Lapis Satricanus

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Il lapis Satricanus ("pietra di Satrico") è un'iscrizione incisa su una pietra giallastra rinvenuta a Satricum (Borgo Le Ferriere) nel Latium vetus, datata tra la fine del V e gli inizi del IV secolo a.C.

Il testo riportato è il seguente: [...]...IEI STETERAI POPLIOSIO VALESIOSIO / SUODALES MAMARTEI
ovvero: "... posero di Publio Valerio / i compagni a Marte", oppure "I compagni di Publio Valerio donarono a Marte"

Si tratta della base di un donario, reimpiegato come blocco nelle fondamenta del tempio dedicato alla Mater Matuta, dove venne trovato nel 1977[1].

L'iscrizione è in latino arcaico, ovvero in un dialetto molto simile[2]. Conserva una antica desinenza in -osio per il genitivo singolare, corrispondente alla desinenza in i nel latino classico, e la forma raddoppiata in Mamars per il nome di Marte (Mars).

Il nome di Publio Valerio, citato nell'iscrizione, ha fatto pensare che si potesse trattare di Publio Valerio Publicola, primo console repubblicano, insieme a Lucio Giunio Bruto nel 509 a.C. Sebbene la città di Satrico non facesse ancora parte del territorio di Roma ai tempi di questo personaggio, la pietra dell'iscrizione, reimpiegata in un'epoca successiva, potrebbe essere stata portata a Satrico da un altro luogo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ C.M. Stibbe (a cura di), Lapis Satricanus: archeological, epigraphical, linguistic and historical aspect of the new inscription from Satricum, Roma 1980. L'iscrizione è pubblicata nel CIL: I 2, 2832a.
  2. ^ Più recentemente ne è stata proposta una pertinenza al falisco: Elisa Lucchesi, Elisabetta Magni, Vecchie e nuove (in)certezze sul Lapis Satricanus, ETS editrice, Pisa 2004 (riassunto di un intervento preliminare nel convegno 12th International Colloquium on Latin Linguistic (Bologna 2003).

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