Lamium galeobdolon

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Falsa ortica gialla
Lamium galeobdolon ENBLA01.jpg
Lamium galeobdolon
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Genere Lamium
Specie L. galeobdolon
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi I
Ordine Lamiales
Famiglia Lamiaceae
Nomenclatura binomiale
Lamium galeobdolon
(L.) L., 1759
Nomi comuni

Ortica mora
Lamio giallo

La Falsa ortica gialla (nome scientifico Lamium galeobdolon (L.) L., 1759) è una piccola pianta erbacea perenne dai fiori gialli e labiati appartenente alla famiglia delle Lamiaceae.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

Il genere Lamium si compone di circa 40 - 50 specie gravitanti nella maggioranza dei casi attorno al bacino del Mediterraneo, una decina delle quali vivono spontaneamente in Italia. La famiglia delle Lamiaceae è relativamente numerosa e comprende 258 generi con circa 6.970 specie[1].
Nelle classificazioni più vecchie questa famiglia viene chiamata Labiatae.
La pianta di questa scheda fa parte della sezione GALEOBDOLON[2]; sezione caratterizzata dall'avere il tubo corollino ricurvo nella parte basale e un anello di peli obliquo alle fauci della corolla.
La denominazione scientifica di questa pianta non mette d'accordo tutti i botanici. Sandro Pignatti, nella sua FLORA d'ITALIA[3], assegna questa pianta addirittura ad un altro genere Lamiastrum Fabr., che però lui stesso lo definisce “non validamente pubblicato” e propone quindi un altro nome per il genere: Galeobdolon Adanson. Altri testi[4][5][6] mantengono il binomio scientifico ma lo associano ad altri Autori.

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

Con la specie Lamium galebdolon siamo in presenza di un gruppo polimorfo. In particolare lo studio citotassonomico ha messo in evidenza le tre sottospecie descritte nel paragrafo “Descrizione delle sottospecie”. Nel dettaglio le due sottospecie galeobdolon e flavidum sono diploidi e sono stanziate una al sud e l'altra al nord, mentre la sottospecie montanum è tetraploide e da un punto di vista areale occupa delle zone intermedie rispetto alle prime due. Inoltre montanum potrebbe essere una specieallotetraploide” derivata per ibridazione delle altre due; ma questa ipotesi è ancora da verificare[3].

Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

  • Lamium galeobdolon fo. argentatum (Smejkal) Mennema (1989)
  • Lamium galeobdolon (L.) L. subsp. argentatum (Smejkal) J. Duvigneaud (1987)
  • Lamium galeobdolon (L.) L. subsp. flavidum (F. Hermann) Ehrend. & Polatschek
  • Lamium galeobdolon (L.) L. subsp. galeobdolon
  • Lamium galeobdolon (L.) L. subsp. montanum (Pers.) Ehrend. & Polatschek (1929)
  • Lamium galeobdolon (L.) L. subsp. pallidum F.Herm. ex Rothm.
  • Lamium galeobdolon (L.) L. subsp. vulgare (Pers.) Hayek
  • Lamium galeobdolon (L.) L. var. apenninum Bég.
  • Lamium galeobdolon (L.) L. var. calabrum Ten.
  • Lamium galeobdolon (L.) L. var. montanum (Pers.) Briq. (1893)

