Lee Teng-hui

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Lee Teng-hui

Lee Teng-hui (cinese tradizionale: 李登輝; cinese semplificato: 李登辉; pinyin: Lǐ Dēnghuī) (15 gennaio 1923) è un politico e statista taiwanese. Fu presidente dal 1988 al 2000.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La formazione[modifica | modifica wikitesto]

Lee Teng-hui nacque da una famiglia hakka in una comunità rurale di Sanchih, presso Taipei, a Taiwan (allora controllata del Giappone). Fin da giovane coltivò una passione per il viaggio, divenendo un avido collezionista di francobolli. Sviluppò anche un certo interesse per la cultura giapponese.

Dal momento che suo padre era un funzionario filo-giapponese e suo fratello serviva nella Flotta Imperiale Giapponese, Lee fu inviato a studiare in Giappone, dove si laureò all'Università di Kyoto nel 1946. In questo periodo si appassionò a filosofi giapponesi come Nitobe Inazo e Kitaro Nishida. Lee era presente in Giappone durante le ultime fasi della Seconda guerra mondiale, e aiutò anche a ripulire e riparare Tokyo dopo il bombardamento subito nel marzo 1945.

Dopo la Seconda guerra mondiale e la conquista di Taiwan da parte della Repubblica di Cina, Lee vi fece ritorno ed entrò all'Università Nazionale di Taiwan, dove ottenne un bachelor in agronomia nel 1948.

Benché non fosse un ferrato marxista, Lee entrò nel Partito Comunista Cinese nel 1946 e partecipò alla rivolta di Taiwan, ma uscì ben presto dal Partito; secondo il suo amico Wu Ketai, il Guomindang era a conoscenza del passato comunista di Lee, ma distrusse opportunamente tutta la documentazione al riguardo.

Nel 1953 Lee completò gli studi negli Stati Uniti con una laurea in economia agricola. Tornò a Taiwan solo nel 1957, al seguito della Joint Commission on Rural Reconstruction (Commissione Congiunta per la Ricostruzione Rurale), sponsorizzata dagli Stati Uniti per modernizzare il sistema agricolo di Taiwan. Nel frattempo lavorò anche come professore aggiunto all'Università Nazionale di Taiwan e ottenne una cattedra nell'Università Nazionale di Chengchi sugli studi est-asiatici.

Benché la sua famiglia fosse di parere contrario, Lee si avvicinò al Cristianesimo e nel 1961 fu battezzato. Era sua usanza tenere sermoni di carattere apolitico, incentrati sul servizio e l'umiltà, anche durante la sua presidenza.

Nella metà degli anni Sessanta, Lee tornò negli Stati Uniti dove, nel 1968, ottenne un PhD sull'economia agricola all'Università di Cornell. La sua tesi, Il flusso del capitale intersettoriale nello sviluppo economico di Taiwan, 1895-1960 (lodata come la migliore tesi dell'anno dall'American Association of Agricultural Economics) fu successivamente trasformata in un libro ed è tuttora considerata un importante contributo alla storia dell'economia taiwanese.

Nel corso dei suoi studi, Lee imparò a parlare correttamente taiwanese, giapponese, mandarino e inglese.

Ascesa al potere[modifica | modifica wikitesto]

L'ascesa di Lee agli alti vertici dello Stato fu rapida. Già nel 1971, dopo essersi iscritto al Guomindang, divenne ministro senza portafoglio per l'agricoltura.

Nel 1978, Lee venne eletto sindaco di Taipei, dove risolse alcuni problemi legati all'irrigazione cittadina; nel 1981 divenne governatore della provincia di Taiwan, carica dalla quale risolse problemi medesimi. Tutto ciò contribuì a rendergli una fama di dirigente capace e competente.

Lee venne notato dal presidente Chiang Ching-kuo, che lo vide come potenziale candidato alla vicepresidenza. Da tempo, egli stava cercando di passare maggior potere ai bensheng ren, ovvero i nativi taiwanesi, a svantaggio dei waisheng ren (i cinesi immigrati a Taiwan dopo la fine della guerra civile cinese). Così, essendo Lee un bensheng ren, venne nominato vicepresidente nel 1984 dall'Assemblea Nazionale.

