Sagre principali in Sardegna
Le Sagre principali in Sardegna sono descritte in questa pagina seguendo un ordine temporale legato all'avvicendarsi delle stagioni e dei mesi dell'anno. Esse scandiscono la vita delle collettività isolane attraverso un calendario che non necessariamente ricalca quello liturgico cristiano [1]. Secondo gli studiosi..... «.....Persistenze preistoriche e storiche, contesto socioeconomico agro-pastorale, riferimenti areali e temporali che rimandano alla presenza nell'isola delle diverse genti che vi si sono avvicendate e soprattutto i lunghissimi percorsi non solamente temporali di assimilazione e sedimentazione di questi fenomeni - motivati dal relativo isolamento della Sardegna verso l'esterno e tra paese e paese nel suo interno - offrono sottofondo esplicativo alla vivacità, alla varietà e al particolare timbro e colore della festa sarda.» [2]
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[modifica] A gennaio
Le feste iniziano la notte del 16 gennaio con i monumentali fuochi votivi di cisto odoroso, elicriso, di rosmarino, o di tronchi d'albero (a secondo delle regioni), accesi in onore di Sant'Antonio abate. In alcuni paesi i falò notturni, costruiti a forma di cono e alti in alcuni casi anche 20 metri, raccolgono intorno al fuoco tutta la comunità perpetuando un culto molto antico e ben radicato verso Sant'Antonio Abate visto come uno strenuo oppositore dei diavoli e delle fiamme dell'inferno.[3]
La costruzione del falò è preceduto dal trasporto delle frasche, festa anche questa altrettanto importante, per i ricchi banchetti a base di porcetti, agnelli e capretti arrosto che accompagnano la loro raccolta. Durante la festa, tra riti di ringraziamento e devozione, si assaggiano i vini novelli e vengono consumati caratteristici dolci (cotzuleddas, cogoneddas, su pistiddu).
[modifica] Carnevale
| Per approfondire, vedi le voci Sa Sartiglia, Mammuthones, Issohadores, Su Maimulu, Sa Carrela 'e Nanti e Carnevale Guspinese. |
Febbraio è il mese del Carnevale e per tale ricorrenza in tutta l'Isola si svolgono sfilate di balli in maschera o esibizioni di carri allegorici. [4]
A Cagliari i cortei di carnevale sono rallegrati da maschere storiche, come is paneteras, ovvero le panificatrici, is tiàulus, i diavoli, su caddèmis, il pezzente, sa fiùda, la vedova, su dotòri, il dottore, su sabatèri, il calzolaio, sa dida, la balia, al rullare incessante dei tamburi della Ratantìna. I festeggiamenti si chiudono il giorno di martedì grasso con il rogo nel quale viene bruciato su Rei Canciofàli, il pupazzo di stracci.
In Gallura a Tempio Pausania per sei giorni, nel Carnasciali Timpiesu, la maschera di Gjolghju Puntogliu (Re Giorgio) viene osannata e onorata fino al giorno del Martedì grasso, quando sul finire della giornata il Re non più adulato viene reso colpevole di tutti i mali, processato e arso sulla pubblica piazza, tramandando così il rito ancestrale del fuoco purificatore che preannuncia la fine dell'inverno e l'arrivo della primavera. Oltre re Giorgio, altre antiche maschere partecipano alla sfilata: la popolana Mannena, lu Traicogghju (spirito che si trascina pelli di bue o di cavallo), la Réula (schiera dei morti), lu Linzolu Cupaltatu, Sgiubbì[5]. Altre sfilate animano il Carnevale Guspinese, quello di San Gavino Monreale, Su Marruleri di Marrubiu, di Iglesias, di Santu Lussurgiu ed il carnevale di Bosa (OR). A Santa Teresa di Gallura (OT) si svolge un carnevale subacqueo.
