Le mille e una notte (film 1990)

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Le mille e una notte
Titolo originale Les 1001 nuits
Lingua originale francese, inglese
Paese di produzione Francia, Italia, Svizzera
Anno 1990
Durata 98 min
Colore colore
Audio dolby
Genere avventura, commedia, fantasy
Regia Philippe de Broca
Soggetto ispirato ai racconti de Le mille e una notte
Sceneggiatura Philippe de Broca, Jérôme Tonnerre
Produttore André Djaoui, Maurice Illouz
Produttore esecutivo Salim Fassi Fihri
Casa di produzione Cinémax, Telepool
Fotografia Jean Tournier
Montaggio Henri Lanoë
Musiche Gabriel Yared
Scenografia François de Lamothe
Costumi Jacques Fonteray
Trucco Annick Legout
Interpreti e personaggi

Le mille e una notte è un film del 1990 diretto da Philippe de Broca.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il Califfo di Bagdad ha una strana abitudine: ogni notte si sposa con una giovane fanciulla e la uccide dopo averla posseduta. Ma un giorno il califfo incontra una ragazza capace di ribellarsi al suo volere: la ragazza di nome Shèrèrazade riuscirà a scampare alla morte raccontando all'uomo una storia di una lampada magica. Apparirà un Genio che aiuterà la fanciulla mettendosi in contatto con lei tramite la televisione. A questo punto la protagonista che risiede nella Londra dei giorni nostri, viene catapultata nel mondo magico dell'Arabia e inizia le sue avventure viaggiando per vari paesi, ritornando nella civiltà in Inghilterra ed infine stabilendosi definitivamente nella terra del Genio della Lampada

Il film: le avventure di Sinbad[modifica | modifica wikitesto]

L'episodio più famoso e più lungo di tutto è il film è quello del marinaio Sinbad, interpretato da Vittorio Gassman. Il marinaio anziano viene avvicinato dalla principessa protagonista con la quale deve condividere le sue avventure. Infatti Sinbad, sebbene sia un mercante ricco e benestante, è ossessionato dal desiderio di viaggiare in mondi sconfinati, magici e sconosciuti, così dopo tanti ani decide di intraprendere un nuovo viaggio, che si rivela triste e nefasto. Infatti Sinbad sbaglia la rotta e lui e la principessa arrivano nella terra di un Califfo crudele che imprigiona entrambi. Una notte però Sinbad aiuta la ragazza a fuggire e così, poveri come non mai, si mettono in viaggio su una zattera, dopo essersi fatto predire il futuro da un mago. Durante il tragitto in mare, Sinbad racconta i suoi precedenti viaggi pieni di avventure e di conquiste. Ora che è solo e senza nulla, Sinbad è preso dal desiderio di suicidarsi e cerca di annegarsi gettandosi in mare. Ma la principessa lo salva e così i due grazie al Genio della Lampada tornano sani e salvi a Londra, dove il marinaio si abitua alla civiltà occidentale.

Il mito originale di Sinbad nelle Mille e una Notte[modifica | modifica wikitesto]

Sharāzād narra al suo sultano, che la tiene prigioniera costringendola a farsi narrare delle favole, l'ambientazione dei racconti di Sinbad il marinaio (o Sindibàd): ai tempi di Hārūn al-Rashīd, califfo di Baghdad, un nullatenente facchino (un uomo che trasporta dei beni per conto altrui al mercato e in città) si ferma su una panca a riposare fuori del cancello della villa di un ricco mercante e si lamenta con Allah dell'ingiustizia del mondo, dove i ricchi vivono tra gli agi mentre egli deve lavorare duramente e nonostante ciò rimanere povero. Il padrone della casa ode le lamentele del facchino e lo manda a chiamare. Si scopre che entrambi si chiamano Sinbad. Il ricco Sinbad riferisce al Sinbad povero che egli divenne ricco, grazie alla fortuna e al favore del destino, nel corso di cinque meravigliosi viaggi, che inizia così a narrare.
Nel primo viaggio Sinbad con la sua nave giunge su un'isola, in realtà un grosso pesce mostruoso che distrugge l'intero equipaggio, non uccidendo però il capitano. Sinbad si salverà grazie alla benevolenza del re di un'isola lì vicino. Nel secondo viaggio l'eroe sbarca su un'isola dominata da serpenti e avvoltoi giganti sul quale suolo spuntano una miriade di diamanti grossi come noci di cocco. Sinbad si farà portare su un nido e ne ruberà decine per riportarli a Baghdad. Nel terzo Sinbad, catturato da un orco da un occhio solo (molto simile al Polifemo dell' ‘’Odissea’’) e riuscito a scappare accecandolo con un tronco infiammato, viene sorpreso dall'arrivo di un serpente gigante. L'eroe riesce a salvarsi solo costruendosi intorno una grande gabbia impenetrabile e venendo poi recuperato dall'equipaggio di una nave di passaggio. Nel quarto viaggio Sinbad approda dalla Persia su una terra abitata da cannibali i quali lo catturano assieme ai compagni per farlo ingrassare affinché fosse ben panciuto per essere cotto e mangiato. Sinbad fa di tutto per restare magro e così riesce a fuggire. Successivamente l'eroe giunge su un'isola governata da un re il quale fa calare in una tomba sia il defunto che la persona ancora in vita di una coppia sposata. Sinbad viene calato assieme al corpo della moglie sposata, morta per malattia, e si salva solo uccidendo nella fossa le persona calate ancora vive con i morti, alle quali era stato dato da bere e da mangiare per sette giorni. Nel quinto viaggio il mercante approda su un'isola abitata da uccelli giganti rapaci. I compagni distruggono un uovo di enormi dimensioni e ne mangiano il contenuto, causando le ire dei genitori. Rimasto solo, Sinbad approda su un'altra terra dove vive un vecchio che, essendo in realtà fortissimo, lo costringe a divenire suo schiavo. Sinbad si salverà facendolo ubriacare per ucciderlo e poi baratterà le noci di cocco locali con delle spezie per tornare a Baghdad. Negli ultimi due viaggi Sinbad si schianta su una montagna composta da vari minerali quali rubino, zeffiro, cristallo e topazio e, navigando, scaverà delle incisioni per rubare un po’ di quel materiale per scambiarlo a Baghdad; e per finire approda in un'isola per ordine del califfo dove abbondano gli elefanti. Uccidendo molti di questi animali, Sinbad ruberà le zanne d’avorio dalle carcasse e li commercerà a Baghdad diventando ricchissimo.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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