Laugh-O-Gram Studio

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Laugh-O-Gram Films
Il Laugh-O-Gram Studio nell'agosto 2010
Il Laugh-O-Gram Studio nell'agosto 2010
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Fondazione 22 maggio 1922 a Kansas City
Fondata da Walt Disney
Chiusura luglio 1923
Sede principale 1127 East 31st, Kansas City
Persone chiave Ub Iwerks, Harman e Ising, Carman Maxwell, Friz Freleng
Settore cinema d'animazione
Prodotti cortometraggi animati

Il Laugh-O-Gram Studio, o la società Laugh-O-Gram Films, fu il primo studio di animazione fondato da Walt Disney nel 1922 al secondo piano del McConahay Building al 1127 East 31st di Kansas City (Missouri), quando aveva 21 anni.

Lo studio e le sue produzioni, chiamate Laugh-O-Grams, segnano il primo tentativo da parte di Disney di lanciarsi in proprio nel mondo del cinema e dell'animazione in particolare. Fondò il proprio studio nella città di Kansas City, lontano da New York, la capitale dell'animazione, o Hollywood, la capitale del cinema in crescita. Ricco di entusiasmo, ma inesperto nella gestione aziendale, si circondò dei futuri grandi nomi dell'animazione. Tra i dipendenti ci furono Ub Iwerks, Harman e Ising, Carman Maxwell e Friz Freleng.[1]

Lo studio fallì un anno dopo la sua creazione, ma conteneva già le radici del futuro successo di Disney.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origine: la Kansas City Film Ad Co. e i Newman Laugh-O-Grams[modifica | modifica sorgente]

La storia di questo studio inizia con l'incontro di Walt Disney e Ub Iwerks quando avevano solo 17 anni nel 1919 nello studio pubblicitario di Kansas City, il Pesmen-Rubin Commercial Art Studio.[2] I due giovani animatori furono licenziati subito dopo il periodo natalizio, ma Ub trovò un annuncio per un altro studio nella città, la Kansas City Film Ad, e propose a Walt di candidarsi per il lavoro, che ottenne. Un mese dopo, Walt ottenne un posto di lavoro allo studio per Ub.[2] I due animatori lavorarono poi al fianco di Fred Harman e William McAtee "Red" Lyon alla Kansas City Film Ad.[2]

La bobina di prova dei Newman Laugh-O-Grams.

Nel 1920 o 1921, Walt Disney avvicinò Frank L. Newman, il proprietario di una catena locale di cinema, per proporgli un servizio di brevi sequenze di animazione per illustrare le notizie locali.[3] All'epoca, Walt Disney si presentava come un giovane imprenditore nel campo dell'animazione e il suo biglietto da visita, che lui stesso aveva illustrato ad un tavolo da disegno, diceva: "Walt Disney. Cartoonist. Comic Cartoons. Advertising Cartoons. Animated Motion Picture Cartoons".[4] Per Russell Merritt e J.B. Kaufman, con questa immagine "dava un aspetto più professionale al mestiere dell'animatore, più lontano dall'immagine del mago"[4] che per esempio si dava Winsor McCay con Gertie il dinosauro. L'autoritratto e la caricatura che Walt Disney si fece per questo biglietto, presente anche nei titoli dei Newman Laugh-O-Grams, lo mostra giovane, bisognoso, facendo tutto da solo al punto di non aver tempo di andare dal parrucchiere, con i fogli volanti sul tavolo da disegno.[4] Per Merritt e Kaufman, Disney era molto attento all'immagine di lui che coltivava all'epoca.[4]

Newman diffuse la bobina di prova realizzata da Walt Disney il 20 marzo 1921.[3][5] In seguito alla buona accoglienza della prima bobina, Newman ne chiese altre, e Disney pubblicò allora un annuncio per "formare giovani animatori", al quale rispose per primo Rudolf Ising, che in realtà disegnava di giorno, mentre Walt, che ancora lavorava alla Kansas City Film Ad, disegnava di notte.[3] All'epoca, Disney realizzava i disegni con inchiostro blu, che non si stampava sulle pellicole ortocromatiche, mentre Ising assicurava il disegno definitivo e l'inchiostrazione.[3] I due animatori realizzarono quindi diversi cortometraggi di circa un minuto ciascuno per il Newman Theater, un cinema locale che illustrava i problemi locali in animazione, come le condizioni del traffico o la corruzione della polizia.[6] Questi film vennero chiamati Newman Laugh-O-Grams.[7] Secondo i ricordi di Walt, egli produsse un cortometraggio alla settimana.[5]