Una spettacolare festa è la Sartiglia che si tiene ad Oristano l'ultima domenica di carnevale, replicata poi il Martedì grasso. Si tratta di una giostra equestre di origine medioevale durante la quale i cavalieri al galoppo cercano di infilzare con una spada una stella sospesa al centro del percorso. È un rito per propiziare il buon raccolto dell'anno da poco iniziato. In anni recenti è stata aggiunta alla festa la corsa di sas pariglias con l'esecuzione di figure acrobatiche su due o tre cavalli che corrono affiancati al galoppo.[6]
Il Carnevale ritenuto più suggestivo e austero è quello che si svolge nei diversi paesi delle Barbagie (Provincia di Nuoro), con maschere tragiche ed ancestrali, la cui origine si perde nella notte dei tempi: Mamuthònes e Issohadòres di Mamoiada, Merdùles e Bòes di Ottana, Thurpos di Orotelli, Maimònes di Oniferi. Alcune di queste hanno fattezze orride, come sos Mammuthones, maschere nere di legno che sfilano in gruppo avanzando con saltelli cadenzati, come in una danza rituale, col corpo rivestito di pelli ovine e le spalle interamente ricoperte di campanacci bovini, coi quali producono un suono ritmico, cupo ed inquietante. [7]
Anche a Ulassai in Ogliastra è presente un Carnevale arcaico denominato Su Maimulu, festeggiato sino al giorno di Martedì Grasso Martisberri. Durante le celebrazioni, oltre a is Maimulusu, sono presenti altre maschere come: sa Ingrastula, s'Ursu e is Assogadoris, sa Martinicca. [8]
Il Carnevale assume invece un carattere più irriverente e spontaneo a Ovodda e Olzai (nella Barbagia di Ollolai), dove culmina il Mercoledì delle Ceneri sovrapponendosi alla Quaresima: qui i volti di tutti i partecipanti vengono anneriti con fuliggine di sughero bruciato, e alla fine non ci sono più spettatori ma solo protagonisti: sos Intìntos.
[modifica] Principali carnevali della Sardegna
Nelle Barbagie:
- Mamuthones e Issohatores di Mamoiada;
- Boes e Merdules di Ottana;
- Turphos e s'Eritaju di Orotelli;
- Maimones di Oniferi;
- Su Bundu di Orani;
- Mascara a gattu a Sarule;
- Mascara e porcu a Olzai;
- Sos Tumbarinos a Gavoi.
Nelle Baronie:
Nell'Ogliastra:
Nel Montiferru:
[modifica] Riti pasquali
| Per approfondire, vedi la voce Riti della Settimana Santa in Sardegna. |
Altra ricorrenza molto sentita dalle comunità isolane è Pasqua, preceduta dai riti della Settimana Santa con rappresentazioni suggestive e coinvolgenti, come la Processione dei misteri di Castelsardo (SS), chiamata Lunissanti, il Desclavement di Alghero, s'Incontru, ossia l'incontro tra il Cristo Risorto e la Madonna nel giorno di Pasqua ad Orosei ed Oliena (NU), come anche i riti che si svolgono ad Iglesias il martedì, giovedì e soprattutto venerdì santo, con la processione più attesa dalla popolazione e che richiama ogni anno migliaia di turisti: la Processione del Descenso.
[modifica] Sagre primaverili
| Per approfondire, vedi le voci Cavalcata sarda e Sagra di sant'Efisio. |
A maggio si svolgono diverse sagre primaverili: quella di Sant'Efisio e la Cavalcata sarda sono le maggiori. La sagra di Sant'Efisio, martire e patrono di Cagliari, si svolge il 1 maggio a ed è una festosa processione alla quale partecipano migliaia di figuranti in costume provenienti da tutta l'isola con carri addobbati a festa e trainati dai buoi, con la statua del Santo che viene portata dal capoluogo fino a Pula, luogo dove fu giustiziato. La processione si svolge nelle strade del centro cittadino, partendo dalla chiesa di Stampace, e rinnova dal 1657 un voto al Santo fatto dalla cittadinanza per ringraziarlo di aver liberato la città dalla pestilenza.
