Lago d'Aral

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Lago d'Aral
Aral Sea 1989-2008.jpg
Stati Kazakistan Kazakistan
Uzbekistan Uzbekistan
Coordinate 44°54′N 59°30′E / 44.9°N 59.5°E44.9; 59.5Coordinate: 44°54′N 59°30′E / 44.9°N 59.5°E44.9; 59.5
Altitudine 34.8 (1998)[1] m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 17160 km²
Profondità massima 42 m
Idrografia
Origine endoreico
Immissari principali Amu Darya, Syr Darya
Aralsee.gif

L'Aral (in russo Aralskoje More, Аральскοе мοре; in kazako Арал Теңізі) è un lago salato di origine oceanica, situato alla frontiera tra l'Uzbekistan (nel territorio della repubblica autonoma del Karakalpakstan) e il Kazakistan. È talvolta chiamato erroneamente mare d'Aral.

Possiede due immissari (Amu Darya e Syr Darya), ma non ha emissari che lo colleghino all'oceano risultando dunque un bacino endoreico.

Il nome deriva dal chirghiso "Aral Denghiz", che significa "mare delle isole", a causa delle numerose isole che erano presenti nei pressi della costa orientale.

Il lago d'Aral è vittima di uno dei più gravi disastri ambientali provocati dall'uomo[2]. L'evento è stato tra l'altro definito dal politico statunitense Al Gore, nel suo libro "Earth in the balance", come il più grave nella storia dell'umanità. Originariamente, infatti, il lago era ampio all'incirca 68.000 km², ma dal 1960 il volume e la sua superficie sono diminuiti: nel 2007 il lago era ridotto al 10% della dimensione originaria[3]. A causa della sua posizione geografica (si trova al centro dell'arido bassopiano turanico) è soggetto a una forte evaporazione che non è più compensata dalle acque degli immissari, sfruttati dai consorzi agricoli.

La prospera industria della pesca basata sul lago è stata dismessa, provocando disoccupazione e difficoltà economiche. Al giorno d'oggi la regione è fortemente inquinata, con gravi ripercussioni sulla salute pubblica. Il ritiro del lago ha causato anche il cambiamento del clima locale (microclima), con estati diventate più calde e secche mentre gli inverni sono diventati più freddi e più lunghi.[4]

Il lago ha sempre mostrato importanti variazioni nel suo livello in tempi storici, ma con periodi del tutto non compatibili con quelli del ciclo di Brückner, ovvero 35 anni. È da considerarsi errata l'idea che in tempi storici il lago sia scomparso e riapparso più volte: le variazioni di cui si ha certezza sono quelle che lo hanno visto diminuire fino all'anno 1880; da quel momento fino al 1908 si era osservato un innalzamento della superficie di circa 3 metri, nonostante fossero già stati avviati, seppur in piccola scala, i lavori di deviazione dei due immissari.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Il lago d'Aral, così come il Mar Caspio e il Mar Nero è ciò che resta dell'antica Paratetide che, ritirandosi, ha generato i tre bacini. Ha perso lo sbocco sul mare circa 5,5 milioni di anni fa a causa di sollevamenti tettonici degli Elburz e del Caucaso combinati con l'abbassamento del livello del mare. Ne sono testimoni le numerose conchiglie fossili di cui è disseminato il deserto del Karakum, che si trova a sud. È ritenuto valido a livello generale che l'Amu Darya non sfociasse nella depressione che ora ospita il lago d'Aral prima dell'inizio dell'Olocene ma sfociasse invece nel Mar Caspio attraverso il canale Uzboy.[5] Accertato invece è che nell'antichità avesse un emissario che portava le sue acque fino al mar Caspio e che fungeva da via navigabile collegata alla "via della seta". Il Syr Darya formò un grande lago nel Deserto del Kizilkum durante il Pliocene ora noto come depressione di Mynbulak.[6]

Primi usi umani e navigazione[modifica | modifica wikitesto]

Prime navi russe sul lago d'Aral, ritratte da Taras Shevchenko, 1848.
Navi della marina imperiale russa nel 1850.