La presidenza[modifica | modifica wikitesto]

Chiang Ching-kuo morì nel gennaio 1988 e Lee gli succedette immediatamente come presidente. Tuttavia, dovette subito fronteggiare l'ostilità della "Fazione del Palazzo" del Guomindang, guidata dal generale Hau Pei-tsun, che voleva approfittare della morte di Chiang per restituire autorità ai waisheng ren. Tale fazione, che vantava un'influenza non irrilevante ai vertici del Guomindang, inizialmente riuscì ad impedire a Lee di assumerne la presidenza.

Nonostante la difficile situazione, Lee trovò l'appoggio di James Soong, egli stesso un conservatore, ma che riuscì a moderare le posizioni della linea dura utilizzando il famoso motto "Ogni giorno di ritardo è un giorno di non rispetto per Ching-kuo". Così, non molto tempo dopo, Lee fu in grado di divenire anche presidente del Guomindang. Al Congresso del Partito che si tenne nel luglio dello stesso anno, Lee costituì un Comitato Centrale di 31 membri, 16 dei quali erano nativi taiwanesi, concedendogli così la maggioranza per la prima volta nella storia della Repubblica di Cina.

Nel tempo, man mano che la sua autorità si fu consolidata, Lee ammorbidì i rapporti con la "Fazione del Palazzo": nel 1989, dopo che il primo ministro Yu Guo-hwa (egli stesso membro della Fazione) si fu dimesso, venne sostituito prima da Lee Huan, quindi dallo stesso generale Hau Pei-tsun. Nel 1990, Lee compì un rimescolamento dello Yuan Esecutivo come aveva fatto con il CC del Guomindang, sostituendo molti degli anziani waisheng ren con taiwanesi di nascita, molti dei quali avevano ottenuto un PhD negli Stati Uniti d'America; fra questi, Lee riuscì ad imporre il suo alleato Lien Chan come ministro degli Esteri.

Oltre questo, nel 1990 ebbe inizio il Movimento del Giglio Selvatico, una contestazione studentesca che chiedeva la completa restaurazione della democrazia, l'elezione diretta del presidente e del vicepresidente e nuove elezioni per le istituzioni legislative. Circa 300.000 studenti occuparono la Sala Memoriale Nazionale Chiang Kai-shek. Il 21 marzo, Lee accolse gli studenti nel Palazzo Presidenziale e promise di mettere a punto riforme democratiche. Questo è considerato dagli attivisti democratici taiwanesi come il punto più grande del suo mandato.

Nel maggio 1991, Lee abolì i Provvedimenti temporanei effettivi durante il periodo della ribellione comunista, emanati dal Guomindang nel 1949 e che sospendevano le libertà democratiche. In dicembre, egli obbligò i membri dello Yuan Legislativo a dimettersi e annunciò nuove elezioni, che videro la preminenza dei nativi taiwanesi e obbligarono Hau Pei-tsun a lasciare la carica di primo ministro, che andò poi a Lien Chan.

La presidenza di Lee vide il cosiddetto "movimento di localizzazione": se infatti durante il regime di Chiang Kai-shek e Chiang Ching-kuo i costumi taiwanesi erano stati rigettati in favore di quelli continentali, e la stessa Taiwan era vista come una remota provincia cinese nei libri di storia, ora venivano promossi i costumi, la letteratura e l'arte tipici di Taiwan, il che vide un grande sostegno da parte del movimento letterario, ma una ferrea opposizione dei settori più conservatori del Guomindang.

Durante una visita all'Università di Cornell, nel giugno 1995, Lee annunciò pubblicamente che presto si sarebbero tenute le prime elezioni dirette del presidente della Repubblica. La Repubblica Popolare Cinese (RPC) accusò Lee di avere orchestrato questa mossa per "spaccare la patria" e diedero inizio ad una serie di test missilistici provocatori intorno a Taiwan. Questo provocò una temporanea depressione del mercato asiatico per l'interruzione delle rotte commerciali. Nonostante la volontà della RPC, queste attività sortirono l'effetto contrario.

Il 23 marzo 1996, Lee Teng-hui venne eletto presidente con il 54% dei voti.