La Cavalcata sarda si svolge invece a Sassari, il giorno dell' Ascensione, ed è una sontuosa sfilata di costumi tradizionali, nata originariamente come omaggio ai sovrani ed ai principi in visita nell'isola, e divenuta poi un grande appuntamento di folklore.
Il 1 maggio si festeggia San Francesco a Lula (Italia), in un santuario campestre risalente al XVI secolo situato nei costoni del Monte Albo, e caratterizzato dalle cumbessìas, ricoveri per i pellegrini che molto numerosi affluiscono per la ricorrenza. Ai fedeli vengono offerti piatti tradizionali come su filindeu (tipica minestra pastorale), e su zurrette (sanguinaccio). La festa di san Francesco a Lula e la stessa che Grazia Deledda descrisse nel romanzo Elias Portolu.
Il 15 maggio si festeggia San Simplicio, patrono di Olbia e della Gallura, mentre in Ogliastra, esattamente a Ulassai si festeggia Santa Barbara, nella chiesa campestre presso le cascate Lequarci, si cucinano diverse quantità di carne di capra e di pecora, tipiche del paese dei Tacchi. Seguono San Mauro a Sorgono (NU), e in numerosi paesi Sant'Isidoro e San Nicola. L'ultima domenica del mese, ad Orosei, si svolge una processione di barche ricoperte di fiori che sfilano nel Cedrino fino alla chiesetta di Santa Maria del Mare, posta sulla foce del fiume. Nel periodo primaverile si svolge la Sagra degli agrumi di Muravera, dove è possibile ammirare le Etnotraccas e molti gruppi locali sardi.
[modifica] Le sagre estive
| Per approfondire, vedi le voci Ardia, Discesa dei candelieri e Sagra del Redentore. |
Numerose sono le sagre contadine del mese di luglio e nel mese di agosto si svolge la discesa dei candelieri (Faradda di li candareri) di Sassari e quella del Redentore a Nuoro. La prima è la Festa Manna di Sassari, una processione senza preti dove i rappresentanti di nove gremi trasportano a braccio, cantando e ballando, imponenti colonne di legno. Nei primi di luglio a Ulassai c'è la sagra di Folk e Sapori, si cucinano grandi quantità di carne di capra allo spiedo, con balli sardi e costumi tradizionali.
La sagra del Redentore è la festa più sentita di nuoresi e culmina nella sfilata di circa 3000 costumi provenienti da tutta l'Isola. Seguono poi la sagra di San Salvatore, a Cabras (OR); la processione per Santa Maria del mare, a Bosa; la sfrenata corsa di cavalli dell'Ardia a Sedilo (OR) e a Pozzomaggiore (SS). A Quartu Sant'Elena l'ultimo sabato e l'ultima domenica di luglio si svolge la Sagra di San Giovanni Battista. Ad Aglientu (OT) il secondo sabato di agosto si tiene da ormai trent'anni la Festa del Turista, che ogni anno richiama in unico paesino tutti i turisti del nord Sardegna, offrendo degustazione di pane con salsiccia e formaggio e vino. Aglientu ha ottenuto il titolo di Paese delle Sagre, visto che nella stagione estiva la pro loco organizza una sagra diversa ogni settimana. A Bonorva (SS), nella prima metà di agosto si svolge ogni anno la sagra dello Zichi, il tipico pane da zuppa bonorvese. A Iglesias la settimana di Ferragosto vede due appuntamenti molto importanti: il Corteo storico medioevale e la Processione dell'Assunta, durante la quale vengono portati in spalla per le vie della città i monumentali e pesantissimi candelieri. A Ittireddu (SS), l'ultima domenica di luglio si festeggia San Giacomo, compatrono della città, con una festa patronale che prevede la degustazione della tradizionale pecora in cappotto.
