Lactuca perennis

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Lattuga rupestre
Lactuca perennis 010511.JPG
Lactuca perennis
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Lactucinae
Genere Lactuca
Specie L. perennis
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Lactucinae
Nomenclatura binomiale
Lactuca perennis
L., 1753
Nomi comuni

Lattuga perenne

La lattuga rupestre (nome scientifico Lactuca perennis L., 1753) è una specie di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia Asteraceae.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico (lactuca) deriva dall'abbondanza di sacchi latticinosi contenuti in questa pianta (una linfa lattea nel gambo e nelle radici); quello specifico (perennis) fa riferimento al ciclo biologico della pianta (= perenne), mentre quello comune (rupestre) fa riferimento all'habitat tipico di queste piante.[1]
Il binomio scientifico della pianta di questa voce è stato proposto da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum" del 1753.[2]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Descrizione delle parti della pianta
Il portamento

Queste piante possono arrivare fino ad una altezza compresa tra i 2 e 9 dm. La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia sono piante erbacee, a ciclo biologico perenne, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve e dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. In queste piante sono presenti dei succhi lattiginosi. Tutta la pianta è glabra e glauca.[3][1][4]

Radici[modifica | modifica sorgente]

La radice è cilindrica, grossa e carnosa di tipo tuberoso (semplice o ramificata).

Fusto[modifica | modifica sorgente]

La parte aerea del fusto è ascendente ed eretta; i rami sono arcuati.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie

Le foglie sono pennatosette (raramente possono essere non lobate) e si dividono in basali e cauline. Quelle basali forma una rosetta e sono picciolate. La parte centrale delle foglie (area indivisa) è larga 5 - 10 mm; le lacinie laterali hanno una forma lineare e possono essere pennate (o dentate) a loro volta. Quelle cauline sono progressivamente ridotte e subsessili. Lunghezza delle foglie basali: 30 cm. Lunghezza delle foglie cauline: 8 - 15 cm. Dimensione delle lacinie laterali: larghezza 1 - 4 mm; lunghezza 15 - 35 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Le infiorescenze sono formate da numerosi capolini (da 12 a 20) su lunghi peduncoli in formazioni sciolte (o corimbose a pannocchia). I capolini sono formati da un involucro conico composto da brattee (o squame) disposte su 2 - 4 serie, all'interno delle quali un ricettacolo fa da base ai fiori tutti ligulati. Le squame hanno una forma ottusa, da triangolare-ovata a ovato-lanceolata quelle esterne, e lanceolate quelle più interne; possono essere arrossate e sono del tutto glabre. Lunghezza dei peduncoli: 2 - 8 cm. Diametro dei capolini: 3 - 4 cm. Dimensione dell'involucro: larghezza 5 - 6 mm; lunghezza 15 - 20 mm. Lunghezza delle brattee: 18 - 20 mm.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

I fiori

I fiori sono tutti del tipo ligulato[5] (il tipo tubuloso, i fiori del disco, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono tetra-ciclici (ossia sono presenti 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi). I fiori sono ermafroditi e zigomorfi.

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[6]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: la corolla è colorata di violaceo. Lunghezza delle ligule: 20 - 25 mm.
  • Androceo: gli stami sono 5 con filamenti liberi, mentre le antere sono saldate in un manicotto (o tubo) circondante lo stilo.[7] Le antere alla base sono acute.
  • Fioritura: da (maggio) giugno a luglio.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

I frutti sono degli acheni fusiforme-compressi (sono 1,5 volte più lunghi che larghi), con alcune coste longitudinali, colorati di grigio plumbeo e provvisti di becco lungo quasi come il corpo dell'achenio con pappo formato di setole bianche. Dimensione degli acheni: corpo 6 - 7 mm; becco 5 - 6 mm. Dimensione del pappo: 6 - 7 mm.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[8] – Distribuzione alpina[9])
  • Habitat: l'habitat tipico per questa pianta sono le rupi, le pietraie e i muri; ma anche le praterie rase rocciose. Il substrato preferito è sia calcareo che calcareo/siliceo con pH basico e bassi valori nutrizionali del terreno che deve essere arido.[9]
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare da 100 fino a 1500 m s.l.m. (raramente fino a 2000 m s.l.m.); frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinareo, montano e in parte quello subalpino.

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa scheda appartiene alla seguente comunità vegetale:[9]

Formazione : comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche
Classe : Festuco-Brometea

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia di appartenenza di Lactuca perennis (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale e comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[10] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[11]). All'interno della famiglia il genere Lactuca fa parte della sottofamiglia Cichorioideae (una delle 12 sottofamiglie nella quale è stata suddivisa la famiglia Asteraceae); mentre Cichorieae è una delle 7 tribù della sottofamiglia, e la sottotribù Lactucinae è una dell 11 sottotribù di Cichorieae.[12][13] Il genere Lactuca comprende circa 150 specie, una dozzina delle quali sono presenti nella flora spontanea italiana.
Nell'ambito delle specie spontanee italiane la lattuga rupestre appartiene alla sezione "SCARIOLA" caratterizzata dall'involucro formato da 2 - 4 serie di squame disposte in modo embricato e da infiorescenze con 8 - 10 e più capolini (l'altra sezione si chiama "MYCELIS" con l'involucro uniseriato e infiorescenze con al massimo 5 capolini) e sottosezione "Cyanicae" caratterizzata da fiori azzurri, porporini o bianchi (l'altra sottosezione si chiama "Xanthinae" con fiori gialli). Queste distinzioni sono usate soprattutto nell'orticoltura per riconoscere le varie specie e non hanno valore tassonomico.[1]
Il numero cromosomico di L. perennis è: 2n = 18.[14][4]