In tempi recenti, sul fondo prosciugato del lago sono riapparsi i resti, risalenti al XIII-XIV secolo, di un'antica città[7].

La prima presenza umana ampiamente documentata è quella militare russa che cominciò nel 1847, quando venne fondata la città di Raimsk, che fu presto rinominata Aralsk, nei pressi della foce del Syr Darya. Poco dopo la marina imperiale russa cominciò a distribuire la propria flotta sulla superficie del lago. Dato che il bacino del lago non era connesso ad altri corpi idrici le navi dovettero essere disassemblate a Orenburg sul Fiume Ural, trasportate via terra fino ad Aralsk (presumibilmente trainate da una carovana di cammelli), e poi riassemblate. Le prime due imbarcazioni erano golette a due alberi di nome Nikolai e Mikhail. La prima era una nave da guerra, la seconda era una nave mercantile destinata a istituire zone di pesca sul lago. Nel 1848 questi due vascelli esplorarono la parte nord del lago. Nello stesso anno venne assemblata una nave da guerra più grande, il Constantine, comandata dal tenente Alexey Butakov che completò l'esplorazione dell'intero bacino nei due anni successivi.[8] Il poeta e pittore ucraino Taras Shevchenko partecipò alla spedizione durante il suo esilio, dipingendo una serie di schizzi sulle coste del lago d'Aral.[9]

Per l'anno 1851 due piroscafi di recente costruzione arrivarono dalla Svezia, sempre tramite carovana. Dato che le indagini geologiche non avevano trovato depositi di carbone nella zona il governatore-generale militare di Orenburg Vasily Alekseevich Perovsky ordinò di effettuare, per il consumo dei due piroscafi, "il rifornimento più abbondante possibile di saxaul" un arbusto del deserto, simile alla Larrea tridentata. Sfortunatamente la pianta non si rivelò un combustibile molto adatto, e negli anni successivi la flottiglia dell'Aral fu approvvigionata, a costi elevati, da carbone proveniente dal bacino carbonifero del Donetsk.[8]

I canali d'irrigazione e il disastro ambientale[modifica | modifica wikitesto]

Una delle numerosissime navi poggiate sul fondo asciutto e incrostato di sale.
Questa immagine mostra la variazione della superficie del lago nel 2004 confrontata con quella che risale ad alcuni decenni or sono e che è comunemente indicata nelle carte geografiche.

Nei primi anni sessanta il governo dell'Unione sovietica decise di prelevare, tramite l'uso di canali, l'acqua dei due fiumi che sfociavano nel lago nel tentativo di irrigare il deserto per coltivare riso, meloni, cereali, ed irrigare i neonati vasti campi di cotone delle aree circostanti.[10] Ciò faceva parte del piano di coltura intensiva per il cotone voluto dal regime sovietico, che aveva il fine di far diventare la Russia una delle maggiori esportatrici.[11]

La costruzione dei canali d'irrigazione cominciò in larga scala negli anni quaranta. La maggior parte di essi è stata costruita in modo sbrigativo, permettendo all'acqua di filtrare o evaporare. Si stima che il canale del Karakum, il più largo nell'Asia centrale, abbia sprecato dal 30% al 75% dell'acqua che lo ha attraversato.

Dei 47.750 km di canali di irrigazione che portano alle aziende agricole solo il 28% è impermeabilizzato. Solo il 77% delle opere di presa dei canali dei consorzi agricoli è dotato di misuratori di portata, mentre dei 268.500 km di canali interni alle fattorie solo il 21% è rivestito di materiale contro l'infiltrazione, che mantiene il 15% di acqua in più rispetto a quelli non rivestiti.[12]

Sin dal 1950 si poterono osservare i primi vistosi abbassamenti del livello delle acque del lago. Già nel 1952 alcuni rami della grande foce a delta dell'Amu Darya non avevano più abbastanza acqua per poter sfociare nel lago. Nel 1960 una quantità d'acqua stimabile tra i 20 ed i 60 km² veniva deviata nell'entroterra. Dal 1961 al 1970 il livello del lago scese ad una media di 20 cm all'anno, e negli anni settanta la media triplicò arrivando a 50–60 cm all'anno, mentre negli anni ottanta la media era compresa fra gli 80 e i 90 cm annui. Il tasso di utilizzo d'acqua per scopi irrigui continuò a crescere: l'acqua deviata dai fiumi duplicò tra il 1960 e il 2000, così come la produzione di cotone.

