Lavello

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Lavello
comune
Lavello – Stemma Lavello – Bandiera
Lavello – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Sabino Altobello (PD) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate 41°03′00″N 15°48′00″E / 41.05°N 15.8°E41.05; 15.8 (Lavello)Coordinate: 41°03′00″N 15°48′00″E / 41.05°N 15.8°E41.05; 15.8 (Lavello)
Altitudine 313 m s.l.m.
Superficie 132 km²
Abitanti 13 790[1] (dicembre 2013)
Densità 104,47 ab./km²
Frazioni Villaggio Gaudiano
Comuni confinanti Canosa di Puglia (BT), Melfi, Minervino Murge (BT), Montemilone, Rapolla, Venosa, Cerignola (FG), Ascoli Satriano (FG)
Altre informazioni
Cod. postale 85024
Prefisso 0972
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076043
Cod. catastale E493
Targa PZ
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti Lavellesi
Patrono san Mauro
Giorno festivo 2 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Lavello
Posizione del comune di Lavello all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di Lavello all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Lavello (Lavìdde in dialetto lucano) è un comune italiano di 13.790 abitanti[1] della provincia di Potenza, in Basilicata. Sorge 66 km a nord del capoluogo.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Centro agricolo e industriale della Basilicata situato nella media valle del fiume Ofanto. Il nucleo originario è sorto su un dosso dalle pareti ripide, inciso dagli alti rami del torrente Crapelotto (affluente di destra dell'Ofanto). In seguito il centro si è molto ampliato, con struttura a scacchiera, sull'asse della statale appulo-lucana.

Il clima è semicontinentale, con inverni freddi ed estati calde ed afose.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Lavello.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Antichità[modifica | modifica wikitesto]

L'abitato di Lavello ha origini molto antiche come è testimoniato dal ritrovamento di alcuni resti di un villaggio dell'età del ferro. Si origina dall'agglomerato dauno-romano di Forentum.

Il toponimo deriva con molta probabilità dal termine latino labellum, usato per indicare l'abbeveratoio per il bestiame. Il paese sorge, difatti, a metà tra i piani pugliesi e i verdi pascoli del Vulture, lungo i tratturi della transumanza che collegano le zone interne al Tavoliere. La collocazione svolge un ruolo chiave nello sviluppo del paese.

È già centro abitato importante all'epoca dei Longobardi e qui fu ucciso, nell'839, Riccardo, duca di Benevento.

Epoca normanna[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio del Vulture compare, al seguito della casata Altavilla, il cavaliere normanno Attolino. Egli partecipa a Melfi al Parlamento generale nel 1043, indetto da Guaimario V di Salerno, da Rainulfo Drengot di Aversa, e da Guglielmo I d'Altavilla. Nasce, così, la Contea di Puglia e Lavello è una delle dodici baronie in cui si articola il nuovo Stato normanno.

Secondo la cronaca di Amato di Montecassino, Attolino diventa Signore di Lavello. I Normanni tendono a far coincidere la riorganizzazione religiosa con la giurisdizione amministrativa: Lavello, infatti, è già (dal 1025) sede Vescovile ed appartiene alla metropolia dell'arcivescovo di Bari e Canosa. Lo studioso Marcello Romano riferisce che "Lavello è un importante centro bizantino alla fine del X secolo".

I Normanni ridefiniscono la struttura urbana di Lavello: Corrado Beguinot, ne “Il Vulture - Ritratto di un ambiente" (vol. III, p. 218) riferisce che: "Sotto il conte Attolino, ampliarono e ripararono la cattedrale e la dotarono di una cinta muraria, perché da quel periodo in poi viene indicata con il termine di castrum Labelli."

Nel 1059 al Concilio di Melfi I, papa Niccolò II, eleva la Contea di Puglia a Ducato di Puglia e l'affida alla Casata degli Altavilla. Lavello ne segue le sorti.

Epoca Sveva e eventi successivi[modifica | modifica wikitesto]

Ai Normanni seguì il dominio degli Svevi, che vi edificarono la loro fortezza. Sede vescovile dal secolo X o XI, assunse notevole importanza quando Federico II restaurò ed ampliò la rocca longobarda. Nel 1254, a Lavello morì l'imperatore Corrado IV, figlio di Federico II.

Fedele a Manfredi, Lavello partecipò attivamente alla rivolta ghibellina del 1268. Il paese, nel 1298, come ritorsione subì un grave incendio provocato da Carlo I d'Angiò che distrusse gran parte dell'abitato. Questo evento è ricordato anche dallo stemma comunale, in cui è raffigurata una torre a due piani invasa dalle fiamme.

Dopo la rivolta ghibellina, nel 1268, Lavello fu assegnata da Carlo I d'Angiò a Galard d'Ivry e poi a Riccardo di Bisaccia e a Simone di Belvedere; fu feudo di Roberto di Suriaco, di Nicola Montorio e di Angelo Tartaglia. Ritornata agli Orsini del Balzo la Contea di Lavello fu incamerata da Ferdinando il Cattolico e venduto nel 1507 ai Del Tufo, che ne ottennero il titolo di marchese. Passò poi ai Pignatelli e infine ai Caracciolo di Torella, che la governarono sino all'eversione feudale.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di Sant'Anna[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di Sant'Anna fu rifatta nel secolo XVIII su una fabbrica trecentesca e possiede un'Annunciazione tardo-cinquecentesca dipinta dai napoletani Antonio Stabile e Costantino Stabile. Nel territorio vi sono i resti di una costruzione termale romana e di un sepolcreto paleocristiano; nel 1963 furono rinvenuti materiali databili all'eneolitico.