La scuola serale Disney[modifica | modifica sorgente]

Nonostante il successo dei Newman Laugh-O-Grams, Walt voleva affrontare soggetti più sostanziali.[8] Voleva sfruttare il successo delle Aesop's Fables di Paul Terry, serie iniziata l'anno precedente, e decise di basare la propria produzione sulle fiabe.[9] Grazie agli annunci pubblicitari raggruppò altri animatori, in realtà studenti perlopiù sui vent'anni di età. Il primo soggetto di lavoro fu la fiaba di Cappuccetto Rosso di Charles Perrault.[8]

Ma all'epoca Disney non aveva molta più esperienza dei suoi allievi, e per colmare le lacune utilizzò il libro di Edwin George Lutz Animated Cartoons; How They Are Made, Their Origin and Development, pubblicato nel 1920,[8] grazie al quale imparò molte tecniche che rientrano nel "campo" Bray-Lutz.[8] Bisogna sapere che, all'epoca, due tipi di animazione/animatore si opponevano: i discendenti o affiliati di McCay, con un sacco di dettagli e dipinti ma di lunga produzione, e quelli di John Randolph Bray il cui stile, utilizzando metodi di lavoro in linea per una produzione rapida ed economica, era stato codificato da Lutz, senza nominarlo.[8] Tuttavia, come notato da Merritt e Kaufman, Disney conservava l'idea di McCay di un elevato livello di qualità.[8]

In sei mesi gli studenti animatori relizzarono Cappuccetto Rosso, e nella primavera del 1922 iniziarono una nuova storia, I musicanti di Brema.[10] Nelle parole di Ising riportate da Merritt e Kaufman, Walt Disney avrebbe contratto molti debiti per avviare la sua attività e per ridurre al minimo i costi di manodopera, tuttavia, vedendo i buoni risultati delle sue produzioni, decise di fondare il proprio studio e di pagare i suoi futuri dipendenti in azioni.[10]

Nascita dello studio Laugh-O-Gram Films[modifica | modifica sorgente]

Il 18 maggio 1922 Walt Disney presentò domanda per la creazione di una società con 300 azioni di 50 dollari ciascuna.[11] Il 23 maggio lo Stato del Missouri pubblicò il certificato di costituzione della Laugh-O-Gram Films Inc., con un capitale iniziale di 15.000 dollari,[10] ma in realtà solo il 51% delle azioni erano state acquistate a 7.700 dollari, di cui 2.700 in contanti e il resto in investimenti materiali.[12] Con il denaro raccolto dall'emissione di questo titolo, Walt e i suoi ex allievi comprarono una fotocamera 35 mm Universal e il proprio sistema di stampa per accelerare il processo precedente, consistente dell'invio dei film a Chicago.[10] Inoltre, l'azienda si trasferì al McConahay Building situato al 1127 East 31st, a pochi chilometri dalla Troost Avenue dove Walt dava le sue lezioni,[12] occupando cinque stanze al primo piano.[1] Nel giugno 1922 l'azienda si presentava attraverso la stampa grazie a comunicati pubblicitari in pubblicazioni commerciali.[12]

Ai primi animatori - Hugh Harman, Carman Maxwell, Lorey Tague e Rudolf Ising, questi ultimi responsabili di molteplici compiti - si unirono rapidamente Red Lyon, che veniva dalla Kansas City Film Ad, e Otto Walliman.[10] Al di fuori degli animatori, Adolpg Kloepper era il manager, Leslie Mace il venditore e Walt Pfeiffer, un amico d'infanzia di Disney, lo sceneggiatore.[10] Nonostante i titoli e i ruoli dati ufficialmente, la produzione si basave su capacità individuali; quindi Lyon era ufficialmente l'operatore di ripresa, ma anche Ising e a volte Maxwell detenevano quel ruolo.[13] Durante l'estate del 1922 la società finì la produzione de I musicanti di Brema e iniziò quella di Jack and the Beanstalk,[14] ma la necessità di guadagni si fece sentire, e quella stessa estate il gruppo andò alla ricerca di un distributore.[14] Messaggi pubblicitari che annunciavano la produzione di dodici film vennero pubblicati nella rivista Motion Picture News di luglio.[14]

