Lacerta agilis

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Lacerta agilis
Lacerta agilis male 2011 G2.jpg
Lacerta agilis
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Reptilia
Ordine Squamata
Sottordine Sauria
Infraordine Scincomorpha
Famiglia Lacertidae
Genere Lacerta
Specie L. agilis
Nomenclatura binomiale
Lacerta agilis
Linnaeus, 1758
Sinonimi

Lacerta boemica, Lacerta paradoxa, Lacerta stirpium, Seps argus, Seps caerulescens, Seps ruber

La lucertola degli arbusti (Lacerta agilis Linnaeus, 1758) è un sauro della famiglia dei Lacertidi diffuso in gran parte dell'Europa e in parte dell'Asia fino alla Mongolia.[2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Un caratteristico maschio adulto riconoscibile per il capo ed il collo massicci
Un esemplare di profilo

I giovani alla nascita misurano circa 6 cm e sono marroni con due strisce longitudinali più chiare sul dorso. Sui fianchi hanno delle macchie chiare circondate di nero e al centro del dorso ci sono varie macchie nere ovali con delle più piccole macchie chiare all'interno.

I maschi adulti sono grandi e robusti e possono raggiungere i 25 cm di lunghezza, compresa la coda. Hanno i fianchi ed i lati del capo di un verde brillante. Di solito superiormente hanno due strisce beige longitudinali e la schiena è marrone con macchie variabili, più chiare o più scure. La parte superiore del capo è solitamente marrone.

Le femmine sono brune con due strie longitudinali sul dorso più chiare e macchie più chiare o più scure.

La colorazione è comunque variabile tra le varie sottospecie[3].

Ecologia[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo areale frequenta vari ambienti quali prati, steppe, dune costiere, praterie alpine, siepi e margini del bosco fino a 2.500 m s.l.m.
Escono dal letargo invernale tra marzo ed aprile e iniziano dopo breve i primi accoppiamenti; i maschi inseguono le femmine e le catturano con un morso alla base delle zampe posteriori, piegandosi poi su se stessi per congiungere le cloache. Le femmine possono deporre una o due volte durante la bella stagione per circa 4-14 uova all'anno. I piccoli compaiono tra luglio ed ottobre, a seconda della data di deposizione delle uova[1].
Si nutre di ogni sorta di artropodi delle giuste dimensioni per essere mangiati.
È una specie diurna.
I maschi si differenziano dalle femmine per essere solitamente verdi ed in particolare per il collo e la testa più grandi in proporzione con il corpo così come altri lacertidi[3].

Distribuzione[modifica | modifica wikitesto]

Partendo da occidente si può trovare in alcune località isolate dei Pirenei, e dalla metà orientale della Francia è diffusa ampiamente in tutta l'Europa centrale ed in Asia fino alla sponda sudoccidentale del lago Baikal. Nel Regno Unito vive in alcune località isolate della costa meridionale ed occidentale. Anche in Svezia è presente in alcune località. A sud si ferma a nord delle Alpi e in Italia si può trovare in poche località delle Alpi sudoccidentali e delle Alpi nordorientali[1]. È presente nei Balcani fino alla Grecia settentrionale.

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

È in leggera diminuzione per la perdita degli habitat e, nelle valli alpine, per lo sviluppo del turismo.

Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Si divide in 10 sottospecie[1]:

  • L. a. argus (Laurenti, 1758)
  • L. a. chersonensis (Andrzejowski, 1832)
  • L. a. bosnica (Schreiber, 1912)
  • L. a. exigua (Eichwald, 1831)
  • L. a. grusinica (Peters, 1960)
  • L. a. brevicaudata (Peters, 1958)
  • L. a. iorensis (Peters and Muskhelishwili, 1968)
  • L. a. boemica (Suchow, 1929)
  • L. a. tauridica (Suchow, 1926)

Galleria immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d (EN) Agasyan et al. 2009, Lacerta agilis in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.
  2. ^ Lacerta agilis in The Reptile Database. URL consultato il 28 maggio 2014.
  3. ^ a b Sand lizard, Lacerta agilis Linnaeus, 1758 in Reptiles & Amphibiens de France. URL consultato il 15.04.2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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