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

La specie di questa scheda ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Galeobdolon luteum Hudson
  • Galeobdolon flavidum (F.Herm.) Holub. (sinonimo della subsp. flavidum)
  • Galeobdolon montanum (sinonimo della subsp. montanum)
  • Galeopsis galeobdolon L.
  • Lamiastrum argentatum (Smejkal) Soják (1982) (sinonimo della subsp. argentatum)
  • Lamiastrum flavidum (F.Herm.) Ehrend. (sinonimo della subsp. flavidum)
  • Lamiastrum galeobdolon (L.) Ehrend. & Polatschek (1966)
  • Lamiastrum galeobdolon (L.) Ehrend. & Polatschek subsp. argentatum (Pers.) Stace (1989) (sinonimo della subsp. argentatum)
  • Lamiastrum galeobdolon (L.) Ehrend. & Polatschek subsp. flavidum (F.Herm.) Ehrend. & Polatschek (sinonimo della subsp. flavidum)
  • Lamiastrum galeobdolon (L.) Ehrend. & Polatschek subsp. montanum (Pers.) Ehrend. & Polatschek (1966) (sinonimo della subsp. montanum)
  • Lamiastrum montanum (Pers.) Ehrendorfer (1974) (sinonimo della subsp. montanum)
  • Lamium endtmannii G.H. Loos (1997)
  • Lamium galeobdolon (L.) L. subsp. flavidum (F. Herm.) A. Löve & D. Löve (1961) (sinonimo della subsp. flavidum)
  • Lamium galeobdolon (L.) L. subsp. montanum (Pers.) Hayeck (1929) (sinonimo della subsp. montanum)
  • Lamium galeobdolon Crantz
  • Lamium flavidum F.Herm. (1958) (basionimo della subsp. flavidum)
  • Lamium luteum (Hudson) Krocker (1823)
  • Lamium montanum (Pers.) Kabath (1846) (sinonimo della subsp. montanum)
  • Lamium vulgare Fritsch
  • Polichia montana Pers. (1795) (basionimo della subsp. montanum)

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Questa pianta, quando non è in fase di fioritura, può facilmente essere scambiata per un'ortica (anche se le due specie appartengono a famiglie diverse: Urticaceae è la famiglia per le “ortiche” vere). La specie di questa scheda si distingue soprattutto per la sezione del fusto: quadrata nelle piante del genere Lamium, circolare nelle “ortiche” vere e proprie. Mentre le foglie sono molto simili: da qui il nome comune (“Falsa ortica”) derivato da credenze antiche anche se naturalmente queste piante sono totalmente prive di peli urticanti e quindi non pungono (da qui un altro nome popolare per questo gruppo di specie: “Ortica morta”).

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Uno dei primi studiosi dell'antichità ad usare il nome generico di questo fiore (Lamium) è stato Plinio (Como, 23 – Stabia, dopo l'8 settembre 79), scrittore e naturalista latino, il quale ci indica anche una possibile etimologia: questo termine discenderebbe da un vocabolo greco ”laimos” il cui significato è “fauci – gola”. Ma potrebbe discendere anche da altre parole greche: ”lamos” (= larga cavità), oppure dal nome di una regina libica ”Làmia”. In quest'ultimo caso il collegamento esiste in quanto le mamme greche, per far star buoni i loro bambini, descrivevano questa regina come un mostro capace di ingoiarli (come del resto fa il fiore di questa pianta quando un bombo entra nel tubo corollino in cerca del nettare)[2].
Il colore dell'infiorescenza ha invece determinato uno dei nomi comuni ”Falsa ortica gialla”.
Il binomio scientifico attualmente accettato (Lamium album) è stato proposto da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 –Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, in una pubblicazione del 1759.
In lingua tedesca questa pianta si chiama Blassgelbe Goldnessel; in francese si chiama Lamier jaunâtre oppure Ortie jaune.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento (subsp. galeobdolon)

La pianta in genere è poco pelosa anche se alcune parti (le foglie) sono quasi tomentose. L'altezza della pianta oscilla fra i 15 e i 70 cm. La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia è una pianta erbacea, perenne con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve, dotata di un asse fiorale più o meno eretto e con poche foglie.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici sono secondarie da rizoma.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: la parte sotterranea del fusto consiste in un rizoma strisciante (stolone sotterraneo).
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta con peli patenti o riflessi (a volte sono arrossati). Il fusto ha una sezione quadrangolare a causa della presenza di fasci di collenchima posti nei quattro vertici, mentre le quattro facce sono concave.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie (subsp. flavidum)
Località: Le Laste, Limana (BL), 661 m s.l.m. - 18/05/2009
Le foglie (subsp. argentatum)

Le foglie, tutte picciolate sono cordiformi alla base, mentre l'apice è acuminato. Quelle inferiori sono ovate, mentre quelle superiori sono più ellittico-lanceolate. Il portamento delle foglie è patente o pendulo. Lungo il fusto sono disposte in modo opposto a due a due e sono prive di stipole. La superficie è pubescente quasi tomentosa (specialmente ai margini), il bordo è irregolarmente e grossolanamente dentato e sulla pagina inferiore sono presenti delle evidenti nervature. Il colore delle foglie è verde scuro. Dimensione delle foglie inferiori: larghezza 8 cm; lunghezza 12 cm. Dimensione delle foglie superiori: larghezza 7 cm; lunghezza 11 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza (subsp. flavidum)
Località: Pasa, Sedico (BL), 356 m s.l.m. - 14/05/2008

