Laser (natante)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Laser
Laser dinghy.svg
Tipo Deriva
Classe velica Sailing laser.svg Laser
Varo 1º modello 1971
Caratteristiche tecniche
Lunghezza fuori tutto 4,06 m
Lunghezza al galleggiamento 3,81 m
Larghezza 1,42 m
Peso 59,0 kg
Superficie randa 7,06 m²
Equipaggio 1

Il Laser è un natante[1] da diporto o da regata, dotata di un'unica vela e di una deriva mobile controllata da cime, l'albero è composto da due pezzi uniti, senza sartiame, incastrato in una scassa. La preflessione dell'albero è regolata dal vang.

Di recente[non chiaro] è stato introdotto un nuovo circuito (Power Kit) che rinvia la base e il cunningham in una torretta a prua della deriva. Viene utilizzata anche nelle competizioni olimpiche, ed è una disciplina che richiede una grande preparazione atletica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Foto di un natante della classe velica "Laser".
Un laserista in manovra

Il progetto della prima barca della classe Laser risale al 1971, da parte del progettista Bruce Kirby. Era nata come imbarcazione da spiaggiare ma è poi divenuta un diffuso monotipo da competizione a livello mondiale. Caratteristica di questa classe è che le specifiche tecniche della classe prevedono rigorosamente che le imbarcazioni siano del tutto uguali tra loro. Cioè le regole della classe non permettono modifiche neppure entro certi limiti. Pertanto risultano assolutamente identiche, in tutte le imbarcazioni di questa classe, il peso, le dimensioni, le vele e le attrezzature [2].

Le regole della classe vengono tuttavia sottoposte a revisione, per fornire maggiori spiegazioni nei punti che si sono rivelati di difficile interpretazione o per motivi di sicurezza, e dal 1º dicembre 2006 è in vigore la versione denominata 2007 Class Rules[3].

Sottoclassi[modifica | modifica wikitesto]

Utilizzano lo stesso scafo dei normali laser, armato con una vela di dimensioni ridotte e cambiando la parte bassa dell'albero. Si conserva la semplicità costruttiva e strutturale del laser standard, ma si presentano meno impegnativi da condurre:

Laser Radial[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Laser radial.

Monotipo (ones design) a deriva mobile il cui scafo è identico al Laser standard mentre ciò che varia sono la parte inferiore dell'albero e le dimensioni della vela (15 % di superficie in meno - 5,7 m²). È una deriva singola ed è fornita di un albero infilato in un "bicchiere" ricavato all'interno della coperta ed è armata di una sola vela, la randa. Le altre regolazioni sono la scotta della Randa, il Cunningham, il Vang, la base randa ed l'archetto a poppa dove è fissato il punto di scotta. A partire dalle olimpiadi di Pechino 2008, è diventata classe olimpica femminile in sostituzione dell'Europa, mentre il laser standard è già da diverso tempo classe olimpica maschile. Senza limiti di età.

Laser 4.7[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Laser 4.7.

Vela di 4,7 m². Solitamente è propedeutica al passaggio su laser radial, laser standard o barche di altra categoria.

Principi di conduzione del Laser[modifica | modifica wikitesto]

Esistono varie tecniche che permettono una conduzione del laser più che discreta e spesso nonostante le differente in tali conduzioni, le velocità ottenibili possono essere assolutamente simili. La conduzione deve ovviamente variare a seconda delle condizioni meteo-marine: intensità del vento, direzione della barca rispetto ad esso, presenza di onda o meno. Si dovrebbe tenere conto anche della corrente sotto il livello dell'acqua, ma è solitamente una considerazione di cui si occupano i laseristi più esperti.

Bolina[modifica | modifica wikitesto]

La conduzione in bolina va vista sotto alcuni punti di vista precedentemente elencati, onda e vento. Se si ha poco vento solitamente il timoniere rimane seduto all'interno della barca, usando minimamente il proprio peso e cercando di fare meno movimenti possibili, ma allo stesso tempo dolci e armoniosi in modo da non perturbare l'andamento della barca. Con poco vento è infatti facile commettere qualche errore, anche minimo, che faccia rallentare eccessivamente la barca (come un colpo di timone eccessivo ad esempio). Se il mare è piatto la barca va indealmente tenuta piatta anch'essa. Con onda è pratica comune tenerla invece un po' inclinata (parliamo di 10° al massimo) al fine di avere più sensibilità sul timone (in modo tale da capire meglio quello che la barca ci "chiede"). Alcuni associano alle onde un movimento col timone fatto tanto veloce quanto è più veloce la barca a passare lungo l'onda. La formula usata solitamente è "orzare salendo sull'onda, poggiare scendendo", il tutto fatto con variazioni millimetriche del timone. Se il vento sale il timoniere comincerà a stendersi alle cinghie. I movimenti di timone con o senza onda saranno uguali ma in questo caso e anche con vento forte il timoniere dovrà sedersi nella barca sempre più indietro al crescere della forza del vento. In questo modo non si avrà la prua in acqua rischiando di "infilarla" nelle onde se la barca va molto veloce. Usando la scotta della randa si cercerà di tenere la barca dritta, mollandola appena la barca subisce l'effetto di una raffica e recupenrandola in seguito. L'effetto ottimale, se tali azioni sono compiute correttamente è una barca veloce che rimane piatta dando l'impressione di non risentire dei cambiamenti di vento o dell'azione delle onde. Se la barca rimane piatta allora tutta la forza del vento si tramuterà in velocità. In caso contrario se la barca si inclinerà ad ogni colpo di vento parte di quella forza farà fermare la barca e la farà andare di lato anziché in avanti. Fondamentale è l'utilizzo del vang (molto potente) che consente di ovviare all'assenza della regolazione del carrello della randa.

