Lady Be Good (aereo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Lady Be Good
I rottami del Lady Be Good nel deserto libico scoperti nel 1958.
I rottami del Lady Be Good nel deserto libico scoperti nel 1958.
Tipo di evento Errore di navigazione
Data 4 aprile 1943
Luogo Libia
Stato Libia Libia
Coordinate 26°42′45″N 24°01′27″E / 26.7125°N 24.024167°E26.7125; 24.024167Coordinate: 26°42′45″N 24°01′27″E / 26.7125°N 24.024167°E26.7125; 24.024167
Tipo di aeromobile B-24 Liberator
Nome dell'aeromobile Lady Be Good, s.n. 41-24301
Operatore United States Army Air Force
Partenza Soluch Airfield, Libia
Destinazione Missione di bombardamento su Napoli e ritorno al Soluch Airfield o a Malta
Passeggeri 0
Equipaggio 9
Vittime 9
Feriti 0
Sopravvissuti 0
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Libia

[senza fonte]

voci di incidenti aerei presenti su Wikipedia

Il Lady Be Good è stato un bombardiere B-24D Liberator statunitense, numero di serie 41-24301, in servizio nella United States Army Air Forces nella Seconda guerra mondiale. Di stanza a Soluch Field[1] presso Soluch, in Libia, (oggi Aeroporto Internazionale di Bengasi-Benina), faceva parte del 514º Squadrone Bombardieri, 376º Gruppo Bombardieri.

Fu dato per disperso il 4 aprile 1943 dopo un bombardamento su Napoli. All'epoca, si pensò che l'aereo fosse caduto nel Mar Mediterraneo, e i nove uomini di equipaggio vennero considerati Missing in Action, dispersi in combattimento.

Il 9 novembre 1958 l'aereo venne ritrovato da una spedizione petrolifera britannica in ricerca di petrolio. La spedizione contattò subito la Wheelus Air Base dell'USAF di Tripoli, in che ritrovò l'aereo quasi intatto a 440 miglia nell'entroterra libico. Le ricerche successive portarono a rinvenire i corpi di tutti i membri dell'equipaggio tranne uno.

La missione[modifica | modifica wikitesto]

L'equipaggio del Lady Be Good era alla prima missione di combattimento, essendo arrivato in Libia solo il 18 marzo. L'aereo era nuovo di fabbrica, ed era stato distaccato presso il 376º Gruppo il 25 marzo. Riportava il numero di identificazione "64" sulla parte anteriore, e fu scelto per unirsi alla missione di bombardamento su Napoli nel tardo pomeriggio del 4 aprile.

I membri dell'equipaggio del Lady Be Good erano:

L'equipaggio partì dal campo di volo poco dopo le tre pomeridiane, uno degli ultimi a partire. Forti venti e visibilità ridotta gli impedirono di riunirsi con il resto della formazione di bombardieri, per cui l'equipaggio proseguì con la missione in solitaria. L'obiettivo era effettuare il secondo passaggio di un bombardamento in due parti su Napoli, insieme ad altri 13 B-24.[2]

Nove B-24s ritornarono alla base prematuramente, impossibilitati a proseguire dalla tempesta di sabbia che stava abbattendosi sull'area, mentre quattro aerei proseguirno arrivando a Napoli alle 19:50, a quota 25.000 piedi. Ancora afflitti da visibilità scarsa, dovettero rinunciare al bombardamento, ripiegando sul bersaglio secondario. Anche qui, solo due bombardieri poterono sganciare il carico, mentre gli altri rilasciarono le bombe nel Mediterraneo, così da alleggerirsi e ridurre il consumo per un più sicuro ritorno alla base.[2] Il Lady Be Good raggiunse il bersaglio in ritardo, e intraprese il viaggio di ritorno da solo.

A mezzanotte e 12 minuti,[2] il pilota Lt. Hatton chiamò la base, affermando di avere problemi al radiogoniometro e chiedendo la posizione della base. Non è chiaro se il Lady Be Good fu in grado di ricevere la risposta.