La progressiva scomparsa del lago non sorprese i sovietici, che avevano previsto l'evento all'inizio dei lavori e ritenevano che l'Aral, una volta ridotto ad una grande palude acquitrinosa, sarebbe stato facilmente utilizzabile per la coltivazione del riso. Già nel 1964 Aleksandr Asarin dell'istituto 'Hydroproject' evidenziava il fatto che il lago era condannato, spiegando che "ciò fa parte dei piani quinquennali approvati dal concilio dei ministri e dal Politburo. Nessun appartenente a un livello inferiore avrebbe osato contraddire questi piani, anche se così il destino del lago fu segnato."[13]

L'opinione pubblica si divise in più correnti. Il piano di sfruttamento delle acque dei fiumi a scopo agricolo aveva come responsabile Grigory Voropaev che, durante una conferenza sui lavori dichiarò, a chi osservava che le conseguenze per il lago sarebbero state nefaste, che il suo scopo era proprio quello di "far morire serenamente il lago d'Aral". Era infatti così abbondante la necessità di acqua che i pianificatori arrivarono a dichiarare che l'enorme lago era ritenuto uno spreco di risorse idriche utili all'agricoltura e, testualmente, "un errore della natura" che andava corretto. Un ingegnere sovietico ha dichiarato, nel 1968, "è evidente a tutti che l'evaporazione del lago d'Aral è inevitabile."[14] D'altra parte negli anni sessanta è stato proposto un progetto su larga scala per reindirizzare una parte del flusso del fiume Ob e dei suoi affluenti verso l'Asia centrale attraverso un gigantesco sistema di canali. Uno dei principali obiettivi del progetto era rifornire d'acqua il lago d'Aral. Tuttavia, a causa dei costi impressionanti e della contrarietà dell'opinione pubblica russa, le autorità federali abbandonarono il progetto nel 1986.[15]

Dal 1960 al 1998 la superficie del lago si era ridotta di circa il 60% ed il suo volume dell'80%. Nel 1960 il lago d'Aral era il quarto lago più grande del mondo con una superficie di 68.000 km2 e un volume di 1.100 km3, mentre dal 1998 la superficie si è ridotta a 28.687 km², scivolando all'ottava posizione. Nello stesso periodo la salinità è aumentata da 10 a 45 g/l. Dal 1987 il lago si è diviso in due laghi distinti, quello nord e quello sud, a causa del continuo ritiro delle acque. Nel 1991 l'Uzbekistan acquisì l'indipendenza dall'Unione Sovietica. L'ambasciatore inglese Craig Murray descrisse l'indipendenza come un modo per Islam Karimov di consolidare il suo potere piuttosto che dedicarsi all'allontanamento da un'economia di stampo sovietico centrata sullo sfruttamento delle terre. Murray attribuisce alla politica sul cotone di Karimov la causa del prosciugamento del lago negli anni novanta. Il governo mantenne il massiccio sistema di irrigazione che Murray descrisse come altamente inefficiente. La rotazione delle colture non era utilizzata e il suolo impoverito richiedeva enormi quantità di fertilizzanti. Il deflusso dell'acqua dai campi portò queste sostanze chimiche nel lago in contrazione, creando un grave inquinamento e problemi di salute.[16]

Nell'estate del 2003 il lago d'Aral a sud stava scomparendo prima del previsto. Nelle parti più profonde del lago l'acqua in fondo era più salata di quella in superficie e non avveniva il rimescolamento. In questo modo solo la parte superiore del mare veniva riscaldata in estate, evaporando più rapidamente di quanto previsto. Nel 2003, l'Aral Sud si suddivise ulteriormente in due bacini: uno orientale e uno occidentale.