Leslie Mace, il venditore della società, si trasferì a New York per ottenere un contratto con i distributori dell'allora capitale del cinema, ma tornò a mani vuote.[15] Sulla via del ritorno incontrò William R. Kelley, il rappresentante del Tennessee di un gruppo di distribuzione di film al di fuori dei cinema, per lo più in scuole e congregazioni religiose.[15] Il Pictorial Club del Tennessee offrì loro un contratto di 11.000 dollari per la produzione di sei cortometraggi animati basati su fiabe popolari e racconti per bambini.[2][15] Il 16 settembre 1922 venne firmato il contratto tra il gruppo e lo studio, ma esso permetteva al Pictorial Club di pagare completamente entro il 1º gennaio 1924, quindici mesi dopo; il primo pagamento fu di 100 dollari.[15][16] Le produzioni della nuova società furono ben accolte nella zona di Kansas City, ma i costi superavano i ricavi.[15]

I problemi finanziari[modifica | modifica sorgente]

Nel mese di ottobre, poco dopo la firma del contratto, mentre lo studio aveva appena finito Goldie Locks and the Three Bears e continuava con Il gatto con gli stivali, il Pictorial Club del Tennessee cessò le sue attività.[15][16] L'azienda non pagò per i film Disney, sia che non ne fosse in grado o che non volesse. Secondo una lettera di Red Lyon a sua madre di metà ottobre, lo studio perdeva 400 dollari a settimana.[16] Alla fine di ottobre, per guadagnare qualche soldo, lo studio si lanciò nella fotografia dei bambini, come riportato dal quotidiano The Kansas City Star.[16]

A partire dal novembre 1922 Walt Disney assunse Ub Iwerks, l'ex collega di lavoro presso la Kansas City Film Ad e tipografo, che "rivoluzionò il suo studio".[14] Per Barrier, la partenza di Iwerks dalla società pubblicitaria per unirsi allo studio Disney vicino al fallimento non è giustificata da alcun motivo conosciuto.[16] Un'altra dipendente, arrivata poco dopo Iwerks, fu Nadine Simpson, impegnata come contabile ma avente una rete di relazioni nel mondo del cinema a Kansas City, che permise al giovane studio di recuperare le vecchie pellicole dei cortometraggi diffusi nei cinema locali e utilizzarle per gli animatori come esempi e materiale didattico delle lezioni.[14][17]

Pochi mesi più tardi, dopo aver completato i primi sei film, Disney e il suo team non vennero pagati dal loro partner,[18] il cui fallimento causò quello della Laugh-O-Gram.[19][20] Nel dicembre 1922, con la fine della produzione di Cenerentola, Disney non poteva più pagare i suoi dipendenti.[21]

Tommy Tucker's Tooth (1922)

Fortunatamente Thomas McCrum, un dentista della città, salvò l'azienda da un fallimento totale pagando lo studio 500 dollari per fare un cortometraggio che reclamizzasse la spazzolatura dei denti:[22][23] Tommy Tucker's Tooth.[24] Con una macchina da presa acquistata nel settembre 1922 in previsione di riprese in live action più economiche da produrre, Disney girò Tommy Tucker's Tooth nel dicembre 1922 con molti bambini del quartiere.[22] Dave Smith considera questo film come il primo cortometraggio educativo di Disney.[25]

I ricavi da questa produzione non permisero a Disney di eludere lo spettro del fallimento che ossessionava il suo studio, ma egli si imbarcò in nuovi progetti cercando anche di diversificare la propria attività con, ad esempio, la produzione di una serie di film musicali di nome Song-O-Reels che venissero proiettati in un cinema locale, l'Isis Theater. Ma un solo film venne girato, Martha.[26] Tuttavia questo progetto permise a Disney di conoscere l'organista del cinema, Carl W. Stalling.[27] Nel marzo 1923 Walt cercò l'interesse della Universal con una serie di cortometraggi chiamati Lafflets, nessuno dei quali è sopravvissuto.[21]

Nella primavera del 1923 Walt Disney utilizzò tuttavia i suoi animatori e attrezzature per produrre un film supplementare.[26] Lo studio cercò di innovare impegnandosi nella produzione di un cortometraggio che unisse live action e animazione, Il Paese delle Meraviglie di Alice, film pilota delle Alice Comedies.[1][26] Il contratto con Virginia Davis, che avrebbe ricevuto il 5% dei ricavi del film, venne firmato 13 aprile 1923.[21][28]