L'infiorescenza è portata in vari verticilli ascellari sovrapposti lungo il fusto. Ogni verticillo è composto da più fiori (da 2 a 10) disposti circolarmente a corona poggianti su due brattee fogliose (o semplicemente foglie più piccole rispetto a quelle lungo il fusto); queste sono sub-sessili. Le brattee del verticillo seguente sono disposte in modo alternato.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

Il fiore

I fiori sono ermafroditi, zigomorfi (il calice è attinomorfo), tetraciclici (con i quattro verticilli fondamentali delle Angiosperme: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (calice e corolla formati da cinque elementi). Sono inoltre omogami (autofecondanti), senza profumo (o solo un leggero aroma balsamico, però sgradevole) ma ricchi di nettare.

K (5), C (5), A 2+2, G (2)[7]
  • Calice: i cinque sepali del calice sono concresciuti (calice gamosepalo) in una forma tubulare-campanulata e a struttura piuttosto rigida; è inoltre persistente. Il calice termina con cinque lunghi denti lanceolati e spinescenti; sono inoltre lievemente divergenti e più o meno uguali (simmetria di tipo attinomorfa). La superficie del calice è pelosa ed è inoltre percorsa da 5 – 10 nervature longitudinali. Lunghezza del tubo del calice: 7 mm. Lunghezza dei denti: 2 – 3 mm.
  • Corolla: i cinque petali sono quasi completamente fusi (gamopetalo) in una unica corolla pubescente formata da due labbra molto sviluppate. Il tubo della corolla è incurvato alla base. Il labbro superiore (composta da due dei cinque petali concresciuti) è a forma di cappuccio ben sviluppato; in questo modo protegge gli organi di riproduzione dalle intemperie e dal sole. Il labello (labbro inferiore composta dai tre petali rimanenti) è formato da un lobo centrale anch'esso ben sviluppato e piegato verso il basso per fare da base di “atterraggio” agli insetti pronubi e da due lobi laterali più piccoli (lunghi ¼ - ½ rispetto a quello centrale). Le fauci sono circondate da un anello di peli obliqui per impedire l'accesso ad insetti più piccoli e non adatti all'impollinazione. I bordi della corolla sono smarginati e pelosi. I due labbri divergono di circa novanta gradi. Il colore della corolla è giallo con macchie interne brune, soprattutto sui lobi inferiori, che servono da guida agli insetti pronubi; nella parte interna possono essere presenti delle striature violette. Lunghezza della corolla: 14 – 25 mm.
Gli stami
  • Androceo: gli stami sono quattro (didinami - due corti e due lunghi – quello mediano posteriore, il quinto stame, manca per abortimento) e tutti fertili. Il paio posteriore è più breve, mentre l'altra copia è aderente al labbro superiore della corolla e sporge lievemente; tutti i filamenti sono paralleli tra di loro. Le antere hanno i lobi arrotondati a deiscenza longitudinale; sono inoltre conniventi. Le antere sono quasi prive di peli e i lobi sono staccati; il loro colore è bruno chiaro.
  • Fioritura: da maggio (o aprile) a luglio (o agosto).
  • Impollinazione: l'Impollinazione è entomofila ossia tramite insetti e in particolare tramite il Bombo, ma anche api. In effetti la corolla di queste piante è sorprendentemente conformata alle dimensioni e struttura dei Bombi. Quando questi insetti cercano di entrare nel tubo corollino per raggiungere i nettari (posti alla base dell'androceo) con le loro vibrazioni scuotono le antere poste all'interno del labbro superiore. In questo modo fanno scendere e quindi aderire al loro dorso peloso il polline della pianta. Visitando poi un altro fiore, parte di questo polline andrà a cadere sullo stimma provocando così l'impollinazione e la successiva fecondazione. Questo senz'altro è uno dei più interessanti mutui rapporti tra mondo animale e mondo vegetale per il raggiungimento di reciproci interessi. È da aggiungere comunque che qualora il tubo corollino si presentasse troppo stretto per prelevare il nettare, il Bombo allora si porta all'esterno del fiore e incomincia a rosicchiare la base della corolla raggiungendo così alla fine, per una via non naturale, il suo obiettivo: il nettare. In questo modo però si “rompe” il mutuo rapporto a favore solamente dell'insetto; il fiore non verrà impollinato e rimarrà sterile.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è una nucula acheniforme (schizocarpo) troncato all'apice; più precisamente è una drupa (ossia una noce) con quattro semi (uno per ovulo derivato dai due carpelli divisi a metà). Questo frutto nel caso delle Lamiaceae viene chiamato “clausa”. Le quattro parti in cui si divide il frutto principale, sono ancora dei frutti (parziali) ma monospermici (un solo seme) e privi di endosperma. I frutti si trovano all'interno del calice persistente.

