Le dodici fatiche di Asterix

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Le dodici fatiche di Asterix
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Titolo
Titolo originale Les douze travaux d'Astérix
Lingua originale Francese
Paese di produzione Francia
Anno 1976
Durata 82 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere animazione, commedia
Regia Pierre Watrin
Soggetto René Goscinny, Albert Uderzo
Sceneggiatura Pierre Tchernia
Fotografia Philippe Lainé
Montaggio Monique Isnardon, Robert Isnardon
Musiche Gérard Calvi, Mickey Nicolas
Scenografia Michel Guérin
Doppiatori originali
Doppiatori italiani
« Cesare: Avete mai sentito parlare di Ercole?
Obelix: Ercole Minibus il mercante di anfore? »
(Dialogo del film.)

Le dodici fatiche di Asterix, intitolato anche Asterix e le 12 fatiche, (Les douze travaux d'Astérix in lingua originale) è un film francese del 1976. Si tratta dell'unico lungometraggio di Asterix la cui storia non sia stata adattata da un albo a fumetti. Una versione cartacea, adattamento del film, è uscita in seguito.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Asterix e Obelix vivono in un piccolo villaggio gallico nell'Armorica. Dopo anni e anni di continui assedi vani, a Roma si inizia a credere che si tratti di divinità. Giulio Cesare decide di proporre loro dodici prove (simili a quelle di Ercole, ma rivedute e corrette) affinché venga stabilito una volta per tutta se siano davvero esseri superiori: in tal caso Cesare rinuncerebbe al potere, altrimenti gli ultimi Galli dovranno arrendersi al volere di Roma. Asterix e Obelix, poiché rispettivamente il più astuto e il più forte del villaggio, partecipano alla sfida, seguiti dall'onestissimo arbitro Caius Pupus. La prima prova riguarda una corsa contro il campione olimpico Merinos da Maratona: è Asterix a competere, riuscendo grazie alla pozione magica ad arrivare primo all'arrivo. Dopo Obelix gareggia con il leggendario Kermés il Persiano al tiro del giavellotto: ma se quello del persiano giunge fino a un villaggio di Pellirossa, quello lanciato dal gallico compie un giro intorno alla Terra e insegue lo stesso Kermés. Spostatisi in un piccolo stadio, è il momento di affrontare Cylindric il Germano, un goto di bassa statura che pratica una strana forma di lotta, scoperta - a suo dire - dopo un lunghissimo viaggio lontano (dall'abito è possibile ipotizzare il Jūdō, anche se, a dire di Obelix, "l'abito non fa il druido"): anche se in un primo tempo Obelix tenta di sconfiggere invano l'ometto, probabilmente peccando di superbia, è Asterix a vincere d'astuzia, facendosi rivelare con semplicità dall'avversario stesso le tecniche per vincere il confronto.

Superate le prime tre prove, al Senato di Roma si inizia a temere per la propria sorte, ma Cesare rassicura i senatori con le difficoltà delle prove successive. La quarta è ambientata in un piccolo lago: i due eroi gallici devono attraversarlo con un battello, tuttavia al suo centro risiedono le terribili sacerdotesse dell'Isola del Piacere, pronte a soddisfare qualsiasi desiderio umano. Ma, quando Obelix si rende conto che sull'isola non si mangia cinghiale ma solo nettare e ambrosia (il cibo degli dei), rinsavisce e porta via il fedele amico. Raggiunto Caius, si recano in un piccolo tempio egizio dove sono tenuti a sostenere l'insostenibile sguardo del mago egizio Iris. Asterix affronta il sacerdote, che ha il compito di ipnotizzarli e trasformarli in animali: riuscendo a distrarlo, l'astuto gallico supera la prova con molta ironia. Quando Obelix fa notare che, essendo passato mezzogiorno, comincia ad aver fame, Caius Pupus svela che la sesta fatica consiste nel consumare tutto il pranzo preparato da Mannekenpix, il cuoco dei Giganti; Obelix si offre di superare la prova da solo. Il cuoco serve le seguenti portate: un cinghiale con radici fritte (patatine fritte), otto oche arrosto, sei montoni, omelette dei Titani (con otto dozzine di uova), un vassoio di pesci, un bue, una mucca, due vitelli, caviale a grani grossi con un piccolo toast, un cammello farcito, e, commentando "prima di passare al resto", un elefante alle olive. Mannekempix fugge via sconvolto dopo aver completamente esaurito le scorte, mentre Obelix esce dalla taverna lamentandosi che il cuoco lo ha lasciato a metà, subito dopo gli antipasti. Intanto, al villaggio gallico cominciano i primi festeggiamenti, ma Panoramix avverte i compaesani che probabilmente non sarà facile giungere alla fine.

