Lędzianie

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Rutenia Rossa della Polonia nel 981

I Lędzianie erano una tribù lechitica veneda orientale, che si sa aver abitato un'area non ben definita nella Piccola Polonia e la Rutenia Rossa tra il VII e l'XI secolo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il termine Venedi fa oggi riferimento alle minoranze slave occidentali poste all'interno del Sacro Romano Impero, mentre gli Slavi orientali non venivano chiamati Venedi, ma Lechiti. Miecislao, ad esempio, appare anche come re Dagome dei Venedi, in lingua norrena Vindakonungr.

Essendo stati descritti principalmente da autori orientali, la cui conoscenza della geografia dell'Europa orientale era vaga, sono state avanzate molte ipotesi sull'origine del nome, tra cui Lendzanenoi, Lendzaninoi, Lz’njn, Lachy, Landzaneh e Lendizi.

Nel 1031 Harald III ed i suoi uomini raggiunsero la terra dei Rus' di Kiev, dove servirono nell'esercito di Jaroslav il Saggio, Grande Principe dei Rus', la cui moglie Ingigerd era lontana parente di Harald. Harald fece apprendistato militare, combattendo nella campagna polacca del 1031, e contro i Læsir.[1]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Fonti che citano i Lędzianie:

Geografo bavaro (843) – Lendizi – (33) sulla mappa,
Costantino VII (912–959) – Lendzanenoi, Lendzaninoi,
Josippon (cronista ebreo, 890–953) – Lz’njn,
Nestor di Pečerska (XI secolo con la data del 981) – Lachy',
Giovanni Cinnamo (cronista bisantino, XI secolo) – Lechoi,
Al-Masudi (cronista arabo, ca. 940) - Landzaneh)

Nel frammento di una saga[2] si legge: "...Tryggvi ok Tvívívill höfðu komit 12 skipum: Læsir hafði skeið ok alla skipaða með köppum" ("Laesir, essi giunsero su grandi navi lunghe").

Nella storiografia latina del geografo bavaro (generalmente datata a metà del IX secolo) si dice che Lendizi habent civitates XCVIII, ovvero, che i "Lendizi" avevano 98 gord, o insediamenti.

I Lędzianie sono citati, tra le altre cose, nel De Administrando Imperio (ca. 959, come Λενζανηνοί), da Josippon (ca. 953, come Lz’njn), dal Manoscritto Nestoriano (ca. 981, come ляхи, traslitterato ljachi), da Ali al-Masudi (ca. 940, come Landzaneh).

Etnonimo[modifica | modifica wikitesto]

Max Vasmer ha ricostruito l'originale etnonimo come lęděninŭ, derivante dal teremine slavo usato per dire "incolto, deserto", parente dell'inglese "land".[3] In questo contesto, lęděninŭ significa "un insediamento di terre sterili", facendo riferimento alle terre abbandonate da popolazioni precedenti, Vandali o Goti.

Il fatto che i Lędzianie abbiano abitato un territorio considerevole è evidente per il fatto che dal loro nome nasce il termine "polacchi" in varie lingue. Dalle successive forme Lęchy:

Direttamente da Lędzianie, Lendzianie, Lędzice

I Lendzianie hanno anche lasciato il proprio etnonimo nei nomi polacchi quali Lachy Sądeckie, che era un endonimo usato dai polacchi in Polonia sud-orientale. La regione nord-orientale di Podlachia significa "vicino ai polacchi", ed il nome lituano della regione è Palenkė, che ha lo stesso significato.

All'inizio dell'XI secolo, gli scandinavi si riferivano alla tribù polacca dei polan, nella regione di Gniezno, chiamandoli Læsar.[5] In antico islandese, la Polonia si chiama Læsialand.

Nelle cronache dell'XI secolo scritte da Nestor, il termine Lachy era usato per fare riferimento a tutti gli Slavi occidentali che non erano cechi o slovacchi. Nestor disse che i Lachy si dividevano in numerose tribù, tra cui Polan, Pomeraniani, Mazoviani e Lusatiani.

