi sostituita da Il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli.

Nel 1961 il comune di Roma deliberò di denominare una strada via Canzone del Piave nel quartiere Giuliano-Dalmata, nella cui toponomastica sono largamente rappresentati personaggi ed eventi della prima guerra mondiale; la denominazione costituisce un caso rarissimo di toponimo urbano ispirato a un brano musicale.[11] Solitamente è eseguita da bande e fanfare in occasione della posa delle corone ai monumenti ai caduti immediatamente dopo all'inno nazionale. La canzone del Piave è stata riproposta come inno nazionale il 21 luglio del 2008 da Umberto Bossi[12].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ "Il Cerchio", di Franz Maria D'Asaro.
  2. ^ Andrea Castellano, La «leggenda Del Piave», Associazione Nazionale Carabinieri. URL consultato il 01-10-2009.
  3. ^ Nicola Della Monica, E.A.Mario sul Piave da leggenda, 12 gennaio 2009. URL consultato il 01-10-2009.
  4. ^ Bruna Catalano Gaeta, E. A. Mario: leggenda e storia, pag. 49, Liguori editore, Napoli 2006, ISBN 88-207-1837-5.
  5. ^ Fortunato Minniti, Il Piave, pag. 72, Il Mulino 2002
  6. ^ All'indomani della disfatta, il "tradimento" fu attribuito dal Generale Cadorna, ad alcuni reparti del IV corpo d’armata a alla II armata.
  7. ^ La Leggenda Del Piave. URL consultato il 07-12-2007.
  8. ^ Paolo Ruggieri, Canzoni italiane, Fabbri Editori, 1994, Vol. I, pag. 10.
  9. ^ E il ministro lodò il campano Giovanni Gaeta, Corriere della Sera, 22 luglio 2008. URL consultato il 01-10-2009.
  10. ^ La Leggenda del Piave inno d'Italia dal 1943 al 1946.
  11. ^ Comune di Roma | Sito Istituzionale | Sistema Informativo Toponomastica
  12. ^ Vedi l'articolo on-line de la Repubblica.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • La Canzone del Piave eseguita dalla Banda Musicale dell'Esercito Italiano
  • [1]La canzone del Piave cantata dal tenore Gianni Martinelli.