Laodice (Priamo)

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Nella mitologia greca, Laodice era una delle cinque figlie di Priamo e di Ecuba.

Il mito[modifica | modifica wikitesto]

Moglie di Telefo[modifica | modifica wikitesto]

Omero nomina Laodice come "la più bella delle figlie di Priamo"; secondo alcuni autori, che la nominavano anche col nome di Iera o Astioca, suo padre Priamo l'aveva assegnata in sposa a Telefo, figlio di Eracle, re di Misia. Scoppiata la guerra di Troia, Telefo, che era stato sconfitto dagli Achei durante l'assalto nei suoi territori, rifiutò di aiutare Priamo nella guerra, giustificando il fatto di aver sposato sua figlia Laodice e dichiarando la sua neutralità. Cossiché evitò uno spergiuro.

L'amore per Acamante[modifica | modifica wikitesto]

Un'altra tradizione raccontava che, all'inizio della guerra, quando Laodice era ancora nubile, gli Achei inviarono a Troia un'ambasciata per reclamare Elena, fuggita con Paride da Sparta. Come araldi in città furono inviati Diomede e Acamante, figlio di Teseo; intravisto quest'ultimo, Laodice se ne innamorò perdutamente e desiderò violentemente intrecciare un rapporto sessuale con lui. Non potendo serbare il suo amore, si confidò con una certa Filobia, la quale acconsentì ad aiutarla.

Filobia chiese al proprio marito, re di una città della Troade, chiamata Dardano, di imbandire nella sua città un banchetto e di invitarvi i due giovani. Il marito accettò e, seguiti i suoi consigli, fece sedere Laodice e Acamante una di fronte all'altro. Il guerriero acheo la scambiò così per una cortigiana del seguito di Priamo, e acconsentì ad unirsi a lei. Durante la notte, Acamante la rese incinta di un figlio, di nome Munito, ma Laodice non volle allevarlo e lo affidò ad una serva di Elena nella casa di Priamo, Etra, madre di Teseo, e quindi bisnonna del piccolo.

Guerra di Troia[modifica | modifica wikitesto]

Nell'Iliade[modifica | modifica wikitesto]

Laodice sposò poi Elicaone, un figlio di Antenore, durante i dieci anni di guerra che coinvolsero Troia e i suoi abitanti.
Nel III libro dell'Iliade Iride, messaggera degli dei, assunto l'aspetto della figlia di Priamo, parlò ad Elena, incitandola a raggiungere le mura della città per assistere al duello tra Paride e Menelao. Quando poi suo fratello Ettore ritornò a Troia per parlare con sua madre Ecuba, egli incontrò Laodice nello stesso momento in cui la regina stava per raggiungerla.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

La notte della conquista di Troia, Laodice fuggì davanti agli inseguitori, rifugiandosi nel santuario dell'antenato Troo, dove si trovavano le tombe di Cilla e Munippo; all'improvviso, la terra si aprì in una voragine che la inghiottì sotto gli occhi degli astanti. Secondo altri venne fatta prigioniera dai Greci e spartita tra i soldati.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  • Omero, Iliade libro III versi 122-123, libro VI 251-252