Nel 2004 la superficie del lago d'Aral era di soli 17.160 km², il 25% della sua estensione originale mentre la salinità era aumentata di quasi cinque volte uccidendo la maggior parte della flora e fauna. Nel 2007, la superficie del lago si era ulteriormente ridotta fino al 10% della sua dimensione originale e la salinità di ciò che restava dell'Aral Sud era aumentata a livelli superiori a 100 g/l (per un confronto, la salinità ordinaria dell'acqua marina è di circa 35 g/l, mentre nel Mar Morto la salinità varia tra 300 e 350 g/l). Il ritiro dell'Aral Nord è stato parzialmente invertito grazie alla costruzione di una diga, ma i resti dell'Aral Sud continuano a scomparire e la sua contrazione drastica ha creato l'Aralkum, un deserto che si estende sull'ex letto del lago. L'afflusso di acque sotterranee nel lago d'Aral Sud probabilmente non saranno sufficienti per fermare l'essiccazione, soprattutto se non accompagnate da un cambiamento nelle pratiche di irrigazione. [17] Questo afflusso di circa 4 km³ all'anno è maggiore di quanto precedentemente stimato. La falda ha origine dalle montagne del Pamir e del Tian Shan e si fa strada attraverso gli strati geologici di una zona di frattura sul fondo dell'Aral.[18]

Nel 2014 il lago d'Aral orientale si prosciuga totalmente

Le conseguenze sulla salute pubblica, sull'economia e sull'ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Quel che rimane del porto di Aralsk
Una immagine del giugno 2006. Si vede chiaramente a nord il piccolo Aral completamente separato dal grande Aral. Si può notare come la superficie del piccolo Aral sia aumentata dall'immagine precedente che risale al 2004. In particolare questa foto riprende una tempesta di sabbia e sale che porta le polveri verso Sud.

Gli ecosistemi del lago d'Aral e dei suoi immissari sono stati pressoché distrutti, soprattutto a causa dell'elevata salinità. Il lago, ritirandosi, ha lasciato scoperta una vasta pianura ricoperta da depositi di sale e prodotti chimici tossici, ciò che resta della sperimentazione di armi, dei progetti industriali, del dilavamento di fitofarmaci e fertilizzanti. Per far posto alle piantagioni, infatti, i consorzi agricoli non hanno lesinato l'uso di diserbanti che hanno inquinato il terreno circostante. Nel corso di quattro decenni la linea della costa è arretrata in alcuni punti anche di 150 km lasciando al posto del lago un deserto di sabbia salata invece del previsto acquitrino.

L'impatto ambientale sulla fauna lacustre è stato devastante. Il vento che spira costantemente verso est/sud-est trasportando la sabbia, salata e tossica per gli agenti inquinanti, ha reso inabitabile gran parte dell'area e le malattie respiratorie e renali hanno un'incidenza altissima sulla popolazione locale. Le polveri sono arrivate fino su alcuni ghiacciai dell'Himalaya. I campi della regione sono danneggiati dal sale trasportato dalle tempeste di sabbia. Anche il clima locale è cambiato: gli inverni si sono fatti più freddi e lunghi, le estati più calde e secche.

I numerosi insediamenti di pescatori che vivevano del pesce del lago sono stati via via abbandonati fino al 1982, anno della definitiva cessazione di ogni attività direttamente correlata alla pesca nel lago. Gli stabilimenti di lavorazione del pesce hanno continuato comunque a funzionare per molti anni grazie allo sforzo del governo di Mosca che aveva ordinato che parte del pesce pescato sul Mar Baltico fosse trasportato e lavorato presso gli impianti di inscatolamento di Moynaq in Uzbekistan.