A Santadi nel mese di agosto si celebra Sa coia Maureddina (Matrimonio mauritano) dove gli sposi indossano abiti tradizionali ed entrambi siedono su un carro trainato da buoi (is traccas), riccamente addobbato di fiori, che li porterà nel luogo della cerimonia.
La prima domenica di settembre si svolge a Cabras la Corsa degli scalzi, una singolare processione composta da 900-1000 giovani che rigorosamente scalzi e vestiti di un saio bianco, corrono lungo le strade della campagna del Sinis portando in spalla un simulacro raffigurante San Salvatore dal villaggio di San Salvatore alla chiesa di Santa Maria Assunta a Cabras a ricordo delle tristi vicende storiche quali furono le devastazioni operate dai pirati saraceni. Nel 1619 infatti gli abitanti del villaggio - esasperati dalle incursioni - percorsero di corsa 7 km portando la statua del Santo in spalla fino a Cabras, per proteggerla dalle razzie dei moreschi.
L'ultima domenica di settembre a Decimomannu si svolge la festa di Santa greca alla quale partecipano decine di migliaia di fedeli.
[modifica] Note
- ^ Sardegna Cultura. Il calendario della vita e dell'anno in www.sardegnacultura.it. Regione Autonoma della Sardegna. URL consultato il 18 maggio 2011.
- ^ Sardegna Cultura. Le feste tradizionali in www.sardegnacultura.it. Regione Autonoma della Sardegna. URL consultato il 18 maggio 2011.
- ^ Sardegna Cultura. Fuoco di Sant'Antonio Abate a Dorgali in www.sardegnacultura.it. Regione Autonoma della Sardegna. URL consultato il 18 maggio 2011.
- ^ Sardegna Cultura. Carnevale in Sardegna in www.sardegnacultura.it. Regione Autonoma della Sardegna. URL consultato il 18 maggio 2011.
- ^ Angelo Mavuli. Il Carnevale tempiese in www.carnevaletempiese.it. URL consultato il 18 maggio 2011.
- ^ Dolores Turchi. Maschere, miti e feste della Sardegna (PDF) in www.mamoiada.org. mamoiada.org. URL consultato il 18 maggio 2011.
- ^ Franco Stefano Ruiu; Giulio Concu. Maschere e carnevale in Sardegna (PDF) in www.sardegnadigitallibrary.it. Imago Edizioni Nuoro. URL consultato il 18 maggio 2011.
- ^ Franco Stefano Ruiu; Giulio Concu. Maschere e carnevale in Sardegna (PDF) in www.sardegnadigitallibrary.it. Imago Edizioni Nuoro. URL consultato il 18 maggio 2011.
[modifica] Bibliografia
- Francesco Alziator, Il Folklore sardo, Cagliari, Zonza Editori, 2005. ISBN 88-8470-135-X.
- Mario Atzori, Tradizioni popolari della Sardegna: identità e beni culturali, Cagliari, Edes, 1997. ISBN 88-8600-209-2.
- Clara Gallini, Il consumo del sacro. Feste lunghe in Sardegna, Nuoro, Ilisso Edizioni, 2003. ISBN 88-8782-577-7.
- Mario Ligia, La lingua dei Sardi, ipotesi filologiche, Edizioni Iskra, 2002..
- Raffaello Marchi; Piero Calamandrei (a cura di), Le maschere barbaricine in Il Ponte, Vol. VII, La Nuova Italia, 1951.
- Luisa Orrù, Maschere e doni, musiche e balli: carnevale in Sardegna, Cagliari, Cuec, 1999. ISBN 88-8708-866-7.
- Vincenzo Santoni, Maimone! Maimone! Teoria e sociologia dell'organizzazione culturale, Cagliari, Edizioni Della Torre, 2005. ISBN 88-7343-393-6.
- Dolores Turchi, Maschere, miti e feste della Sardegna: dai Mamuthones alla Sartiglia, dai millenari riti agresti al culto delle acque, Cagliari, Edizioni Della Torre, 1990. ISBN 88-5412-345-5.
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