Le mosche

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Le mosche
tragedia in tre atti
L'autore Jean-Paul Sartre
L'autore Jean-Paul Sartre
Autore Jean-Paul Sartre
Titolo originale Les mouches
Lingua originale Francese
Composto nel 1943
Prima assoluta 3 giugno 1943
Personaggi
  • Zeus;
  • Oreste (Filebo);
  • Elettra, sorella di Oreste;
  • Clitemnestra, moglie di Egisto, madre di Oreste ed Elettra;
  • Egisto, re di Argo e marito di Clitemnestra;
 

Le mosche (fr: Les mouches), è un'opera teatrale del 1943 di Jean-Paul Sartre.

L'opera è una riscrittura delle Coefore di Eschilo alla luce della filosofia esistenzialista.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Elettra aspetta il ritorno del fratello Oreste, da lungo tempo esiliato, per vendicare l'uccisione del padre Agamennone da parte dello zio Egisto. Egisto ha poi sposato Clitemnestra, moglie di Agamennone e madre di Elettra ed Oreste ed è così diventato re. Oreste torna ad Argo, infestata di mosche come punizione da parte di Zeus per l'assassinio di Agamennone.

Oreste raggiunge Elettra, la quale gli affida il compito di uccidere sia Egisto che Clitemnestra. Oreste esegue il compito. Ma in quel momento il rimorso prende Elettra e assedia Oreste stesso. Elettra, atterrita per il matricidio e il regicidio, chiede perdono a Zeus, accettando di essere tormentata dalle mosche (simbolo del rimorso, moderna trasposizione delle mitologiche Erinni). La gente di Argo, anziché considerare Oreste come un liberatore, vorrebbe linciarlo, come chi ha attentato alla tranquilla esistenza della città. Oreste è costretto all'esilio.

Osservazioni[modifica | modifica sorgente]

È il dramma della libertà di Oreste: libero di compiere la vendetta criminosa, in preda a questa libertà. "Egli - scrive Sartre - dovrà infine uccidere, caricarsi il proprio delitto sulle spalle e passare sull'altra riva. La libertà, infatti, non è un potere astratto di sorvolare la condizione umana: è il più assurdo ed inesorabile degli impegni. Oreste andrà avanti per la sua strada, senza giustificazioni, senza scuse, senza ritorni, solo. Come un eroe, come non importa chi."

Oreste (e Sartre con lui) ritiene che gli uomini siano "condannati alla libertà", cioè che non abbiano scelto di esistere né di essere liberi, ma che tuttavia lo siano e soprattutto che, essendo liberi, essi siano totalmente responsabili delle proprie azioni, non potendo attribuirne la colpa a leggi o norme altre rispetto a sé.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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