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[15]

  • Cyanoseris perennis (L.) Schur
  • Lactuca coerulea Rchb.
  • Lactuca deggeleriana Hegetschw.
  • Lactuca perennis subsp. perennis
  • Lactuca sonchoides Lapeyr.
  • Scorzonera caerulea Saut. ex Rchb.

Nomi obsoleti[modifica | modifica sorgente]

L'elenco seguente indica alcuni nomi della specie di questa voce non ritenuti più validi (tra parentesi il taxon a cui si riferisce eventualmente il nome obsoleto):

  • Lactuca perennis subsp. granatensis Charpin & Fern.Casas (sinonimo di Lactuca singularis Wilmott)

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

Le seguenti specie dello stesso genere (o generi simili), con distribuzione alpina, possono essere confuse con quella di questa voce (sono indicati alcuni caratteri utili a distinguere una specie dall'altra):

  • Lactuca tenerrima Pourr. - Lattuga occidentale: i capolino sono piccoli con un diametro di 1 - 2 cm; l'achenio è allungato (3 volte più lungo che largo); si trova (ma raramente) nelle Alpi Occidentali.
  • Lactuca alpina (L.) A. Gray - Cicerbita violetta: l'infiorescenza è più copiosa con fusti rossicci e densamente ricoperti di grosse ghiandole stipitate (dotate di appendice pedicellare) purpuree.

Altre due specie simili alla lattuga rupestre sono:

  • Lactuca plumieri (L.) Gren. & Godr. – Cicerbita di Plumier : è simile alla Lactuca alpina; le foglie hanno lobi più profondamente divisi e i fiori sono di colore azzurro – pallido.
  • Lactuca macrophylla (Willd.) A. Gray – Cicerbita maggiore: anche questa è simile alla Lactuca alpina; le foglie inferiori hanno dei lobi laterali molto pronunciati; l'infiorescenza è più lassa e il rizoma è strisciante. Questa specie è originaria del Caucaso.

Delle due ultime specie citate in questo paragrafo, secondo il Pignatti[16], la prima non è compresa nella nostra flora spontanea, mentre la seconda è presente (inselvatichita) solamente in una zona della Toscana.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

Secondo la medicina popolare questa pianta ha le seguenti proprietà medicamentose:[17]

  • antispasmodica (attenua gli spasmi muscolari, e rilassa anche il sistema nervoso);
  • digestiva;
  • diuretica (facilita il rilascio dell'urina);
  • sedativa (calma stati nervosi o dolorosi in eccesso).

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Di questa pianta le parti commestibili sono le foglie cotte o crude. Se sono mangiate nell'insalata si devono raccogliere nel tardo inverno o in primavera, altrimenti sono amare.[17]

Altre notizie[modifica | modifica sorgente]

La lattuga perenne in altre lingue è chiamata nei seguenti modi:

  • (DE) Ausdauernder-Lattich
  • (FR) Laitue vivace
  • (EN) Perennial Lettuce

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Motta 1960, op. cit., Vol. 2 - pag. 608
  2. ^ The International Plant Names Index. URL consultato il 26 marzo 2013.
  3. ^ Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 266
  4. ^ a b Cichorieae Portal, p. Lactuca perennis. URL consultato il 2 aprile 2013.
  5. ^ Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 12
  6. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  7. ^ Pignatti 1982, op. cit., Vol. 3 - pag. 1
  8. ^ Conti et al. 2005, op. cit., pag. 117
  9. ^ a b c d Aeschimann et al. 2004, op. cit., Vol. 2 - pag. 654
  10. ^ Judd 2007, op. cit., pag. 520
  11. ^ Strasburger 2007, op. cit., pag. 858
  12. ^ Funk & Susanna, op. cit., pag. 348
  13. ^ Cichorieae Portal , op. cit.
  14. ^ Tropicos Database. URL consultato il 3 aprile 2013.
  15. ^ Global Compositae Checklist. URL consultato il 3 aprile 2013.
  16. ^ Sandro Pignatti, Flora d'Italia, Bologna, Edagricole, 1982, ISBN 88-506-2449-2.
  17. ^ a b Plants For A Future. URL consultato il 3 aprile 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 266, ISBN 88-506-2449-2.
  • D. Aeschimann, K. Lauber, D.M. Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 654.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F. Conti, G. Abbate, A. Alessandrini, C. Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 117, ISBN 88-7621-458-5.
  • Kadereit J.W. & Jeffrey C., The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VIII. Asterales. Pag 198, Berlin, Heidelberg, 2007, pag. 188.
  • Cichorieae Portal, p. Lactuca perennis. URL consultato il 2 aprile 2013.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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