Lebedo

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Lebedo (greco: Λέβεδος, Lébedos; latino: Lebedus) era una antica città greca della Ionia, in Asia Minore (odierna Turchia).

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Lebedo era situata all'interno della piccola penisola dove era posta Clazomene, fra le città di Teo e Colofone. Più precisamente, Strabone situava Lebedo sulla costa della Lidia, alla distanza di 90 stadi (16,65 km) a est di Capo Mionneso a e 120 stadi (22,2 km) a ovest di Colofone[1]. La località corrisponde alla moderna penisola di Kisik fra le grandi spiagge di Guemuelder e di Uerkmez, nelle vicinanze dell'attuale città turca di Izmir (Smirne).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo Pausania, Lebedo sarebbe stata strappata ai Cari dagli Ioni, guidati da Andremone figlio di Codro[2]; secondo Strabone sarebbe stata fondata invece da Andropompo, il padre di Codro, che l'avrebbe battezzata Artis[3].

La città divenne famosa nel VII secolo a.C. sia per le sue sorgenti termali che per i suoi templi, dedicati ad Apollo e a Dioniso. Partecipò alla rivolta ionia contro l'impero degli Achemenidi. La città fece parte della Lega delio-attica, alla quale contribuiva con ben tre talenti[4], una somma molto alta per una città piccola. Lebedo infatti era molto piccola e attorno al 300 a.C., sotto il dominio di Antigono Monoftalmo nella regione, Lebedo avrebbe dovuto essere distrutta e gli abitanti trasferiti a Teo affinché quest'ultima ne fosse potenziata[5]. Più tardi, nel 288 a.C., le abitazioni di Lebedo, assieme a quelle di Colofone, vennero effettivamente distrutte e gli abitanti delle due località trasferiti nella nuova Efeso, ribattezzata "Arsinoeia" da Lisimaco[6]. Lebedo fu ricostruita nell'antica sede forse dalla Dinastia tolemaica e rifiorì col nuovo nome di Πτολεμαῖς (Tolemaide), che conservò dal 206 al 190 a.C. Passò agli Attalidi, in conseguenza della battaglia di Magnesia (190 a.C.) e dal 133 a.C. fu inglobata nella provincia romana dell'Asia.

Sede titolare di Lebedo[modifica | modifica wikitesto]

Labedo fu sede vescovile fino al XIII secolo, suffraganea dell'Arcidiocesi di Efeso; poi decadde. Sono noti i nomi di tre soli vescovi[7].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Pausania, Descrizione della Grecia di Pausania nuovamente dal testo greco tradotta da A. Nibby membro ordinario dell'Accademia romana di archeologia. Roma : presso Vincenzo Poggioli stampatore della R.C.A., 1818, Libro VII, Capo III, pp. 8-10 (on-line)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Strabone, Geografia XIV, 1, 1, 25
  2. ^ Pausania, Periegesi della Grecia, VII, 5
  3. ^ Strabone, Geografia XIV, 1, 1, 3
  4. ^ Un talento attico corrispondeva a 26,2 kg di argento e durante la Guerra del Peloponneso era la quantità di argento necessaria per pagare l'equipaggio di una trireme per un mese.
  5. ^ Franca Landucci Gattinoni, "Immigrazioni ed emigrazioni nella Ionia d’Asia nella prima età ellenistica" in Marta Sordi (a cura di), Emigrazione e immigrazione nel mondo antico, Milano : Vita e pensiero, 1994, pp. 169-185, ISBN 88-343-0359-8, ISBN 978-88-343-0359-7, ([1])
  6. ^ Pausania, Periegesi della Grecia, I, 9, 7; VII, 3, 4
  7. ^ Sophrone Pétridès, "Lebedus", The Catholic Encyclopedia, Vol. 9, New York: Robert Appleton Company, 1910, on-line)

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