Tra l'ottobre 1922 e il giugno 1923 lo studio si trovò ad affrontare gravi problemi finanziari che Walt cercava di evitare impegnandosi in numerosi progetti.[28] Secondo Merritt e Kaufman, al di fuori di animazione e cinema in generale, gli investitori locali diventarono, almeno sulla carta, i proprietari di tutte le attrezzature e del contratto con il Pictorial Club.[29] Barrier è più specifico nelle sue osservazioni: il 2 giugno 1923 Disney trasferì il contratto del Pictorial a due dei suoi investitori, dopo aver ipotecato tutte le sue attrezzature per evitare il fallimento.[21] A metà giugno, durante la produzione de Il Paese delle Meraviglie di Alice, lo studio tornò al locale, meno costoso, del 2241 Troot Avenue.[30]

Fine dello studio[modifica | modifica sorgente]

Lo studio ormai non poteva più far fronte alle sue spese, e dichiarò fallimento nel luglio 1923 nonostante i costi di produzione, che sarebbero oggi considerati miseri, di 30 centesimi per un piede di pellicola.[31] Roy O. Disney, un fratello di Walt allora in convalescenza in California, lo invitò a venire a Hollywood.[32] Walt lavorò allora come fotografo freelance e, vendendo la sua macchina da presa, riuscì a raccogliere abbastanza soldi per comprare un biglietto ferroviario di sola andata per la California. Portò con sé Il Paese delle Meraviglie di Alice, lasciando dietro di sé la sua squadra.[33] Christopher Finch ha riferito che sarebbe partito con soli 40 dollari in tasca e che avrebbe promesso alla squadra di aiutarli a venire in California.[34]

A Los Angeles, Walt Disney fondò il 16 ottobre 1923 i Disney Brothers Studios con l'aiuto del fratello, sia finanziario che nella gestione.[35]

La liquidazione dello studio Laugh-O-Gram, dopo il suo fallimento nel luglio 1923, fu un caso che si concluse solo nel gennaio 1927 dopo alcuni problemi.[36] Nel gennaio 1924 la filiale di New York del Picturial Club acquistò dal ramo di Kansas City, il cui mancato pagamento aveva mandato in bancarotta la Laugh-O-Gram, i diritti de Il Paese delle Meraviglie di Alice.[36] Per recuperare il suo investimento, essa procedette con lo sfruttamento del film, ma questo provocò durante l'estate del 1925 il malcontento di Charles B. Mintz, marito di Margaret J. Winkler, la cui azienda aveva ottenuto i diritti di distribuzione per la serie da parte di Disney, cosa che avvelenò i rapporti tra Disney e Mintz.[36]

Analisi dei cortometraggi animati[modifica | modifica sorgente]

Secondo i ricordi di Harman e Ising, i primi film furono per lo più realizzati su fogli di carta e di tanto in tanto su rodovetri.[17] Ma Barrier, che li cita, rimarca che solo Cappuccetto Rosso è sicuramente derivato da questo tipo di produzione, mentre le produzioni successive utilizzarono molti rodovetri.[17] L'uso di fogli di celluloide offre molta più libertà all'animatore.[17]

Durante la produzione dei Laugh-O-Grams, i rodovetri venivano tagliati nella misura di grandi fogli e perforati in basso per garantire un corretto allineamento. Le animazioni venivano realizzate in inchiostro su questi rodovetri, i quali erano poi disposti sugli sfondi disegnati a matita, e il tutto veniva fotografato con la macchina da presa immagine per immagine.[17] Barrier indica che questa modalità di produzione era ispirata a quella di Paul Terry, che la usava per le Aesop's Fables, fonti d'ispirazione per Disney e il giovane studio anche nel tema della produzione: Terry animava le favole e i miti antichi e medievali, Disney prendeva racconti popolari più recenti.[17]

Lo stile grafico di questi cortometraggi mostra l'uso ripetuto di elementi per risparmiare tempo e denaro, in particolare di cicli,[17][26] ripetizioni di brevi sequenze con lo stesso movimento (come il camminare). Steven Watts afferma che gli animatori "all'epoca compensavano la loro inesperienza con il loro entusiasmo".[1]

Eredità[modifica | modifica sorgente]

L'edificio[modifica | modifica sorgente]

Il Laugh-O-Gram Studio in rovina il 5 settembre 2004.