A lungo andare, tuttavia, gli irragionevoli costi di questa pratica ne imposero il fermo. Ogni attività produttiva legata al pesce ha quindi avuto termine. Nel corso degli anni sia la città di Moynaq (situata a sud del lago, in Uzbekistan, nel territorio della repubblica del Karakalpakstan) che la città di Aralsk (situata a nord-est del lago, in Kazakistan) sono diventate meta di un lugubre turismo che cerca le carcasse delle navi arrugginite abbandonate in quello che ora è un deserto di sale ed una volta era un florido lago.

Nel 2011 l'archivio storico, curato dal Kazakistan, che documenta l'evoluzione del disastro dal 1965 al 1990 è stato dichiarato Memoria del mondo dall'UNESCO.[19]

La base militare abbandonata[modifica | modifica wikitesto]

Una grave preoccupazione è costituita dall'installazione di una base militare Russo-Sovietica, la cui base si trova tuttora su quella che una volta era l'isola di Vozroždenie. In quella base infatti vengono condotti esperimenti di armamenti chimico-batteriologici. A causa dell'abbassamento del livello del lago, tale isola ormai era di fatto diventata parte della terraferma e facilmente raggiungibile. La presenza di fusti di antrace e di altri agenti tossici è nota e confermata sia dalle autorità russe, sia dalle autorità uzbeke, sia da quelle statunitensi incaricate di indagare sulla effettiva pericolosità del luogo. Tale installazione non è stata bonificata definitivamente.

I tentativi di recupero[modifica | modifica wikitesto]

Un'immagine di marzo 2010. Rispetto all'immagine precedente si può notare la quasi scomparsa della parte orientale del Grande Aral, ormai ridotto ad una piccola striscia nella zona occidentale.

Allo stato attuale, l'unica nazione che ha intrapreso provvedimenti concreti per la situazione è il Kazakistan. In pratica, al di là di alcuni accordi formali tra loro, i governi delle altre nazioni che insistono nell'area interessata al passaggio dei due fiumi (Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan, Kirghizistan ed in parte l'Afghanistan) non hanno intrapreso significative azioni comuni per ripristinare l'afflusso delle acque verso il bacino del lago. Il motivo è che la coltivazione del cotone impiega ormai una quantità di lavoratori cinque volte maggiore di quella che una volta era impiegata nella pesca, che peraltro era concentrata nei soli Kazakistan ed Uzbekistan.

Inoltre i terreni che le acque del lago hanno scoperto ritirandosi hanno mostrato di essere ricchissimi giacimenti di gas naturale. Nel corso del 2006 un importante accordo per lo sfruttamento del sottosuolo del lago è stato raggiunto tra il governo dell'Uzbekistan, la società russa LUKoil, la Petronas, la Uzbekneftegaz e la China National Petroleum Corporation. Un eventuale ritorno dell'acqua al livello originario sulla riva uzbeka renderebbe complicato questo genere di attività.

Il lago, prosciugandosi, si è diviso, dal 1987, in due laghi distinti. Quello a sud, e quello (molto più piccolo) a nord. Il lago a nord ("Piccolo Aral"), dopo alcuni lavori di bonifica, è stato completamente isolato dalla parte sud con la costruzione, finanziata dalla Banca Mondiale, della diga chiamata Kokaral e nuovamente ricongiunto, seppur con un afflusso ridotto, all'antico affluente Syr Darya. La costruzione della diga è stata completata nel 2005. Essa è una parte di un progetto più grande che punta alla riqualificazione della parte kazaka del lago. Il completamento dei lavori, che tra l'altro prevedono una forte riduzione degli sprechi idrici del Syr Darya in modo da far arrivare al lago quanta più acqua possibile, è previsto per la fine del 2008[20].

