Lagenaria siceraria

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Lagenaria siceraria
Bottle Gourd - Flickr - nekonomania.jpg
Frutto di Lagenaria siceraria
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Ordine Violales
Famiglia Cucurbitaceae
Genere Lagenaria
Specie L. siceraria
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Rosids
(clade) Eurosids I
Ordine Cucurbitales
Famiglia Cucurbitaceae
Nomenclatura binomiale
Lagenaria siceraria
(Molina) Standl., 1930
Sinonimi
  • Cucurbita lagenaria (L.) L.
  • Lagenaria vulgaris Ser.
Lagenaria siceraria var peregrina

La zucca a fiasco, zucca da vino[1], zucca bottiglia, cocozza, zucca lagenaria[2] (Lagenaria siceraria (Molina) Standl., 1930) è una pianta della famiglia Cucurbitacee. Produce zucche utilizzate anche come varietà ornamentali. È l'unica zucca presente nel vecchio continente prima della scoperta dell'America, da dove invece provengono le zucche del genere Cucurbita. Della lagenaria parlano Columella e Plinio, il quale[chi dei due, e dove?] afferma che assomiglia al cetriolo, almeno per quanto riguarda il tipo di coltivazione.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

Le lagenarie, al pari delle zucchine e simili, possono essere consumate cotte e possono inoltre essere conservate utilizzando aceto. Si predilige in cucina l'utilizzo dei frutti più giovani, i quali tra l'altro presentano un elevato grado di delicatezza e di succosità.

Usi non alimentari[modifica | modifica wikitesto]

Nei paesi in cui tale specie è coltivata, si utilizzano i gusci come vasi e contenitori di vario genere, quali recipienti e contenitori (fiaschi, borracce, ecc.) in cui conservare, per breve periodo, acqua, vino o altri liquidi. Le lagenarie vengono inoltre utilizzate per fabbricare strumenti musicali e astucci penici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Calabash: Traduzione in italiano di Calabash – Dizionario inglese Corriere.it. URL consultato il 22 marzo 2012.
  2. ^ Erbario – Università di Bologna. URL consultato il 22 marzo 2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]