Walt Disney dichiarava come indirizzi sul suo biglietto da visita il 3028 Bellefontaine e il 2241 Troot Avenue.[4] Alla sua apertura, l'azienda Laugh-O-Gram Films si installò al primo piano del McConahay Building, situato al 1127 East 31st a Kansas City (Missouri), di fronte all'angolo della strada.[37] L'edificio cadde in rovina, ma vennero fatti degli sforzi per ripristinarlo: nel 2009 la famiglia Disney promise una somma di 450.000 dollari per i restauri supportata dalla Thank You Walt Disney, un'organizzazione locale creata in memoria dello studio.[38]

Ispirazione per Topolino[modifica | modifica sorgente]

Walt Disney dichiarò in un'intervista, molto tempo dopo i fatti, di essersi ispirato per Topolino a un topo domestico che veniva nel suo ufficio presso il Laugh-O-Gram Studio:[39]

« [I topi] erano soliti lottare per le briciole nel mio cestino dei rifiuti, quando lavoravo da solo fino a tardi di notte. Io li presi e li tenni in gabbiette sulla mia scrivania. Mi affezionai particolarmente a un topo domestico marrone. Era un piccoletto timido. Toccandolo sul naso con la matita, lo addestrai a correre all'interno di un cerchio nero che avevo disegnato sul mio tavolo. Quando me ne andai da Kansas City per tentare la fortuna a Hollywood, mi dispiacque lasciarlo. Così lo portai in un cortile, facendo attenzione che fosse un bel quartiere, e il piccoletto domato corse verso la libertà. »
(Walt Disney)

Riscoperta di bobine perdute[modifica | modifica sorgente]

Filmato di una proiezione di Jack the Giant Killer.

Nell'ottobre 2010 due storici dell'animazione del Museum of Modern Art di New York, David Gerstein e Cole Johnson, hanno annunciato di aver trovato due cartoni animati considerati perduti, catalogati sotto titoli alternativi.[40]

Negli archivi del MoMA Cole Johnson ha ritrovato Goldie Locks and The Three Bears sotto il titolo The Peroxide Kid, assegnato in una riedizione del 1929, mentre Gerstein ha ritrovato Jack the Giant Killer sotto il titolo The K-O Kid.[40] Nel 2005 Johnson aveva trovato il titolo Goldie Locks and The Three Bears erroneamente associato a Alice and the Three Bears (1924) della serie Alice Comedies.[41] Per quanto riguarda Jack the Giant Killer, Gerstein ha avuto una ulteriore conferma del fatto che non fosse semplicemente un altro titolo di Jack and the Beanstalk grazie a una descrizione del Pictorial Club del 1924;[41] per molto tempo, infatti, si era pensato che i due corti fossero in realtà lo stesso film, finché la cosa non venne smentita da John Kenworthy prima e da Michael Barrier poi, rispettivamente grazie a un documento di fallimento dell'azienda e a un comunicato stampa.[42][43] Gerstein ha dichiarato di aver scoperto anche degli elementi di Jack and the Beanstalk e il finale perduto di Cenerentola in una collezione privata.[40]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

La filmografia dello studio (il cui unico regista è Walt Disney) è composta dai sette Laugh-O-Grams e dai corti autonomi Tommy Tucker's Tooth e Il Paese delle Meraviglie di Alice, pilota della futura serie Alice Comedies. I Laugh-O-Grams si ispirano liberamente a fiabe classiche, applicandovi un'ambientazione contemporanea e trasformandone i personaggi in normali ragazzi o animali (molto frequente la presenza di gatti, prototipi del futuro Julius the Cat). Nel 1929 i Laugh-O-Grams, che nel frattempo avevano cambiato proprietari, vennero rieditati in versione sonora con nuovi titoli.[40]

