Le tre ghinee

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Le tre ghinee
Titolo originale Three Guineas
Autore Virginia Woolf
1ª ed. originale 1938
Genere saggio
Lingua originale inglese

Le tre ghinee (Three Guineas) è un lungo saggio scritto da Virginia Woolf, pubblicato nel giugno 1938, quando in Europa si annunciava una nuova, grande guerra. L'autrice lo scrisse immaginando che un'associazione pacifista maschile le avesse chiesto un contributo per finanziare iniziative che scongiurino le minacce di guerra. Possedendo tre ghinee, la Woolf decide di ripartirle in tre opere di beneficenza che potrebbero ottenere il risultato di prevenire la guerra.

Una ghinea andrà a un college femminile povero di mezzi, a condizione che vi si insegnino «la medicina, la matematica, la musica, la pittura, la letteratura. È l'arte dei rapporti umani; l'arte di comprendere la vita e la mente degli altri, insieme alle arti minori che le completano: l'arte di conversare, di vestire, di cucinare».[1] Sono le arti che favoriscono la pace perché mettono insieme gli esseri umani, che s'insegnano con poca spesa e che anche i poveri possono esercitare. Nel college non dovranno essere insegnate quelle altre arti che dividono, che opprimono e che producono le guerre, «l'arte di governare, di uccidere, di accumulare terre e capitale».[2]

La seconda ghinea andrà a un'associazione che favorisce l'ingresso delle donne alle libere professioni, purché non siano professioni gestite o influenzate direttamente da uomini. Se tutte le professioni potessero essere esercitate dalle donne, esse ne sarebbero trasformate grazie al loro particolare, diverso, modo di essere, e di qui potrebbe venire un aiuto importante a scongiurare la guerra.[3]

La terza ghinea andrà all'associazione pacifista maschile. Sarebbe però opportuno, afferma la Woolf, che esistesse anche un'associazione femminile pacifista: la si potrebbe chiamare la «Società delle Estranee». Sarà formata da «figlie di uomini colti» e dovrà essere molto diversa dalle analoghe associazioni: «non avrà alcuna sede, alcun comitato, alcuna segreteria; non convocherà riunioni, non organizzerà convegni». Non vi si terranno cerimonie e non si presteranno giuramenti, e il primo dovere delle aderenti sarà quello di non combattere mai con le armi e di rifiutarsi, in caso di guerra, di fabbricare armi e di prestarsi a fare le infermiere, come accadde nella guerra precedente.

Non si tratta «di incitare i fratelli a combattere, e neppure di cercare di dissuaderli, bensì di mantenere un atteggiamento di totale indifferenza». L'indifferenza nasce dai fatti, ed è «un fatto che la donna non è in grado di capire l'istinto che spinge il fratello a combattere, la gloria, l'interesse, la virile soddisfazione che il combattimento gli offre». L'istinto del combattimento è una caratteristica sessuale che lei non può condividere e che non può nemmeno giudicare. Questa è la ragione dell'atteggiamento di indifferenza che occorre tenere di fronte a «un istinto completamente estraneo a lei, tanto estraneo quanto sono riusciti a renderlo secoli di tradizione e di educazione. Questa è una distinzione fondamentale e istintiva su cui può poggiare l'indifferenza».[4]

Alla Woolf non interessa sottolineare la necessità dell'eguaglianza tra i sessi, ma sottolineare una differenza che le appare positiva, perché comporta il rifiuto di una cultura inaccettabile e invasiva, la cultura maschile dominante: la differenza uomo-donna deve generare nella donna l'indifferenza per i valori politici e morali della cultura maschile.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ V. Woolf, Le tre ghinee, 1980, p. 58.
  2. ^ V. Woolf, Le tre ghinee, p. 57.
  3. ^ V. Woolf, Le tre ghinee, p. 141.
  4. ^ V. Woolf, Le tre ghinee, pp. 144-145.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Virginia Woolf, Le tre ghinee, Milano, Feltrinelli, 1980

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]