Lancia Beta Trevi

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Lancia Beta Trevi
Lancia Trevi VX 001.JPG
Descrizione generale
Costruttore Italia  Lancia
Tipo principale Berlina
Produzione dal 1980 al 1984
Sostituisce la Lancia Beta
Sostituita da Lancia Prisma
Esemplari prodotti 40.628
Altre caratteristiche
Dimensioni e massa
Lunghezza 4.320 mm
Larghezza 1.710 mm
Altezza 1.400 mm
Massa 1.165 kg
Lancia Trevi VX 002.JPG

La Lancia Beta Trevi è un modello di autovettura di categoria medio-superiore, prodotto dalla casa torinese dal 1980 al 1984, nello Stabilimento Lancia di Chivasso.

Il contesto[modifica | modifica wikitesto]

La Lancia Beta Trevi fu presentata al Salone dell'automobile di Torino nel maggio 1980. Derivata dalla Lancia Beta due volumi, era una classica berlina di segmento medio-alto a 4 porte e tre volumi, come indicava il nome stesso, derivante per crasi da "tre volumi". Gran parte del lavoro svolto dai tecnici fu concentrato nella parte posteriore e le differenze rispetto al modello a due volumi erano, oltre al padiglione completamente diverso, la nuova inclinazione del lunotto ed i gruppi ottici ridisegnati.

La Beta Trevi mantenne, sostanzialmente, la stessa impostazione meccanica della Beta due volumi. Alla presentazione venne offerta con motori bialbero da 1,6 litri (102 CV e 170 km/h) e 2,0 litri (115 CV e 176 km/h), con la differenza che il motore a due litri venne offerto anche con l'alimentazione ad iniezione elettronica (122 CV e 178 km/h). Per tutte le versioni era possibile richiedere il cambio automatico a tre rapporti.

Successivamente, al Salone di Torino del 1982, la Lancia presentò in anteprima la Beta Trevi Volumex (VX), equipaggiata con il noto propulsore bialbero del gruppo Fiat nella cubatura di 2 litri alimentato a carburatore, a cui era stato aggiunto un compressore volumetrico a lobi che ne aumentava la potenza di 100 kW (135 CV), la velocità massima (190 km/h) e soprattutto la coppia motrice di 205 Nm (21 kgm). La scelta di questo sistema di sovralimentazione, ormai soppiantato quasi ovunque dal turbocompressore, fu motivata dalla Lancia con le doti di prontezza di risposta ai comandi dell'acceleratore e con la coppia disponibile anche a bassi regimi. Queste doti si accoppiavano ottimamente alle caratteristiche della Beta Trevi, e consentivano una guida in "souplesse" anche a costo di un consumo elevato.

Nel giugno del 1983 fu presentata la seconda serie della Beta Trevi (denominata solo Trevi). Rispetto alla serie precedente furono apportate lievi modifiche alla carrozzeria ed agli interni mentre, dal punto di vista meccanico, la maggiore novità riguardò l'allungamento dei rapporti al ponte ed al cambio al fine di ridurre i consumi. Il motore da 2 litri a carburatore non fu più disponibile lasciando il posto al solo 2.0 i.e. Esteticamente era riconoscibile per la soppressione della fascia satinata sul baule, sostituita da più convenzionali targhette identificative, dalle frecce anteriori con trasparente bianco e dalla mostrina di sfogo dell'aria sul montante posteriore modificata.

Versione Anni di produzione Esemplari
Beta Trevi 1600 I serie 1980-1983 12.836
Beta Trevi 2000 e 2000 i.e. I serie 1980-1983 17.364
Trevi 1600 II serie 1983-1984 2.951
Trevi 2000 i.e. II serie 1983-1984 3.633
Beta Trevi Volumex I-II serie 1982-1984 3.844
Totale 40.628

Il totale complessivo di produzione fu quindi di 40.628 esemplari costruiti fino al 1984, quando la Trevi uscì di produzione insieme alla "sorella maggiore" Gamma, lasciando campo libero alla Prisma ed alla nuova Thema.

La Trevi è stata senz'altro una berlina meccanicamente valida, dalla linea elegante e curata negli interni e ciò ha potuto giustificare, in buona parte, un prezzo di vendita lievemente superiore alle concorrenti. Tuttavia, il successo commerciale dell'auto è stato modesto. In parte per ragioni di concorrenza interna al marchio Lancia, che dalla fine del 1982 le aveva affiancato la fortunata Prisma e anche perché la Fiat nello stesso periodo aveva in listino la 131 e successivamente la Fiat Regata, vendute a prezzi più concorrenziali. Gli esemplari rimasti oggi in circolazione sono pochissimi.