I termini Lechiti, Lechia e Lingue lechitiche derivano dalla più antica forma, utilizzata in numerose lingue mediorientali.

Area tribale[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante estensione e confini del territorio Lędzianie siano ancora incerti, è molto probabile che corrisponda all'area del Voivodato di Rutenia della Confederazione polacco-lituana.

Costantino VII dice che i Lędzianie erano sottomessi ai Rus', e che i loro cayuchi navigavano fino a Kiev per partecipare alle spedizioni navali contro Bisanzio. Questa cosa potrebbe essere utilizzata come indicatore del fatto che i Lędzianie abbiano avuto accesso a corsi d'acqua che li collegavano al Dnepr, come ad esempio lo Styr.[6]

Basandosi sul racconto di Costantino, appare probabile che i Lędzianie occupassero la regione storica della Rutenia Rossa, centrata su Przemyśl.[7][8] Questa conclusione si contrappone al Manoscritto Nestoriano, che implica che la regione era colonizzata dai Croati bianchi. Per superare questo problema, alcuni storici polacchi hanno proposto interpretazioni alternative del testo in questione, che sposterebbe la posizione dei Croati bianchi molto ad est, ad esempio lungo il bacino della Vorskla.[9]

L'estensione incerta delle descrizioni del X secolo riguardanti la parte alta dei fiumi Dnestr e Bug Occidentale rende plausibile dedurre che i Croati bianchi, i Lędzianie e probabilmente altri popoli condividessero questo vasto territorio lungo l'attuale confine di Ucraina e Polonia.[6] Il tentativo di identificare i Lędzianie con i Buzhani[7] o con i Dulebi[10] viene smetito da queste considerazioni.[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Mappa raffigurante una posizione approssimativa delle tribù polacche. I Lędzianie si trovano nell'angolo in basso a destra

In tempi pre-slavici la regione era popolata da Lugi e Anartii, associati alle culture di Przeworsk e Puchov. Furono seguiti dai popoli germanici orientali, i Goti ed i Vandali. Dopo che questi ebbero abbandonato il territorio, giunsero gli Slavi occidentali (Lędzianie e Vistolani).

Attorno all'833 la terra dei Lędzianie fu incorporata nello stato della Grande Moravia. Dal momento dell'invasione delle tribù ungheresi nel cuore dell'Europa centrale, attorno all'899, i Lędzianie furono soggetti alla loro autorità (Masudi). Nella prima metà del X secolo, pagavano tributi ad Igor' di Kiev (Costantino VII).

Dal 955 in avanti, i Lędzianie furono politicamente legati ai Boemi. Cosma Praghese afferma che la terra di Cracovia fu controllata dai Přemyslidi di Boemia fino al 999.[11] Il suo resoconto è smentito dagli atti di fondazione dell'arcidiocesi di Praga (1086), che traccia il confine orientale dell'arcidiocesi, come stabilito nel 973, lungo i fiumi Bug e Styr (o Stryj).[12]

Ibrahim ibn Ya'qub, che viaggiò in Europa orientale nel 965, ribadisce che Boleslao II di Polonia regnò sullo stato che "copriva dalla città di Praga alla città di Cracovia".[13] Ad un certo punto, poco dopo il 970, la regione sembra essere stata conquistata da Miecislao I di Polonia. Questa cosa potrebbe essere contrastata da quanto riportato nel Manoscritto Nestoriano, secondo cui Vladimir I di Kiev conquistò le "città Cherven" dai polacchi nel 981 (in realtà nel 979).[14]