L'aereo superò inavvertitamente la base, senza vedere i flares lanciati per guidare il mezzo in difficoltà, e continuò a volare verso l'entroterra africano per due ore. Alle 2 di mattina, l'equipaggio si buttò col paracadute, mentre il Lady Be Good continuava nel suo volo per altre 16 miglia senza pilota, per poi schiantarsi nel Calanshio, uno dei grandi depositi sabbiosi del deserto libico.

Una missione di ricerca venne lanciata dall'aeroporto per trovare il bombardiere mancante, ma non venne trovata nessuna traccia del velivolo o dell'equipaggio[2]

La scoperta del relitto[modifica | modifica wikitesto]

I resti del Lady Be Good.

Il 9 novembre 1958 un gruppo di prospettori petroliferi inglesi vide il relitto, e contattò le autorità della Wheelus Air Base, segnalando le coordinate del mezzo. Gli inglesi non visitarono il relitto.[2] Il 27 febbraio 1959 il prospettore inglese Paul Johnson avvistò il relitto alle coordinate 26°42′45.7″N 24°01′27″E / 26.712694°N 24.024167°E26.712694; 24.024167, 440 miglia a sud est di Soluch. Il relitto venne nuovamente osservato il 16 maggio e il 15 giugno con dei passaggi aerei.

Un gruppo di recupero partì dalla Wheelus Air Base il 26 maggio 1959[3] L'aereo si presentava spezzato in due parti, ma perfettamente preservato: le mitragliatrici risultavano ancora funzionanti, la radio era in condizioni operative, e nella cabina vi erano ancora razioni di cibo e acqua, del tè contenuto in un thermos era ancora bevibile, ma non venne trovato nessun cadavere e nessun paracadute.

I danni ai motori indicavano che al momento dell'impatto uno dei motori ancora funzionava, e che l'aereo aveva perso quota lentamente fino a strisciare con la parte inferiore sulla sabbia.

Risultava evidente che l'equipaggio si era buttato col paracadute prima dell'impatto: i diari del navigatore Lt. Hays, alla sua prima missione, terminavano con la registrazione di Napoli.[2]

La scoperta dei corpi[modifica | modifica wikitesto]

L'equipaggio del Lady Be Good. da sinistra a destra: Hatton, Toner, Hays, Woravka, Ripslinger, LaMotte, Shelly, Moore, Adams.

Nel febbraio 1960, l'esercito statunitense aprì una ricerca formale per trovare i resti dell'equipaggio: vennero rinvenuti cinque corpi, e delle tracce che indicavano che tre altri uomini avevano camminato verso nord in cerca di aiuto. Questi non vennero rinvenuti, e si concluse che fossero stati inghiottiti dalle dune.

Quando la notizia del ritrovamento dei corpi divenne pubblica, nel maggio 1960, l'aviazione e l'esercito statunitense lanciarono un'operazione congiunta, chiamata "Operazione Climax": con un C-130 Hercules e due elicotteri Bell H-13 venne setacciata l'area in cui probabilmente si trovavano i resti degli uomini mancanti.

A trovare il corpo del sergente Shelley fu un gruppo di prospettori inglesi, il 12 maggio 1960: si trovava 21 miglia a nord-ovest rispetto ai cinque corpi recuperati. Dirottato in zona, una degli elicotteri statunitensi avvistò il corpo del sergente Ripslinger il 17 maggio 1960, a 26 miglia a nord-ovest rispetto a Shelley.[2]

L'Operazione Climax si concluse con i due ritrovamenti. Il corpo del luogotenente Woravka venne trovato da esploratori inglesi nell'agosto 1960, e fu recuperato dalla U.S. Air Force.

I diari di bordo[modifica | modifica wikitesto]

Dopo essersi paracadutati nel deserto, otto dei nove uomini riuscirono a radunarsi grazie al lancio di razzi di segnalazione in aria. Il nono uomo, il bombardiere John Woravka, risultò mancante: è probabile che il suo paracadute non abbia funzionato correttamente, e che sia morto nell'impatto.