Traverso e lasco[modifica | modifica wikitesto]

Il traverso e il lasco si hanno quando la barca è a 90 e circa 135° rispetto al vento. Le conduzioni sono simili tranne per il fatto che di lasco, specialmente con vento più intenso dove si sta già stesi, il cunningham (che tira la vela lungo l'albero) si usa molto di più che di lasco per depotenziare la vela quanto basta. Se si usasse il vang più del cunnigham si avrebbe, si la vela depotenziata, ma la barca tenderebbe molto a inclinarsi poiché il vang ha l'effetto della scotta sulla vela, ma solo nella parte alta di questa. Allo scopo è utile porre una coppia di filetti a 30 cm dalla penna della vela e osservare il rolo movimento per capire se il vang è tirato quanto basta, ma in generale starà al timoniere decidere se tirarlo ulteriormente o mollarlo (ciò è consigliato con vento forti poiché la barca converserà comunque una certa velocità ma sarà più facile da tenere piatta anche sotto una raffica). Di lasco il vang si tira meno e il cunningham si usa solo per togliere le pieghe sulla vela anche con vento non eccessivamente forte. Di lasco e di traverso è importante la posizione in barca. Se il vento è debole ci si siede avanti in modo da avere tutto lo scafo in acqua in modo che faccia un "effetto grip" e faccia andare la barca avanti. Con vento forte quando la barca scivola (plana) sull'acqua e lo scafo comincia ad essere un freno allora ci si siede indietro e ci si stende in modo da far letteralmente volare la barca sull'acqua. Con vento particolarmente forte si deve andare indietro col peso quanto più possibile e a maggior ragione con onda per evitare che la barca ci si infili. Se arriva una raffica si poggia e si lasca un po' la scotta, stendendosi ulteriormente. Quando questa finisci si orza recuperando la scotta. Si dimostra spesso utile con aria leggera inclinare la barca leggermente sottovento soprattutto con onda in lasco in modo da offrire a queste una parte più ampia dello scafo.

Poppa[modifica | modifica wikitesto]

La poppa è speso fonte di preoccupazione per un neofita poiché è l'andatura più instabile. Quando il vento è debole la barca di porta inclinata sopravvento finché il bordo (bottazzo) non è in acqua. Lo scopo è alzare la vela affinché prenda in vento più fresco. Il peso si porta avanti e i movimenti sono ridotti al minimo. La vela va tenuta cazzata finché non è al limite della strambata. I filetti mostreranno che il vento andrà al contrario sulla vela provocando una differenza di pressione e un conseguente "risucchio" davanti alla barca che le permette di andare avanti. Se il vento non scorre sulla vela non si va al massimo della velocità quindi è bene controllare sempre la vela, sia per vedere se è cazzata quanto serve, sia (in caso affermativo) per controllare che non strambi (abbatta) accindentalmente, cosa molto frequente se non si sta attenti. Se ciò stesse per avvenire si molla un po' la scotta e si orza quando serve, poi si regola di nuovo la vela. Se il vento sale la barca va tenuta sempre meno inclinata e la deriva va portata fuori di circa una spanna o 15 cm che diventano anche 20 nel caso in cui l'equilibrio e il controllo della barca sono ottimali. Più la barca accelera più il peso dovrà essere portato indietro e con onda si cercherà tramite una rotta a zig-zag di prendere le onde più grandi. Si stima che una barca che procede correttamente sulle onda possa fare fino al triplo della velocità (o passo) che avrebbe senza onde.

Manovre[modifica | modifica wikitesto]

Le manovre fondamentali sono due: virata e strambata (detta anche abbattuta). La tecnica più usata in entrambi i casi è la manovra col rollio. Essa ha lo scopo di dare durante la manovra una sventagliata col la vela che permette alla barca di ripartire subito (è l'unica azione di "pompaggio" permessa dalla regola 42). La tecnica di entrambe è abbastanza complessa ad alti livelli ma una spiegazione più riassunta e semplice può essere questa:

Virata:

  • si comincia a orzare preparando il piede di poppa (si sfila dalla cinghia o se si è seduti, si porta dall'altra parte)
  • ci si sporge leggermente in modo che quando la vela è al centro barca si inclini verso di noi
  • si cambia posizione aferrando il bordo opposto con la mano che tiene il timone (tenendo ancora il timone ovviamente) e ci si trascina dall'altra
  • ci si stende e si molla la scotta di circa 30 cm e si riporta la barca dritta con la scotta e il timone ancora nelle mani.
  • solo adesso si effettua il cambio di mano con scotta e timone.
  • si fanno gli aggiustamenti di rotta e si procede.

Strambata:

  • si cazza un po' la vela portandosi fuori e facendo inclinare la barca verso di noi.
  • si ripete l'atto di afferrare l'altro bordo e ci si siede dall'altra.
  • una volta seduti si lasca la scotta e si effettua il cambio di mano.

Il rollio è una tecnica che si usa con venti leggeri fino a venti medi sui 12 nodi. Se il vento aumenta il rollio verrà usato sempre meno fino ad arrivare ad una esecuzione della manovre dove la barca non si inclina per niente che viene effettuata in modo più repentino. Infatti la manovra con poca aria va effettuata con calma e senza dare botte col corpo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Si definisce "natante" ogni unità da diporto avente lunghezza non superiore a metri 10 indipendentemente dal tipo di propulsione.
  2. ^ Gabriele Botta, Corso di Vela, Milano, De Vecchi Editore, 2002, ISBN 88-412-2074-0.
  3. ^ (EN) The Laser Class Rules. URL consultato il 18 gennaio 2007.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

vela Portale Vela: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di vela