I risultati del lavoro sono stati notevoli. Dal 2003 al 2008 la superficie del Piccolo Aral è passata da 2.550 km² a 3.300 km². Nello stesso periodo la profondità è passata da 30 a 42 metri.[21]. In alcuni villaggi è ripresa l'attività di pesca dopo che alcune specie di pesci erano state reintrodotte proprio per tentare di rendere la pesca nuovamente praticabile. Nel 2011, secondo le dichiarazione del presidente kazako Nursultan Nazarbayev, la quantità di pescato del Piccolo Aral è arrivata a 6000 tonnellate.[22] Secondo gli imprenditori locali, il pescato del 2011 ammonterebbe addirittura a 18.000 tonnellate.[23] Le acque del lago, inoltre, sono risultate abbastanza pulite da essere potabili e la salinità è tornata ai livelli simili a quelli pre-1960.

La costruzione di una nuova e più grande diga è allo studio. Sarebbe anch'essa finanziata per l'85% dalla Banca Mondiale e per il 15% dal governo del Kazakistan. L'obiettivo della nuova diga sarebbe quello di riportare il livello del "Piccolo Aral" fino a consentirgli di bagnare e rendere nuovamente operativo, entro il 2015, il porto di Aralsk, che al momento è ancora a circa 25 km di distanza dal lago[24]. La nuova diga non andrebbe a sostituire l'attuale Kokaral bensì andrebbe ad integrarsi in un complesso sistema di nuove costruzioni e canalizzazioni localizzate principalmente nella baia di Saryshaganak, alla cui estremità sorge la città di Aralsk. I lavori, che ammonterebbero a 191 milioni di dollari, consisterebbero nella costruzione di un canale che porti l'acqua dal Syr Darya direttamente nella baia. La baia sarebbe poi chiusa dalla nuova diga. Nel giro di poco tempo, il livello dell'acqua dovrebbe tornare a bagnare il porto di Aralsk[25].

C'è da considerare tuttavia il fatto che il "Piccolo Aral" giace completamente sul suolo del Kazakistan e la sua divisione ha, in pratica, condannato a morte il "Grande Aral", che invece giace in gran parte in Uzbekistan. Le autorità dell'Uzbekistan ritengono che ormai la situazione sia talmente compromessa che l'unica soluzione sia quella di investire nel rinverdimento del deserto lasciato dal lago evaporato invece di provvedere ad un suo eventuale nuovo riempimento. Stanno avendo un discreto successo delle opere di rimboschimento di Haloxylon ammodendron, un arbusto noto anche con il nome di "albero del sale", in grado di vivere in ambienti aridi e dalla salinità elevata. Secondo un piano curato da autorità tedesche, uzbeke e kazake, nel giro di 10 anni circa 300.000 ettari saranno rimboschiti con questo tipo di vegetazione. L'obiettivo è quello di ridurre del 60%-70% la velocità del vento al suolo durante le frequenti tempeste di sabbia in modo da ridurre sensibilmente la quantità di polveri che i venti portano nei dintorni.

Ciononostante, l'esistenza di soluzioni per riportare il lago al livello originario è stata dimostrata in più occasioni da ingegneri idraulici e studiosi di varie parti del mondo. Oltre al sistema delle dighe e dell'ottimizzazione dello sfruttamento dell'acqua dell'Amu Darya e del Syr Darya, si è proposto:

  • l'utilizzo di varietà di piante di cotone che richiedono un'irrigazione minore[26];
  • la realizzazione di canali che devino nell'Aral parte delle acque dei fiumi Volga, Irtyš e Ob'. Questa soluzione riporterebbe il lago al suo livello originario entro un massimo di 30 anni, ma i lavori implicherebbero un costo dai 30 ai 50 miliardi di dollari USA[27];
  • la costruzione di un acquedotto che, previa desalinizzazione, porti acqua all'Aral dal mar Caspio[28].