  • Cappuccetto Rosso (Little Red Riding Hood, 29 luglio 1922) - versione sonora: Grandma Steps Out
  • I musicanti di Brema (The Four Musicians of Bremen, 1º agosto 1922) - versione sonora: The Four Jazz Boys
  • Jack and the Beanstalk (settembre 1922) - versione sonora: On the Up and Up
  • Jack the Giant Killer (12 settembre 1922) - versione sonora: The K-O Kid
  • Goldie Locks and the Three Bears (ottobre 1922) - versione sonora: The Peroxide Kid
  • Il gatto con gli stivali (Puss in Boots, 3 novembre 1922) - versione sonora: The Cat's Whiskers
  • Cenerentola (Cinderella, 6 dicembre 1922) - versione sonora: The Slipper-y Kid
  • Tommy Tucker's Tooth (6 dicembre 1922)
  • Il Paese delle Meraviglie di Alice (Alice's Wonderland, 1923)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d (EN) Steven Watts, The Magic Kingdom: Walt Disney and the American Way of Life, Columbia, University of Missouri Press, 2001, p. 27, ISBN 978-0826213792.
  2. ^ a b c d (EN) Bob Thomas, Disney's Art of Animation: From Mickey Mouse to Beauty and the Beast, 1ª ed., New York, Hyperion Books, 1997, p. 33, ISBN 978-1562829971.
  3. ^ a b c d Merritt e Kaufman, op. cit., p. 38
  4. ^ a b c d e Merritt e Kaufman, op. cit., p. 33
  5. ^ a b Barrier, op. cit., p. 29
  6. ^ Smith, op. cit., p. 401
  7. ^ (EN) Newman Laugh-O-grams (1921-1922) in bcdb.com, Big Cartoon DataBase. URL consultato il 13 settembre 2014.
  8. ^ a b c d e f Merritt e Kaufman, op. cit., p. 39
  9. ^ (EN) Charles Solomon, The Disney That Never Was: The Stories and Art of Five Decades of Unproduced Animation, New York, Hyperion Books, 1995, p. 59, ISBN 978-0786860371.
  10. ^ a b c d e f Merritt e Kaufman, op. cit., p. 40
  11. ^ Barrier, op. cit., p. 31
  12. ^ a b c Barrier, op. cit., p. 32
  13. ^ Merritt e Kaufman, op. cit., p. 44
  14. ^ a b c d e Merritt e Kaufman, op. cit., p. 45
  15. ^ a b c d e f Merritt e Kaufman, op. cit., p. 46
  16. ^ a b c d e Barrier, op. cit., p. 34
  17. ^ a b c d e f g Barrier, op. cit., p. 33
  18. ^ Smith e Clark, op. cit., p. 13
  19. ^ Finch, op. cit., p. 35
  20. ^ Smith, op. cit., p. 320
  21. ^ a b c d Barrier, op. cit., p. 35
  22. ^ a b Merritt e Kaufman, op. cit., p. 47
  23. ^ (EN) Pat Williams, How to Be Like Walt: Capturing the Disney Magic Every Day of Your Life, Deerfield Beach, HCI, 2004, ISBN 978-0757302312.
  24. ^ (EN) Tommy Tucker's Tooth in Internet Movie Database, IMDb.com Inc.
  25. ^ Smith, op. cit., p. 562
  26. ^ a b c d Merritt e Kaufman, op. cit., p. 48
  27. ^ Smith, op. cit., p. 520
  28. ^ a b Merritt e Kaufman, op. cit., p. 49
  29. ^ Merritt e Kaufman, op. cit., p. 50
  30. ^ Barrier, op. cit., p. 36
  31. ^ (EN) John Grant, The Encyclopedia of Walt Disney's Animated Characters: From Mickey Mouse to Aladdin, 2ª ed., New York, Hyperion Books, 1993, p. 63, ISBN 978-1562829049.
  32. ^ Smith, op. cit., p. 143
  33. ^ Smith e Clark, op. cit., p. 14
  34. ^ Finch, op. cit., p. 12
  35. ^ Smith, op. cit., p. 593
  36. ^ a b c Merritt e Kaufman, op. cit., p. 76
  37. ^ Merritt e Kaufman, op. cit., p. 41
  38. ^ (EN) Sito ufficiale della Thank You Walt Disney in thankyouwaltdisney.org. URL consultato il 13 settembre 2014.
  39. ^ (EN) Kathy Merlock Jackson, Walt Disney: Conversations, Jackson, University Press of Mississippi, 2005, p. 120, ISBN 978-1578067138.
  40. ^ a b c d (EN) David Gerstein, Lost Laugh-O-Grams Found - And Shown in ramapithblog.blogspot.fr, 14 ottobre 2010. URL consultato il 29 agosto 2014.
  41. ^ a b (EN) Jerry Beck, Lost Disney "Laugh-O-Grams" at MoMA in cartoonbrew.com, 14 ottobre 2010. URL consultato il 29 agosto 2014.
  42. ^ (EN) John Kenworthy, The Hand Behind the Mouse: An Intimate Biography of Ub Iwerks, New York, Disney Editions, 2001, p. 18, ISBN 978-0786853205.
  43. ^ Barrier, op. cit.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]