Le Ninfee (Claude Monet)

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Il giardino di Monet a Giverny.

Con Le ninfee si intende un ciclo di circa 250 dipinti, compiuto dal pittore impressionista francese Claude Monet. Le opere descrivono artisticamente il giardino dell'autore, situato a Giverny, e occuparono sostanzialmente gli ultimi trent'anni della produzione dell'artista. Molti di questi dipinti furono creati nonostante Monet fosse stato colpito da cataratta.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni della propria vita, Monet si dedica esclusivamente alla realizzazione di una lunga serie di quadri che raffigurano i fiori presenti nel giardino della sua tenuta di Giverny. Giverny è una zona a poca distanza dalla capitale, dove il pittore si trasferisce nel 1883 all'età di 42 anni, con la sua seconda moglie Alice Hoschedé. Qui nella sua tenuta vicina ad un affluente del Reno, nei primi anni '80, Monet inizia ad allestire, accanto alla vecchia casa colonica, un giardino di diretta ispirazione giapponese, con un ponte ed uno stagno con ninfee. Rose, iris, tulipani, campanule, gladioli, fiori e piante esotiche, glicini e salici piangenti sono solo alcune delle tante specie vegetali che fanno da cornice allo stagno in cui si trovano ninfee e giochi d'acqua.

Claude Monet fotografato da Nadar nel 1899.

In questo piccolo paradiso privato, Monet trascorse il resto della sua vita dipingendo questi fiori bianchi fluttuanti sulla superficie dell'acqua, in uno stile che si anticipa soluzioni quasi “astratte” della pittura successiva, creando delle vere e proprie sensazioni visive. Pochi luoghi furono studiati con tanta assiduità come lo stagno di Giverny, dove Monet pone il suo cavalletto a ridosso degli aggruppamenti delle ninfee sulla superficie acquatica, suggerita soltanto dalle reciproche relazioni col cielo e gli alberi delle sponde, che portano i riflessi capovolti.

Il primo gruppo di tele dedicate alle ninfee è stato eseguito tra il 1899 e il 1904. Dal 1914 in poi ne riprende il tema apportando significative modifiche adottando, tra l'altro, un punto di vista più ravvicinato al punto che non si vedano più il ponte giapponese né le sponde del laghetto. Nelle ultime opere intitolate "Le Ninfee. Serie di paesaggi acquatici" del 1909, l'occhio del maestro impressionista viene assorbito completamente dal vibrante gioco di colori che questi fiori, insieme con il cielo, creano sulla superficie dell'acqua, la quale diviene soggetto dominante quasi assoluto.

« [...] giacché il colore che creava in sottofondo ai fiori era più prezioso, più commovente di quello stesso dei fiori; e sia che facesse scintillare sotto le ninfee, nel pomeriggio, il caleidoscopio di una felicità attenta, mobile e silenziosa, sia che si colmasse verso sera, come certi porti lontani, del rosa sognante del tramonto, cambiando di continuo per rimanere sempre in accordo, intorno alle corolle dalle tinte più stabili, con quel che c'è di più profondo, di più fuggevole, di più misterioso – con quel che c'è d'infinito – nell'ora, sembrava che li avesse fatti fiorire in pieno cielo. »
(M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto, cit., vol. I, pp. 206–207.)

Galleria[modifica | modifica wikitesto]

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