Pensando di essere vicini alla costa, gli otto uomini si incamminarono verso nord, abbandonando sul cammino stivali di volo, pezzi di paracadute, giubbetti e altri oggetti per facilitare il lavoro dei soccorritori.

Riuscirono a sopravvivere per otto giorni, con una sola borraccia d'acqua e camminando fino a 160 km nel deserto.

Il corpo di Moore non venne recuperato, anche se si sospetta che sia stato ritrovato e seppellito da una pattuglia di soldati inglesi nel 1953. Durante una missione questi ritrovarono dei resti umani, all'incirca nell'area dove furono trovati i corpi di Shelley e Ripslinger. Vennero fotografati, e subito sepolti senza un'inchiesta formale. Nel 2001 un membro della pattuglia testimoniò che il corpo trovato apparteneva a un maschio, il cui cranio somigliava a quello di Moore. Non è noto il luogo preciso della sepoltura.[4]

Venne recuperato il diario del copilota Robert Toner, in cui erano descritte le sofferenze della camminata verso nord, e da cui traspare il fatto che gli uomini non sospettassero di essere così lontani dalla costa. Probabilmente durante il volo gli uomini scambiarono i riflessi sulle dune per onde in mare aperto. È possibile che una volta a terra gli uomini fossero riusciti a identificare correttamente la loro posizione, poiché il viaggio verso nord per la costa è effettivamente di poco più breve rispetto al viaggio verso sud per l'oasi di El Zighen. Tuttavia, se avessero camminato in direzione sud avrebbero potuto trovare i resti dell'aereo, con le sue scorte di viveri e la radio ancora funzionante.

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Parti dell'aereo vennero recuperate e rimandate in patria per le analisi. Alcuni componenti vennero recuperati e usati come ricambi, ma alcuni degli aerei su cui furono installati ebbero problemi in volo. Un de Havilland Canada DHC-3 Otter dell'esercito su cui venne installato un bracciolo del bombardiere precipitò nel Golfo di Sidra[5]

Alcune parti del Lady Be Good sono in mostra al National Museum of the United States Air Force. Un'elica è situata davanti al municipio di Lake Linden, casa di Robert E. LaMotte.

Un team della Royal Air Force si recò sul luogo nel 1968 e recuperò altri componenti, incluso un motore che venne fatto esaminare alla McDonnell Douglas. Altri pezzi vennero rimossi da cercatori di souvenir.

Nell'agosto 1994 i resti dell'aereo vennero recuperati da un gruppo guidato dal Dr. Fadel Ali Mohammed e portati alla base militare di Tobruk per conservazione.[6]

Un mosaico a vetri nella cappella della base di Wheelus commemora l'aereo e l'equipaggio.[2]

Nei media[modifica | modifica wikitesto]

Il caso del Lady Be Good è stato citato indirettamente in alcuni film, tra cui Sole Survivor, un film di Paul Stanley per la il canale televisivo ABC del 1970 che raccontava la storia dei fantasmi di un B-25 caduto nel deserto libico.[7]. Una storia simile venne usata per il primo episodio Re Nove non tornerà (King Nine Will Not Return) della seconda stagione del 1960 della serie televisiva Ai confini della realtà.[8]

Il libro del 1964 Il volo della fenice di Elleston Trevor a cui ispira il film omonimo di Robert Aldrich del 1965 e il suo remake del 2004 di John Moore hanno somiglianze con la tragedia del Lady Be Good.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ LadyBeeGood.com
  2. ^ a b c d e f g h Vanishings! - Lost in Libya, 2003, History International Channel
  3. ^ McClendon, Dennis E. Lady Be Good, Mystery Bomber of World War II, Aero Publishers, Inc, 1962
  4. ^ www.ladybegood.com
  5. ^ Fact Sheets : Consolidated B-24D “Lady Be Good” : Consolidated B-24D “Lady Be Good”
  6. ^ "Lady Be Good" B-24 Bomber, Quartermaster Graves Registration Search and Recovery
  7. ^ Sole Survivor
  8. ^ "The Twilight Zone" King Nine Will Not Return (1960)

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]