Motorizzazioni[modifica | modifica wikitesto]

Modello Disponibilità Motore Cilindrata (cm³) Potenza Coppia Massima (Nm) Emissioni CO2
(g/Km)
0–100 km/h
(secondi)
Velocità max
(Km/h)
Consumo medio
(Km/l)
1.6 dal debutto al 1984 Benzina 1585 73 Kw (100 Cv) 134 n.d 12.1 170 11.3
2.0 dal debutto al 1983 Benzina 1995 84 Kw (115 Cv) 175 n.d 10.4 176 10.0
2.0 i.e. dal debutto al 1984 Benzina 1995 90 Kw (122 Cv) 175 n.d 10.2 180 10.8
2.0 Volumex dal 1982 al 1984 Benzina 1995 99 Kw (135 Cv) 206 n.d 9.6 190 9.7

[1]

La Lancia Beta Trevi VX Bimotore[modifica | modifica wikitesto]

Con la tipica livrea delle Fulvia HF
Lancia Trevi VX Bimotore

Nel 1984 la Lancia sta lavorando al progetto della Delta S4, destinata a sostituire la 037 Rally, anche se avendo riscontrato successo a bordo di quest'ultima, non potevano più fare affidamento alla sola trazione posteriore, in quanto il mondo del rally si stava evolvendo verso la trazione integrale. Giorgio Pianta, pilota e collaudatore Abarth, ha la soluzione: decide di trapiantare un secondo motore a quattro cilindri alla Lancia Trevi VX. La scelta della vettura è piuttosto inappropriata al ruolo che dovrà compiere, infatti stiamo parlando di una berlina e non di una macchina da corsa. Comunque ebbe l'appoggio di Alberto Fiorio, direttore dello stabilimento di Chivasso e Cesare Fiorio, direttore sportivo della Squadra Corse HF della Lancia.[2]

Pianta utilizza la Trevi VX, il top della gamma grazie al compressore volumetrico. La bimotore ha due motori a quattro cilindri in linea da 150 cv e una cubatura di 1995 cm3 ciascuno. Quello di serie è posizionato anteriormente, il secondo è in posizione posteriore-centrale, tutti e due sono trasversali. Il motore aggiunto prende la posizione del divano posteriore ed è accoppiato alla trasmissione; il tutto è ancorato ad una intelaiatura saldata alla scocca. Inoltre la gabbia del secondo motore contribuisce, grazie a traverse, a irrigidire l'intera struttura della macchina e vengono anche saldate le portiere posteriori. I costruttori riescono ad avere anche quindici cavalli in più per ciascun motore grazie all'aggiunta di pulegge di diametro inferiore che aumentano il regime di rotazione dei compressori volumetrici.

Lo scarico anteriore sfocia lungo la fiancata sinistra mentre quello posteriore è in coda. Uno dei problemi di quest'auto riguardava il raffreddamento del motore centrale, così le griglie di sfogo dell'aria dentro l'abitacolo vengono aperte verso l'esterno e si sono muniti di due "orecchie" ricavate nelle porte posteriori. Nonostante questo la macchina se restava ferma con motore acceso si surriscaldava ugualmente. I meccanici della Squadra Corse HF, hanno unificato il funzionamento dei gruppi meccanici, quindi il pilota gestiva due motori direttamente dal posto di guida. Inoltre attraverso un comando definito "drive by wire", l'acceleratore gestisce i due carburatori Weber 36, anche se la risposta non era delle migliori a causa della minimalista elettronica di quegli anni. Così decidono di realizzare un cavo bowden, per gestire meccanicamente l'acceleratore.

Per quanto riguarda la telaistica, parliamo di una berlina tre volumi con scocca portante e carrozzeria in acciaio, con la tipica livrea rossa e le bande centrali gialle e blu delle Fulvia HF. Aveva sospensioni anteriori e posteriori a ruote indipendenti MacPherson, molle elicoidali, barre stabilizzatrici e ammortizzatori idraulici telescopici. Il serbatoio doveva alimentare due motori ed era posizionato nel bagagliaio con una capacità di 130 litri. La Trevi VX bimotore riusciva a raggiungere una velocità di 230 km/h.[2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati Tecnici Lancia Beta Trevi
  2. ^ a b "Ruoteclassiche febbraio 2015 n°314

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