La cacciata dal Guomindang[modifica | modifica wikitesto]

Osservando i limiti del mandato imposti dalla Costituzione, Lee rassegnò le dimissioni nel 2000 e venne sostituito dal candidato del Partito Progressista Democratico, Chen Shui-bian. Questo segnò la fine del dominio incontrastato del Guomindang sulla politica taiwanese.

I sostenitori di Lien Chan e James Soong accusarono Lee di essere il responsabile della sconfitta, in quanto egli aveva scelto Lien al posto del più popolare Soong come candidato presidenziale del Guomindang. Questo portò James Soong ad abbandonare il Guomindang e a correre da solo. Diversi membri del GMD lo accusarono di stare segretamente sostenendo il governo di Chen Shui-bian, di essere responsabile della scissione e, nei casi più estremi, di sabotare il Guomindang stesso e sostenere l'indipendenza taiwanese (cui il Guomindang si oppone in vista della riunificazione della Cina sotto la Repubblica di Cina). La situazione insostenibile portò Lee a rassegnare le dimissioni da presidente del partito il 24 marzo 2000 e fu espulso in dicembre. Le accuse che gli furono mosse riguardarono anche la questione del passaggio di potere ai taiwanesi nativi.

Attività recenti[modifica | modifica wikitesto]

A seguito della sua espulsione, Lee si pose in contraddizione con i candidati presidenziali del suo precedente partito e contribuì invece al consolidamento dell'alleanza fra il Partito Progressista Democratico, l'Unione di Solidarietà di Taiwan e il Partito per l'Indipendenza di Taiwan (la "coalizione pan-verde"). Egli espresse anche il proprio favore alla trasformazione della Repubblica di Cina nella Repubblica di Taiwan, completando così l'indipendenza dell'isola; a sostegno di questa asserzione, Lee affermò che l'identità cinese e quella taiwanese sono separate e inconciliabili.

Riguardo alla crescita economica della Repubblica Popolare Cinese, Lee sostenne (e sostiene tuttora) che è stata sopravvalutata e che l'economia della RPC è destinata a collassare inesorabilmente. Ironicamente, usando una metafora tipica di Mao Zedong, Lee una volta affermò che la forza militare ed economica della RPC è una "tigre di carta".

Durante le elezioni del 2004, Lee sostenne la candidatura di Chen Shui-bian, il quale propose una piattaforma che integrava molte delle idee politiche di Lee. Questo portò a preoccupazioni tanto nella Repubblica Popolare Cinese, quanto negli Stati Uniti d'America, in quanto la RPC temeva la proclamazione dell'indipendenza, gli USA il cambiamento radicale dello status quo. Nel dicembre 2003, il presidente George W. Bush criticò pubblicamente Chen Shui-bian; si ritenne che tale critica fosse orientata proprio ad evitare questo pericolo. Infatti, dopo la sua rielezione, Chen annunciò pubblicamente che la Repubblica di Cina sarebbe rimasta e che avrebbe anzi intavolato relazioni economiche più strette con la Repubblica Popolare Cinese. Questo portò alla rottura dei suoi rapporti con Lee.

Nel febbraio 2007, Lee sorprese i media annunciando che non è mai stato un sostenitore dell'indipendenza di Taiwan, mentre anzi sostenne l'apertura del commercio e del turismo con la Repubblica Popolare Cinese. Egli chiarì successivamente che, dal momento che Taiwan è già indipendente di fatto, non dovrebbe proclamare ufficialmente la propria indipendenza rischiando così ripercussioni. Lee resta comunque un sostenitore della Repubblica di Taiwan.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Sindaco di Taipei Successore
Lin Yang-kang 1978–1981 Shao En-hsin
Predecessore Governatore della Provincia di Taiwan Successore
Lin Yang-kang 1981–1984 Chiu Chuang-huan
Predecessore Vicepresidente della Repubblica di Cina Successore
Hsieh Tung-ming 1984–1988 Lee Yuan-tsu
Predecessore Presidente della Repubblica di Cina Successore
Chiang Ching-kuo 1988–2000 Chien Shui-bian
Predecessore Presidente del Guomindang Successore
Chiang Ching-kuo 1988–2000 Lien Chan

Controllo di autorità VIAF: 84366804 LCCN: n82066453

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