Evoluzione osservata dal satellite[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aral: storia di un disastro pianificato, globalgeografia.com. URL consultato il 6 settembre 2014.
  2. ^ (EN) Daily Telegraph, Aral Sea 'one of the planet's worst environmental disasters' in The Daily Telegraph (London). (archiviato dall'url originale l'8 aprile 2010).
  3. ^ Risanare il mare d'Aral in Le Scienze. URL consultato il 14 aprile 2009.
  4. ^ (EN) U.S. Geological Survey, Earthshots: Aral Sea, U.S. Department of the Interior. (archiviato dall'url originale il 4 aprile 2008).
  5. ^ Middleton, Nick; “The Aral Sea”; in Shahgedanova Maria; The Physical Geography of Northern Eurasia; pp. 497-498
  6. ^ Velichko, Andrey and Spasskaya, Irina; “Climatic Change and the Development of Landscapes”; in Shahgedanova Maria; The Physical Geography of Northern Eurasia; pp. 48-50
  7. ^ Tracce di un antico insediamento sul fondo dell'Aral, antikitera.net. URL consultato il 6 settembre 2014.
  8. ^ a b (EN) John Michell, Chokan Chingisovich Valikhanov e Mikhail Ivanovich Venyukov, The Russians in Central Asia: their occupation of the Kirghiz steppe and the line of the Syr-Daria : their political relations with Khiva, Bokhara, and Kokan : also descriptions of Chinese Turkestan and Dzungaria; by Capt. Valikhanof, M. Veniukof and others, trad. John Michell, Robert Michell, E. Stanford, 1865, pp. 324–329.
  9. ^ (EN) David Alan Rich, The Tsar's colonels: professionalism, strategy, and subversion in late Imperial Russia, Harvard University Press, 1998, p. 247, ISBN 0-674-91111-3.
  10. ^ (EN) Soviet cotton threatens a region's sea - and its children, New Scientist.
  11. ^ (EN) USDA-Foreign Agriculture Service, Cotton Production Ranking, National Cotton Council of America, 2008.
  12. ^ (EN) ca-water.net, a knowledge base for projects in the Central Asia, 2003..
  13. ^ (EN) Michael Wines, Grand Soviet Scheme for Sharing Water in Central Asia Is Foundering, The New York Times.
  14. ^ (EN) Tom Bissell, Eternal Winter: Lessons of the Aral Sea Disaster, Harper's, 2002, pp. 41–56.
  15. ^ (EN) Michael H. Glantz, Creeping Environmental Problems and Sustainable Development in the Aral Sea..., Cambridge, New York, Cambridge University Press, 1999, p. 174, ISBN 0-521-62086-4.
  16. ^ (EN) Craig Murray, Dirty Diplomacy, Scribner, 2007.
  17. ^ (EN) Filippo P. Mickin, Desiccation of the Aral Sea: A Water Management Disaster in the Soviet Union, ciesin.org, 1988. URL consultato il 6 settembre 2014.
  18. ^ (EN) The Aral Sea Crisis, columbia.edu. URL consultato il 6 settembre 2014.
  19. ^ Aral Sea Archival Fonds | United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization
  20. ^ (EN) The Aral Sea is coming back, 26 maggio 2008. URL consultato il 14 aprile 2009.
  21. ^ (EN) 01-08-2008, The Kazakh Miracle: Recovery of the North Aral Sea in Environment News Service.
  22. ^ President on business trip to Kyzylorda region
  23. ^ In Northern Aral Sea, Rebound Comes With a Big Catch
  24. ^ (EN) The World Bank aids in revival of the north Aral in Turkish Weekly. URL consultato il 23 giugno 2008.
  25. ^ (EN) Kazakhstan will not reduce Aral rescue works in Kazakhstan Today. URL consultato il 28 aprile 2009.
  26. ^ (EN) Country Water Action: Uzbekistan - Farmers, Scientists Push for Aral-Friendly Cotton Variety. URL consultato il 14 aprile 2009.
  27. ^ (EN) RELEASE THE RIVERS - Let the Volga & Ob Refill the Aral Sea. URL consultato il 14 aprile 2009.
  28. ^ (EN) Aral Sea Refill: Seawater Importation Macroproject. URL consultato il 14 aprile 2009.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri laghi in via di prosciugamento a causa di opere d'irrigazione.[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]