I tre si spostano nell'Antro della Bestia, dove li attende un essere mostruoso mai raccontato, dato che nessuno è mai uscito vivo dalla caverna. Fra sinistri giochi di luce e rumori inquietanti, la prova si conclude misteriosamente con i due gallici che escono dal pavimento in una città romana. Obelix, rispondendo alla curiosità di Caius sulle sembianze della Bestia, dice: "Beh, non c'è male, era buona!", ordinando un digestivo. Intanto passeggiano per la città alcune persone che si comportano in modo alquanto bizzarro: sono coloro che hanno visitato un palazzo dell'amministrazione pubblica, ed è proprio lì che devono recarsi Asterix e Obelix; la nuova prova consiste nel farsi rilasciare un lasciapassare A38 presso "la casa che rende folli". Fra un'interminabile serie di rimandi e formulari, si ritrovano sull'orlo della crisi di nervi, da cui si salvano solamente grazie a un'intuizione di Asterix, che chiede ad uno sportello il nuovo (inesistente) lasciapassare A39: questa richiesta ha un effetto spiazzante su impiegati e funzionari che vengono in questo modo resi folli dalla loro stessa burocrazia. Quindi Asterix si rivolge direttamente al Prefetto, incontrato casualmente, per ottenere il lasciapassare. La prossima fatica, la nona, impone di passare per un baratro lungo un filo così sottile da essere trasparente: il tranquillo fiumiciattolo che scorre in basso è popolato dai coccodrilli donati da Cleopatra a Cesare. In una vorticosa danza, aiutati dalla pozione magica, i due Galli si lasciano cadere riuscendo a passare sull'altra ripidissima sponda. Il luogo della sfida si sposta su un'altissima montagna, dove li aspetta il venerabile Saggio della Montagna che proporrà loro un enigma: se risponderanno in modo errato verranno gettati negli abissi infernali. Dopo un'ardua scalata fra la neve, il Saggio pone il quesito: "Ecco, o mortali presuntuosi, uno di voi bendato mi dovrà dire qual è la biancheria che è stata lavata con Olimpo, il detersivo degli Dei!"; è Asterix a rispondere correttamente.

Dopo una breve discussione fra gli Dei, Caius propone ad Asterix e Obelix l'undicesima prova: trascorrere la notte nella Pianura dei Trapassati, dove chiunque tenti di passarvi la notte muore di terrore. Quindi i due gallici tentano di riposare, ma vengono disturbati dai fantasmi di alcuni legionari morti nella pianura: Asterix, per nulla spaventato ma, al contrario, adirato dopo ore e ore di fatiche senza riposo, li scaccia via urlando, facendoli fuggire impauriti. Al risveglio si ritrovano a Roma, davanti al Palazzo di Cesare, dove vengono mandati ad affrontare l'ultima fatica: combattere nel Colosseo, insieme a tutti i loro compagni del villaggio. Combattono contro gladiatori, orsi, leoni, elefanti, pantere, tigri, con cui si uniranno formando una specie di circo. Vinti anche loro, Cesare si arrende e affida il suo destino e quello di Roma al gruppo di Galli. Le ultime immagini della storia ci mostrano l'ormai ex dittatore romano intento ad innaffiare il suo orto (ne sembra comunque felice, poiché libero dagli assilli del potere) mentre Cleopatra gli prepara il pranzo; Caius ha scelto, come ricompensa personale per i suoi servigi, di vivere insieme alle sacerdotesse dell'Isola del Piacere; i due eroi sono invece, secondo consuetudine, a banchettare nel proprio villaggio, dove festeggiano la vittoria.

Parodie[modifica | modifica sorgente]

  • Durante la sfida con Kermès, nel villaggio indiano c'è un cameo del pellerossa Oumpah-pah, protagonista dell'omonimo fumetto di Goscinny e Uderzo.
  • La Casa che rende folli è forse la critica più riuscita dei fumettisti francesi (tra l'altro, il riferimento al lasciapassare A-38 verrà poi ripreso in una storia di Dylan Dog): anche se con un chiaro riferimento alla burocrazia, riescono a divertire il pubblico con un'ampia dose d'ilarità.
  • La temibile domanda del venerabile Saggio della Montagna è quale sia il bucato più pulito e profumato, riprendendo alcune pubblicità dell'epoca di prodotti per la pulizia.
  • Alcuni riferimenti anacronistici ma divertenti sono nascosti fra i dialoghi e le scene: basti pensare alle radici tagliate e cotte, chiaramente le patatine fritte. Altrimenti, in una riunione del Senato, Bruto gioca con un coltello, finché Giulio Cesare non lo ammonisce dicendo "Bruto, smettila di giocare con il coltello, finirai per ferire qualcuno!", chiaro riferimento alle Idi di Marzo. In seguito si osserva che Bruto ha un dito fasciato.
  • Durante i combattimenti con i gladiatori all'interno del Colosseo, nella parte finale del film, si può notare come una gallina, intontita dopo aver sbattuto contro un muro, inizi a deporre uova strane tra cui una a forma di Paperino.
  • Il nome del cuoco dei giganti, Mannekenpix, è un chiaro riferimento alla famosa statua di Bruxelles "Manneken Pis". Il riferimento è stato fatto per alludere alla paternità belga del piatto delle patatine fritte.
  • Nell'antro della bestia, i nostri eroi si trovano al buio, ma all'improvviso ecco giungere la metropolitana che al suo passaggio illumina la scena e mostra il cartello con il nome della stazione: Alésia (realmente esistente nel metrò parigino), chiaro riferimento alla famosa battaglia in cui Cesare sconfisse i Galli. L'intera scena può essere un gioco sul fatto che la locazione della città oggi è del tutto ignota (cosa già ripresa in un albo della serie).

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