Descrizione delle sottospecie[modifica | modifica sorgente]

Vengono indicate solamente le caratteristiche diverse dalla specie di riferimento.

Subsp. flavidum[modifica | modifica sorgente]

Formazione : delle comunità forestali
Classe : Carpino-Fagetea sylvaticae

Subsp. galebdolon[modifica | modifica sorgente]

  • Lamium galeobdolon (L.) L. subsp. galeobdolon
  • Radice: sono presenti degli stoloni basali.
  • Fusto: il fusto è mediamente meno alto: 15 – 45 cm.; è semplice e peloso sugli spigoli (ma solo nella parte inferiore)
  • Foglie: le foglie bratteali superiori sono più arrotondate (quasi ovali); il rapporto lunghezza/larghezza è pari a 1 – 2; il margine è crenato.
  • Infiorescenza: ogni pianta ha mediamente da 2 a 4 verticillastri con una corona formata da 2 – 4 fiori ciascuno.
  • Fiore: la corolla è più mediamente lunga (lunghezza:17 – 21 mm).
  • Geoelemento: il tipo corologico (area di origine) è Europeo – Caucasico.
  • Diffusione: questa pianta in genere è diffusa su tutta la penisola italiana (escluse le isole); in particolare però sembra che questa sottospecie non sia stata ancora identificata con certezza sul territorio italiano[3].
  • Habitat: l'habitat tipico per questa sottospecie sono le nicchie umide e ombrose dei sottoboschi, gli anfratti, le pietraie e i cespuglieti.
  • Diffusione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare dai 100 fino a 1900 m s.l.m..

Subsp. montanum[modifica | modifica sorgente]

Formazione : delle comunità forestali
Classe : Carpino-Fagetea sylvaticae

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

  • Sostanze presenti: in queste piante, come in altre specie dello stesso genere, sono presenti diverse sostanze come oli eterei (all'interno di peli ghiandolari), mucillagini, tannino, saponine e sali di potassio[2].
  • Proprietà curative: la medicina popolare utilizza questa piante come vulnerarie (guarisce le ferite), antispasmodiche (attenua gli spasmi muscolari, e rilassa anche il sistema nervoso), depurative (facilita lo smaltimento delle impurità), espettoranti (favorisce l'espulsione delle secrezioni bronchiali), risolventi in generale, toniche (rafforza l'organismo in generale) e astringenti (limita la secrezione dei liquidi)[2][8].

Giardinaggio[modifica | modifica sorgente]

L'utilizzo di questa specie da parte dell'uomo è circoscritto principalmente al giardinaggio grazie anche alla sua vistosa fioritura. Inoltre, se la pianta è sistemata in una zona riparata ma fresca, la fioritura viene mantenuta per lunga parte dell'anno in quanto i fiori si succedono quasi ininterrottamente sino ad agosto inoltrato.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Vol.2, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 850, ISBN 88-7287-344-4.
  2. ^ a b c d Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume secondo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 617.
  3. ^ a b c Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 459, ISBN 88-506-2449-2.
  4. ^ a b c AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 120.
  5. ^ Tropicos Database. URL consultato il 01-09-2009.
  6. ^ Lamium galeobdolon IPNI Database
  7. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 01-09-2009.
  8. ^ Plants For A Future. URL consultato il 01-09-2009.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Wolfgang Lippert Dieter Podlech, Fiori, TN Tuttonatura, 1980.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume secondo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 617.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 459, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume secondo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 120.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 850, ISBN 88-7287-344-4.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]