La chiesa di Sant'Anna di notevole importanza storica, fu fatta edificare da Donna Caterina Caracciolo, moglie di Don Girolamo del Tufo, marchese di Lavello, nel 1537; forse ampliata, nel 1556, dalla stessa Marchesa insieme ai figli Don Girolamo, Don Indico e Don Emilio Del Tufo, sotto il pontificato di Sisto V. Fu consacrata dal vescovo di Lavello Giuseppe Bonocore il 3 maggio 1652 e dedicata a San Francesco, come risulta dalla lapide esistente in chiesa. Sotto il pavimento sono seppelliti: Donna Isabella Caracciolo († 1676), il marito Don Mauro Caracciolo dei principi Torella, duca di Lavello e altri della famiglia. La chiesa aveva annesso un convento dei Frati Minori Cappuccini. Nella chiesa ci sono tele pregevoli, tra cui quella di Sant'Anna, la Madonna della Stella, la Madonna degli Angeli e la tela dell'Annunciazione (Eterno Padre) restaurata presso la Sopraintendenza alle Gallerie di Matera. La chiesa fu intitolata a Sant'Anna, tardi, forse nell'800.

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Il castello[modifica | modifica wikitesto]

Il castello, ora sede del municipio, è una costruzione di epoca sveva trasformata nel secolo XVII, con facciata animata nella parte sinistra da una torre semicircolare, nell'angolo di destra da un corpo aggettante coronato da loggia. L'edificio accoglie anche un antiquarium in cui si conservano reperti dell'età del ferro, provenienti dalla zona, ceramiche indigene e italo-greche e varie iscrizioni in lingua latina ed ebraica.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

L'Associazione Concerto Bandistico Città di Lavello è erede della tradizione bandistica della città risalente almeno al 1871 e che dal 1925 al 1932 raggiunse punte di eccellenza sotto la direzione dei maestri Orsomando, Caldaroli e Guarino.

Persone legate a Lavello[modifica | modifica wikitesto]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Lavello è uno dei principali centri agricolo-commerciali della provincia. La fertilità del territorio consente la produzione di cereali, uva, olive, ortaggi e barbabietole. Vi sono olivicultori, frantoi oleari, molini, lavorazione delle barbabietole, impianti vinicoli (vino aglianico e spumante del Vulture). Allevamenti di bovini e ovini con produzione di latte, carne e lana; celebre è la mozzarella di bufala campana.[3] Vi sono anche botteghe di ceramica e di lavorazione del legno. Come i comuni limitrofi, l'area si caratterizza per l'influenza sull'occupazione della fabbrica e dell'indotto SATA, una delle maggiori aziende di una nota casa produttrice di automobili italiane.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

  • Strada Statale 93 Appulo Lucana, che collega Barletta a Potenza.
  • Strada Provinciale 18 Ofantina
  • Strada Provinciale 52 Lavello-Minervino, che collega la città con la provincia di Barletta-Andria-Trani
  • Strada Statale 655 Bradanica - uscita Lavello
  • Strada Statale 658 Potenza-Melfi - uscite Melfi Nord, Melfi Sud - Calitri - Avellino, Rapolla, Barile e Rionero-Ripacandida

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Pallavolo[modifica | modifica wikitesto]

La città è rappresentata nel mondo pallavolistico dall'ASD Lavello Volley, che ha raggiunto come traguardo massimo storico la partecipazione al Campionato di Serie B2 femminile. Nella stagione 2013/2014 partecipa ai Campionati di Seconda Divisione Femminile lucana, Under 14 Femminile ed Under 13 maschile (3X3). La società è inoltre impegnata nelle attività del minivolley.

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

Calcio a 11

La principale squadra di calcio della città è l'U.S.D. Lavello che milita in Eccellenza.

Calcio a 5

Il Real Lavello era la squadra di calcio a 5 di Lavello. Ha disputato campionati di serie C1 regione Basilicata.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Bilancio demografico Istat 2012.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  3. ^ articolo

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Bavuso, Storia della Banda Musicale di Lavello, Grafiche Finiguerra, Lavello 2007
  • John Julius Norwich, I Normanni nel Sud 1016-1130, Mursia, Milano 1971 (ed. or. The Normans in the South 1016-1130, Longmans, Londra, 1967).
  • Corrado Beguinot, Il Vulture - Ritratto di un ambiente, Napoli 1960
  • Antonio Di Chicco, Storia di Lavello dalle origini al Medioevo, Lavello 1998
  • Antonio Paolo Carretta-Mortanon, Grazie Oriente!. Chiarificazione di un equivoco su San Mauro Afro Martire, Ed. Tipografia Porziuncola - S. Maria degli Angeli - Assisi 1983
  • Franco Di Noia, Storia del calcio lavellese
  • Leonardo Guida, Le finanze del comune di Lavello dal 1951 al 1960, Osanna Edizioni, Venosa 2012

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]