La regione tornò sotto la sfera d'influenza polacca nel 1018, quando re Boleslao I conquistò le città Cherven sulla strada per Kiev. Jaroslav I di Kiev riconquistò le terre di confine nel 1031, che fecero parte del Rus' di Kiev e del suo stato successore di Halych-Volhynia fino al 1340, quando furono di nuovo conquistate dal regno di Polonia di Casimiro III di Polonia. Si crede che i Lędzianie siano stati poi assorbiti dagli Slavi orientali di quel periodo. I fattori più importanti che contribuirono a questo amalgama potrebbero essere stati:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Äfven i ett annat slaviskt lånord är ja substitueradt med æ, nåmligen læsir = ljach, n. pi. ljasi 'Polack', [in:] s. Axel Olrik i Festskrift til Vilh. Thomsen, 126 f.; [in:] trad. Arkiv för nordisk filologi: t. 19-20. page 280
  2. ^ Kwartalnik historyczny, Instytut Historii. Polska Akademia Nauk. t. 108, edizoine 1-3. 2001, p. 18, op. cit. Sagubrod, p. 64
  3. ^ Vasmer Dictionary online
  4. ^ "Laesir is the Old Norse term for the Ljachar, a people near the Vistula in Poland". [in:] Theodore Murdock Andersson, Kari Ellen Gade, Morkinskinna: The Earliest Icelandic Chronicle of the Norwegian Kings (1030-1157). ISBN 13 9780801436949 p. 471; "The word here for Poles is "Laesum" - the dative plural from a nominative plural "Laesir". This clearly is derived from the old name for Pole - "Lyakh", since in the course of the Slavonic paradigm -kh- becomes -s-in accordance with the "second palatalization" and the addition of the regular Norse plural ending of -ir- [...] [in:] The Ukrainian review. 1963. p. 70; "eastern Wends, meaning obviously the Vjatyci/Radimici, Laesir "Poles" or "Western Slavs" (cf. Old Rus'ian ljaxy) [in:] Omeljan Pritsak. Old Scandinavian sources other than the sagas. 1981. p. 300
  5. ^ Joanna Aleksandra Sobiesiak, Bolesław II Przemyślida (+999). Dynasta i jego państwo, Cracovia, 2008, s. 119, ISBN 83-60448-05-1
  6. ^ a b c Alexander Nazarenko. Древняя Русь на международных путях: Междисциплинарные очерки культурных, торговых, политических связей IX-XII веков. Mosca, 2001. ISBN 5785900858. Pag. 401–404.
  7. ^ a b Labuda, G. Czechy, Rus i kraj Ledzian w drugiej potowie X wieku.
  8. ^ Labuda, G. Studia nad poczatkami panstwa polskiego. Poznan, 1988. T. II. Pag. 167–211.
  9. ^ Kotlarczyk, J. Siedziby Chorwatów wschodnich, "Acta Archaeologica Carpathica". T. 12. Cracovia, 1971. Pag. 161–186.
  10. ^ Wasilewski, T. Dulebowie - Lędzianie - Chorwaci. "Przegląd Historyczny". T. 67. Varsavia, 1976. Pag. 181–193.
  11. ^ Die Chronik der Böhmen des Cosmas von Prag. Berlin, 1923 (MGH SS rer. Germ. NS, 2). I, 33–34. Pag 60.
  12. ^ Le vicinanze di Cracovia furono amministrate da Praga: "...ad orientem hos fluvios habet terminos: Bug scilicet et Ztir cum Cracouua civitate provintiaque cui Uuag nomen est cum omnibus regionibus ad predictam urbem pertinentibus, que Cracouua est".
  13. ^ Relacja Ibrahima Ibn Ja'kuba z podróży do krajów słowiańskich w przekazie Al-Bekriego. Cracovia, 1946 (MPH NS. 1). Pag 50.
  14. ^ La successiva Cronaca di Halych-Volhynian, mentre descrive la spedizione di re Danilo a Kalisz nel 1227, sottolinea che "nessun altro principe era entrato così in profondità in Polonia, a parte Vladimiro il Grande, che la aveva battezzata".
  15. ^ Въ лЂто 6534; Лаврентіївський літопис

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